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21/12/2022

L’Europa sfornita per gli aiuti a Kiev: “riarmiamoci”

Gli arsenali di tutta Europa si sono svuotati dopo mesi di invii massivi a Kiev. Da Bruxelles arriva l’allarme: riempirli subito. “La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha reso visibili le nostre carenze”, ha spiegato Jiri Sedivy, capo dell’Agenzia europea per la Difesa. L’organo si occupa di consigliare gli Stati membri su sicurezza e gestione delle crisi, non fa acquisti per conto dell’Ue, ma indica le politiche di difesa sostenute da Bruxelles.

L’Agenzia è impegnata in una serie di incontri con le fabbriche di armi europee per chiedere un aumento della produzione, mentre dall’altro lato fa pressione sui singoli paesi per unirsi e fare ordini collettivi di armi e munizioni. “Ciò che è importante è che saremmo in grado, come Unione Europea – ha spiegato Sedivy all’agenzia di stampa Reutersdi diventare un fornitore credibile di sicurezza per la protezione dei cittadini”.

Da decenni l’Europa ha appaltato alla Nato, quindi a Washington, il ruolo di difesa del continente. Alle istituzioni europee, con il prolungarsi della guerra in Ucraina, appare sempre più urgente la necessità di disporre di mezzi di difesa propri.

“Gli Stati Uniti saranno inevitabilmente impegnati nell’Asia-Pacifico – ha concluso il funzionario dell’Agenzia europea per la Difesa – non saranno in grado di fornire alcuni degli strumenti essenziali come il trasporto aereo strategico, gli aerei da ricognizione, i missili teleguidati di precisione e la difesa aerea”.

Il consumo di materiale bellico in Ucraina è molto più alto di quello che si aspettavano gli analisti allo scoppio del conflitto. Negli scorsi mesi è stata utilizzata buona parte dei residuati sovietici che si trovavano nei paesi dell’est Europa. La Polonia da sola ha inviato a Kiev oltre 350 tra carri armati e mezzi corazzati. Ora quelle armi vanno sostituite con altre tecnologicamente avanzate.

La spesa europea per la difesa è in rapida crescita, nel 2021 ha superato i 200 miliardi di euro segnando un aumento percentuale di sei punti, il più alto dal 2015 quando avvenne l’annessione della Crimea.

Come termine di paragone gli Usa hanno già stanziato aiuti militari per Kiev del valore di quasi 50 miliardi di euro, mentre la spesa militare di Mosca è stata di circa 65 miliardi per lo scorso anno.

All’indomani dell’invasione russa, la prima risposta in termini di potenziamento della difesa, era arrivata da Berlino. Il cancelliere Olaf Scholz ha creato un fondo da 100 miliardi di euro per l’ammodernamento dell’esercito tedesco, Bundeswehr. I primi 10 miliardi verranno spesi per l’acquisto di 35 aerei da combattimento F-35, al costo del singolo velivolo di circa 300 milioni di euro. La consegna della prima tranche, otto aerei, dovrebbe avvenire nel 2026 e si considera che avranno capacità operativa solo due anni dopo.

Ad agosto era stato reso noto che anche l’Italia ha confermato l’acquisto di altri 18 caccia F-35, il prezzo è nettamente inferiore a quello pagato dalla Germania. Il ministero della Difesa ha preferito comprare i velivoli senza tutte le parti di ricambio ordinate da Berlino.

Nonostante gli ordini miliardari la Lockheed Martin, azienda che produce i caccia di ultima generazione, è alle prese con non pochi problemi. Giovedì, nella base texana di Fort Worth, un F-35 si è schiantato al suolo. Al tentativo di atterraggio prima un rimbalzo e poi ha colpito con il muso l’asfalto. Il pilota si è espulso dopo il primo contatto con il terreno, poi l’aereo ha preso fuoco.

Non è chiaro quale sia stato il problema, ma un brutto segnale per un aereo che costa decine di milioni di dollari e a cui Usa e Ue vogliono affidare la sicurezza dei nostri cieli.

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