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23/12/2022

Guerra in Ucraina - Biden detta i tempi e sono lunghi

La visita di Zelenski negli Stati Uniti, il primo viaggio all’estero del presidente ucraino da febbraio, ha confermato come sia gli Usa sia Kyev non abbiano alcuna intenzione di percorrere la strada di negoziati che possono fermare la guerra in corso.

Tra ringraziamenti di Zelenski per le ulteriori forniture militari, sia immediate che per tutto il 2023, e le battute di Biden, una colpisce particolarmente, quando il presidente USA ha dichiarato ai giornalisti che “Ora è solo tempo di guerra, poi verrà il “dopo” anche se in un tempo lontano”.

Dunque la guerra proseguirà, senza scadenze né previsioni di cessazione che non prevedano una improbabile sconfitta militare russa sul campo. Di conseguenza proseguirà fino a... quando?

In molti si interrogano sulla apparente assurdità di tale atteggiamento. L’interesse dell’umanità e della comunità internazionale sarebbe quello di far cessare al più presto un conflitto, non di alimentarlo. Eppure si continua a fornire armamenti, magari non potentissimi, e sostegno politico/militare affinché lo scontro bellico sia l’unica opzione sul tappeto.

Dov’è dunque il problema insormontabile? Forse è nella natura di Stati ed economie in crisi da anni che, vedendo esaurirsi soluzioni possibili sul piano economico per risalire la china, si affidano a soluzioni politiche, ma dentro quello schema micidiale che vede “la guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi”.

Dunque al contrario della positività che deriva dal fatto che la politica torni al posto di comando sugli “spiriti animali” dell’economia capitalista, in Occidente questa declinazione non riesce a vedere altre opzioni che non siano quelle di una guerra prolungata, che magari distrugga capacità produttive in eccesso e ne alimenti di nuove, ma solo sul terreno delle spese militari e delle produzioni del complesso militare-industriale.

Una spirale micidiale che spinge il mondo – o almeno sicuramente l’Europa – su quel piano inclinato che avevamo visto stagliarsi nitidamente già la sera dell’11 settembre 2001.

Siamo sicuri che tale rischio non lo abbiamo visto solo noi, ma sul modo e la direzione verso cui raddrizzare quel piano inclinato ci sono opzioni assai diverse e contrapposte.

Per noi è la moderna declinazione del “pane e pace” nella Russia del 1917, quella che portò quel paese fuori dal massacro della Prima Guerra Mondiale tra gli imperialismi e contribuì alla fine della guerra l’anno successivo.

A questo ci dedicheremo nell’anno che viene, con tutte le nostre forze.

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