Trovare qualcosa di degno con cui celebrare (?) i 150 anni dell'unità nazionale (monca, perché nel 1861 mancavano all'appello il Triveneto e il Lazio) è stato più semplice che bere un bicchiere d'acqua, tutto merito di questo signore.
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
17/03/2011
10/03/2011
Globalità della presa per il culo.
Avevo parlato del forzoso rapporto imposto dalla società dei consumi alla propria base (i consumatori -ndr) quando mi dilettai a fare una disamina tutta personale in merito ai comportamenti davvero rivoluzionari che consentirebbero all'uomo comune di scardinare il sistema che gli ha rovinato la vita.
In quell'articolo, concludevo il discorso affermando che la chiave di volta che consentirebbe alle masse di imprimere un nuovo corso alla propria esistenza è la drastica contrazione dei consumi.
Ieri, poi, facendo zapping tra i video caricati su YouTube, incappo fortunosamente in un documentario che inaspettatamente espande e completa il discorso che feci quasi 2 mesi fa.
La visione è ovviamente consigliata.
In quell'articolo, concludevo il discorso affermando che la chiave di volta che consentirebbe alle masse di imprimere un nuovo corso alla propria esistenza è la drastica contrazione dei consumi.
Ieri, poi, facendo zapping tra i video caricati su YouTube, incappo fortunosamente in un documentario che inaspettatamente espande e completa il discorso che feci quasi 2 mesi fa.
La visione è ovviamente consigliata.
Quel che resta del grind.
Ultimamente faccio molta fatica a scovare nella mia raccolta un disco che sia in grado di trasmettermi emozioni in maniera incontrollabilmente irruenta.
Sarà questione di momenti o stagioni, ma allo stato attuale trovo pochissima empatia con la musica pesa che ho sempre ascoltato, magari anche a causa di una nausea sempre crescente per tutto quanto fa "scena" nell'universo dell'hard & heavy.
Una boccata d'ossigeno è venuta dalla riscoperta del grind (grazie osso!) unico genere in grado di canonizzare ed esaltare a più deflagrante esplosione l'asfissiante esistenza che questi tempi impongono ai pochi (ma proprio pochi!) che non sono dei cerebrolesi.
Ben inteso, anche in questo caso, le maggiori soddisfazioni si trovano eseguendo il passo del gambero, perché il materiale attuale è diventato pressapochistico come tutto il resto del metal.
A sputare sul moderno sì prende sempre bene, dunque, ma ogni tanto si rischia anche di fare un ingiusto torto a qualcuno. E' il caso dei texani Insect Warfare autori di una carriera breve ed intensa, in pieno stile grind!
Manco a dirlo, il loro merito più grande è quello di portare ancora una volta sul palco le tematiche sociali al posto delle cagate splatter che ammorbano il genere ai giorni nostri.
Un piccolo assaggio di quelle che erano le loro capacità.
Aggiungo il testo, particolarmente esplicativo per buona parte delle attuali generazioni.
"Life isn't a messageboard, why don't you go outside.
You are not shit without an avatar to hide behind.
Always quick to speak you're mind but you got no one to talk to.
Except your dumb-fuck online friends who never even met you.
Sit behind computer screens.
On the internet you own the scene."
Un sentito ringraziamento al fornicatore per aver condiviso col sottoscritto l'esistenza di questo seminale formazione.
Sarà questione di momenti o stagioni, ma allo stato attuale trovo pochissima empatia con la musica pesa che ho sempre ascoltato, magari anche a causa di una nausea sempre crescente per tutto quanto fa "scena" nell'universo dell'hard & heavy.
Una boccata d'ossigeno è venuta dalla riscoperta del grind (grazie osso!) unico genere in grado di canonizzare ed esaltare a più deflagrante esplosione l'asfissiante esistenza che questi tempi impongono ai pochi (ma proprio pochi!) che non sono dei cerebrolesi.
Ben inteso, anche in questo caso, le maggiori soddisfazioni si trovano eseguendo il passo del gambero, perché il materiale attuale è diventato pressapochistico come tutto il resto del metal.
A sputare sul moderno sì prende sempre bene, dunque, ma ogni tanto si rischia anche di fare un ingiusto torto a qualcuno. E' il caso dei texani Insect Warfare autori di una carriera breve ed intensa, in pieno stile grind!
Manco a dirlo, il loro merito più grande è quello di portare ancora una volta sul palco le tematiche sociali al posto delle cagate splatter che ammorbano il genere ai giorni nostri.
Un piccolo assaggio di quelle che erano le loro capacità.
Aggiungo il testo, particolarmente esplicativo per buona parte delle attuali generazioni.
"Life isn't a messageboard, why don't you go outside.
You are not shit without an avatar to hide behind.
Always quick to speak you're mind but you got no one to talk to.
Except your dumb-fuck online friends who never even met you.
Sit behind computer screens.
On the internet you own the scene."
Un sentito ringraziamento al fornicatore per aver condiviso col sottoscritto l'esistenza di questo seminale formazione.
09/03/2011
Metal: un genere da sfigati?
Frequentando gli ambienti in cui si ritrovano abitualmente parte dei membri della comunità metal genovese, mi sono chiesto per quale motivo l'hard & heavy sia diventato colonna sonora di alcune tra le frange più sfigate della gioventù locale.
Fino ai primi anni '90, l'immaginario collettivo (e commerciale) associava al rock duro e derivati la fisionomia di personaggi cui l'etichetta di sfigato non calzava nemmeno alla lontana. Il rocchettaro aveva la nomea d'essere un tipo coi coglioni, o comunque in grado di fingere d'averli.
L'arrivo dei generi ad alto tasso di depressione e decadenza ha, invece, chiuso il cerchio su uno sputtanamento che fino a quegli anni era rimasto confinato al lato estetico del rock (non è infatti una novità che gente come KISS e Led Zeppelin piuttosto che Alice Cooper o Aerosmith si presentassero sui palchi mondiali con look e movenze da perfette mezze seghe già negli anni '70) aprendo le porte al dilagare della musica pesa in quegli ambienti popolati da gente che per darsi un tono finge d'avere la spalle cariche di problemi inesistenti quanto inestricabili, oppure s'improvvisa rivoluzionario della domenica indossando jeans e stivali da rocker piuttosto che anfibi e cartucciere, salvo poi condurre nel resto della settimana la vita del perfetto borghese, anche un po' coglione.
A dirla tutta, però, anche ai bei tempi qualcuno sollevava già obiezioni in merito al celodurismo dei metallari, che alla fine erano dei cazzoni comuni che presero in prestito il guardaroba di Marlon Brando non prima d'aver sfoggiato tutine alquanto imbarazzanti.
Meglio prenderla sul ridere, come faceva un trio di maestri in tempi non ancora sospetti.
Fino ai primi anni '90, l'immaginario collettivo (e commerciale) associava al rock duro e derivati la fisionomia di personaggi cui l'etichetta di sfigato non calzava nemmeno alla lontana. Il rocchettaro aveva la nomea d'essere un tipo coi coglioni, o comunque in grado di fingere d'averli.
L'arrivo dei generi ad alto tasso di depressione e decadenza ha, invece, chiuso il cerchio su uno sputtanamento che fino a quegli anni era rimasto confinato al lato estetico del rock (non è infatti una novità che gente come KISS e Led Zeppelin piuttosto che Alice Cooper o Aerosmith si presentassero sui palchi mondiali con look e movenze da perfette mezze seghe già negli anni '70) aprendo le porte al dilagare della musica pesa in quegli ambienti popolati da gente che per darsi un tono finge d'avere la spalle cariche di problemi inesistenti quanto inestricabili, oppure s'improvvisa rivoluzionario della domenica indossando jeans e stivali da rocker piuttosto che anfibi e cartucciere, salvo poi condurre nel resto della settimana la vita del perfetto borghese, anche un po' coglione.
A dirla tutta, però, anche ai bei tempi qualcuno sollevava già obiezioni in merito al celodurismo dei metallari, che alla fine erano dei cazzoni comuni che presero in prestito il guardaroba di Marlon Brando non prima d'aver sfoggiato tutine alquanto imbarazzanti.
Meglio prenderla sul ridere, come faceva un trio di maestri in tempi non ancora sospetti.
08/03/2011
Glorie morte
Quello che state leggendo è l'epitaffio con cui celebro il decesso dell'ultimo (e per quanto mi riguarda unico) portale metal di madrelingua italiana. La "fine" di Metal.it chiude, infatti, il cerchio su un palmares di siti che ho sempre trovato discutibili per il proprio approccio alla musica, sempre molto attento alla forma, ma mai sufficientemente dedito alla sostanza.
In questo desolante panorama, che molto velocemente ha accomunato le pagine virtuali alla carta stampata di settore, per un decennio Metal.it ha spiccato grazie alla linea editoriale sempre schietta e irriverente tracciata da Gianluca Grazioli, già redattore di sfondamento su Metal Shock. Dello stile di Grazioli ho sempre apprezzato l'allergia più totale ad ogni carosello tipicamente metal, volto ad auto celebrare se stessi e la nicchia di cui e per cui sì scrive.
Nel corso degli anni, le pagine di Metal.it hanno ospitato autentiche eccellenze, che vanno da una biografia sul thrash metal di rara caratura all'unico redattore in grado di scrivere, con cognizione di causa e coinvolgimento, dei Voivod. Poi qualcosa è cambiato. Vuoi per la concorrenza sempre più aspra esercitata da portali come TrueMetal o Metalitalia, vuoi per la naturale crisi del settore prodotta da un "do it your self" al giorno d'oggi sempre più praticabile grazie ai comodi strumenti messi a disposizione dal web (su tutti Metal Archives e Wikipedia inglese), Metal.it ha intrapreso un lento percorso d'allineamento ai trend redazionali di settore, che sacrificano la qualità dei contenuti alla necessità di creare una comunità d'utenti che s'identifichi nel portale di turno garantendone quindi la sopravvivenza (anche economica).
L'integrazione con ogni sorta di social network è stata il primo prodotto tangibile di questo cambio di rotta, i video redazionali, invece, costituiscono l'ultimo approdo a questa filosofia, che deve necessariamente creare sempre qualcosa di nuovo per attirare utenza fresca e fidelizzare quella esistente, i cui unici metodi comunicativi sono "figo" piuttosto che "spacca".
Tanto per capire di cosa parlo, un paio di video esplicativi:
1) gli auguri natalizi del 2010 (della serie, tutti ad ascoltare marciume blasfemo poi la sera del 24 dicembre a casa dalla nonna a mangiare i cappelletti in brodo...)
2) le video recensioni, a mio giudizio completamente prive di senso nel settore discografico
Che amarezza.
In questo desolante panorama, che molto velocemente ha accomunato le pagine virtuali alla carta stampata di settore, per un decennio Metal.it ha spiccato grazie alla linea editoriale sempre schietta e irriverente tracciata da Gianluca Grazioli, già redattore di sfondamento su Metal Shock. Dello stile di Grazioli ho sempre apprezzato l'allergia più totale ad ogni carosello tipicamente metal, volto ad auto celebrare se stessi e la nicchia di cui e per cui sì scrive.
Nel corso degli anni, le pagine di Metal.it hanno ospitato autentiche eccellenze, che vanno da una biografia sul thrash metal di rara caratura all'unico redattore in grado di scrivere, con cognizione di causa e coinvolgimento, dei Voivod. Poi qualcosa è cambiato. Vuoi per la concorrenza sempre più aspra esercitata da portali come TrueMetal o Metalitalia, vuoi per la naturale crisi del settore prodotta da un "do it your self" al giorno d'oggi sempre più praticabile grazie ai comodi strumenti messi a disposizione dal web (su tutti Metal Archives e Wikipedia inglese), Metal.it ha intrapreso un lento percorso d'allineamento ai trend redazionali di settore, che sacrificano la qualità dei contenuti alla necessità di creare una comunità d'utenti che s'identifichi nel portale di turno garantendone quindi la sopravvivenza (anche economica).
L'integrazione con ogni sorta di social network è stata il primo prodotto tangibile di questo cambio di rotta, i video redazionali, invece, costituiscono l'ultimo approdo a questa filosofia, che deve necessariamente creare sempre qualcosa di nuovo per attirare utenza fresca e fidelizzare quella esistente, i cui unici metodi comunicativi sono "figo" piuttosto che "spacca".
Tanto per capire di cosa parlo, un paio di video esplicativi:
1) gli auguri natalizi del 2010 (della serie, tutti ad ascoltare marciume blasfemo poi la sera del 24 dicembre a casa dalla nonna a mangiare i cappelletti in brodo...)
2) le video recensioni, a mio giudizio completamente prive di senso nel settore discografico
Che amarezza.
07/03/2011
Dedicato agli avvocati.
Ai tempi delle superiori maturai l'impressione che il diritto fosse la materia degli azzeccagarbugli, di tutti quei soggetti che fanno mestiere sull'inefficienza sociale e la sfiga delle classi più deboli.
A distanza di anni, buona parte della mia pessima opinione in merito alla legge e la giustizia trova conferma nelle parole di una tra le rarissime eccezioni che confermano la regola nell'ambiente in oggetto
Davigo ha proprio ragione, la giustizia tessuta da migliaia di mercanti della legge ha stracciato le balle!
A distanza di anni, buona parte della mia pessima opinione in merito alla legge e la giustizia trova conferma nelle parole di una tra le rarissime eccezioni che confermano la regola nell'ambiente in oggetto
Davigo ha proprio ragione, la giustizia tessuta da migliaia di mercanti della legge ha stracciato le balle!
06/03/2011
Yankee go home!
Questo è senza dubbio lo slogan che meglio rappresenta l'insopportabile peso che il modello americano ha assunto negli ultimi decenni.
Non esiste evento di una certa rilevanza che, nel bene o nel male, non s'intrecci con l'interesse americano, percepito dall'immaginario collettivo come l'unico punto di riferimento cui è lecito, se non sacrosanto, allinearsi. Conseguentemente, non esiste alcuna scelta che una popolazione possa intraprendere senza trovarsi alle spalle lo Zio Sam pronto a metterci il becco.
Dall'appoggio alla mafia in Sicilia per garantire il successo dello sbarco nel '43 alle servitù militari disseminate per mezzo mondo, da 60 anni di guerre inutili combattute per l'interesse del complesso militare-industriale alla finanza creativa, da Mc Donalds alla fashion Apple, da Johnson a Bush Jr. (che coppia di merdacce!!!) da McCarthy al Ku Klux Klan, il 90% dell'American Way è spazzatura imposta al mondo da una nazione con lo sviluppo intellettuale medio di una comunità del basso Medioevo, che pensa di darsi un tono facendosi di tanto in tanto il lifting facciale e dispensando a piene mani un proforma diplomatico che fa a cazzotti con la realtà sul campo. E' il caso dell'Obama di questi giorni, che al comando di una nazione sempre più malconcia continua a dettare la politica estera di un intero emisfero, mentre dall'altra parte del mondo, un suo generale (Petraeus) si rende autore d'affermazione che nemmeno i nazisti a Norimberga ebbero il coraggio di pronunciare.
In questo proliferare di prosopopea decennale americana, s'è fatto largo con sempre più prepotenza il vuoto lasciato dall'Europa, fino a ieri giustificato dalle divisioni nazionali, oggi coperto da un silenzio squarciato solo quando Bruxelles suona il campanello per tutelare gli interessi economici comunitari, che non a caso mai coincidono con gli interessi dei cittadini, in piena aderenza al trattato di Lisbona che pone al centro delle proprie tutele lo sviluppo del mercato al posto del singolo soggetto fisico.
Centralità del PIL insomma, in pieno stile americano, dove chi mette in discussione il sistema finisce misticamente ammazzato dall'estremista di turno.
Iscriviti a:
Post (Atom)
