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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/04/2021

I “ristori” insufficienti per la sopravvivenza di molte attività commerciali

A Montecitorio ieri è stata una giornata piuttosto tesa. In piazza c’erano gli esercenti ambulanti e di bar e ristoranti. Hanno provato a forzare il cordone di polizia davanti alla Camera ma sono stati bloccati e respinti dagli agenti in assetto antisommossa. A Napoli gli esercenti dei mercati, ristoratori e di impianti sportivi sottoposti a chiusure da mesi, hanno bloccato l’Autostrada A1 Napoli-Canosa e Caserta Sud.

Mentre la produzione manifatturiera e l’export volano nonostante la pandemia di Covid, i contributi a fondo perduto ricevuti tra il 2020 e il 2021 dai titolari di bar e ristoranti vengono ritenuti poco o nulla efficaci da quasi nove esercenti su dieci. Nel primo caso le chiusure non ci sono state affatto e le fabbriche e gli hub della logistica hanno girato a manetta, nel secondo lo stillicidio di aperture, chiusure, mezze chiusure va avanti ormai da tredici mesi e le attività commerciali sono ridotte ormai a poco o niente.

In una audizione al senato sul decreto Sostegni, il direttore generale di Fipe-Confcommercio Roberto Calugi ha affermato che otto titolari di attività commerciali su dieci hanno ricevuto appena il 10% circa di quanto hanno perso lo scorso anno.

La drammaticità di questo dato era stata già denunciata dettagliatamente da un ristoratore in una recente intervista al nostro Telegiornale.

“La situazione per le aziende dei pubblici esercizi è disastrosa” e sono stati “persi 250mila posti di lavoro“, sottolinea la Fipe. “Siamo consapevoli dello sforzo enorme fatto dal precedente governo per dare risposte ai titolari dei pubblici esercizi, in una situazione di pandemia, ma non possiamo nasconderci che le misure non sono state minimamente sufficienti. È importante dare aiuti di maggiore intensità a chi ha perso fatturato perché è stato costretto a chiudere”, ha affermato Calugi nell’audizione.

Tirando le somme sul 2020 l’Istat ha certificato una forte flessione per il commercio al dettaglio. Complessivamente viene registrato un calo tendenziale del –5,4%, che per le vendite non alimentari raggiunge un picco negativo del –12,2%. Solo la vendita dei prodotti alimentari ha tenuto botta aumentando anzi del 2,4%.

A incassare i benefici di questa situazione è soprattutto il commercio elettronico che ha prosegue la sua corsa al rialzo, chiudendo il 2020 con un incremento del +34,6%.

È evidente come – con o senza i vaccini e il ritorno alla “normalità” – la platea degli esercizi commerciali sopravvissuta fino a prima della pandemia subirà una riduzione pesante e dolorosa per moltissime attività.

Una selezione economica e sociale brutale incombe su molte attività economiche nel nostro paese. Draghi dixit.

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29/03/2021

Il governo dei migliori dispensa briciole di ristori

Ad un bar che nel 2019 ha fatturato 90 mila euro e a causa della pandemia l’anno scorso ha perso il 50% del fatturato – evidenzia la Cgia – sarà riconosciuto, nelle prossime settimane, un importo di di 2.250 euro, praticamente il 5% della perdita.

Ancora peggio per un’agenzia di viaggi che, ad esempio nel 2019 ha registrato un fatturato di 200 mila euro e l’anno successivo ha subito un calo dell’80%, gli verrà riconosciuto infatti un rimborso di 6.667 euro, pari al 4,2% della perdita di fatturato.

Un albergo che nel 2019 ha fatturato 500 mila euro e nel 2020 ha visto contrarsi lo stesso del 60% riceverà 10 mila euro, ”coprendo” il 3,3 per cento delle perdite.

Una piscina o una palestra con un fatturato di 2 milioni di euro e un calo del medesimo registrato nel 2020 del 75 per cento, ”porterà” a casa 37.500 euro. Cifra che ammonta al 2,5 per cento della perdita subita.

Una azienda tessile con un fatturato 2019 di 7 milioni di euro e una perdita avvenuta nel 2020 del 35% gli verrà riconosciuto un indennizzo di 40.833 euro. Importo, quest’ultimo, che compenserà l’1,7% delle perdite.

Il governo dei migliori ha avuto il coraggio di piazzare addirittura un condono.

Praticamente tutti chiedono un nuovo scostamento di bilancio per le misure di restrizione ancora più dure con il governo Draghi, ma nessuno denuncia che il nuovo metodo di calcolo dei ristori, che non tiene più conto dei codici ATECO e quindi non riesce più ad individuare le categorie più colpite, è estremamente penalizzante soprattutto per i settori che lavorano di più nelle festività o a livello stagionale.

Infatti, le riaperture estive hanno permesso al settore turistico, (ristoranti, alberghi) di respirare qualche mese per poi dover restare chiuso a dicembre.

Il calcolo della perdita del fatturato annuale, diviso 12, fa sì che nessuno possa recuperare più del 4/6 % del fatturato perduto.

Mentre Amazon triplica il fatturato, le piccole e medie imprese, tessuto vitale dell’economia italiana, rischiano di scomparire per sempre, di diventare preda della criminalità organizzata, di entrare a far parte dei nuovi poveri, da “riconvertire” in nuovi schiavetti senza più diritti e dignità.

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