Qualcuno vuol leggere il futuro contenuto nel programma del professor
Monti? Allora eviti prima di tutto impressionarsi a causa della
spettacolarizzazione del calvinismo, del rigore e dell’austerità,
operata dagli spin-doctor dell’informazione, sulla figura del presidente
del consiglio. E’ vero che i vecchi media, come la televisione e la
carta stampata, non solo funzionano come strumenti di selezione delle
candidature istituzionali ma anche come processi di rigenerazione della
legittimità politica che si infiltrano nelle pieghe profonde della
morfologia sociale. Ma la ricostruzione, da parte dei media, della
figura del presidente del consiglio in un ruolo pastorale, stavolta
operato su canoni neopuritani, non è una garanzia di futuro per questo
paese. Certo, sono cambiate le costruzioni del ruolo carismatico del
potere. Nell’epoca dei partiti di massa questa costruzione si basava
sull’attribuizione di un ruolo carismatico, ricavata dagli archetipi
della cultura del popolarismo cattolico o della cultura popolare di
sinistra, ai segretari delle organizzazioni politiche. La stessa figura
del presidente del consiglio, salvo eccezioni, aveva un impatto
carismatico minore rispetto a quelle generate dai partiti. A partire
dagli anni ’90, quando il potere carismatico passa dal terreno della
politica direttamente a quello del denaro, ci sono due importanti
momenti di saldatura tra carisma e presidente del consiglio. Mostrando
che, nei partiti, l’evaporazione del carisma coincide con quella di un
efficace ruolo politico che non sia l’occupazione degli spazi residui di
potere. E il tratto di continuità tra Berlusconi e Monti sta tutto nel
carisma che proviene loro da due diverse coniugazioni del rapporto tra
potere e denaro. Probabilmente anche di due differenti stagioni del
capitalismo italiano. Berlusconi faceva coincidere il proprio carisma
con quello della carica di presidente del consiglio interpretando un
potere del denaro sottolineato da una tv popolare, al cui vertice
dell’immaginario stava la figura dell' imprenditore, in un paese
disseminato di piccole industrie e di partite iva. Si esprimeva così
l’utopia delle merci infinite per tutti di un mondo provinciale, fatto
di imprenditori aggressivi e di donne formattate come veline. Monti
interpreta invece il carisma del denaro con la figura del contabile
celeste, che in Italia deve aver sia venature puritane (la casa delle
vacanze in Svizzera, la specializzazione nella East Coast americana) che
l’immancabile rimando storico al famigerato Quintino Sella, in grado
di imporsi con la forza della necessità derivata dalla sua capacità di
controllo della moneta. Del resto fiducia, credibilità, legittimità
sono potere reale, quotato anche in borsa, nel mondo della governance
europea e bancaria dal quale Monti proviene.
Ma la ricostruzione del
tratto carismatico, per quanto triste, di un potere non coincide con
la capacità di dare un futuro, quale che sia, al paese che si governa.
Carisma e adesione ai dispositivi di governance non assicurano, di per
sé, la tenuta di un paese. Ammesso, e non concesso, che il carisma duri
e che la governance funzioni.
2
Il governo Monti, al
netto della propaganda, esprime infatti una sola necessità: quella di
riprendersi la diretta rappresentanza politica e istituzionale da parte
dei ceti dirigenti marginalizzati dal berlusconismo: due-tre grandi
banche, l’alto funzionariato dello stato e quello legato alle
istituzioni europe, i vertici del mondo cattolico e le gerarchie
vaticane (che sarebbero formalmente espressione di uno stato estero ma,
grazie anche a cinquant’anni di governi Dc, questo paese se ne è fatta
una ragione). L’occasione di mettere da parte Berlusconi, salvo un
ritorno dovuto a miracolose campagne di marketing, è venuta però
soprattutto grazie alla pressione di potenti poteri sovranazionali.
Poteri che considerano questo ed ogni paese con criteri normativi e
coercitivi che non hanno niente a che vedere con la coesione sociale e
l’emancipazione: parametri di performatività dei profitti, coniugando
la ferocia del primo ottocento da capitalismo puro con la mistica degli
algoritmi che attestano la produttività, di alta complessità
contabile, di posizionamento nei mercati finanziari globali.
Il
potere reale del governo Monti non sta infatti tanto nel carisma
interno, costruito e diffuso dai media ufficiali, ma in quello di
coercizione esterno proveniente dalla (peraltro confusa) governance
multilivello dell’Ue, della (oltretutto spaccata) Bce e dalle mutevoli
esigenze di hedge fund che producono fatturati grandi quanto il Pil di
Francia o Germania. L’Italia è sia il terreno sul quale viene esercitato
questo potere di coercizione, forte sul campo quanto debole nelle
strategie, che quello dal quale deve essere estratta la ricchezza
necessaria per nutrire questi immensi dispositivi di governance e le
esigenze di hedge fund che, presi assieme, hanno il potere di
continenti.
Il governo Monti esprime quindi l’esigenza dell’ascesa
sulla scala dei poteri globali della rappresentanza istituzionale,
economica e finanziaria delle élite italiane. Non esprime quella, ormai
desueta, dello sviluppo delle risorse nazionali anche in senso
capitalistico. La stessa retorica della crescita, se messa in
controluce rispetto alla situazione reale dell’economia liberista,
nasconde quest’intenzione. Siccome l’Italia “cresce” storicamente solo
se trainata dalla crescita internazionale, considerando che l’economia
liberista globale è entrata in recessione, è evidente che le misure che
verranno prese dal governo Monti nelle prossime settimane hanno altri
scopi. Comunque non quelli di alleggerire il debito pubblico con la
“crescita” o di fornire risorse a una popolazione già provata da un
ventennio di “oggettive” politiche neoliberali. L’ex commissario Ue
alla concorrenza, una carica istituzionalmente liberista, è un esperto
in due tipi di politiche: aprire mercati e favorire profitti. Anche in
presenza di una mancata “crescita” che, in questi casi, viene vista
come la divina provvidenza: ci sarà quando l’ente supremo, in questo
caso il mercato, vorrà. Ma in attesa delle decisioni delle entità
supreme della crescita, rappresentate come divinità dai media, vanno
comunque aperti nuovi mercati e garantiti profitti. Monti deve così
garantire il mantenimento di una divaricazione tra salari e profitti
già profondamente radicalizzatasi negli anni zero. Infatti, basta
vedere le statistiche Istat, se il paese “non cresce” nel corso degli
anni zero sono cresciuti i profitti a discapito dei salari. Mai meglio
il conflitto di classe fu certificato da una scienza dello stato, la
statistica. Si tratta quindi, dopo la crisi cominciata nel 2008 (almeno
ufficialmente), di tornare a garantire ciò che oggi è garantito negli
Usa sotto l’amministrazione Obama: profitti alti, e salari bassi,
anche con una debole “crescita”. Tre misure che sono nella playlist di
questo governo, salvo incidenti in aula, santificano questo approccio: i
nuovi contratti, il modello Marchionne che diventa bussola definitiva
del giuslavorismo, le liberalizzazioni dei servizi (in modo da
garantire i profitti delle privatizzazioni abbassando i salari), le
grandi opere (il terreno maggiormente performativo di questo modello di
bassi salari e alti profitti). Siccome poi il mondo bancario è,
oltre che esserne una delle cause, al centro della crisi si è messo un
ministro allo sviluppo che, per gli interessi di cui fa materialmente
parte, deve garantire proprio il raccordo tra grandi opere,
liberalizzazioni e profitti bancari. Altro che aria nuova: il governo
Monti è il tentativo tenace di ripetere, quanto più possibile, lo
schema degli anni zero. Debole, se non inesistente, “crescita”, alti
profitti, bassi salari. Se ci si chiede che tipo di Italia uscirà, se
questo schema continuasse ad essere applicato, per la risposta basta
rivolgersi alle cronache dei paesi sudamericani che hanno vissuto il
“ventennio perduto” delle politiche dettate dal Fmi. Lo stesso istituto
che nelle settimane scorse ha bussato alle porte dell’Italia.
3
Ma l’aspetto più pericoloso del governo Monti, perché dire rischioso in
questo scenario mondiale è usare un eufemismo, non risiede tanto
nell’applicazione nazionale di politiche estreme di estrazione del
profitto. E’ la dimensione europea nella quale si colloca l’operazione
Monti che fa intravedere, per questo paese, una serie nutrita di
pericoli. Prendiamo l’operazione annunciata sulle pensioni: al netto
delle cifre, e del marketing dei tagli, annuncia anche per l’Italia
l’esaurimento di un principio sul quale si è basata la coesione sociale
del mondo contemporaneo. Quello per cui, o tramite lo stato o il
mercato, la fase più delicata della vita (l’età pensionabile) viene
coperta da rischi. E questo esaurimento si sovrappone allo stesso
fenomeno in altri ambiti: sanità, istruzione, figuriamoci l’ambiente. Il
punto è che le immense risorse finanziarie che vengono tolte per
compiere lo svuotamento di questo principio, i “risparmi” che eccitano i
media, vanno verso una direzione che, socialmente parlando, non ha né
senso né strategia e nemmeno uno stratega. Il governo Monti sta infatti
per intervenire di nuovo, in termini lesivi, sulla sfera di
riproduzione vitale della popolazione italiana senza sapere se questo
intervento avrà, dal punto di vista sistemico europeo, un qualche
effetto. E’ questo il significato reale, e sinistro, delle parole che
Napolitano ripete sugli “impegni dell’Europa”. Infatti la crisi del
debito non è solamente italiana è legata all’esistenza stessa di un
mercato finanziario globale abnorme e alla struttura dell’euro. Per cui
l’esaurimento della garanzia di principi sui quali si basa la coesione
sociale del mondo contemporaneo avviene con strategie che sono un
assoluto salto nel vuoto. Possiamo infatti spremere ogni risorsa
possibile in questo paese e l’euro può saltare lo stesso. Non basta,
come dice il marketing dei tagli, “fare i compiti a casa” (ah
l’immaginario borghese è sempre il solito: la severità, i compiti casa.
L’eccitazione dei giochi di ruolo della società disciplinare non l’ha
mai abbandonato). Grecia, Spagna e Francia possono, nel prossimo futuro,
affondare benissimo l’euro nonostante gli sforzi del professor Monti.
E’ questo il pericolo che corriamo: garantire profitti a breve in
Italia ed esplodere successivamente nel doomsday liberista europeo.
In quest’ottica è tanto più pericoloso il fatto che il professor Monti
alle camere non abbia detto una parola di politica estera. Un mese e
mezzo prima il Bundestag, votando sulle politiche del fondo salvastati
europeo (che comunque a oggi è una scatola vuota), aveva discusso
apertamente e pubblicamente del futuro dell’Europa. Il silenzio di Monti
sulla politica estera, nel momento in cui tutti i riflettori sono
sull’Italia, rappresenta un evidente, e sottomesso, riconoscimento di
una divisione continentale del lavoro politico dove si riconosce che la
visione del futuro del continente spetta alla Germania. Del resto chi
ha fatto il commissario europeo, conoscendo le regole della diplomazia,
sa quando e come tacere in materia di politica estera. Se Monti lo ha
fatto come presidente del consiglio il significato di questo silenzio è
quello del riconoscimento di un primato che risiede a Berlino. Il
punto però è che l’establisment della Germania è spaccato, come vi è
una spaccatura tra Bundesbank e Bce (e all’interno della stessa banca
centrale europea), sul che fare in questa crisi, su come comportarsi di
fronte al previsto precipitarsi dello stato del debito sovrano nel
continente. Monti applica così il principio, tipico dei generali
italiani della prima guerra mondiale, per cui quando non c'è strategia
si risponde con la più rigida applicazione della disciplina dell'attacco
frontale contro il nemico. Sui morti giudicherà poi, abbondantemente
ex post, la storia.
E così Mario Monti governa questo paese nel più
perfetto stile Cadorna, retaggio ineliminabile delle classi dirigenti
liberali di questo paese: assicurare i profitti, imporre rigida
disciplina e massacro delle truppe anche in assenza di strategia. E
persino a prescindere dalla confusione e dai conflitti presenti nel
quartier generale. Del resto Cadorna come Monti sono prodotti che
maturano alla fine storica di un ciclo della finanza globale. Altro che
sogni della fine degli anni '90 che volevano che la creatività, la
società della conoscenza, si sposasse con la crescita delle cedole
azionarie. E' tornato il liberalismo di sempre: dietro la necessità di
far fruttare le cedole azionarie o c'è il massacro al fronte o quello
sociale.
Il cadornismo di Mario Monti toglie però un equivoco.
Quello che vuole che l’Italia sia governata in nome della sovranità
nazionale. Lo stesso Napolitano, nel seminario a Bruges del 26 ottobre
ha detto che l’Italia è di fronte ad una operazione di cessione di
sovranità. Ma nel capitalismo niente si getta: il residuo rimasto di
sovranità nazionale serve infatti per applicare una potente
coercizione, ed un altrettanto potente impoverimento, della popolazione
italiana amministrata.
Il professor Monti, se non sarà fermato in
modo efficace, ci porterà quindi verso una condizione sociale che ci
ricorda quelle della grande depressione. Del resto l’impoverimento dei
salari, l’azzeramento delle garanzie lavorative, l’esaurimento dei
principi di coesione sociale se reiterati nel tempo non portano che
verso quell’esito. Viene a mente il film di Sidney Lumet, Non si
uccidono così anche i cavalli?. Parla delle gare di ballo durante la
grande depressione. Dove i ballerini partecipavano solo per poter
mangiare e cercavano di stare in gara quanto più possibile almeno per
mangiare. Il premio, che attirava i concorrenti, era una truffa. Una
volta ritirato dai vincitori il suo valore sarebbe stato completamente
mangiato dalla detrazione delle spese di organizzazione. La popolazione
ridotta dalle regole della moneta a bestiame, fino all'ennesima truffa
delle regole che conduce allo sfinimento. Ecco la grande depressione.
Si dissolva quindi prima possibile l’immagine austera di Monti,
costruita dagli spin doctor del Quirinale come di Repubblica e de La7,
che serve solo a tenere in piedi un potere che non ha senso. Perché se
non avviene questa dissolvenza, il rigoroso Monti e la sua setta della
restrizione dello spread non avranno alcuna esitazione ad abbattere, o a
far abbattere, settori significativi della popolazione come se fossero
capi di bestiame. E questa continuità di metodo, nel trattamento della
popolazione, tra Monti e Cadorna è il vero tratto unitario tra
l’Italia liberale degli anni ’10 del novecento e quella neoliberale di
oggi. Che dietro le figure austere ci sia il massacro, in nome di un
conflitto senza senso, l’hanno capito un secolo fa i contadini mandati a
morire sul Carso. Cerchiamo di operare in modo che in questo inizio di
secolo il massacro non sia percepito che a futura memoria.
Professor Monti, non si uccidono così anche i cavalli? Meglio quindi che
risuoni questo interrogativo, nella comunicazione politica dal basso,
precondizione per lo sgretolamento di un potere la cui dissoluzione è
salute pubblica.
Fonte.
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
23/11/2011
22/11/2011
Peggio di Tangentopoli
Si allarga lo scandalo che ha colpito l'Enav. L'inchiesta, che ha portato all'arresto dell'a.d. Guido Pugliesi, rischia di travolgere anche Finmeccanica. Posizione critica per il Presidente Guarguaglini e per la moglie Marina Grossi (a.d. di Selex Sistemi Integrati), entrambi indagati, che potrebbero esser costretti a lasciare i rispettivi incarichi.
Cosa ne pensa del caso Enav?
"La vicenda Enav è in pieno svolgimento e secondo me dobbiamo tenerci pronti per sviluppi anche clamorosi, perché a questo punto pare, almeno da quello che riferisce Borgogni, che siano coinvolti politici di sinistra, centro e destra.
Bisogna tenere presente che la vicenda Enav è uno sviluppo del filone su cui indaga la procura di Napoli da tanto tempo, per il quale era stato chiesto l'arresto di Milanese, quindi da Finmeccanica poi si arriva alla controllata Enav. Da quello che sembra di capire, dovrebbe essere un'inchiesta esplosiva, forse da Tangentopoli in poi arriviamo veramente al nodo della corruzione complessiva.
I politici tirati in ballo non sono più gente di seconda fila, ma si parla di La Russa, Giovanardi, Letta, Romani . Sono nomi di primo piano, ex Ministri, gente collocata ai vertici della politica e quindi a questo punto forse siamo davanti veramente al nodo della corruzione post Tangentopoli."
La corruzione è il male più grave del nostro Paese?
"Sicuramente, insieme all'evasione è il male che tiene al collo l'economia italiana. Debellarla mi sembra piuttosto complicato, le inchieste giudiziarie non bastano perché come vediamo nasce un'inchiesta relativa a una vicenda, e poi se ne scoprono altre 20 di corruzione. Ci vuole una riforma complessiva del paese, non può essere strettamente affidata a questo governo di tecnici, è la famosa questione morale che ritorna ciclicamente. Abbiamo vissuto la vicenda Penati che è ancora peraltro in corso e fa tremare i polsi perché a questo punto non ci sono più i buoni e i cattivi a livello politico, diciamo che tutto diventa una melma nella quale è difficile mettere le mani.
Come si risolvono in Italia la corruzione e la questione dell'evasione fiscale? Da una parte ci sono i magistrati che lavorano, ma secondo me avranno molto, molto da fare ancora in futuro su questo aspetto, dall'altra ci vuole una politica che intervenga direttamente, ma non com'è stato fatto finora: quello che è emerso a livello di evasione è sempre pochissimo, se pensiamo che l'evasione ha toccato il 30% nel nostro paese, vuole dire che su 10 di noi 7 pagano le tasse e sono in genere lavoratori dipendenti, e gli altri no."
La crisi ha aiutato la corruzione?
"Indubbiamente la crisi incide molto, perché aumenta la corruzione e rimescola le carte della politica. Ci vorrebbe un uomo nuovo, un politico però fuori dai giochi e mi sembra che è difficile vederne, mi viene in mente soltanto Vendola perché è l'unico che è fuori in questo momento dai giochi parlamentari, ma per il resto se aspettiamo che la politica si autoriformi e i politici si autoriformino possiamo aspettare secoli, e non ci possiamo affidare soltanto alla Magistratura. Purtroppo l'abbiamo visto, lì è stato un colpo di maglio alla corruzione, ma nel giro di pochissimi anni la corruzione è ricominciata a livelli addirittura superiori. Tangentopoli è stata soprattutto una questione di finanziamento ai partiti, qui andiamo oltre, qui probabilmente ci sono anche arricchimenti personali. Perfino la Lega che si faceva vanto di essere un partito con le mani pulite, quello che voleva far fuori i corrotti, ha votato contro l'arresto di Milanese, quindi di fatto purtroppo sono tutti implicati."
C'è differenza fra corruzione politica e corruzione mafiosa?
"Sono fenomeni comunque distinti. Forse a un livello minimale, di Comuni, di Regioni, può esserci una relazione, ma a livello nazionale non abbiamo ancora politici armati, non abbiamo la violenza soprattutto. Il sistema dei favori però è lo stesso, faccio un favore a te, tu ne fai a me e soprattutto in questa storia della corruzione c'è la vecchia storia degli enti di Stato, quella che era la maxi tangente Enimont, la prima che mi viene in mente, oggi è la tangente Finmeccanica. Quest'ultima non è più un'azienda di Stato, è semplicemente un collettore di tangenti, di favori, di posti in Consiglio di Amministrazione, di presidenze, di amministratori delegati. La differenza sostanzialmente è questa, la politica pur sviluppando la stessa corruzione della criminalità, riesce, nonostante questo, a mantenere ancora la faccia pulita, sono tutti quanti eletti, anche se eletti con un sistema un po' balordo senza le preferenze, ma sono rappresentanti del popolo."
Fonte
Scommettiamo che queste vicende diverranno un valido incentivo per mettere all'asta Finmeccanica?
Tanto chi doveva pappare ha pappato, le briciole si lasciano ai lavoratori, meglio se operai (vedi Ansaldo Energia).
Cosa ne pensa del caso Enav?
"La vicenda Enav è in pieno svolgimento e secondo me dobbiamo tenerci pronti per sviluppi anche clamorosi, perché a questo punto pare, almeno da quello che riferisce Borgogni, che siano coinvolti politici di sinistra, centro e destra.
Bisogna tenere presente che la vicenda Enav è uno sviluppo del filone su cui indaga la procura di Napoli da tanto tempo, per il quale era stato chiesto l'arresto di Milanese, quindi da Finmeccanica poi si arriva alla controllata Enav. Da quello che sembra di capire, dovrebbe essere un'inchiesta esplosiva, forse da Tangentopoli in poi arriviamo veramente al nodo della corruzione complessiva.
I politici tirati in ballo non sono più gente di seconda fila, ma si parla di La Russa, Giovanardi, Letta, Romani . Sono nomi di primo piano, ex Ministri, gente collocata ai vertici della politica e quindi a questo punto forse siamo davanti veramente al nodo della corruzione post Tangentopoli."
La corruzione è il male più grave del nostro Paese?
"Sicuramente, insieme all'evasione è il male che tiene al collo l'economia italiana. Debellarla mi sembra piuttosto complicato, le inchieste giudiziarie non bastano perché come vediamo nasce un'inchiesta relativa a una vicenda, e poi se ne scoprono altre 20 di corruzione. Ci vuole una riforma complessiva del paese, non può essere strettamente affidata a questo governo di tecnici, è la famosa questione morale che ritorna ciclicamente. Abbiamo vissuto la vicenda Penati che è ancora peraltro in corso e fa tremare i polsi perché a questo punto non ci sono più i buoni e i cattivi a livello politico, diciamo che tutto diventa una melma nella quale è difficile mettere le mani.
Come si risolvono in Italia la corruzione e la questione dell'evasione fiscale? Da una parte ci sono i magistrati che lavorano, ma secondo me avranno molto, molto da fare ancora in futuro su questo aspetto, dall'altra ci vuole una politica che intervenga direttamente, ma non com'è stato fatto finora: quello che è emerso a livello di evasione è sempre pochissimo, se pensiamo che l'evasione ha toccato il 30% nel nostro paese, vuole dire che su 10 di noi 7 pagano le tasse e sono in genere lavoratori dipendenti, e gli altri no."
La crisi ha aiutato la corruzione?
"Indubbiamente la crisi incide molto, perché aumenta la corruzione e rimescola le carte della politica. Ci vorrebbe un uomo nuovo, un politico però fuori dai giochi e mi sembra che è difficile vederne, mi viene in mente soltanto Vendola perché è l'unico che è fuori in questo momento dai giochi parlamentari, ma per il resto se aspettiamo che la politica si autoriformi e i politici si autoriformino possiamo aspettare secoli, e non ci possiamo affidare soltanto alla Magistratura. Purtroppo l'abbiamo visto, lì è stato un colpo di maglio alla corruzione, ma nel giro di pochissimi anni la corruzione è ricominciata a livelli addirittura superiori. Tangentopoli è stata soprattutto una questione di finanziamento ai partiti, qui andiamo oltre, qui probabilmente ci sono anche arricchimenti personali. Perfino la Lega che si faceva vanto di essere un partito con le mani pulite, quello che voleva far fuori i corrotti, ha votato contro l'arresto di Milanese, quindi di fatto purtroppo sono tutti implicati."
C'è differenza fra corruzione politica e corruzione mafiosa?
"Sono fenomeni comunque distinti. Forse a un livello minimale, di Comuni, di Regioni, può esserci una relazione, ma a livello nazionale non abbiamo ancora politici armati, non abbiamo la violenza soprattutto. Il sistema dei favori però è lo stesso, faccio un favore a te, tu ne fai a me e soprattutto in questa storia della corruzione c'è la vecchia storia degli enti di Stato, quella che era la maxi tangente Enimont, la prima che mi viene in mente, oggi è la tangente Finmeccanica. Quest'ultima non è più un'azienda di Stato, è semplicemente un collettore di tangenti, di favori, di posti in Consiglio di Amministrazione, di presidenze, di amministratori delegati. La differenza sostanzialmente è questa, la politica pur sviluppando la stessa corruzione della criminalità, riesce, nonostante questo, a mantenere ancora la faccia pulita, sono tutti quanti eletti, anche se eletti con un sistema un po' balordo senza le preferenze, ma sono rappresentanti del popolo."
Fonte
Scommettiamo che queste vicende diverranno un valido incentivo per mettere all'asta Finmeccanica?
Tanto chi doveva pappare ha pappato, le briciole si lasciano ai lavoratori, meglio se operai (vedi Ansaldo Energia).
Repubblica parlamentare?
"Quelli che il Parlamento" dicono che vigileranno sul governo Monti. Lo dicono fieri di sè, quasi baldanzosi, noncuranti del fatto di essere appena stati messi da parte come lo scemo del villaggio quando c'è da fare un lavoro che non sia di bassa manovalanza. Ovviamente, nonostante meglio farebbero a nascondersi dietro una tenda come certi bambini vergognosi, non perdono il vizio di raccontare frottole. In realtà non hanno alternativa alcuna rispetto all'approvazione coatta di qualsiasi cosa Monti proponga all'assemblea.
Basta ragionare. Ci hanno detto che non si poteva votare perché c'era fretta. Una fretta dannata. Il colpo di spread era pronto ad abbattersi come una devastante invasione di Unni se solo avessimo esitato, tentennato per oltre 24 ore. Tanto infatti ci è voluto a Giorgio Napolitano per nominare Mario Monti senatore a vita. E poi, di lì a poco, presidente del Consiglio. Bisognava attuare subito la letterina della BCE. Tutta, senza indugi. Così come l'Irlanda deve aumentare l'iva al 23% e i suoi cittadini lo vengono a sapere dalla Bundestag, il Parlamento tedesco che evidentemente discute - prima - quello che - poi - verrà approvato all'Irish Houses of Parliament.
Dunque spiegatemi: non c'erano neppure 24 ore di tempo perché stavamo fallendo, ci hanno imposto un liquidatore e il suo team di banchieri per "liberare la politica dalle responsabilità che non è in grado di prendersi [...] perché faccia un passo indietro, [...] che è un momento di supplenza" [Pier Luigi Celli, direttore Università Luiss nonché consigliere di Unipol nonché sponsor e mentore dei ministri del governo Monti] e ora vorreste farmi credere che abbiamo tutto il tempo necessario per affossare i provvedimenti urgenti del professore della Bocconi?
E' evidente anche a un asino che la politica è ostaggio della sua pavidità e dei suoi interessi individuali. Casini lo dice chiaramente: "Chi, tra i partiti, non sosterrà questo governo fino in fondo, pagherà un prezzo elettorale altissimo". Chi glielo andrebbe a spiegare poi agli italiani se un nuovo colpetto di spread, magari quello definitivo, fosse dovuto proprio al voto contrario della Ravetto sulla reintroduzione dell'Ici (nonostante proprio il suo partito avesse vinto le elezioni promettendo di togliere la tassa sulla prima casa)? Che poi, di ergersi a paladini della Repubblica Parlamentare i nostri non ne hanno nessuna voglia. Lo dimostra il pizzino di Enrico Letta per Mario Monti. Chissà, forse scritto in virtù del fatto che si conoscono bene, essendo entrambi membri del Comitato Esecutivo dell'Aspen Institute insieme a Gianni Letta, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Romano Prodi, Paolo Mieli, Giulio Tremonti, Emma Marcegaglia etc etc... E uno mica deve sempre pensare male, no? Certamente, dopo avere chiacchierato la sera tutti insieme a tavola, il giorno dopo saranno l'uno il fiero controllore parlamentare dell'altro. Basta con questo complottismo! Del resto cosa gli scriveva, Enrico, al suo amico Mario? "Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente". Una chiara, evidente, secca smentita per chiunque pensi che vi siano altre sedi ove condurre il dibattito pubblico al di fuori di quelle istituzionali.
Chissà, forse ottenebrato dai fumi di queste riflessioni profonde, venerdì sera a L'Ultima Parola ho chiesto ai gentili ospiti in sala come avrebbero mai fatto a esercitare il diritto di veto sulle iniziative del Governo Monti, se avevamo così tanta fretta da essere costretti a chiamare presto un signore da fuori - ché novecento parlamentari non bastavano - per fare finalmente due conti che non fossero sbagliati. Nessuno ha risposto, perché quando si fanno le domande ovvie, o si dà l'unica risposta ovvia oppure è meglio tacere. Tranne la Ravetto, che in maniera un po' confusa ha assicurato che questa è ancora una Repubblica Parlamentare.
Ma siccome il diavolo fa le pentole e non i coperchi, a fine puntata, incalzata da Paragone, la stessa Laura Ravetto si esprimeva così:
«BISOGNA ANDARE DI CORSA!
L'HA DETTO MONTI.
SI DEVE ANDARE DI CORSA!
LO SOSTERREMO PERCHE' VADA DI CORSA!»
Quindi avete capito? Il Pdl valuterà, caso per caso, se e in quali e quanti modi SOSTENERE DI CORSA il Governo Monti. Cioè la famosa Repubblica Parlamentare.
Fonte.
Ue, una tecnocrazia molto politica.
Il presidente del Consiglio europeo, Herman
Van Rompuy, e quello della Commissione europea, José Manuel Barroso,
hanno annunciato che nelle prossime settimane presenteranno un piano per
rafforzare ulteriormente i poteri di sorveglianza, intervento e
sanzione degli organi tecnocratici centrali europei nei confronti degli
Stati membri.
In sintesi: le leggi 'finanziarie' nazionali, prima di essere adottate dai parlamenti statali, dovranno essere esaminate e valutate da Bruxelles, che potrà anche imporre modifiche; gli Stati membri che non rispettano la disciplina economia europea su costo del lavoro e riduzione della spesa pubblica verranno puniti con la sospensione del diritto di voto in Consiglio europeo e con il blocco dell'erogazione di fondi strutturali e altri pagamenti.
Peacereporter chiesto un commento, a titolo personale, a Stefano Squarcina: funzionario europarlamentare della Sinistra Unita Europea.
Si
profila un'ulteriore cessione di sovranità nazionale all'Unione
europea, tanto che sia Van Rompuy sia Barroso hanno parlato della
necessità di modifiche al Trattato costituzione di Lisbona.
In teoria un simile rafforzamento dei poteri centrali europei dovrebbe passare per una modifica del Trattato democraticamente approvata dai singoli Stati. Ma questo nuovo progetto politico europeo, che sta rapidamente prendendo corpo su impulso dell'asse franco-tedesco, può procedere anche aggirando questo processo, continuando a percorrere la strada delle riforme extra-Trattato riguardanti la governance economica europea. Per le sanzioni punitive è più difficile, infatti penso che non verranno approvate. Ma per l'intervento diretto dell'Ue nelle politiche di bilancio nazionali gli strumenti ci sono già: basta che li rafforzino ulteriormente.
Per esempio?
Il sistema del 'Semestre europeo' in vigore dallo scorso gennaio, il patto 'Euro Plus' dello scorso marzo e il 'Six Pack' di ottobre già prevedono l'intervento centrale dell'Ue nella definizione e nel monitoraggio delle politiche di bilancio degli Stati in sofferenza: gli esempi della Grecia e dell'Italia parlano chiaro. Oggi ci sono le letterine della Bce che dettano ai governi nazionali cosa fare e i controllori europei inviati ad Atene e a Roma per assicurarsi che venga fatto: domani potranno venire introdotti sistemi di governance più strutturati, senza modificare il Trattato di Lisbona.
Queste decisioni, di cui ben pochi hanno sentito parlare, chi le ha prese?
Da alcuni anni le decisioni importanti in ambito Ue vengono prese non a livello comunitario, ma a livello intergovernativo, ovvero dal Consiglio europeo formato dai capi di Stato e di governo, dove ovviamente hanno più peso i governi più forti, quelli falsamente ritenuti più virtuosi. Germania e Francia per essere chiari. Le proposte nascono politicamente a questo livello, la Commissione le elabora e le traduce in provvedimenti che tornano al Consiglio per l'approvazione, previo parere, puramente consultivo, del Parlamento europeo.
E il Parlamento europeo ha approvato tutte queste decisioni?
Le minoranze, tra cui Sinistra Unita Europea, si sono opposte. Ma sia la maggioranza di centro-destra del Partito popolare europeo, in sintonia con i governi di Berlino e Parigi e con le loro politiche neoliberiste di austerità e regressione sociale, sia i Liberal-democratici di cui fa parte l'Italia dei Valori, sia l'Alleanza progressista di cui fa parte il Pd hanno detto sì. Purtroppo il centro-sinistra europeo non è alternativo all'attuale politica economica dell'Ue, che non è affatto tecnica e neutrale, poiché tutta incentrata su tagli di salari e pensioni, smantellamento dei servizi sociali e privatizzazioni. Ma il vero problema è che anche se ci fosse un Europarlamento che bocciasse le misure di Consiglio e Commissione, il suo voto contrario non avrebbe alcun peso.
Non sembra molto democratico...
Infatti non lo è. L'Unione europea soffre di un gravissimo deficit democratico. Il Parlamento europeo, unico organo democratico in quanto eletto, ma dotato di poteri a dir poco limitati, sta lì a dare legittimità democratica a istituzioni che non ne hanno. Commissione, Consiglio e Bce sono istituzioni tecnocratiche, espressione di interessi economici privati o di singoli Paesi forti.
La reazione isterica dell'Ue di fronte all'eventualità del referendum greco e il licenziamento dell'ex governo italiano, per quanto indifendibile, dimostrano che siamo di fronte a una situazione di sospensione della democrazia.
Come democratizzare l'Europa?
Innanzitutto conferendo maggiori poteri al Parlamento europeo, in particolare quello di bocciare i provvedimenti di Commissione e Consiglio. Come avviene per i parlamenti nazionali: se non approvano un decreto o un disegno di legge del governo, quelli non entrano in vigore lo stesso.
E' necessario anche coinvolgere maggiormente gli stessi parlamenti nazionali: quando un capo di Stato o di governo va in Consiglio europeo deve essere investito di un mandato parlamentare, come accaduto in Germania a ottobre, quando il Bundestag ha votato su quello che la Merkel andava a discutere a Bruxelles.
Infine è fondamentale che la Bce diventi una banca centrale a pieno titolo, come la Federal Reserve e la Bank of England, che non si limitano a contrastare l'inflazione come impone lo statuto della banca di Francoforte, ma agiscono anche a sostegno della crescita e dell'occupazione con politiche espansive.
Fonte.
Che il centro-sinistra europeo non sia (da decenni) alternativo alle politiche internazionali di destra è cosa nota, ma è sempre bene ricordarlo, anche solamente nella speranaza che il peso elettroale di questi finti antagonisti diventi sempre più marginale.
Non concordo invece in merito alla riforma della BCE, perché la Federal Reserve che sì prende a paragone non è una banca centrale a servizio della collettività come sì lascia intendere da più parti, ma risponde quanto la BCE ai medesimi interessi privati che stanno scardinando l'Europa, non a caso, gli USA hanno iniziato a scardinarsi ben prima del Vecchio Continente.
In sintesi: le leggi 'finanziarie' nazionali, prima di essere adottate dai parlamenti statali, dovranno essere esaminate e valutate da Bruxelles, che potrà anche imporre modifiche; gli Stati membri che non rispettano la disciplina economia europea su costo del lavoro e riduzione della spesa pubblica verranno puniti con la sospensione del diritto di voto in Consiglio europeo e con il blocco dell'erogazione di fondi strutturali e altri pagamenti.
Peacereporter chiesto un commento, a titolo personale, a Stefano Squarcina: funzionario europarlamentare della Sinistra Unita Europea.
In teoria un simile rafforzamento dei poteri centrali europei dovrebbe passare per una modifica del Trattato democraticamente approvata dai singoli Stati. Ma questo nuovo progetto politico europeo, che sta rapidamente prendendo corpo su impulso dell'asse franco-tedesco, può procedere anche aggirando questo processo, continuando a percorrere la strada delle riforme extra-Trattato riguardanti la governance economica europea. Per le sanzioni punitive è più difficile, infatti penso che non verranno approvate. Ma per l'intervento diretto dell'Ue nelle politiche di bilancio nazionali gli strumenti ci sono già: basta che li rafforzino ulteriormente.
Per esempio?
Il sistema del 'Semestre europeo' in vigore dallo scorso gennaio, il patto 'Euro Plus' dello scorso marzo e il 'Six Pack' di ottobre già prevedono l'intervento centrale dell'Ue nella definizione e nel monitoraggio delle politiche di bilancio degli Stati in sofferenza: gli esempi della Grecia e dell'Italia parlano chiaro. Oggi ci sono le letterine della Bce che dettano ai governi nazionali cosa fare e i controllori europei inviati ad Atene e a Roma per assicurarsi che venga fatto: domani potranno venire introdotti sistemi di governance più strutturati, senza modificare il Trattato di Lisbona.
Queste decisioni, di cui ben pochi hanno sentito parlare, chi le ha prese?
Da alcuni anni le decisioni importanti in ambito Ue vengono prese non a livello comunitario, ma a livello intergovernativo, ovvero dal Consiglio europeo formato dai capi di Stato e di governo, dove ovviamente hanno più peso i governi più forti, quelli falsamente ritenuti più virtuosi. Germania e Francia per essere chiari. Le proposte nascono politicamente a questo livello, la Commissione le elabora e le traduce in provvedimenti che tornano al Consiglio per l'approvazione, previo parere, puramente consultivo, del Parlamento europeo.
E il Parlamento europeo ha approvato tutte queste decisioni?
Le minoranze, tra cui Sinistra Unita Europea, si sono opposte. Ma sia la maggioranza di centro-destra del Partito popolare europeo, in sintonia con i governi di Berlino e Parigi e con le loro politiche neoliberiste di austerità e regressione sociale, sia i Liberal-democratici di cui fa parte l'Italia dei Valori, sia l'Alleanza progressista di cui fa parte il Pd hanno detto sì. Purtroppo il centro-sinistra europeo non è alternativo all'attuale politica economica dell'Ue, che non è affatto tecnica e neutrale, poiché tutta incentrata su tagli di salari e pensioni, smantellamento dei servizi sociali e privatizzazioni. Ma il vero problema è che anche se ci fosse un Europarlamento che bocciasse le misure di Consiglio e Commissione, il suo voto contrario non avrebbe alcun peso.
Non sembra molto democratico...
Infatti non lo è. L'Unione europea soffre di un gravissimo deficit democratico. Il Parlamento europeo, unico organo democratico in quanto eletto, ma dotato di poteri a dir poco limitati, sta lì a dare legittimità democratica a istituzioni che non ne hanno. Commissione, Consiglio e Bce sono istituzioni tecnocratiche, espressione di interessi economici privati o di singoli Paesi forti.
La reazione isterica dell'Ue di fronte all'eventualità del referendum greco e il licenziamento dell'ex governo italiano, per quanto indifendibile, dimostrano che siamo di fronte a una situazione di sospensione della democrazia.
Come democratizzare l'Europa?
Innanzitutto conferendo maggiori poteri al Parlamento europeo, in particolare quello di bocciare i provvedimenti di Commissione e Consiglio. Come avviene per i parlamenti nazionali: se non approvano un decreto o un disegno di legge del governo, quelli non entrano in vigore lo stesso.
E' necessario anche coinvolgere maggiormente gli stessi parlamenti nazionali: quando un capo di Stato o di governo va in Consiglio europeo deve essere investito di un mandato parlamentare, come accaduto in Germania a ottobre, quando il Bundestag ha votato su quello che la Merkel andava a discutere a Bruxelles.
Infine è fondamentale che la Bce diventi una banca centrale a pieno titolo, come la Federal Reserve e la Bank of England, che non si limitano a contrastare l'inflazione come impone lo statuto della banca di Francoforte, ma agiscono anche a sostegno della crescita e dell'occupazione con politiche espansive.
Fonte.
Che il centro-sinistra europeo non sia (da decenni) alternativo alle politiche internazionali di destra è cosa nota, ma è sempre bene ricordarlo, anche solamente nella speranaza che il peso elettroale di questi finti antagonisti diventi sempre più marginale.
Non concordo invece in merito alla riforma della BCE, perché la Federal Reserve che sì prende a paragone non è una banca centrale a servizio della collettività come sì lascia intendere da più parti, ma risponde quanto la BCE ai medesimi interessi privati che stanno scardinando l'Europa, non a caso, gli USA hanno iniziato a scardinarsi ben prima del Vecchio Continente.
21/11/2011
Goldman Sachs succede a se stessa.
La nuova fiaba ufficiale è
che Berlusconi sia stato liquidato dalla finanza internazionale, dai
banchieri, dai "mercati", dallo "spread". Così proclamano i giornalisti
al soldo di Berlusconi, ed altrettanto confermano anche giornalisti che
fanno professione di antiberlusconismo.[1]
La
prova starebbe nel fatto che il suo successore, Mario Monti, è un
consulente (advisor) di Goldman Sachs, la superbanca
multinazionale, nota anche come la "Spectre". Se è per questo,
Monti siede persino nel consiglio consultivo della Coca Cola; quindi è a
tutti gli effetti un uomo di fiducia delle multinazionali, come
testimonia la sua biografia ufficiale. [2]
Però
c'è un problema: anche l'uomo di fiducia di Berlusconi (anzi, il tutore
di Berlusconi, secondo il pubblico riconoscimento del presidente
Napolitano), cioè il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,
Gianni Letta, era advisor di Goldman Sachs dal 2007. [3]
L'azienda
familiare di Berlusconi era, a sua volta, in cordata con Goldman Sachs
per acquisire i diritti della trasmissione "Il Grande Fratello".[4]
Chi è stato poi a nominare un altro uomo di Goldman Sachs, Mario Draghi, alla suprema carica della Banca d'Italia nel 2005?
Guarda
la combinazione: è stato il governo Berlusconi. Si trattava
inoltre della prima volta che la nomina del governatore della Banca
d'Italia non avveniva per via interna, ma per decisione governativa.[5]
Presentare Berlusconi
prima come avversario, ed ora come vittima, dei "poteri forti" della
finanza internazionale rientra quindi in quella fasulla narrativa epica
sul berlusconismo che ha imperversato in questi anni. Dal discorso
pronunciato alla Camera dal capogruppo PDL Fabrizio Cicchitto, sembrava
quasi che il governo Berlusconi avesse tentato di nazionalizzare le
banche ed avesse minacciato i sedicenti "mercati" di non pagare i debiti
passati in caso di aumento degli interessi sui futuri BTP; invece tutta
la politica berlusconiana è consistita nell'ossequio servile alle
direttive del Fondo Monetario Internazionale e della BCE. E, del resto,
che differenza c'è tra le istruzioni della nota lettera di Trichet ed i
propositi da sempre dichiarati dal governo Berlusconi? Se molte
privatizzazioni non si sono riuscite a fare, è stato perché non c'erano
proprio i soldi per farle, perché le privatizzazioni non rendono
all'erario, ma costano, ed anche parecchio.
Che
ci sia stata una cospirazione internazionale per far cadere Berlusconi
appare quindi irrealistico, data l'inconsistenza umana e politica del
personaggio e dato, soprattutto, il suo inossidabile servilismo nei
confronti dei poteri internazionali che contano, dalla NATO al FMI.
Semmai può esserci stata una cospirazione per mantenerlo lì tutto questo
tempo.
Ne sa qualcosa il presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha salvato in
quest'ultimo anno almeno due volte il governo Berlusconi in nome
dell'emergenza finanziaria. La prima volta è stato nel novembre dello
scorso anno, quando costrinse le opposizioni a rimandare di un mese il
voto di sfiducia al governo con il pretesto dell'approvazione della
legge di stabilità finanziaria. [6]
Quel
mese di tempo concesso a Berlusconi consentì al coordinatore del PDL (e
banchiere) Denis Verdini di completare la sua campagna acquisti nelle
file degli schieramenti di opposizione, e quindi a Berlusconi
di ottenere la fiducia nel voto alla Camera del 14 dicembre. Poi, nel
giugno scorso, Berlusconi era boccheggiante dopo le batoste elettorali
delle elezioni amministrative e dei referendum, in cui aveva dimostrato
di non aver solo perso genericamente "consensi", ma soprattutto le sue
clientele. Ma Berlusconi fu nuovamente salvato da Napolitano, il quale
costrinse ancora una volta le opposizioni ad inchinarsi al governo allo
scopo di far passare una manovra finanziaria che avrebbe dovuto salvare
l'Italia dalle speculazioni, e che ha costituito invece il segnale di
debolezza atteso da chi voleva iniziare l'attacco finanziario nei
confronti dei BTP. [7]
Se si seguono i
dati di cronaca, e non i commenti degli opinionisti, allora ci si rende
conto che sono stati proprio il pretesto dell'emergenza
finanziaria incombente e l'ombrello del Napolitano/presidente a consentire
a Berlusconi un ulteriore anno di sopravvivenza. La cronaca dice anche
che Napolitano non si è limitato al sostegno materiale nei confronti di
Berlusconi, ma gli ha offerto un ampio sostegno morale, accusando di
protagonismo e di sconfinamento dai propri poteri quei pochissimi
magistrati che credono all'uguaglianza davanti alla legge. L'ultima
sortita di Napolitano a riguardo c'è stata proprio nel luglio
scorso, appena dopo il successo parlamentare del governo in occasione
della manovra finanziaria imposta alle opposizioni. [8]
Agli
inizi di questo novembre un'altra sommessa notizia di cronaca, di
quelle non riprese dalle prime pagine, informava che il cosiddetto
"Terzo Polo" avvisava Napolitano che non avrebbe votato altre manovre se
prima non fosse stato dato lo sfratto a Berlusconi. [9]
Si
è detto che non è stata la "sinistra" a far cadere Berlusconi, ma la
"globalizzazione dei mercati". Quando non si sa, o non si vuole, fare
cronaca, allora ci si improvvisa storici da strapazzo. In effetti la
"sinistra" è troppo infiltrata e non può far nulla, ma a far cadere
Berlusconi ci ha pensato il centrodestra di opposizione, e per la
precisione l'UDC. Ad ottobre, al seminario di Todi, le organizzazioni
del laicato cattolico, compresa la CISL, hanno riconfermato la loro
presa di distanza dal governo, facendo intendere che il loro sostegno
elettorale ormai era finito. L'UDC non è mai stata nominata al
seminario, ma era chiaro dove i voti delle organizzazioni cattoliche
avrebbero trasmigrato. A giudicare dal numero di ministri di area
cattolica nel governo Monti, non si può dubitare che l'UDC ed il
Vaticano siano stati i manovratori di tutta l'operazione; tanto che ora
Casini lancia ufficialmente il progetto di una restaurazione
democristiana. [10]
Ma il
vero esecutore dell'affossamento della maggioranza berlusconiana è stato
l'ex andreottiano Paolo Cirino Pomicino, da gennaio dirigente
dell'UDC, il quale ha assunto il ruolo dell'anti-Verdini. [11]
Verdini
è un mestierante della corruzione, Cirino Pomicino uno scienziato,
quindi fra i due non c'era gara. Prima ancora che la caduta di
Berlusconi si consumasse per la fuga dei parlamentari, l'avviso della
probabile fine per il tiranno ed il nome del tirannicida circolavano già
in cronaca; e l'incognita consisteva semmai, ed ancora una volta,
nell'atteggiamento di Napolitano.
La
fine di Berlusconi è dovuta ad intrighi parlamentari di stampo
democristiano e non a congiure finanziarie internazionali,
che sembravano semmai interessate a tenere in piedi un fantoccio come
lui. Il berlusconismo è stato un fenomeno politicamente irrilevante in
sé, ma ha costituito uno strumento formidabile di guerra psicologica
coloniale della NATO e del Fondo Monetario Internazionale contro
l'Italia.
La guerra psicologica
coloniale oggi prosegue cercando di persuadere l'opinione pubblica che
la liberazione dal tiranno/buffone sia avvenuta ad opera di truppe
straniere, invece che per via interna. Si cerca quindi di stimolare
quell'auto-razzismo che mitizza gli altri Paesi e vede una benedizione
nell'essere colonizzati. Il berlusconismo, come strumento di psywar
coloniale, è tutt'altro che defunto, perciò gli Italiani devono
prepararsi ad espiare come una propria colpa gli anni del berlusconismo,
ma anche le intemperanze dell'antiberlusconismo.
Il
governo Monti non è in Italia il primo governo Goldman Sachs, ma
è l'ennesimo governo Goldman Sachs. La differenza è che stavolta il
governo esibisce una sorta di insegna al neon "Goldman Sachs"; e
bisognerà capire quanto questa sovra-esposizione mediatica
effettivamente converrà alla stessa Goldman Sachs.[12]
Monti
all'inizio avrà vita facilissima, perché al confronto di Berlusconi
chiunque potrebbe apparire un genio; ma non ci vorrà molto perché ci si
accorga della sua disonestà intellettuale, già ampiamente esibita nei
suoi passati commenti sul "Corriere della Sera"; o che ci si ricordi dei
suoi sperticati elogi a Marchionne ed alla Gelmini.[13]
Tecniche di colpo di Stato.
In Italia il colpo di Stato è una costante. Può
sembrare strano in un Paese che non ha mai avuto una Rivoluzione. Lo
stesso fascismo fu solo una marcia da operetta su Roma, di
rivoluzionario non ha avuto nulla. Nel dopoguerra si
sono alternati colpi di Stato, colpetti di Stato, controcolpi di Stato
nell'ignoranza degli italiani. In un libro pubblicato nel 1931, "Tecnica del colpo di Stato", il giornalista e scrittore Curzio Malaparte,
allora direttore de La Stampa, spiegò le diverse modalità dei golpe, da
Lenin a Mussolini e anticipò quello di Hitler. Il libro fu proibito in
molte nazioni, tra cui Italia e Germania. Malaparte illustrò le tecniche golpiste con lo scopo di mettere in grado i governi e i cittadini di potersi difendere, di prendere misure appropriate. Per Malaparte "l'arte di difendere uno Stato è governata dagli stessi principi che regolano l'arte di conquistarlo". Il golpe Borghese
del 1970, l'isolamento improvviso delle comunicazioni di Palazzo Chigi
nel 1993, presidente appena insediato Carlo Azeglio Ciampi, il sequestro
e la morte di Aldo Moro, che in precedenza era sfuggito a due probabili attentati, il primo dopo piazza Fontana e il secondo sul treno Italicus,
nel quale non salì all'ultimo momento per delle carte da firmare
portate da un funzionario, sono solo alcuni esempi della situazione di
colpo di Stato permanente in cui vive l'Italia. Scrisse Malaparte "L'opinione
pubblica di quei paesi, nei quali è liberale e democratica, ha torto di
non preoccuparsi dell'eventualità di un colpo di Stato". I colpi di Stato ci scivolano addosso, neppure ce ne accorgiamo. Gelli, la P2 e i poteri che l'hanno sostenuta, italiani e stranieri, hanno applicato alla lettera il loro programma, il Piano di Rinascita Democratica per un ventennio. Berlusconi ne è stato l'ultimo terminale. Gelli disse "Con
la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di
Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla
Loggia". Diversi poteri possono concorrere a un colpo di Stato, come le mafie. Per il giudice Antonio Ingroia, la Seconda Repubblica: "affonda i suoi pilastri nel sangue".
Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato
che non si conosce, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento
che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato
perfetto. Sempre Malaparte "Il problema della conquista e della difesa dello Stato moderno, non è un problema politico, ma tecnico". Siamo andati oltre, ora i tecnici sono al potere.
Monti potrà essere un onest'uomo, ma il suo governo è un colpo di
Stato, l'ultimo dei tanti in questo Paese narcotizzato. Loro non si
arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Fonte.
Secondo me, Monti è tutto tranne che un onest'uomo.
Fonte.
Secondo me, Monti è tutto tranne che un onest'uomo.
Ansaldo Energia ed STS al capolinea?
Questa mattina (18/11) i dipendenti di Ansaldo Energia hanno effettuato due
ore di sciopero. Circa un migliaio di lavoratori hanno sfilato in
corteo, partito dalla sede dell’azienda in corso Perrone e giunto
davanti alla sede di Ansaldo STS, dove sono stati accolti dai delegati
dell’azienda.
I dipendenti del Gruppo Finmeccanica sono preoccupati per le notizie
che si stanno susseguendo in questi giorni e hanno deciso di protestare
per mantenere alta l’attenzione su una realtà produttiva della quale né
la città, né il Paese possono fare a meno. I dipendenti del Gruppo
Finmeccanica settore trasporti (che a Genova coinvolge Ansaldo STS),
effettueranno uno sciopero unitario di 8 ore il giorno venerdì 25
novembre dove a Roma è prevista una manifestazione.
Per Francesco Grondona Segretario Generale Fiom Cgil Genova “Occorre chiarezza sulle prospettive del Gruppo Finmeccanica che a Genova coinvolge 5 mila dipendenti in aziende storiche come Ansaldo Energia, Ansaldo Sts, Elsag Datamat e Selex Communications. La Fiom Cgil non permetterà né svendite né processi industriali che impoveriscano il tessuto produttivo della città facendo al contempo pagare il prezzo ai lavoratori”.
Fonte.
La domanda sorge spontanea, perché paventare la svendita di due eccellenze italiane proprio nel momento in cui il settore dei trasporti e quello dell'energia potrebbero essere protagonisti di un rilancio in pompa magna dell'economia italiana?
Probabilmente chi ha occupato le poltrone di palazzo Chigi lo sa...
Per Francesco Grondona Segretario Generale Fiom Cgil Genova “Occorre chiarezza sulle prospettive del Gruppo Finmeccanica che a Genova coinvolge 5 mila dipendenti in aziende storiche come Ansaldo Energia, Ansaldo Sts, Elsag Datamat e Selex Communications. La Fiom Cgil non permetterà né svendite né processi industriali che impoveriscano il tessuto produttivo della città facendo al contempo pagare il prezzo ai lavoratori”.
Fonte.
La domanda sorge spontanea, perché paventare la svendita di due eccellenze italiane proprio nel momento in cui il settore dei trasporti e quello dell'energia potrebbero essere protagonisti di un rilancio in pompa magna dell'economia italiana?
Probabilmente chi ha occupato le poltrone di palazzo Chigi lo sa...
20/11/2011
L'economia di guerra non conosce crisi.
Affari atlantici per Selex Elsag,
la società del gruppo Finmeccanica specializzata nella progettazione e
nello sviluppo dei sistemi di comunicazione per la difesa. Con un
contratto che secondo il sito web specializzato Dedalonews sarebbe nell'ordine di decine di milioni di euro, Selex Elsag è stata chiamata a gestire l'ammodernamento dei centri di telecomunicazioni satellitari della NATO
e delle infrastrutture collegate. Il contratto prevede una serie di
attività che vanno dalla costruzione di una nuova installazione per le
comunicazioni via satellite in Belgio, l'ammodernamento delle stazioni
di terra ad antenna multipla di Kester (Belgio) e Lughezzano (Verona) e
dei siti ad antenna singola di Oglaganasi (Turchia) e Atalanti (Grecia).
I tecnici dell'azienda italiana cureranno inoltre la formazione e l'addestramento del personale militare dell'Alleanza atlantica
presso la NATO Communications & Information Systems School di Borgo
Piave, Latina. Gli interventi di Selex Elsag saranno coordinati dalla
propria filiale di Basildon, in Gran Bretagna.
La società ha sede generale a Genova e si è affermata a livello internazionale nello sviluppo e nella fornitura di reti di comunicazione militari e di polizia per applicazioni terrestri, navali e satellitari. Selex Elsag è nata l'1 giugno 2011 dalla fusione tra le aziende Selex Communications ed Elsag Datamat. L'operazione è stata voluta dai manager di Finmeccanica per riorganizzare il settore dell'elettronica per la difesa in tre grandi poli strategici: oltre a quello delle telecomunicazioni satellitari di Selex Elsag, quello relativo ai grandi sistemi per la difesa e ai radar di superficie di Selex Sistemi Integrati e il polo per l'avionica e le componenti elettro-ottiche di Selex Galileo. A presiedere il gruppo genovese l'immancabile generale in pensione, Nazzareno Cardinali, già ispettore capo del Genio aeronautico.
Poco prima della fusione, Selex Communications ha firmato un altro importante contratto con l'Agenzia della NATO NACMA - NATO Air Command and Control System Management, del valore di circa 30 milioni di euro, per la fornitura e l'installazione di sistemi di comunicazione in diversi siti terrestri, nell'ambito della cosiddetta "Rete Link 16" che consentirà lo scambio di dati con vettori aerei a 29.000 piedi di altitudine nello spazio aereo europeo. Questi sistemi includono tra l'altro i terminali MIDS LVT (Multifunctional Information Distribution System Low Volume Terminal) e saranno consegnati a partire del 2012 a quattordici paesi NATO (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Turchia e Ungheria). "Il progetto contribuirà ad apportare dei miglioramenti di grande valore nel Sistema di difesa missilistica della NATO", ha commentato il general manager di NACMA, Gerhard van der Giet, in occasione della firma del contratto con l'azienda del gruppo Finmeccanica.
Altri importanti contratti in ambito militare sono stati sottoscritti da Selex Communications tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2011. In particolare, la società dovrà fornire all'esercito italiano ventitré stazioni radio a banda larga per il Sistema automatizzato contro-aerei, destinate agli shelter di comando e controllo (C2) dei principali reparti di terra. Selex Elsag è stata poi selezionata dalle autorità scozzesi per fornire di sistemi di comunicazioni satellitari voce e dati a supporto delle attività di pubblica sicurezza nelle isole Shetland, Orkney e Lewis e nella città di Edimburgo.
Alla Marina militare britannica saranno invece consegnati i sistemi di comunicazione "Tetra" che supporteranno le comunicazioni tra le squadre d'aviazione e il personale imbarcato. I "Tetra" saranno montati a bordo delle due portaerei della classe Queen Elizabeth di circa 65.000 tonnellate e 280 metri di lunghezza che la Royal Navy varerà entro il 2018 e che saranno in grado di trasportare sino a 40 nuovi cacciabombardieri F-35 "Joint Striker Fighter", prodotti dal colosso USA Lockeed Martin. Quest'ultimo è partner di Selex dal 2005 nella produzione dei sistemi "Loam" per il rilevamento della presenza di ostacoli lungo la rotta di volo a bassa quota degli elicotteri da guerra UH-60 "Blackhawk" in dotazione a US Army.
Importanti commesse sono state acquisite dalla società genovese anche in paesi extra-NATO, primo fra tutti il Brasile. Selex Elsag sta sviluppando e ammodernando il sistema per le comunicazioni tattiche "SISTAC" dell'esercito brasiliano, prodotto una quindicina di anni fa da Marconi Communications (poi Selex Communications). Esso consiste in un network di comunicazioni digitale integrato, basato su shelter, in grado di fornire servizi voce e dati e di interfacciarsi anche con la rete telefonica e con i sistemi radio pubblici. Il SISTAC è utilizzato dal 1° Battaglione di Comunicazioni di Santo Angelo nello stato di Rio Grande do Sul in appoggio alla 3^ Divisione terrestre. La società del gruppo Finmeccanica è presente in Brasile dalla fine degli anni '90 attraverso la controllata Selex do Brasil, fornisce all'esercito altri sistemi per le comunicazioni tattiche e supporta le trasmissioni radio a corto raggio delle forze speciali dell'esercito e della marina militare. Un'altra controllata, Sirio Panel, collabora con il colosso industriale brasiliano "Embraer" nei principali programmi per velivoli militari e civili, fornendo pannelli di controllo e sistemi d'illuminazione.
L'azienda ha consolidato la propria presenza pure in Russia nel settore delle comunicazioni radio di pronto intervento e sicurezza. Qualche mese fa sono stati firmati contratti per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro per la fornitura di apparati "Tetra" ai servizi speciali russi e alle autorità chiamate a "difendere" i Giochi Olimpici Invernali del 2014 a Sochi. A queste ultime Selex Communications aveva già fornito, nel corso del 2010, una cinquantina di stazioni radio con software di gestione per i servizi di telecomunicazione nella regione di Krasnodar e di altre aree della costa russa sul Mar Nero. Una boccata d'ossigeno in un momento di forte crisi per la holding Finmeccanica: l'ultimo consiglio d'amministrazione ha registrato 4,66 miliardi di euro d'indebitamento e una riduzione degli ordini del 21% nei primi nove mesi del 2011.
Fonte.
La società ha sede generale a Genova e si è affermata a livello internazionale nello sviluppo e nella fornitura di reti di comunicazione militari e di polizia per applicazioni terrestri, navali e satellitari. Selex Elsag è nata l'1 giugno 2011 dalla fusione tra le aziende Selex Communications ed Elsag Datamat. L'operazione è stata voluta dai manager di Finmeccanica per riorganizzare il settore dell'elettronica per la difesa in tre grandi poli strategici: oltre a quello delle telecomunicazioni satellitari di Selex Elsag, quello relativo ai grandi sistemi per la difesa e ai radar di superficie di Selex Sistemi Integrati e il polo per l'avionica e le componenti elettro-ottiche di Selex Galileo. A presiedere il gruppo genovese l'immancabile generale in pensione, Nazzareno Cardinali, già ispettore capo del Genio aeronautico.
Poco prima della fusione, Selex Communications ha firmato un altro importante contratto con l'Agenzia della NATO NACMA - NATO Air Command and Control System Management, del valore di circa 30 milioni di euro, per la fornitura e l'installazione di sistemi di comunicazione in diversi siti terrestri, nell'ambito della cosiddetta "Rete Link 16" che consentirà lo scambio di dati con vettori aerei a 29.000 piedi di altitudine nello spazio aereo europeo. Questi sistemi includono tra l'altro i terminali MIDS LVT (Multifunctional Information Distribution System Low Volume Terminal) e saranno consegnati a partire del 2012 a quattordici paesi NATO (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Turchia e Ungheria). "Il progetto contribuirà ad apportare dei miglioramenti di grande valore nel Sistema di difesa missilistica della NATO", ha commentato il general manager di NACMA, Gerhard van der Giet, in occasione della firma del contratto con l'azienda del gruppo Finmeccanica.
Altri importanti contratti in ambito militare sono stati sottoscritti da Selex Communications tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2011. In particolare, la società dovrà fornire all'esercito italiano ventitré stazioni radio a banda larga per il Sistema automatizzato contro-aerei, destinate agli shelter di comando e controllo (C2) dei principali reparti di terra. Selex Elsag è stata poi selezionata dalle autorità scozzesi per fornire di sistemi di comunicazioni satellitari voce e dati a supporto delle attività di pubblica sicurezza nelle isole Shetland, Orkney e Lewis e nella città di Edimburgo.
Alla Marina militare britannica saranno invece consegnati i sistemi di comunicazione "Tetra" che supporteranno le comunicazioni tra le squadre d'aviazione e il personale imbarcato. I "Tetra" saranno montati a bordo delle due portaerei della classe Queen Elizabeth di circa 65.000 tonnellate e 280 metri di lunghezza che la Royal Navy varerà entro il 2018 e che saranno in grado di trasportare sino a 40 nuovi cacciabombardieri F-35 "Joint Striker Fighter", prodotti dal colosso USA Lockeed Martin. Quest'ultimo è partner di Selex dal 2005 nella produzione dei sistemi "Loam" per il rilevamento della presenza di ostacoli lungo la rotta di volo a bassa quota degli elicotteri da guerra UH-60 "Blackhawk" in dotazione a US Army.
Importanti commesse sono state acquisite dalla società genovese anche in paesi extra-NATO, primo fra tutti il Brasile. Selex Elsag sta sviluppando e ammodernando il sistema per le comunicazioni tattiche "SISTAC" dell'esercito brasiliano, prodotto una quindicina di anni fa da Marconi Communications (poi Selex Communications). Esso consiste in un network di comunicazioni digitale integrato, basato su shelter, in grado di fornire servizi voce e dati e di interfacciarsi anche con la rete telefonica e con i sistemi radio pubblici. Il SISTAC è utilizzato dal 1° Battaglione di Comunicazioni di Santo Angelo nello stato di Rio Grande do Sul in appoggio alla 3^ Divisione terrestre. La società del gruppo Finmeccanica è presente in Brasile dalla fine degli anni '90 attraverso la controllata Selex do Brasil, fornisce all'esercito altri sistemi per le comunicazioni tattiche e supporta le trasmissioni radio a corto raggio delle forze speciali dell'esercito e della marina militare. Un'altra controllata, Sirio Panel, collabora con il colosso industriale brasiliano "Embraer" nei principali programmi per velivoli militari e civili, fornendo pannelli di controllo e sistemi d'illuminazione.
L'azienda ha consolidato la propria presenza pure in Russia nel settore delle comunicazioni radio di pronto intervento e sicurezza. Qualche mese fa sono stati firmati contratti per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro per la fornitura di apparati "Tetra" ai servizi speciali russi e alle autorità chiamate a "difendere" i Giochi Olimpici Invernali del 2014 a Sochi. A queste ultime Selex Communications aveva già fornito, nel corso del 2010, una cinquantina di stazioni radio con software di gestione per i servizi di telecomunicazione nella regione di Krasnodar e di altre aree della costa russa sul Mar Nero. Una boccata d'ossigeno in un momento di forte crisi per la holding Finmeccanica: l'ultimo consiglio d'amministrazione ha registrato 4,66 miliardi di euro d'indebitamento e una riduzione degli ordini del 21% nei primi nove mesi del 2011.
Fonte.
Iscriviti a:
Post (Atom)