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20/12/2022

Come “l’Europa” ha perso la “superiorità morale”

Come in un film di Bunuel, la tavola imbandita per commensali ben vestiti e cerimoniosi nasconde la fogna da cui tutti loro traggono la propria fortuna.

È difficile sottovalutare la portata politica e strategica del cosiddetto Qatargate che sta scuotendo il Parlamento e dunque tutta l’Unione Europea.

Com’è noto, alcuni europarlamentari sono stati trovati “cor sorcio in bocca”, tra sacchi di banconote tenute in casa come non facevano neanche i rapinatori di una volta. Anche gli sviluppi successivi – tra “pentimenti”, chiamate di correità, giustificazioni da barzelletta (“non sapevo che c’erano...”) – non si discostano in nulla da analoghe vicende che in Italia viviamo praticamente da sempre.

Sarebbe facile farsi prendere dalla voglia di vendetta e perdersi nel dileggio di questo giro di infami da quattro soldi.

Se vogliamo essere seri, però, conviene concentrarsi su cosa mette in luce – in discussione – questo scandalo per molti versi inatteso, perlomeno in Italia. Ossia nel paese in cui “l’Europa” e la necessità di obbedirle erano state spacciate come occasione di riscatto nazionale dalle sue tare croniche (corruzione, debito pubblico fuori controllo, spesa pubblica per affari privati, ecc.).

Il mantra “lo vuole l’Europa” risuona da ormai da 30 anni, dagli accordi di Maastricht in poi, ad accompagnamento di ogni taglio a pensioni, scuola, sanità, diritti del lavoro. Sarà una coincidenza, ma risuona esattamente dalla stagione di “mani pulite”, ormai inquadrabile come il primo grande esperimento di lawfare per eliminare un ceto politico divenuto inservibile nel nuovo mondo unipolare sorto dalla caduta del Muro di Berlino e dell’URSS.

Troppo “indipendenti” quegli alleati comunque subordinati che, per esempio a Sigonella, avevano osato impedire militarmente agli uomini del Pentagono di “dirottare” verso Washington i guerriglieri palestinesi arrestati per il sequestro della nave Achille Lauro.

Tempi lontani, ma comunque indicativi del fatto che nessuna grande “operazione anti-corruzione” che riguardi la classe politica può essere letta come una semplice “opera di pulizia morale”, per ristabilire regole di buona creanza istituzionale (mentre sotto il tavolo volano calci e rifiuti tossici).

E infatti la risibile “presidente del Parlamento Europeo”, la maltese Roberta Metsola, ha dichiarato subito che “i nemici della democrazia, per i quali l’esistenza stessa di questo Parlamento è una minaccia, non si fermeranno davanti a nulla – ha aggiunto che – Questi attori maligni, legati a Paesi terzi autocratici, hanno presumibilmente armato Ong, sindacati, individui, assistenti e deputati nel tentativo di soffocare i nostri processi”.

Affermazione risibile, ripetiamo, ma che evoca apertamente gli spettri del “grande gioco” internazionale alla luce di una guerra che sta cambiando il volto – e la governance – del pianeta. E comunque ad aprire questa inchiesta sono stati i servizi segreti belgi, arrivati ad entrare di nascosto nell’abitazione di un ex parlamentare, riscontrare la presenza dei soldi e poi avvertire la normale polizia. “Non ha stato Putin“, insomma...

La parte ridicola, diciamo subito, riguarda proprio la definizione del Parlamento Europeo come “una minaccia” per i paesi “autocratici” in quanto esempio di democrazia.

Non tutti sanno che questo Parlamento è in effetti davvero un unicum tra le istituzioni mondiali. Viene eletto a suffragio universale da tutti i paesi membri, e dunque sembrerebbe in effetti un “organo democratico”, quanto all’origine (il voto popolare).

Ma non possiede il potere legislativo, ossia la facoltà di elaborare ed approvare leggi. Che sarebbe poi il potere di trasformare effettivamente la “volontà popolare” (per quanto articolata e conflittuale, dunque tramite mediazioni) in ordinamento che tutti devono rispettare.

Quel potere è infatti della Commissione Europea – nome assunto dal “governo” continentale, attualmente sotto la presidenza di Ursula von der Leyen – ossia del potere esecutivo, che assume anche le competenze del legislativo. Roba da far rivoltare nella tomba tutti i Montesquieu...

Al massimo, questo Parlamento può rigettare in tutto o in parte le proposte di legge che arrivano dalla Commissione. Ma nessun europarlamentare può presentare, da solo o in gruppo, una proposta di legge, come avviene quotidianamente a Roma, Parigi, Berlino, ecc.

Un organo democratico senza potere di decretare, per quanto “unico”, è certamente un ente inutile. Che però nell’arco dei decenni ha svolto una funzione fondamentalmente “ideologica” e “comunicativa”, in senso stretto. La sua quasi unica attività è infatti quella di elaborare ed approvare “risoluzioni”, poi ampiamente riprese dai media mainstream, in cui si stabiliscono amici e nemici dell’Occidente neoliberista.

Da qui provengono, per esempio, le risoluzioni che equiparano comunismo e nazismo, le condanne per le violazioni dei diritti umani – ma soltanto nei paesi considerati “nemici”, tacendo ostinatamente sui massacri in Palestina, nello Yemen, nei paesi invasi da Usa o Francia – e altri temi che consentano di cianciare dei “valori” teoricamente difesi da questa ed altre istituzioni occidentali.

Non a caso alcuni degli europarlamentari – o ex – arrestati o messi sotto inchiesta hanno fondato o partecipano ad Ong di cui sfugge qualsiasi attività umanitaria concreta (tipo salvare i naufraghi in mare, o fondare ospedali nelle zone di guerra) e di cui, quindi, i più ignoravano persino l’esistenza.

Pariamo di Fight Impunity, signoreggiata da Antonio Panzeri, e di No Peace Without Justice, fondata dall’ex ministro degli esteri Emma Bonino ma gestita da Niccolò Figà-Talamanca, che ha costruito la sua carriera tra il Lawyers Committee for Human Rights (ora Human Rights First), la Corte penale internazionale e – dal 1995 al 1997 – con il giudice Sir Ninian Stephen presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia.

Quel “tribunale”, per capirsi, che fece morire in carcere l’ex presidente Slobodan Milosevic per poi – solo poi – riconoscerlo innocente.

Abbiamo davanti insomma uno pseudo-parlamento che non ha nulla di serio da fare, se non alimentare il chiacchiericcio e distribuire pagelle – onorevoli o infamanti – per i paesi al di fuori dei confini dell’Unione.

E infatti, come racconta chi ha avuto la ventura di guardarli da vicino, gli europarlamentari sono spesso assenti, al punto che il loro ruolo quotidiano viene svolto dagli assistenti (tipo il “surfista dell’Idroscalo” arrestato con l’ex vicepresidente del parlamento, Eva Kaili). E tutti costoro sono oggetto quotidiano delle attenzioni di ben 14.000 società di lobbying autorizzate ad operare a Bruxelles, con tanto di pass per entrare negli uffici.

Pensare che la corruzione riguardi solo i quattro arrestati, o solo la sessantina di europarlamentari indagati (“progressisti”, democristiani, di ultra-destra, ecc.), è davvero un wishful thinking...

La credibilità azzerata è solo una delle conseguenze. Ogni provvedimento antipopolare preso d’ora in poi dalla Commissione non potrà più essere presentato come una “spiacevole necessità” motivata dalla crisi economica o dall’esistenza di “nemici esterni”. Il sospetto – la certezza – che ogni decisioni avvantaggi certi interessi a danno di altri dovrà necessariamente accompagnare tutte le tappe del ritorno all’”austerità europea”.

Ovvio che ci vorrà una pressione soggettiva forte, sindacale e politica, perché questa assenza di credibilità possa diventare una crisi verticale di tutte le forze politiche che hanno accettato di farsi dettare da Bruxelles sia la politica economica che quella internazionale. Insomma, l’intero arco parlamentare italiano...

Abbiamo di fronte blocchi di potere molto articolati, dalle grandi multinazionali (alcuni paesi, come il Qatar e simili, agiscono più come immense holding che gestiscono materie prime e imperi finanziari di dimensione globale) fino all’ultimo degli “imprenditori” che speculano su concessioni pubbliche (chiedere lumi al “ministro” Santanché, che vorrebbe privatizzare anche le ultime spiagge rimaste pubbliche).

Ma sono blocchi che non riescono più a trovare un equilibrio stabile. Troppi interessi divergenti, ad ogni livello e tra i diversi livelli (ricordate Mario Draghi quando parlava di “imprese zombie” che andavano solo lasciate fallire?). Con a disposizione un “personale politico” intenzionalmente impoverito di competenze e talenti, privo da oltre 30 anni di qualsiasi autonomia decisionale sui temi fondamentali (politiche di bilancio, politica internazionale e industriale, ecc.).

Trovare la quadratura del cerchio diventa ogni volta più difficile. E ogni scossone a queste “gabbie” – sia a quella europea che a quella atlantica – va ccompreso, utilizzato, sfruttato per costruire di nuovo un protagonismo sociale e una alternativa politica radicale. Socialista, diciamo...

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