Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/04/2026

L’agente del Mossad morto misteriosamente sul Lago Maggiore era un pezzo grosso

La pesante cappa di silenzio calata sul misterioso “affondamento” di una barca sul lago Maggiore il 28 maggio del 2023 è stata rotta da uno dei soggetti coinvolti: il Mossad israeliano.

Nello stranissimo incidente morirono un agente del Mossad, due agenti dei servizi segreti italiani e una donna. Gli altri 18 “ospiti” della festa sulla barca “Gooduria” scomparvero rapidamente senza lasciare tracce. Sembra addirittura che un volo speciale proveniente da Israele atterrò in Italia per “esfiltrare” gli altri agenti del Mossad presenti alla “festa” sulla barca poi affondata.

In Italia il silenzio su quanto accaduto venne relativamente rotto dalla cerimonia ufficiale nel marzo del 2024 che aveva ricordato la morte dei due agenti.

In Israele invece è stato il capo del Mossad, David Barnea, nel giorno del ricordo dei caduti delle guerre d’Israele, a citare l’agente M. morto, appunto, nel misterioso affondamento della barca sul Lago Maggiore

I media israeliani legano l’agente “M” al nome, forse fittizio, di Erez Shimoni, morto nel naufragio il tardo pomeriggio del 28 maggio del 2023 in Italia e il cui nome era però già venuto fuori all’epoca.

La salma dell’agente cinquantenne del Mossad Erez Shimoni era stata riportata in Israele mercoledì 31 maggio “Il Mossad ha perso un caro amico, che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dello Stato di Israele per decenni, anche dopo essere andato in pensione” dichiararono le autorità israeliane.

Il capo del Mossad, Barnea aveva partecipato al funerale di Erez Shimoni nel 2023, la cui tomba è nel cimitero di Ashkelon, nel sud di Israele.

Il segreto di Stato ha coperto fin dalle prime ore le identità e nazionalità delle altre 18 persone a bordo. La versione ufficiale dichiarò che si trattò di un incidente dovuto alle eccezionali condizioni di maltempo in quel tratto del lago.

Come già si era sospettato all’epoca, Barnea ha confermato che l’operazione in corso in Italia nel 2023 era un’attività comune tra Italia e Israele nei confronti dell’Iran. L’operazione doveva “contrastare le capacità militari non convenzionali dell’Iran tesa a impedire che arrivassero a Teheran armamenti avanzati, forniture di armi e tecnologia per arricchire l’uranio”.

Se si trattava di una missione operativa, nulla esclude che l’affondamento della barca possa essere un aspetto della guerra di spie combattuta in altri paesi tra i servizi israeliani e quelli iraniani. In tal caso meglio mascherarla da incidente che da sconfitta sul campo, un po’ come sta accadendo da settimane nella guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran. E come quando le perdite sul terreno sono spesso indicate come vittime di “fuoco amico” o di “incidenti” piuttosto che ammettere le capacità offensive del nemico.

Nel maggio del 2023 in carica c’era il governo Meloni, due mesi prima del naufragio della barca delle spie italiane e israeliane, Netanyahu era stato in visita in Italia.

Da quanto affermato dal capo del Mossad Barnea, quella in corso sul territorio italiano era una importante missione operativa che dunque ha coinvolto anche i servizi di intelligence italiani, causandone anche due perdite, altri due morti da mettere sul conto della vergognosa e complice alleanza con Israele.

Fonte

27/08/2024

Lo strano caso del naufragio del Bayesian

Non risulta che fosse un lupo di mare, il reverendo inglese Thomas Bayes, noto agli statistici per il suo teorema sulla probabilità condizionata, che in sostanza permette una ricerca a posteriori delle cause di un evento che si è verificato. Ma calcolare le probabilità di una causa nel provocare un evento è esattamente quello che in sostanza stanno facendo gli inquirenti della procura di Termini Imerese, per cercare di diradare la nebbia e i misteri calati sul tragico affondamento del Bayesian, il veliero inglese colato a picco nei giorni scorsi davanti a Palermo e che proprio del matematico e filosofo del ‘700 portava il nome, la prima delle tante strane coincidenze, o brutti presagi, di questa storia che ha colorato di nero il mare blu di Porticello.

Le vittime

Sette vittime, a cominciare dal proprietario e uomo d’affari Mike Lynch e dai suoi importanti e potenti ospiti, e per finire con sua figlia Hannah, 18 anni, l’ultima dei dispersi e l’ultimo corpo restituito dal relitto, studentessa modello e prossima a frequentare la Oxford University. 15 superstiti che sono arrivati a terra terrorizzati col tender messo a disposizione dal capitano Karsten Borner, nostromo del “Sir Robert Baden Powell”, la nave olandese che ha prestato soccorso ai naufraghi nei momenti immediatamente successivi al disastro. Curiosamente, la furiosa tempesta e relativa tromba marina che avrebbero causato l’affondamento del Bayesian, hanno lasciato intatto e pienamente funzionante lo scafo governato dal tedesco Borner, nonostante sia più o meno la metà del veliero inglese finito a oltre 50 metri di profondità sul fondale palermitano: 32 metri di lunghezza, sei di larghezza, e pesante meno di un quarto, 111 tonnellate.

Una delle tante circostanze incongruenti, per non dire bizzarre, non si trattasse di una tragedia sulle quali la procura di Termini Imerese, con le indagini affidate alla Guardia Costiera, sta lavorando per i reati ipotizzati di naufragio, disastro, omicidio plurimo e lesioni colpose. Sotto la guida del procuratore Ambrogio Cartosio, nel riserbo che è molto più stretto del solito tanto che i giornalisti si sono lamentati per le informazioni ricevute col contagocce: i superstiti sono stati blindati in un hotel palermitano, con le bocche cucite e la sensazione che siamo solo all’inizio di un romanzo legale e giudiziario che si annuncia piuttosto lungo.

Il Bayesian issava la bandiera inglese, ed era gestito dai charter Campbell e Nicholson ma intestato alla Revtom, società con sede nell’Isola di Man e intestata ad Angela Bacares, 57 anni, moglie di Lynch, con lui a bordo del veliero e tra i sopravvissuti al naufragio. Dal Regno Unito è stato annunciato l’arrivo di una task force della Marine Accident Investigation Branch, una sorta di FBI marittima che nel mondo accerta e indaga ogni incidente o naufragio in cui siano coinvolti scafi UK. La sensazione di un commissariamento investigativo è palpabile.

Il Bayesian, orgoglio della marineria italiana

Dopo quasi 150 immersioni e oltre 4000 ore sott’acqua, nel braccio di mare di fronte a Palermo, tra sub e robot che scandagliano il fondale sabbioso scattando foto, cominciano a delinearsi i tratti di un naufragio che pare tratto dal manuale dell’imperfetto marinaio. Sedici minuti e 140 metri per buttare giù un orgoglio della marineria italiana, un pezzo da novanta dell’artigianato velico che è riservato a miliardari e tycoon come Lynch. Il Bayesian è uscito dai cantieri di Perini Navi, a Viareggio, nel 2008 come uno dei più grandi e belli velieri di lusso al mondo. Al varo, ironia della sorte, è stato licenziato col nome di Salute. È stato anche il primo sloop, ossia uno scafo con un albero unico e una sartia a collegarlo alla prua, per aprire poi 2900 metri quadrati di velatura. Interni curati da Remi Tessier Design, una firma francese del design nautico, premi internazionali per la qualità della fattura e del lusso. E poi l’orgoglio, la ciliegina sulla torta. Un albero di 76 metri, il più alto al mondo all’epoca. Uno degli operai, un caposquadra, ne ricorda ancora la costruzione come il parto di un capolavoro. Lamiera doppiata e saldata a cinque metri per pezzo, tre operai a tempo pieno per quattro mesi e un capannone dedicato e su misura. Issato e montato sullo scafo pareggiava trequarti del campanile di San Marco a Venezia, per rendere l’idea della dimensione: per tirarlo su ci vollero delle gru speciali e il piazzale del cantiere rimase bloccato alcuni giorni. Non si è spezzato, non ha ceduto, come qualcuno aveva raccontato sulle prime, forse tradito dall’emozione, un obelisco di fatica e di tecnologia del genere non si piega e non si spezza, ma adesso giace come un albero denudato delle sue foglie nel profondo del basso Tirreno: dovranno probabilmente segarlo quando sarà il momento di tirare su il relitto, per riportare a galla lo scafo con i suoi segreti, per ricostruire e riannodare i fili di un quarto d’ora di terrore e morte in una placida notte d’agosto.

La lunga sequenza di errori

Il Bayesian, definito inaffondabile per la meraviglia dei suoi 56 metri di lunghezza e delle 473 tonnellate di alluminio, teak e tecnologia quasi spaziale, aveva 9,7 metri di deriva, ossia quella specie di pinna che serve per equilibrare il peso e l’altezza dello scafo, specie quando le condizioni del mare si fanno difficili. Al momento dell’affondamento, il veliero aveva la deriva ritirata, non arrivava alla metà della sua estensione: può darsi che fosse stata ritirata in avvicinamento al basso fondale, ma non è stata riportata in profondità nonostante le condizioni lo permettessero e nonostante un vento accertato di 80 nodi, 150 km/h. E questo è uno dei clamorosi sbagli che fanno parte della catena di errori umani su cui si sta focalizzando l’attenzione degli inquirenti. Ne fanno parte, anche, i boccaporti e i portelloni aperti, specie quello dei tender, così come i motori spenti, l’ancora abbassata, i passeggeri chiusi in cabina e non radunati nell’area di sicurezza come previsto e il sistema di chiusura automatica di tutti gli accessi. Anche la posizione del veliero era il contrario di quello che prevedono le più elementari regole marittime, con la nave che prendeva le onde e la tempesta di pancia, invece di mettersi di prua, coi motori accesi, l’ancora sollevata e tutto sigillato.

Il capitano del veliero, James Cutfield, 51 anni, neozelandese e quindi un passaporto a cinque stelle quando si parla di cose di mare, avrà il suo bel daffare a spiegare come sia potuto accadere tutto questo sulla sua nave, a cominciare dal fatto che pare abbia dichiarato agli inquirenti di non essersi reso conto del cattivo tempo in arrivo: eppure, nella notte tra domenica e lunedì, nel braccio di mare dove è affondato il veliero raccontano non ci fosse pescatori in giro, nemmeno una bettolina. Loro sapevano e a bordo del Bayesian, con tutta quell’apparato tecnologico, nulla? I pezzi di verità risaliranno a galla a colpi di immersioni dei sub che si sono fatti strada attraverso una vetrata della nave e hanno avuto bisogno dei martinetti fatti su misura da un fabbro di Porticello per spaccare la lastra spessa tre centimetri.

L’affondamento

Resta il fatto alle ore 3:50 il veliero, sferzato dalla tempesta e in balia di se stesso, ha cominciato a scarrocciare, ossia a spostarsi lateralmente spinto dal vento che soffiava sulle murate, con l’ancora già stracciata e girando quasi su stesso come una trottola, imbarcando centinaia di migliaia di litri di acqua che hanno raggiunto la sala macchine e ha causato un black out generale, e inclinandosi inesorabilmente di prua fino a inabissarsi, appoggiandosi sul fondale alla fine a dritta, cioè sul fianco destro. Sedici minuti in tutto, pare, col May-day lanciato in automatico solo alla fine alla capitaneria di porto di Bari. 

Nel frattempo, a bordo, scene di terrore e panico. Chi ha potuto, tra le 22 persone imbarcate, ha raggiunto l’esterno della nave e da lì, buttandosi in mare o trovandosi in mezzo alle onde, ha trovato il tender della salvezza. Gli altri, nei racconti dei sopravvissuti e nelle ricostruzioni dei soccorritori, hanno fatto la fine dei topi, affogati nel disperato tentativo di trovare un varco e dell’ossigeno tra la marea che ha invaso cabine e scafo. I corpi delle vittime, tolto il cuoco, sono stati trovati dalla parte opposta rispetto alle indicazioni date dai naufraghi sulla distribuzione delle cabine, evidentemente hanno cercato disperatamente di fuggire alla morte.

La spoon river dell’alta finanza

L’incredibile e triste storia del Bayesian, però, non è solo la cronaca di un naufragio annunciato per una serie di corbellerie, come praticamente le definisce Giovanni Costantino, fondatore e CEO di The Italian Sea Group, detentore degli asset di Perini Navi che è fallita nel 2021 e che ora valuta eventuali azioni legali a tutela del buon nome dell’azienda. Il proprietario del veliero e i suoi illustri ospiti deceduti insieme a lui raccontano una Spoon River dove alta finanza, informatica, sicurezza nazionale e servizi segreti sono aggrovigliati in una matassa difficilmente districabile. Mike Lynch, 59 anni, originario di Ilford, Essex, Ordine dell’Impero Britannico e membro della Royal Society, era considerato il Bill Gates inglese. Nel 1996 ha fondato Autonomy Corporation, azienda di informatica per la gestione software di dati sensibili che è stata venduta nel 2011 a Hewlett Packard per oltre 11 miliardi di dollari. Un anno dopo la cessione, il tycoon inglese è stato accusato da HP di frode e falso in bilancio per una svalutazione di 8,8 miliardi di dollari della corporate, tra errati dati economici e patrimoniali, ed è iniziata per Lynch un’odissea giudiziaria durata 13 anni, fino a pochi mesi fa, quando un tribunale americano lo ha assolto e prosciolto dalle accuse.

«Ho vinto la causa non solo perché sono innocente, ma anche perché sono ricco e mi sono potuto permettere i migliori avvocati», aveva dichiarato Lynch alla BBC. Si riferiva a Christopher Morvillo, avvocato dello studio Clifford Chance che ha brillantemente difeso il suo assistito di fronte alla corte statunitense, ottenendo una rara, rarissima assoluzione nella giurisprudenza nordamericana per procedimenti di quel tipo. Morvillo, brillante legale newyorchese, si era fatto notare già nel 2001 nell’ambito delle indagini sugli attentati terroristici alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Da quel procedimento per cui è stato anche estradato negli USA, con arresti domiciliari a San Francisco, Lynch ha dovuto ringraziare anche Jonathan Bloomer, presidente di Morgan Stanley International e suo amico di lunga data, oltre che testimone a discarico nel processo per la presunta frode.

Macabre coincidenze

Nella pancia del Bayesian – per una macabra coincidenza – hanno trovato la morte tutti e tre: oltre a Lynch, Morvillo e Bloomer con le rispettive mogli. Erano stati invitati come compagni di un lungo e difficile viaggio, a questa che era stata organizzata come una crociera per festeggiare l’uscita dal lungo tunnel giudiziario di Lynch insieme a chi lo ha aiutato a venirne fuori. Si può dire che il destino ha colpito con chirurgica precisione. Considerando che solo due giorni prima dell’affondamento, a svariate migliaia di chilometri di distanza, a Streetham, nel Cambridgeshire, Inghilterra Orientale, una Opel condotta da una donna di 49 anni aveva travolto e ucciso un uomo intento a fare jogging. Si trattava di Stephen Chamberlain che era il socio e amico di Lynch da una vita.

Con lui aveva fondato Autonomy e poi dato vita a Darktrace, azienda di cybersicurezza creata nel 2013 e che fa leva sull’intelligenza artificiale per creare pacchetti di sicurezza informatica su misura per i propri clienti. Quotata alla Borsa di Londra con un valore di 2,5 miliardi di sterline nel 2021 (2,9 miliardi di euro), è stata rilevata nello scorso aprile dal fondo Thoma Bravo per 5,3 miliardi di dollari, e dallo scorso luglio è partecipata al 5% dal fondo d’investimenti BlackRock.

Fin dalla sua fondazione, Darkface, è stata legata a doppio filo i dipartimenti di sicurezza di Inghilterra, Stati Uniti e Israele. Darktrace è stata partner del Dipartimento di Difesa USA, anche durante il processo celebrato a Lynch in USA, e si è arricchita col contributo di esperti informatici e cybersecurity di CIA, NSA e Pentagono, ma soprattutto è nata a braccetto col servizio di controspionaggio inglese. Steve Huxter, ex membro di MI5, è stato un suo cofondatore e Sir Jonathan Evans, consulente di Lynch e Chamberlain, addirittura un ex direttore che è passato alle cronache per discutibili dichiarazioni sull’uso della tortura sui prigionieri durante le vicende delle “rendition” statunitensi seguite agli attentati alle Torri Gemelle. Il mondo sommerso che sta alle spalle delle vittime del naufragio del Bayesian, legate tutte insieme con uno solidissimo file rouge, non è certamente meno profondo del mare che ha inghiottito uno dei velieri più belli e più sicuri al mondo.

Fonte

21/08/2024

Emergono dettagli sull'affondamento dello yacht del magnate britannico Lynch

L’affondamento dello yacht del magnate britannico Mike Lynch comincia a evidenziare alcuni dettagli che alimentano seri sospetti sui contorni della morte sua, del boss di Morgan Stanley, Johnatan Bloomer, del loro avvocato di fiducia e delle rispettive mogli nelle acque di Porticello a Palermo. Non è certo un dettaglio che ben sei agenti speciali britannici si siano precipitati sul posto per capire – o per coprire? – quello che è accaduto.

In primo luogo c’è la morte, appena quattro giorni fa, del numero due dell’azienda di Lynch, Stephen Chamberlain, investito mentre faceva jogging a Stretham, in Gran Bretagna. Chamberlain lavorava come direttore operativo per la società di sicurezza informatica Darktrace, legata al magnate Lynch.

In secondo luogo Lynch era uno squalo della finanza soprattutto nel settore sensibilissimo della cybersicurezza e dunque anche della cyberwar. E in questo settore i punti di contatto con il mondo dell’intelligence e del lavoro sporco sono innumerevoli.

Riproduciamo qui di seguito una inchiesta pubblicata dall’Agenzia Nova che evidenzia i rapporti di Lynch con il mondo dei servizi segreti e in particolare con quelli israeliani.

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Darktrace, l’azienda dell’imprenditore Mike Lynch ha rapporti stretti con l’intelligence israeliana

da Agenzia Nova del 21 agosto

Darktrace, azienda di sicurezza informatica fondata dal magnate britannico Mike Lynch – una delle sei persone disperse nel naufragio avvenuto ieri a Porticello, nei pressi di Palermo – ha rapporti consolidati con l’intelligence israeliana. Darktrace è ben nota ai servizi segreti internazionali, italiani compresi, ma ha stretti rapporti, in particolare, con quelli israeliani che, secondo una fonte interpellata da “Agenzia Nova”, hanno utilizzato i sistemi dell’azienda britannica per individuare alcuni dei massimi dirigenti di Hamas. Lynch, noto anche come il “Bill Gates britannico”, ha avuto un ruolo importante nella nascita di Darktrace. La società, infatti, è stata fondata nel 2013 a Cambridge, da matematici ed esperti di difesa informatica di Invoke Capital, altra impresa di proprietà proprio di Lynch.

Nell’aprile 2021, Darktrace è stata quotata alla Borsa di Londra con un valore di mercato di circa 2,5 miliardi di sterline (2,9 miliardi di euro al tasso di cambio attuale), a dimostrazione di come l’azienda sia rapidamente diventata leader mondiale nell’intelligenza artificiale per la cyber security.

Darktrace basa la sua fortuna su una tecnologia di IA cosiddetta “self learning”, ovvero con capacità di autoapprendimento che consente di avere una visione completa dell’infrastruttura di un’azienda e, di conseguenza, proteggerla autonomamente da minacce cyber di efficacia avanzata. Una competenza che non è passata inosservata ai principali servizi d’intelligence globali, in particolare quelli israeliani da sempre fra i più attenti e specializzati nel comparto della cyber sicurezza

L’estate scorsa Darktrace aveva presentato sul mercato Heal, il suo nuovo strumento che sfrutta l’intelligenza artificiale per facilitare la fase cosiddetta di “incident response”, ovvero la capacità di rilevare e gestire gli attacchi informatici in modo da ridurre al minimo i danni, i tempi di recupero e i costi totali.

Lo scorso primo marzo l’azienda ha annunciato la nascita di Darktrace Federal, una nuova divisione al servizio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, della comunità di intelligence, delle agenzie civili federali e delle infrastrutture critiche nazionali per rafforzare le loro capacità di proteggersi dagli attacchi cyber.

In Darktrace Federal lavorano esperti in materia di sicurezza ed ex membri dell’intelligence statunitense che hanno guidato le operazioni informatiche presso la Cia e fornito assistenza all’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) e al Pentagono. Un annuncio che non sorprende, ma che anzi conferma la stretta vicinanza fra l’azienda fondata da Lynch e la comunità internazionale dell’intelligence.

È notizia dello scorso 26 aprile, invece, l’acquisizione di Darktrace da parte del fondo d’investimento statunitense Thoma Bravo per 5,32 miliardi di dollari. La trattativa era iniziata nel 2022 ma aveva subito una battuta d’arresto a causa di una serie di difficoltà nei negoziati fra le dirigenze delle due aziende. Thoma Bravo ha visto l’acquisizione come un’opportunità per rafforzare la propria esposizione nel mercato della sicurezza informatica: d’altronde, il fondo Usa possiede già diverse aziende che operano nel comparto, come Sophos, Proofpoint, Ping Identity e SailPoint.

Per Darktrace, invece, l’acquisizione potrebbe rappresentare un’opportunità di crescita e innovazione: un’operazione “win-win” come si dice in questi casi. Non sempre, tuttavia, sono filati lisci i rapporti fra le società legate a Lynch e gli Stati Uniti. L’imprenditore britannico, infatti, lo scorso giugno era stato scagionato – non senza sorprese – da un tribunale di San Francisco dalle accuse di frode e falso in bilancio presentate da Hewlett Packard. Lynch, infatti, aveva venduto al colosso statunitense del settore high tech, Autonomy, altra società informatica da lui fondata ma era stato accusato di aver gonfiato il valore della società prima della transazione.

Una vicenda che durava da ben 13 anni, quella del contenzioso fra Lynch ed Hewlett Packard che, tuttavia, si era conclusa nel migliore dei modi per l’imprenditore britannico che in questi giorni si stava godendo una vacanza con la famiglia in Italia. La vacanza, però, ha assunto toni decisamente drammatici in seguito del naufragio in Sicilia dello yacht che ospitava, complessivamente, 22 persone.

Una vicenda con molti punti da chiarire, quella relativa al naufragio del Bayesian, lo yacht di proprietà della moglie di Lynch, Angela Bacares. Dopo aver costeggiato Cefalù, il capitano dello yacht aveva gettato l’ancora a circa 300 metri da Porticello, un’area investita da una violenta tromba d’aria nella notte fra domenica e lunedì. Le 15 persone tratte in salvo hanno riferito che il Bayesian si sarebbe ribaltato molto rapidamente e sarebbe affondato in un lasso di tempo decisamente breve che ha lasciato pochi margini di reazione alle persone a bordo.

Al momento è stato escluso che lo yacht abbia urtato un ostacolo, soprattutto per l’assenza di danni visibili allo scafo, rinvenuto a una profondità di una cinquantina di metri. Curioso, d’altronde, è il fatto che il veliero olandese ancorato a pochissima distanza dal Bayesan, ed i cui occupanti hanno prestato i primi soccorsi ai naufraghi, non abbia subito alcun danno dalla tempesta. Per ora, quindi, si sospetta un possibile cedimento strutturale visto che l’albero è stato trovato spezzato.

Fonte

06/03/2024

USA e NATO perseguono l'escalation, dal Mar Nero allo Stretto di Formosa

di Francesco Dall'Aglio

Al terzo tentativo in un anno la NATO è finalmente riuscita ad affondare il pattugliatore "Sergey Kotov": la prima volta attaccato con due droni, la seconda con cinque, stanotte con una decina. Ho già scritto fino alla nausea del motivo sostanzialmente propagandistico di questi attacchi e delle conseguenze sul prosieguo delle operazioni militari, scarsissime dal punto di vista pratico ma molto grandi per il dilemma strategico che comportano per la Russia, e non mi ripeterò – diciamo che la carta che ieri campeggiava alle spalle di Medvedev ne è un buon indicatore, soprattutto considerando che era circolata per poco tempo all’inizio del conflitto, era sparita dalle posizioni ‟ufficiali” russe e ora torna ad affacciarsi con tempismo sospetto (Medvedev è pur sempre l'ex Presidente della Federazione Russa, ed è sciocco chi crede che parli a caso o solo per fornire una sponda ai nazionalisti per farli fessi e contenti e tenerli buoni. I nazionalisti, se vuoi davvero farli contenti, devono ricevere qualcosa). Intanto, come volevasi dimostrare, lo scopo è stato raggiunto.

Il Twitter ucraino è in estasi, i nostri media battono la notizia con entusiasmo ed evitano così di doverne battere altre, da quelle altrettanto cosmetiche della distruzione del quarto Abrams a quelle un po' più gravi, tipo che per stabilizzare il fronte a ovest di Avdiivka l’Ucraina sta impiegando NOVE brigate, cioè buona parte delle sue riserve, e sta cedendo comunque terreno anche se a ritmo meno veloce delle ultime due settimane.

Soprattutto, i media possono evitare di occuparsi di due notizie veramente importanti che sono venute fuori ieri (la seconda in realtà è più vecchia, ma ci era sfuggita finora).

La prima notizia ha a che vedere con l’Ucraina: un articolo del Washington Post incredibilmente non ripreso da nessun’altra testata (almeno a mia conoscenza, posso sbagliare) riporta un dato inquietante. Mancano all'appello, in Ucraina, 700.000 mobilitati – settecentomila, non mi è scappato uno zero: "l'ufficio di Zelensky ha annunciato recentemente che del milione di persone che sono state mobilitate solo 300.000 circa hanno combattuto al fronte. Ma a quasi un mese dalla sua promozione [di Syrs'kyj] nessuno dalla leadership militare o dall'amministrazione presidenziale ha spiegato dove sono questi 700.000, o cosa stanno facendo". Ovviamente i canali Telegram russi hanno immediatamente dedotto che i 700.000 siano morti, feriti o prigionieri. A me sembra una cifra troppo alta visto che parliamo solo dei mobilitati, non del resto dell'esercito, e in Ucraina adombrano (l'articolo non lo dice ma lo dicono vari commentatori) che siano stati mobilitati per finta, nel senso che in un modo o nell'altro si sono imboscati. Il dubbio, ad ogni modo, resta: che fine hanno fatto?

La seconda notizia, quella appunto un po' vecchia ma finora passata sotto silenzio, è ancora peggio. Il quotidiano di Taiwan United Daily News (purtroppo mi devo fidare della traduzione automatica e dei commenti di altre testate, tipo questa) riporta che un certo numero di soldati dei reparti speciali statunitensi (nello specifico la compagnia Alpha del secondo battaglione, 1st Special Forces Group) verranno dispiegati in modo permanente non solo a Taiwan, dove sono già presenti come addestratori dal 2023, ma anche nelle isole di Penghu e soprattutto di Kinmen, a soli 9 chilometri dalla costa cinese (ricordo che Taiwan non è, appunto, solo Taiwan, ma anche alcune isole più piccole e ancora più vicine alla Cina).

Uno potrebbe pensare che con la guerra in Ucraina che va come va, con la guerra a Gaza che va come va, con la situazione del Mar Rosso che va come va, con l’Africa che va come va, gli USA non avrebbero bisogno di ulteriori escalation in altre parti del mondo, e soprattutto non avrebbero bisogno di antagonizzare in maniera così sfacciata la Cina. E invece. Del resto, chi antagonizza la Cina ora è letteralmente la stessa gente che ha antagonizzato la Russia dal 1991 in poi, e si è visto come sta andando – talmente tanto bene che l'antagonizzatrice principale, come ho scritto oggi pomeriggio, "si dimette".

PS – per Repubblica e altri giornali il nome della nave è ‟Sergiy Kotov”. Ora io capisco che bisogna scrivere all'ucraina i nomi ucraini, ed è giusto, ma scrivere all'ucraina anche i nomi russi mi pare un po’ esagerato.

Fonte

15/02/2024

Guerra in Ucraina - Una nave non fa primavera, ma serve alla propaganda

di Francesco Dall'Aglio

C’è grande entusiasmo sui canali ucraini dopo l’attacco con droni, e il probabile affondamento (vedi foto), della nave da sbarco “Tsezar Kunikov” (varata nel 1986...) all’alba di ieri mattina. A rigor di logica l’entusiasmo dovrebbe essere statunitense: è vero che i droni usati sono di fabbricazione ucraina (potrebbero anche essere inglesi, in realtà), ma l’intelligence grazie alla quale la nave è stata colpita è – come sempre – statunitense.

Anzi stavolta il Global Hawk RQ-4B non si è limitato a indirizzare l’attacco per poi allontanarsi, ma è rimasto in zona (a debita distanza, ovviamente) fino all’impatto, evidentemente per essere sicuro che il colpo andasse a segno.

Questo, probabilmente, perché si è reso necessario rispondere molto velocemente all’occupazione quasi totale dello spazio mediatico da parte russa, prima con l’intervista a Putin e poi con le notizie che arrivano da Avdiivka (e non solo da Avdiivka) sulle quali torneremo in seguito.

Il senso dell’attacco è sempre lo stesso: occupare i media e i social colpendo bersagli di poco conto ma di grande impatto mediatico (una nave è pur sempre una nave e nell’immaginario popolare ogni nave è una corazzata, anche se non esistono più e anche se in questo caso si tratta sostanzialmente di un traghetto, visto che come le altre navi di classe Ropucha era utilizzata per trasportare rifornimenti e carburante) dare l’impressione che si vince, anzi si trionfa, si “umilia” la Russia (c’è sempre questa questione dell’umiliazione che ritorna in modo ossessivo.

Io non mi permetto mai di fare kink shaming, ma non sempre ci interessa conoscere le altrui parafilie), giustificare le ulteriori richieste di soldi e mezzi (ci date così poco e otteniamo questi risultati, figuratevi se ci deste molto, come dovreste – e infatti il ministro della difesa britannico ha subito twittato che l’affondamento della Kunikov deve ricordarci che i nostri finanziamenti servono a far vincere l’Ucraina) e, appunto, generare entusiasmo nel campo un po’ azzoppato del fronte filo-ucraino (basta vedere in che modo e con che numeri erano accolte notizie simili prima di quest’estate).

Il problema è che ogni volta che si manifestano motivi per rinnovare l’entusiasmo (una nave, una raffineria, un’incursione) aumenta il prezzo finale che l’Ucraina pagherà, sia in prolungamento del confitto che in distruzione che, soprattutto, in perdite territoriali, perché ogni azione del genere rende sempre più evidente che la sicurezza strategica della Russia passa per l’assorbimento dell’intero litorale ucraino, Odessa inclusa.

Del resto, le aperture diplomatiche di Putin sono state respinte, come hanno riportato ieri fonti statunitensi e come Lavrov ha confermato oggi. per cui si continua a oltranza.

Dicevamo dell'”entusiasmo”, e in effetti, viste le notizie dei giorni scorsi, pare logico che ci fosse bisogno di qualcosa per risollevarlo.

L’abitato di Avdiivka è tagliato in due e la strada più comoda (non l’unica) per rifornire la parte meridionale è stata interrotta; il previsto contrattacco ucraino (che forse potrebbe avere come unico scopo quello di consentire alle unità a sud di sfilarsi con maggiore tranquillità) avrebbe inoltre subito una battuta d’arresto molto seria tra ieri e stanotte, quando una serie di attacchi missilistici e di bombe a grappolo hanno colpito un concentramento di truppe ucraine (si dice la terza brigata d’assalto, ovvero il battaglione Azov redivivo, ma la notizia non è confermata) a Selidovo e Tsukurino, con conseguenze apparentemente molto serie (anche se il numero di vittime riportato da certi canali, anch’essi entusiasti ma per altri motivi, è del tutto irrealistico).

A Salidovo, tra l’altro, stanotte è stato centrato l’ospedale, conferma indiretta che l’attacco di ieri aveva causato davvero un alto numero di perdite.

Avdiivka non è l’unico settore pericolante: nel settore di Lysyčans’k le truppe russe sono avanzate fin dentro Belogorovka. A nord-ovest di Donetsk hanno raggiunto il centro di Pervomajskoye. Continuano ad avanzare a ovest di Marinka.

Soprattutto, ed è forse la notizia peggiore per l’Ucraina (e un po’ mi stupisce che se ne parli poco e tutti siano concentrati solo su Avdiivka), i russi stanno avanzando da Bahmut in direzione di Chasiv Yar, lo snodo logistico molto importante che l’esausta Wagner non riuscì ad attaccare dopo aver completato la conquista della città l’anno scorso.

Sempre nello stesso settore ieri hanno messo piede a Ivanovskoye, e da qualche giorno si sono attestati immediatamente all’esterno di Bohdanovka (e io penso che, prima di impegnare Chasiv Yar, dovranno prendere il controllo di questi due paesi).

Non solo i guadagni territoriali ottenuti dalle FFAA ucraine durante la controffensiva di quest’estate sono stati recuperati, ma anche in quel settore è ripresa l’avanzata russa. Come ha detto Syrsky ieri, ‟la situazione è complicata”.

Hai voglia ad affondare navi degli anni ’80.

P. S. – Forse c’è un altro motivo per cui il Kunikov è stato attaccato stamattina. Oggi è il 14 febbraio. Il maggiore Tsezar Kunikov (nella foto a fianco), dal quale ha preso nome la nave affondata oggi, еrое della battaglia di Malaya Zemlja per la quale è stato insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, è morto il 14 febbraio 1943 combattendo contro i “lettori di Kant”.

Potrebbe essere solo una coincidenza, ma mi riservo il diritto di credere che non lo sia.

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04/06/2023

Il silenzio scende sul naufragio della “barca delle spie” sul Lago Maggiore

“Sono un funzionario della Presidenza del Consiglio” e “Faccio parte di una delegazione governativa israeliana”. Questo si sono limitati a dichiarare gli agenti dei servizi segreti italiani e del Mossad testimoni del naufragio e che erano a bordo della ‘Gooduria’, la barca affondata nel Lago Maggiore.

La Procura di Busto Arsizio riconvocherà nei prossimi giorni gli agenti italiani, quelli israeliani sono stati subito portati via con un volo speciale proveniente da Israele. L’obiettivo è ricostruire come e perché l’imbarcazione sia affondata durante una tromba d’aria. Gli 007 forniranno le loro versione sulla dinamica dei fatti mentre potrebbero decidere di non rispondere in maniera esaustiva a domande sul perché si trovassero a Sesto Calende, se solo per partecipare alla gita sul Lago Maggiore o per una riunione di lavoro tra servizi di intelligence.

Che sulla vicenda stia già calando una rapidissima nebbia di copertura lo si desume dalla decisione di non effettuare le autopsie sui quattro cadaveri del naufragio. Il medico legale ha dichiarato che sono morti per ‘annegamento’ e che non presentano segni di lesioni e la Procura ha quindi ritenuto di non effettuare ulteriori accertamenti.

Il New York Times fa parlare uno dei magistrati incaricati dell’indagine. “Non voglio che ci siano dubbi sul fatto che non abbiamo portato avanti le indagini fino in fondo”, ha detto il Procuratore capo di Busto Arsizio, il dott. Nocerino. “La barca e il suo contenuto sarebbero stati confiscati e posti sotto l’autorità giudiziaria”.

A partire da mercoledì pomeriggio, la barca era stata trascinata vicino alla riva, ma è rimasta sott’acqua, dopo diversi tentativi infruttuosi di risalire in superficie con palloni aerostatici.

La salma dell’agente cinquantenne del Mossad Shimoni Erez è stata riportata in Israele già mercoledì 31 maggio, come annunciato in una nota ufficiale del primo Ministro israeliano a nome dell’agenzia. “Il Mossad ha perso un caro amico, che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dello Stato di Israele per decenni, anche dopo essere andato in pensione”.

“Non era lì per una vacanza o una festa di compleanno. Non era una missione operativa, ma era legata al suo lavoro”, ha accennato il parlamentare israeliano ed ex vice capo del Mossad, Ram Ben Barak, in un’intervista alla radio pubblica israeliana.

La televisione israeliana I-24 News scrive che gli israeliani potrebbero aver “monitorato i contatti tra aziende italiane e iraniane” impegnate a “trattare con componenti civili usati per i droni” che potrebbero essere usati nella guerra in Ucraina. Inoltre, l’area ospita un certo numero di ricchi ebrei italiani che hanno contatti regolari con politici locali e internazionali di alto livello, personaggi della cultura e altri personaggi degni di nota. Il rapporto suggerisce che gli agenti dell’intelligence potrebbero aver completato o intrapreso una missione relativa a entrambi i gruppi di figure residenti nell’area. “La rapida esfiltrazione da parte delle agenzie di spionaggio italiane e israeliane che non fa che aumentare l’intrigo” riporta il servizio di I-24 News.

Il problema è che in questa vicenda ci sono quattro morti. Silenziarla potrebbe fare troppo rumore.

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01/06/2023

Lago Maggiore, finisce male la festa tra Mossad e Aisi

Due “incidenti” nello stesso luogo – il Lago Maggiore – e a soli 54 km di distanza. La strage della funivia del Mottarone, nel maggio 2021, ed ora l’affondamento di una barca nel lago, hanno visto due agenti dell’intelligence israeliana morire a esattamente due anni di distanza.

Fin qui ci può stare la banale coincidenza. Ma l’affondamento del battello nel Lago Maggiore, con a bordo anche diversi agenti dei servizi di intelligence italiani, è inevitabilmente destinato a suscitare domande, anche perché è un luogo ideale per il “lavoro” delle intelligence: tranquillo defilato, frequentato da vacanzieri, vicino al confine con la Svizzera.

La relazione tra i due fatti non è sfuggita al giornale israeliano Jerusalem Post, il quale sottolinea che “il lago dove la barca si è ribaltata si trova nella stessa zona dell’incidente della funivia di due anni fa che ha lasciato orfano Eitan Biran. Al Mottarone morirono cinque israeliani: il padre, la madre, il fratello e i due bisnonni del piccolo che allora aveva cinque anni”.

Seguirono, com’è noto, il rapimento del bambino da parte del nonno (altro storico agente del Mossad), immediatamente trasportato in Israele attraverso un volo privato dalla Svizzera, una mezza crisi diplomatica, la restituzione del bambino alla zia (che lo aveva avuto in affido) e l’impunità del vecchio 007 di Tel Aviv.

Un’incursione che rivelava non solo l'ottima conoscenza del sistema italiano dell'ex agente, ma anche la completa assenza di attenzione sulle mosse di un “collega” di uno Stato evidentemente considerato “alleato di ferro”, per quanto “fuori servizio” e impegnato in una “missione privata”.

Il ministero degli Esteri israeliano ha confermato che uno dei morti nell’affondamento della barca è un cittadino israeliano, sulla cinquantina, “un ex membro delle forze di sicurezza israeliane“, riferisce l’agenzia AFP.

La barca affondata nel Lago Maggiore poteva ospitare al massimo 15 passeggeri: ma a bordo, tra donne e uomini ce ne erano 8 in più. Secondo alcune fonti sulla barca c’erano almeno 13 agenti israeliani e 8 agenti italiani.

Secondo la versione ufficiale, a far affondare il battello è stata una tempesta sul lago, forse con una tromba marina con raffiche di vento tra i 70 e 90 chilometri orari, la quale avrebbe rovesciato lo scafo in pochi secondi provocando la morte di quattro persone, tre delle quali non certo comuni.

Ma più di qualche skipper esprime dubbi sul fatto che una barca di 16 metri possa affondare in quel modo in un lago.

Due delle vittime, Tiziana Barnobi e Claudio Alonzi, erano infatti agenti dell’intelligence interna italiana (AISI, erede del Sisde). Il terzo era appunto Shimoni Erez, 53enne nato in Israele con un passato nel Mossad, e infine Anna Bozhkova, 50 anni, cittadina russa originaria di Bryansk, in Italia con un permesso di soggiorno a tempo illimitato e moglie del proprietario e skipper della barca, Claudio Carminati.

Quest’ultimo, secondo il Corriere della Sera, “sembra sia una conoscenza del circuito dei Servizi”. Una delle versioni, non ufficiali, di quanto accaduto sul Lago Maggiore, secondo il Corriere, sarebbe la seguente: “alla vigilia non era in programma nessuna gita sul lago, poi invece avvenuta in quanto, dopo incontri in Lombardia per lo scambio di informazioni e di documenti, gli israeliani avevano perduto l’aereo del ritorno e avevano deciso di prolungare la sosta coprendo l’intero fine settimana, fino alla partenza per la madrepatria in programma nella giornata di lunedì 29 maggio”.

La società proprietaria della barca – la “Love Lake srl” – era nata recentissimamente, il 5 aprile scorso, ad Alessandria, nello studio del notaio Aldo Mariano; i coniugi Carminati e Bozhkhova avevano registrato la creazione dell’azienda con un capitale sociale di soli 500 euro.

La ragione sociale è «organizzazione di escursioni», ad «attività ricettive su imbarcazioni», e alla «gestione di strutture alberghiere ed extra alberghiere, e in particolare di affittacamere, bed & breakfast, case e appartamenti per vacanze, rifugi di montagna e case religiose di ospitalità».

“Nel frattempo bisognerà valutare la possibilità di veri o presunti segreti legati alle missioni del Mossad in Lombardia, con la ricostruzione dei giorni precedenti il ​​viaggio. Dati i profili delle vittime, i ruoli e il tipo di lavoro da loro svolto, sono molti gli interrogativi in ​​questa inchiesta che vanno oltre l’affondamento di un’imbarcazione nel Lago Maggiore a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli”, scrive il portale Teller Report.

A seguito dell’affondamento della barca, i superstiti si sono affrettati a partire. Cosa abbastanza “strana”, dopo un incidente con ben quattro vittime. “Nella zona è stato segnalato l’allontanamento frettoloso dalle abitazioni-basi governative e già dai soccorsi era apparsa evidente la cura a non far uscire i nominativi delle persone soccorse“, riporta sempre il Corriere della Sera.

La Repubblica riferisce inoltre che i sopravvissuti sono stati ascoltati dai magistrati nella notte di domenica e poi sono “presto spariti”, mentre gli israeliani erano già rientrati nel loro Paese lunedì mattina, con un volo militare diretto a Tel Aviv, tanto che uno dei due furgoni noleggiati per il viaggio era rimasto parcheggiato sul molo.

Il giornale israeliano Haaretz fa sapere che i registri dell’aviazione pubblica rivelano “la presenza di un aereo esecutivo israeliano, tipicamente impiegato per missioni ufficiali dalle autorità israeliane, partito da Israele lunedì mattina. L’aereo è poi decollato da Milano ed è rientrato all’aeroporto Ben-Gurion di Tel Aviv nel tardo pomeriggio di lunedì”.

“Gli italiani sono stati frettolosamente evacuati dai pronto soccorso e dagli alberghi tra Sesto Calende e Malpensa, dove non c’è traccia di aver pernottato”, segnala La Repubblica.

Il relitto della barca è sul fondo del lago ed è stato recuperato per comprendere le cause dell’affondamento, così come occorre attendere i risultati delle autopsie sui quattro morti per cercare di capirne le cause.

Dunque finora solo alcune coincidenze, molte domande e pochissime risposte. Ma il mondo dell’intelligence è fondato appunto su questo assioma.

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31/05/2023

Incontro di spie sul Lago Maggiore

Nella serata di domenica 28 maggio, una barca con a bordo 24 persone è affondata nel Lago Maggiore in seguito, probabilmente, al peggioramento delle condizioni atmosferiche.

A parte i membri dell’equipaggio, i passeggeri erano appartenenti ai servizi segreti italiani e a quelli israeliani del Mossad. Il comunicato ufficiale diramato dalle istituzioni italiane parla di una festa a bordo: erano riuniti sulla barca, si dice, per celebrare un compleanno. Oltre al capitano e a sua moglie, le altre 22 persone erano tutte di nazionalità italiana o israeliana.

Hanno perso la vita due membri dei servizi di intelligence italiani: Claudio Alonzi di 62 anni e Tiziana Barnobi di 53 anni. Sono stati, inoltre, ritrovati in mare i corpi senza vita di un agente del Mossad in pensione, Shimoni Erez, 50 anni e della moglie del capitano, Anya Bozhkova, di nazionalità russa.

10 agenti del Mossad sono stati immediatamente riportati in Israele con l’utilizzo di un aereo militare. Si mantiene il riserbo sulla loro identità così come su quella dei 10 membri dei servizi segreti italiani sopravvissuti al naufragio.

La barca, chiamata Goduria o Good… uria, di proprietà del 53enne Carlo Carminati, si è inabissata subito dopo l’incidente, quando le forti raffiche di vento ne avrebbero causato il capovolgimento. La Procura di Busto Arsizio ha aperto un’indagine per stabilire se tutte le condizioni di sicurezza fossero state rispettate (secondo alcuni media la barca trasportava più persone di quante fossero ammesse) e se, soprattutto, non siano altre, oltre al maltempo, le reali cause del naufragio. La barca verrà recuperata dal fondo del Lago Maggiore per procedere alle perizie del caso.

Nonostante la comunicazione ufficiale rilasciata dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, l’idea che venti 007 italiani e israeliani si ritrovino su di una barca al centro del Lago di Como per festeggiare un compleanno, pare grottesca e surreale. Impossibile non immaginare che tra gli obiettivi dell’incontro esistesse, invece, qualche attività sulla quale le fonti ufficiali non possono che tacere.

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