Con 14 voti favorevoli e l’astensione della Russia, ieri, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulle sanzioni agli Houthi. Un embargo sulla vendita di armi al gruppo sciita che da gennaio occupa la capitale Sana’a, contro cui venti giorni fa una coalizione di Paesi sunniti, capeggiati dall’Arabia Saudita, ha lanciato l’operazione militare denominata Decive Storm.
Non si è fatta attendere la condanna degli Houthi che hanno chiamato gli yemeniti a protestare nelle piazze del Paese contro quello che considerano il sostegno dell’Onu all’“aggressione” saudita. E l’inviato di Riad a Palazzo di Vetro, Abdallah al-Moualimi, ha in effetti detto che l’approvazione della risoluzione è un “chiaro sostegno” ai bombardamenti che da venti giorni martellano lo Yemen, con il loro carico di morti, anche tra la popolazione civile. Se la colazione di petromonarchie, affiancate dall’Egitto, intensificherà le operazioni belliche con un intervento di terra, dipenderà dagli Houthi. Se non si adegueranno alla risoluzione, che prevede anche il ritiro dalle aree occupate, allora l’intervento militare potrebbe non limitarsi più ai bombardamenti. Dal Cairo hanno fatto sapere che è in discussione con Riad la possibilità di lanciare una “rilevante manovra militare”.
La risoluzione 2216 è stata redatta dalla Giordania, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, d’intesa con Riad. Prevede sanzioni pesanti per gli Houthi e i loro leader, tra cui l’obbligo di ispezionare tutte le navi cargo a loro destinate, dichiarando un blocco navale de facto. Mosca aveva agitato il suo potere di veto, ma ha preferito l’astensione.
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