Neanche 24 ore dopo che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha intimato a Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie di ripristinare i prezzi dell’energia applicati prima del 10 agosto 2022, a causa delle modifiche unilaterali illegittime del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale, ecco le puntuali lacrime di coccodrillo di Confindustria.
Elettricità Futura (energiafutura.it), che riunisce le imprese elettriche italiane sotto gli stendardi di Confindustria, e Utilitalia (utilitalia.it), la Federazione delle utilities pubbliche italiane, suonano la marcia funebre, perché la decisione dell’Authority ”sta già producendo gravi conseguenze su un settore industriale strategico per la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia con ricadute negative per l’occupazione e l’indotto della filiera nazionale”.
La solita minaccia: quando tocchi gli interessi degli azionisti, subito si evocano sfracelli occupazionali. Confingordigia non si smentisce mai.
E fin qui siamo al chiagni. Ed ecco il fotti: ”Gli operatori sarebbero costretti fino ad aprile 2023 a vendere energia a un prezzo significativamente inferiore a quello a cui la comprano, dovendo continuare a venderla a prezzi definiti 12 o 24 mesi prima, prezzi che sono stati possibili solo in presenza di coperture oggi scadute”.
Tradotto? Il governo ci dia i soldi che non possiamo avere dalle bollette, che abbiamo aumentato per fare quegli extraprofitti che rischiamo di non fare più.
E poi l’anatema. Le sanzioni previste dall’Autority si tradurrebbero, oltre che nelle perdite del guadagno non dovuto, ma preteso, anche in quelle “difficoltà già fronteggiate da molti mesi (drammatico incremento della morosità, crisi di liquidità, esponenziale incremento delle garanzie da prestare sui mercati, altre misure sui “presunti extra profitti”). È concreto – dicono in coro Elettricità futura e Utilitalia – il rischio di fallimento per molti operatori di vendita medio-piccoli con conseguenti danni per lo Stato, il sistema e i consumatori”.
Presi in flagrante, si succhiano le dita sporche di marmellata. Ma mentono, sapendo di mentire.
Dal che si evince la mentalità: quando voglio aumentare i prezzi non chiedo il permesso a nessuno, quando devo giustificare gli aumenti, ho bisogno di ciucciare la mammella dello Stato. Come al solito: neoliberisti quando si tratta di fare profitti privati, neokeynesiani quando si tratta di prendere denaro pubblico.
Tuttavia, stavolta, li smentisce la presa di posizione pubblica, come denuncia apertamente una pagina a pagamento sui principali quotidiani italiani, firmata dai più importanti marchi della Grande distribuzione (federdistribuzione.it) in cui tra l’altro, si legge:
”L’inflazione dei beni di consumo ha raggiunto a novembre il 12,8 per cento. […] Gli aumenti dei listini lordi di acquisti che abbiamo ricevuto quest’anno dalle aziende dell’industria del Largo consumo, infatti, sono state mediamene superiori al 20 per cento. […] Oggi non siamo in grado di assorbire ulteriori incrementi di costi, dovendo far fronte anche ai consistenti rincari dell’energia”.
Dunque – a parte la ferale conferma dell’ulteriore aumento generalizzato dei prezzi di tutti i generi alimentari e di largo consumo nei supermercati italiani – è un dato di fatto che i rincari energetici siano consistenti; allo stesso modo è evidente che le modifiche unilaterali del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale siano state illegittime, unilaterali, appunto. E hanno pesato e peseranno sul carovita.
A proposito di pagine pubblicate su tutti i giornali italiani, non può sfuggire l’annuncio pubblicitario di Terna (terna.it) che dà consigli su come risparmiare i costi dell’energia, tra cui spicca il famoso “l’ultimo spenga la luce”.
L’involontarietà del gesto comico diventa un capitombolo grottesco: Terna dovrebbe occuparsi dell’efficienza delle infrastrutture, in modo che non si verifichino inutili sprechi o costose dispersioni. Dovrebbe rivolgersi alle aziende elettriche e alle municipalizzate, non agli utenti delle compagnie elettriche.
E allora perché ci viene a dire che per spendere di meno sull’energia dovremmo consumare di meno, invece che pagare di meno le bollette? Come mai questo impellente bisogno di correre in soccorso degli illeciti profitti energetici?
Non è mai una buona idea risparmiare energie per fare piena luce sugli espedienti per aumentare gli utili a spese di chi guadagna poco e spende troppo per pagare le bollette.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/12/2022
14/12/2022
L’ingordigia di Confindustria
L’Autorità per la concorrenza e il mercato ha avviato sette istruttorie e adottato sette provvedimenti cautelari nei confronti di Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie per presunte modifiche unilaterali illegittime al prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale.
Una partita da 7 milioni e mezzo di contratti, con 2,6 milioni di consumatori che già starebbero pagando più del dovuto. In realtà la truffa è molto più grave, se si pensa che hanno realizzato extraprofitti rivendendo al prezzo maggiorato di oltre 10 volte quello che avevano già acquistato a prezzi nettamente inferiori.
Come si legge in un comunicato di USB (1) “la denuncia presentata dall’avv. Vincenzo Perticaro di USB si basava proprio sulla presa d’atto “di un ingiustificato rialzo dei prezzi del gas e dell’energia elettrica con una ingente moltiplicazione dei ricavi da parte delle società che li commercializzano e/o distribuiscono e ingenti danni per gli utenti” e chiamava in causa oltre le società oggi sotto inchiesta anche le autorità deputate al controllo, in particolare ARERA, AGCM e Mister Prezzi (Garante per la sorveglianza dei prezzi istituito presso l’allora Ministero per lo Sviluppo Economico – MISE)”.
Ci sarebbero gli estremi per il reato di truffa e aggiotaggio. Con l’aggravante che si tratta di aziende pubbliche o a partecipazione pubblica, i cui azionisti dovrebbero risponderne in solido, aziende i cui management andrebbero rimossi con effetto immediato. Ma so cuggini e fra parenti / non se fanno comprimenti / torneranno più cordiali / li rapporti personali / poetava Trilussa un secolo fa.
Fatto sta che, non solo hanno fatto ricorso contro la norma decretata dal governo Draghi che li costringeva a una maggiore tassazione su quei profitti illeciti, perdendo poi la causa davanti al Tar del Lazio a novembre, ma già ad agosto sono andati avanti, pretendendo aumenti, con quella formula truffaldina che va sotto il nome di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, che ha come sottotitolo cambio le regole quando mi pare, mi piace e mi conviene.
Contemporaneamente, come fosse un piano preordinato dall’intenzione di reiterare tutti quei comportamenti che servono a sfruttare la situazione senza scrupoli, ecco che Confindustria, alla quale sono iscritte le stesse aziende colpite dal provvedimenti dell’Antitrust, presenta un bel progetto, teso a mettere le mani sui finanziamenti pubblici in materia di transizione energetica.
Si chiama Proposta di riforma del mercato elettrico italiano, ed è stata presentata in occasione di un apposito seminario a cui hanno partecipato, tra gli altri, Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, e Stefano Besseghini, Presidente di ARERA, l’Autorità che dovrebbe vigilare sul corretto comportamento delle aziende energetiche.
Secondo gli organizzatori, la proposta punta a favorire lo sviluppo delle rinnovabili e il loro potenziale sul piano della competitività, costruendo un modello di mercato che separi la loro valorizzazione dal costo del gas.
Dice Aurelio Regina, Presidente del Gruppo tecnico Energia di Confindustria “In una fase in cui, durante l’estate, il prezzo del gas ha raggiunto picchi di aumento di oltre 12 volte il prezzo del gennaio 2021 e di circa 10 per il settore elettrico, invece che solidarietà e approccio comune in Europa abbiamo assistito a una concorrenza spietata per l’acquisto autonomo di rigassificatori e soluzioni autonome per l’approvvigionamento.” (2)
Insomma, gli aumenti sono colpa di “quelli che vengono da fuori”, non dell’insopportabile ingordigia delle aziende che il presidente rappresenta in Confindustria
Senza contare che i costi della “transizione energetica”, cioè la progressiva sostituzione di carbone, petrolio e gas, a favore di rinnovabili, si pretende siano scaricati sugli utenti delle aziende energetiche, in attesa di ricevere finanziamenti pubblici per le necessarie tecnologie. Come al solito, in Confindustria si parla solo e sempre con la bocca piena.
Dopo due anni di pandemia, in cui i profitti di queste aziende hanno sofferto il fermo della produzione e della mobilità, ecco che subito si sono voluti rifare con gli interessi, ben prima che scoppiasse la guerra in Ucraina.
Che è poi diventato uno straordinario, per non dire sensazionale, veicolo di aumenti generalizzati, non solo dell’energia. E riuniti fra de loro / senza l’ombra di un rimorso, / ce faranno un ber discorso/ su la Pace e sul Lavoro / pe quer popolo cojone / risparmiato dar cannone /, così Trilussa concludeva Ninna nanna de la guerra.
Perché la storia non si ripeta, oltre a denunciare con forza i trucchi delle aziende energetiche e le complicità politiche che li assecondano, è tempo di capire quali forme di lotta al caro-energia, causa del carovita e dell’inflazione, sia possibile mettere in campo per difendere le condizioni materiali di vita e di lavoro delle vittime della speculazione sulle bollette.
Va creato politicamente qualcosa di simile a quella che fu l’autoriduzione delle bollette negli anni Settanta, che costrinse il governo e le aziende all’introduzione delle fasce sociali, qualcosa di molto più efficace dei bonus a tempo, denari che non solo vengono bruciati, come il gas nelle caldaie, ma che diventano, neanche tanto paradossalmente, niente altro che una sorta di autorizzazione agli aumenti, come fossero semplici calamità, e non precise regole di accumulazione di capitale.
Note
1) https://www.usb.it/leggi-notizia/la-denuncia-di-usb-alle-procure-di-tutta-italia-ha-fatto-centro-lantitrust-mette-sotto-inchiesta-le-aziende-energetiche-1637.html
2) https://italia-informa.com/confindistria-proposta-riforma-mercato-elettrico.aspx
Fonte
Una partita da 7 milioni e mezzo di contratti, con 2,6 milioni di consumatori che già starebbero pagando più del dovuto. In realtà la truffa è molto più grave, se si pensa che hanno realizzato extraprofitti rivendendo al prezzo maggiorato di oltre 10 volte quello che avevano già acquistato a prezzi nettamente inferiori.
Come si legge in un comunicato di USB (1) “la denuncia presentata dall’avv. Vincenzo Perticaro di USB si basava proprio sulla presa d’atto “di un ingiustificato rialzo dei prezzi del gas e dell’energia elettrica con una ingente moltiplicazione dei ricavi da parte delle società che li commercializzano e/o distribuiscono e ingenti danni per gli utenti” e chiamava in causa oltre le società oggi sotto inchiesta anche le autorità deputate al controllo, in particolare ARERA, AGCM e Mister Prezzi (Garante per la sorveglianza dei prezzi istituito presso l’allora Ministero per lo Sviluppo Economico – MISE)”.
Ci sarebbero gli estremi per il reato di truffa e aggiotaggio. Con l’aggravante che si tratta di aziende pubbliche o a partecipazione pubblica, i cui azionisti dovrebbero risponderne in solido, aziende i cui management andrebbero rimossi con effetto immediato. Ma so cuggini e fra parenti / non se fanno comprimenti / torneranno più cordiali / li rapporti personali / poetava Trilussa un secolo fa.
Fatto sta che, non solo hanno fatto ricorso contro la norma decretata dal governo Draghi che li costringeva a una maggiore tassazione su quei profitti illeciti, perdendo poi la causa davanti al Tar del Lazio a novembre, ma già ad agosto sono andati avanti, pretendendo aumenti, con quella formula truffaldina che va sotto il nome di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, che ha come sottotitolo cambio le regole quando mi pare, mi piace e mi conviene.
Contemporaneamente, come fosse un piano preordinato dall’intenzione di reiterare tutti quei comportamenti che servono a sfruttare la situazione senza scrupoli, ecco che Confindustria, alla quale sono iscritte le stesse aziende colpite dal provvedimenti dell’Antitrust, presenta un bel progetto, teso a mettere le mani sui finanziamenti pubblici in materia di transizione energetica.
Si chiama Proposta di riforma del mercato elettrico italiano, ed è stata presentata in occasione di un apposito seminario a cui hanno partecipato, tra gli altri, Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, e Stefano Besseghini, Presidente di ARERA, l’Autorità che dovrebbe vigilare sul corretto comportamento delle aziende energetiche.
Secondo gli organizzatori, la proposta punta a favorire lo sviluppo delle rinnovabili e il loro potenziale sul piano della competitività, costruendo un modello di mercato che separi la loro valorizzazione dal costo del gas.
Dice Aurelio Regina, Presidente del Gruppo tecnico Energia di Confindustria “In una fase in cui, durante l’estate, il prezzo del gas ha raggiunto picchi di aumento di oltre 12 volte il prezzo del gennaio 2021 e di circa 10 per il settore elettrico, invece che solidarietà e approccio comune in Europa abbiamo assistito a una concorrenza spietata per l’acquisto autonomo di rigassificatori e soluzioni autonome per l’approvvigionamento.” (2)
Insomma, gli aumenti sono colpa di “quelli che vengono da fuori”, non dell’insopportabile ingordigia delle aziende che il presidente rappresenta in Confindustria
Senza contare che i costi della “transizione energetica”, cioè la progressiva sostituzione di carbone, petrolio e gas, a favore di rinnovabili, si pretende siano scaricati sugli utenti delle aziende energetiche, in attesa di ricevere finanziamenti pubblici per le necessarie tecnologie. Come al solito, in Confindustria si parla solo e sempre con la bocca piena.
Dopo due anni di pandemia, in cui i profitti di queste aziende hanno sofferto il fermo della produzione e della mobilità, ecco che subito si sono voluti rifare con gli interessi, ben prima che scoppiasse la guerra in Ucraina.
Che è poi diventato uno straordinario, per non dire sensazionale, veicolo di aumenti generalizzati, non solo dell’energia. E riuniti fra de loro / senza l’ombra di un rimorso, / ce faranno un ber discorso/ su la Pace e sul Lavoro / pe quer popolo cojone / risparmiato dar cannone /, così Trilussa concludeva Ninna nanna de la guerra.
Perché la storia non si ripeta, oltre a denunciare con forza i trucchi delle aziende energetiche e le complicità politiche che li assecondano, è tempo di capire quali forme di lotta al caro-energia, causa del carovita e dell’inflazione, sia possibile mettere in campo per difendere le condizioni materiali di vita e di lavoro delle vittime della speculazione sulle bollette.
Va creato politicamente qualcosa di simile a quella che fu l’autoriduzione delle bollette negli anni Settanta, che costrinse il governo e le aziende all’introduzione delle fasce sociali, qualcosa di molto più efficace dei bonus a tempo, denari che non solo vengono bruciati, come il gas nelle caldaie, ma che diventano, neanche tanto paradossalmente, niente altro che una sorta di autorizzazione agli aumenti, come fossero semplici calamità, e non precise regole di accumulazione di capitale.
Note
1) https://www.usb.it/leggi-notizia/la-denuncia-di-usb-alle-procure-di-tutta-italia-ha-fatto-centro-lantitrust-mette-sotto-inchiesta-le-aziende-energetiche-1637.html
2) https://italia-informa.com/confindistria-proposta-riforma-mercato-elettrico.aspx
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L’Antitrust mette sotto inchiesta le aziende energetiche
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato sette procedimenti istruttori, e deciso di adottare altrettanti provvedimenti cautelari, nei confronti delle principali società fornitrici di energia elettrica e di gas naturale sul mercato libero, che rappresentano circa l’80% del mercato.
Nella nota diffusa dall’Authority, si legge che i provvedimenti sono stati avviati nei confronti delle principali società fornitrici di energia elettrica e di gas naturale sul mercato libero, che rappresentano circa l’80% del mercato.
Sotto la lente dell’Autorithy sono finite le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale e le successive proposte di rinnovo delle condizioni contrattuali, in contrasto con l’art. 3 del Decreto Legge 9 agosto 2022 n. 115 (cd. Aiuti bis), convertito in Legge n. 142 del 21 settembre 2022. La norma sospende, dal 10 agosto fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle relative comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche di prezzo si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Questi interventi – spiega l’Antitrust – “vanno ad aggiungersi ai quattro procedimenti istruttori e agli altrettanti provvedimenti cautelari adottati nei confronti delle società Iren, Dolomiti, E.On e Iberdrola e fanno seguito ad un’ampia attività preistruttoria svolta nei confronti di 25 imprese, dalla quale è emerso che circa la metà degli operatori interessati ha rispettato la legge evitando di modificare le condizioni economiche – dopo il 10 agosto 2022 – ovvero revocando gli aumenti illecitamente applicati”.
A sette società – Eni, Enel, Acea, Hera, Edison, A2A, Engie – viene contestata dall’Antitrust la mancata sospensione delle comunicazioni di proposta di modifica unilaterale delle condizioni economiche, inviate prima del 10 agosto 2022 e, in seguito, le proposte di aggiornamento o di rinnovo dei prezzi di fornitura, di carattere peggiorativo, giustificate sulla base della asserita scadenza delle offerte a prezzo fisso. La norma sospende, dal 10 agosto fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle relative comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche di prezzo si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Alla società Acea viene anche contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (10 agosto) e non “perfezionate” prima della stessa data.
Fonte
Nella nota diffusa dall’Authority, si legge che i provvedimenti sono stati avviati nei confronti delle principali società fornitrici di energia elettrica e di gas naturale sul mercato libero, che rappresentano circa l’80% del mercato.
Sotto la lente dell’Autorithy sono finite le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale e le successive proposte di rinnovo delle condizioni contrattuali, in contrasto con l’art. 3 del Decreto Legge 9 agosto 2022 n. 115 (cd. Aiuti bis), convertito in Legge n. 142 del 21 settembre 2022. La norma sospende, dal 10 agosto fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle relative comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche di prezzo si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Questi interventi – spiega l’Antitrust – “vanno ad aggiungersi ai quattro procedimenti istruttori e agli altrettanti provvedimenti cautelari adottati nei confronti delle società Iren, Dolomiti, E.On e Iberdrola e fanno seguito ad un’ampia attività preistruttoria svolta nei confronti di 25 imprese, dalla quale è emerso che circa la metà degli operatori interessati ha rispettato la legge evitando di modificare le condizioni economiche – dopo il 10 agosto 2022 – ovvero revocando gli aumenti illecitamente applicati”.
A sette società – Eni, Enel, Acea, Hera, Edison, A2A, Engie – viene contestata dall’Antitrust la mancata sospensione delle comunicazioni di proposta di modifica unilaterale delle condizioni economiche, inviate prima del 10 agosto 2022 e, in seguito, le proposte di aggiornamento o di rinnovo dei prezzi di fornitura, di carattere peggiorativo, giustificate sulla base della asserita scadenza delle offerte a prezzo fisso. La norma sospende, dal 10 agosto fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle relative comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche di prezzo si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Alla società Acea viene anche contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (10 agosto) e non “perfezionate” prima della stessa data.
Fonte
20/10/2022
Aziende energetiche sotto tiro dell’antitrust
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – più nota come Antitrust – ha avviato quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle aziende energetiche come Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti, fornitrici di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero.
Inoltre ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A Energia, Acea Energia, AGSM ENERGIA, Alleanza Luce & Gas, Alperia, AMGAS, ARGOS, Audax Energia, Axpo Italia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.
Sotto la lente dell’Autorità sono finite le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto con l’art. 3 del Decreto Legge 9 agosto 2022 n. 115 (cd. Aiuti bis), convertito in Legge n. 142 del 21 settembre 2022. La norma in questione sospende, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Si tratta di quattro istruttorie nei confronti di altrettante aziende per presunte modifiche unilaterali illegittime del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale e per possibili indebite risoluzioni contrattuali.
Inoltre c’è la richiesta di informazioni ad altre 25 imprese tra i principali operatori del settore energetico, chiedendo di acquisire copia di eventuali comunicazioni contra legem mandate ai consumatori, a partire dal 1° maggio 2022, relative alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione, aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. In tal modo si intende verificare se siano state attuate similari condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
Secondo Milano Finanza le istruttorie che riguardano la Iberdrola ed E.On sono relative alle comunicazioni con cui comunicavano agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta “in alternativa all’accettazione di un nuovo contratto a condizioni economiche significativamente peggiori”.
Alla società energetica trentina Dolomiti, invece, viene contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (relativo al 10 agosto di quest’anno), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali “perfezionate” ovvero effettivamente applicate prima della stessa data.
Alla società Dolomiti e a Iberdrola viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili.
C’è poi Iren a cui viene contestata la comunicazione relativa alla asserita scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con la contestuale prospettazione delle nuove e peggiorative condizioni economiche di offerta, in alternativa alla facoltà del cliente di recedere dalla fornitura. “Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa”, afferma l’Antitrust, “si concluderanno i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari”.
Relativamente alle Autorithy rimane però ancora senza risposta la richiesta di accesso agli atti (L.241/90) avanzata dal sindacato Usb e dall’avvocato Perticaro all’ARERA, l’Autorità per l’energia reti e ambiente. La richiesta di accesso agli atti è necessaria per conoscere i criteri con cui ha aggiornato, fissato e ritoccato i prezzi dell’energia nell’ultimo anno. Gli ulteriori documenti richiesti dall’Usb rispetto a quelli pubblicati da Arera sul proprio sito, secondo l’Authority non possono invece essere resi pubblici perché questo potrebbe configurare “un controllo generalizzato dell’operato dell’amministrazione”, cosa inammissibile per Arera.
Fonte
Inoltre ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A Energia, Acea Energia, AGSM ENERGIA, Alleanza Luce & Gas, Alperia, AMGAS, ARGOS, Audax Energia, Axpo Italia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.
Sotto la lente dell’Autorità sono finite le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto con l’art. 3 del Decreto Legge 9 agosto 2022 n. 115 (cd. Aiuti bis), convertito in Legge n. 142 del 21 settembre 2022. La norma in questione sospende, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.
Si tratta di quattro istruttorie nei confronti di altrettante aziende per presunte modifiche unilaterali illegittime del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale e per possibili indebite risoluzioni contrattuali.
Inoltre c’è la richiesta di informazioni ad altre 25 imprese tra i principali operatori del settore energetico, chiedendo di acquisire copia di eventuali comunicazioni contra legem mandate ai consumatori, a partire dal 1° maggio 2022, relative alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione, aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. In tal modo si intende verificare se siano state attuate similari condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
Secondo Milano Finanza le istruttorie che riguardano la Iberdrola ed E.On sono relative alle comunicazioni con cui comunicavano agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta “in alternativa all’accettazione di un nuovo contratto a condizioni economiche significativamente peggiori”.
Alla società energetica trentina Dolomiti, invece, viene contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (relativo al 10 agosto di quest’anno), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali “perfezionate” ovvero effettivamente applicate prima della stessa data.
Alla società Dolomiti e a Iberdrola viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili.
C’è poi Iren a cui viene contestata la comunicazione relativa alla asserita scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con la contestuale prospettazione delle nuove e peggiorative condizioni economiche di offerta, in alternativa alla facoltà del cliente di recedere dalla fornitura. “Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa”, afferma l’Antitrust, “si concluderanno i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari”.
Relativamente alle Autorithy rimane però ancora senza risposta la richiesta di accesso agli atti (L.241/90) avanzata dal sindacato Usb e dall’avvocato Perticaro all’ARERA, l’Autorità per l’energia reti e ambiente. La richiesta di accesso agli atti è necessaria per conoscere i criteri con cui ha aggiornato, fissato e ritoccato i prezzi dell’energia nell’ultimo anno. Gli ulteriori documenti richiesti dall’Usb rispetto a quelli pubblicati da Arera sul proprio sito, secondo l’Authority non possono invece essere resi pubblici perché questo potrebbe configurare “un controllo generalizzato dell’operato dell’amministrazione”, cosa inammissibile per Arera.
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