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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/04/2026

L’agente del Mossad morto misteriosamente sul Lago Maggiore era un pezzo grosso

La pesante cappa di silenzio calata sul misterioso “affondamento” di una barca sul lago Maggiore il 28 maggio del 2023 è stata rotta da uno dei soggetti coinvolti: il Mossad israeliano.

Nello stranissimo incidente morirono un agente del Mossad, due agenti dei servizi segreti italiani e una donna. Gli altri 18 “ospiti” della festa sulla barca “Gooduria” scomparvero rapidamente senza lasciare tracce. Sembra addirittura che un volo speciale proveniente da Israele atterrò in Italia per “esfiltrare” gli altri agenti del Mossad presenti alla “festa” sulla barca poi affondata.

In Italia il silenzio su quanto accaduto venne relativamente rotto dalla cerimonia ufficiale nel marzo del 2024 che aveva ricordato la morte dei due agenti.

In Israele invece è stato il capo del Mossad, David Barnea, nel giorno del ricordo dei caduti delle guerre d’Israele, a citare l’agente M. morto, appunto, nel misterioso affondamento della barca sul Lago Maggiore

I media israeliani legano l’agente “M” al nome, forse fittizio, di Erez Shimoni, morto nel naufragio il tardo pomeriggio del 28 maggio del 2023 in Italia e il cui nome era però già venuto fuori all’epoca.

La salma dell’agente cinquantenne del Mossad Erez Shimoni era stata riportata in Israele mercoledì 31 maggio “Il Mossad ha perso un caro amico, che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dello Stato di Israele per decenni, anche dopo essere andato in pensione” dichiararono le autorità israeliane.

Il capo del Mossad, Barnea aveva partecipato al funerale di Erez Shimoni nel 2023, la cui tomba è nel cimitero di Ashkelon, nel sud di Israele.

Il segreto di Stato ha coperto fin dalle prime ore le identità e nazionalità delle altre 18 persone a bordo. La versione ufficiale dichiarò che si trattò di un incidente dovuto alle eccezionali condizioni di maltempo in quel tratto del lago.

Come già si era sospettato all’epoca, Barnea ha confermato che l’operazione in corso in Italia nel 2023 era un’attività comune tra Italia e Israele nei confronti dell’Iran. L’operazione doveva “contrastare le capacità militari non convenzionali dell’Iran tesa a impedire che arrivassero a Teheran armamenti avanzati, forniture di armi e tecnologia per arricchire l’uranio”.

Se si trattava di una missione operativa, nulla esclude che l’affondamento della barca possa essere un aspetto della guerra di spie combattuta in altri paesi tra i servizi israeliani e quelli iraniani. In tal caso meglio mascherarla da incidente che da sconfitta sul campo, un po’ come sta accadendo da settimane nella guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran. E come quando le perdite sul terreno sono spesso indicate come vittime di “fuoco amico” o di “incidenti” piuttosto che ammettere le capacità offensive del nemico.

Nel maggio del 2023 in carica c’era il governo Meloni, due mesi prima del naufragio della barca delle spie italiane e israeliane, Netanyahu era stato in visita in Italia.

Da quanto affermato dal capo del Mossad Barnea, quella in corso sul territorio italiano era una importante missione operativa che dunque ha coinvolto anche i servizi di intelligence italiani, causandone anche due perdite, altri due morti da mettere sul conto della vergognosa e complice alleanza con Israele.

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26/03/2024

Il naufragio della “barca delle spie” italiane e israeliane era una operazione ufficiale

Una targa commemorativa è stata dedicata nel corso di una cerimonia ufficiale ai due agenti dei servizi segreti italiani, Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, deceduti nel tragico naufragio avvenuto un anno fa nelle acque del Lago Maggiore.

Questo gesto conferma ufficialmente che i due agenti italiani deceduti erano coinvolti in una missione operativa delicata e non erano presenti sul posto per partecipare “a una festa di compleanno tra colleghi italiani e del Mossad”.

Sull’imbarcazione il 28 maggio dello scorso anno infatti erano riuniti 21 agenti dei servizi segreti italiani e del Mossad israeliano. Ufficialmente per una “festa di compleanno”. Adesso sappiamo che invece era per una operazione congiunta dei servizi dei due paesi.

La barca affondò a una profondità di 16 metri, causando la morte di quattro persone, tra cui i due agenti dell’Aise, l’agente del Mossad Shimoni Erez, 54 anni e di Anya Bozhkova, 50 anni, moglie di Claudio Carminati, armatore e comandante della barca, sopravvissuto.

La conferma ufficiale del coinvolgimento dei due agenti in missione è giunta durante una cerimonia tenutasi il 22 marzo dedicata ai Caduti dei servizi di informazione per la sicurezza, come riportato sul sito governativo dedicato al sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

“Sono un funzionario della Presidenza del Consiglio” e “Faccio parte di una delegazione governativa israeliana”. Questo si erano limitati a dichiarare un anno fa ai magistrati gli agenti dei servizi segreti italiani e del Mossad testimoni del naufragio e che erano a bordo della ‘Gooduria’, la barca affondata nel Lago Maggiore.

La cerimonia ufficiale e l’ammissione che quella al Lago Maggiore finita tragicamente era dunque una operazione congiunta tra servizi segreti italiani e israeliani dice molte cose, ma non tutte, sulla collaborazione consolidata tra gli apparati del nostro paese e Israele oggi indagata alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio contro i palestinesi.

Una collaborazione che secondo molti osservatori è spesso sconfinata nella subalternità.

È interessante rammentare che a marzo dello scorso anno, due mesi prima del naufragio della barca delle spie italiane e israeliane, Netanyahu era stato in visita in Italia.

Un veterano del giornalismo italiano come Alberto Negri ci tiene a sottolineare che “L’8 marzo del 2023, praticamente un anno fa, il primo ministro israeliano Netanyahu è venuto a Roma e ha firmato una serie di accordi. Uno, il più importante, è passato praticamente inosservato: si tratta dell’appalto della cybersecurity dei nostri servizi ad Israele. Questo accordo non è piaciuto, al punto che il capo della cybersecurity Roberto Baldoni si è dimesso prima di doverlo firmare...”.

Esattamente un anno fa, a marzo 2023, Roberto Baldoni, si era dimesso dall’incarico di direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Era stato messo lì dal governo Draghi nell’agosto del 2021.

“L’intensa cooperazione tra Italia e Israele nel campo della cybersicurezza, a livello sia istituzionale che privato, è un esempio virtuoso. Ma restano ancora molte opportunità da sfruttare nella sinergia tra i due governi e tra i due mercati“, ha dichiarato a ottobre Alon Bar, Ambasciatore d’Israele in Italia, inaugurando il Padiglione Nazionale Israeliano presso CyberTech Europe 2023, il più grande evento europeo dedicato alla cybersicurezza, organizzato in collaborazione con la Leonardo e giunta alla sua quinta edizione (MilanoFinanza).

Alla questione della cybersicurezza italiana affidata agli israeliani, Alberto Negri aggiunge poi un altro tassello: “L’Italia, attraverso l’Eni, è andata a firmare un contratto che deruba i palestinesi del proprio gas a Gaza in violazione delle convenzioni internazionali in materia”.

L’Eni, precisa Negri, avrebbe dovuto quanto meno sospendere l’appalto firmato in precedenza dopo l’inizio dell’operazione. “Questi due episodi di pubblico dominio non hanno innescato che labili proteste interne, ma ci danno la misura di quanto sia grande la subordinazione verso lo Stato di Israele.”

Sono tanti, troppi, gli episodi di questa subalternità della politica e degli apparati italiani a quella israeliana e forse sarebbe il momento di tirare fuori tutto, anche cosa fanno gli agenti del Mossad a spasso nelle città italiane, e magari di mettere fine a tutto questo.

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04/03/2023

Da Bergamo a Crotone, speculare sulla morte altrui...

Due inchieste giudiziarie ai poli opposti dello Stivale – Bergamo e Crotone – gettano loro malgrado una luce fortissima sull’inconsistenza, o l’atteggiamento criminogeno, della “nuova classe politica” emersa nell’ultimo decennio.

Diciamo subito che non nutriamo alcuna illusione sul fatto che queste due inchieste arrivino al traguardo indenni. Sappiamo per lunga esperienza che il potere politico, per quanto fragile e impresentabile, difficilmente paga dazio. Se non per le vicende di corruzione, le uniche rimaste “sensibili” dai tempi di Mani Pulite, attraverso la stagione del populismo manettaro.

La stessa Mani Pulite, per altro, è oggi facilmente rileggibile come la prima operazione-test di lawfare, con cui i vertici multinazionali dell’imperialismo hanno poi decapitato sistemi o partiti non più utili o facilmente soggiogabili (in America Latina, per esempio, con Lula, Lugo e altri).

Più semplice, per certa magistratura, mostrarsi “durissima” con gli anarchici o le mobilitazioni sociali – dai No Tav alla logistica – interpretando al millimetro gli obiettivi indicati dai governi e dai “servizi”.

Comunque sia le inchieste per ora ci sono e ci mostrano un quadro di agghiacciante cinismo misto a palese incapacità. Ma questo filo comune non nasconde la differenza, rimarchevole anche se egualmente ignobile.

A Bergamo, come abbiamo scritto subito, tre anni fa, la decisione di non decretare una “zona rossa” in Val Seriana poteva avere una sola conseguenza: diffondere la pandemia in tutto il Paese.
“Dal punto di vista sanitario la scelta del governo Conte è completamente inutile, o almeno ampiamente insufficiente, così come tutte quelle precedenti. Per due ordini di motivi.

Il primo, e principale, sta nell’assurda decisione di autorizzare spostamenti e permanenza in spazi chiusi, anche pieni di persone, ‘per motivi di lavoro’. In questo modo sicuramente il contagio continuerà ad espandersi, con oltre 20 milioni di lavoratori (e dirigenti) che in varia percentuale si infetteranno sul posto di lavoro e poi contageranno la famiglia, in teoria ‘messa al sicuro’ a forza di messaggi ‘io resto a casa’.

Il secondo, altrettanto importante, era già inserito invece nel decreto di sabato notte, quello che dichiarava ‘zona rossa’ tutta la Lombardia e altre 14 province del centro-nord. Lì, annullando il confinamento delle prime zone ritenute ‘focolaio’ per il numero eccezionale di casi positivi al Covid-19, veniva ‘liberato’ il virus su un’area eccezionalmente vasta.”
Quella scelta del governo Conte 2 rispondeva perciò in modo criminale alla domanda: “il Pil o la vita?”. Tutto il capitale privato italiano, e del Nord innanzitutto, metteva il Pil con tabù intoccabile e pretendeva perciò che nulla potesse “disturbare la produzione“. Un comandamento poi diventato esplicito solo con il governo Meloni, ma che riassume al meglio le caratteristiche di ogni governo degli ultimi 30 anni.

Nella bergamasca, e poi in tutta Italia, abbiamo dunque avuto una strage di massa di proporzioni bibliche – ad oggi oltre 188mila morti ufficialmente registrati – per una ragione squisitamente economica cui l’intera classe politica non sapeva, poteva o voleva contrastare.

Nessuna forza politica è stata estranea a questa decisione. E chi pure era all’opposizione (l’attuale compagine governativa) ha semmai cavalcato successivamente la dietrologia “no vax”, non certo le priorità della salute collettiva.

Le imprese devono fare comunque profitto, voi potete anche morire a mucchi. Chiaro?

L’ordine è stato eseguito...

Il caso del naufragio in Calabria è effettivamente diverso, sia per i numeri (più di 60 persone, diversi bambini), sia per la nazionalità (tutti stranieri di paesi lontani come Siria, Iraq o Afghanistan), sia per la ragione.

A Crotone – se saranno confermate le ipotesi di reato sul “mancato salvataggio” – la motivazione è forse ancora più ignobile: lo sperato “ricavo elettorale”, o di generico consenso politico, a vantaggio delle forze di governo.

Non c’è naturalmente una graduatoria possibile nell’abissale infamia che le due inchieste rivelano. Servirebbe un Borges per descriverla appieno, e non abbiamo quella sapienza di scrittura.

Però possiamo dire che non ci potranno essere dimissioni – dovute, obbligate, persino “convenienti” per qualcuna della forze di questa maggioranza a scapito di altre – che potranno mai riempire quell’abisso.

Questa è la classe dirigente (imprese, politica, media, ecc.) che, accodata al treno “euro-atlantico”, per ragioni economiche o di calcolo politico, ci sta portando nella più totale inconsapevolezza verso un sempre più probabile conflitto mondiale.

Abituati come sono a considerare la morte altrui in termini di possibile “vantaggio”, non pensano neanche per un attimo di poter far parte, stavolta, della schiera che ci rimetterà le penne.

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27/02/2023

Palazzo Chigi sulla tragedia in Calabria: tra imbarazzo, cinismo e menzogne

Dopo il naufragio in Calabria non ci sono parole per commentare l’ennesima tragedia evitabile, seppure un commento ambiguo della Premier non sia mancato: è da troppo tempo che le destre portano avanti una retorica anti-immigrazionista e xenofoba costruita ad arte con il puro scopo di ricevere consenso politico, ma ci si appella alla non-speculazione sulle tragedie altrui quando fa comodo come facciata istituzionale.

Ai tempi, il sociologo Alessandro Dal Lago definiva come tautologia della paura questa serie di meccanismi contraddittori volti alla costruzione della figura dello straniero in chiave negativa, che si diffondeva dai discorsi dei politicanti anche attraverso la complicità dei mass media, che affinavano nel tempo un certo tipo di lessico.

Sono infatti anni ormai che si sente parlare dei cosiddetti barconi che arrivano in Italia, come sono anni che ONG e associazioni continuano imperterriti a soccorrere vite in mare, nonostante i continui impedimenti che gli ultimi governi hanno posto e continuano a porre ai così chiamati taxi del mare.

Il più recente di questi impedimenti è stato quello del rientro obbligato delle navi in mare dopo il primo soccorso, e la designazione di porti sicuri più lontani dalla Sicilia semplicemente per rallentare di giorni le operazioni delle ONG di mare.

Che ‘il governo è impegnato a impedire le partenze’ lo abbiamo capito da anni, ma abbiamo anche capito che non ci riesce a volte perché non vuole, per il semplice fatto che l’immigrazione rappresenta un elemento negoziale a livello geopolitico europeo e oltre.

Se pensiamo al 2015 infatti, anno della cosiddetta crisi migratoria, il governo Renzi aveva ricevuto una mora dall’Unione Europea per non aver registrato le impronte digitali dei migranti in entrata, atto che avrebbe vincolato la richiesta di asilo al paese nostrano.

Ai tempi, il commento dell’allora Premier fu quello di ribattere dicendo che i programmi di Relocation non stavano funzionando, suggerendo quindi che questa deresponsabilizzazione nel non prendere le impronte digitali fosse voluta.

In contemporanea però, l’adozione dell’approccio hotspot in Italia e Grecia voluto dall’Europa funse da strategia attraverso la quale gli agenti di Frontex potevano monitorare l’operato delle forze dell’ordine italiane, assicurandosi quindi che le impronte venissero registrate.

Il governo Conte I, e il suo ministro dell’interno, approvarono i decreti sicurezza, che ebbero impatti negativi sulle vite dei migranti ma sempre in maniera strategica. Con la riduzione delle forme di protezione e il filtraggio di coloro che potevano accedere alle varie strutture di assistenza, il numero di persone illegalizzate aumentò, dando così modo al soliti politicanti di speculare sui clandestini scoperti senza documenti.

A questi decreti, si aggiunse un altro elemento importante, ossia la volontà dello stesso ministro dell’interno di non partecipare ai lavori per la rielaborazione del trattato di Dublino, il sistema che vincola i migranti al territorio di primo ingresso fra gli Stati firmatari del patto (Paesi UE più Svizzera, Norvegia e Islanda).

Nonostante le varie dichiarazioni e teorie su questa scelta, una domanda sorge spontanea: ma perché un governo dovrebbe andare a modificare delle regole che lo sfavoriscono solo su carta? Nella pratica, i migranti che passano per gli hotspot – e quindi quelli registrati – sono quelli che vengono portati dalle ONG, e che corrispondono ad una media del 10% dei flussi in entrata.

Sappiamo bene che i migranti non vogliono rimanere in Italia: qual è l’interesse del governo nel vincolarli qui?

Questo flusso incriminato come illegale, in realtà, si compone di una serie di prassi formali e informali, in puro stile italiano, e che viene confermato dagli spazi grigi in uscita legittimati nelle zone di frontiera, Ventimiglia fra tutte. Perché modificare quindi un patto con il quale si perderebbe anche potere negoziale?

Se pensiamo invece ai rapporti Italia-Libia, ci rendiamo conto di una situazione paradossale e imbarazzante quando pensiamo alle parole della Premier, ma non sia mai andare a scardinare la coerenza delle destre che, sin dal governo Berlusconi nel 2009, finanziano lager, torture, schiavitù e stupri in Libia, poi continuati con la complicità delle sinistre.

I commenti della Premier sul rispetto della vita quindi non solo lasciano il tempo che trovano – soprattutto dopo la recente visita nel paese libico e la promessa di continuare a “lottare assieme contro l’immigrazione clandestina” – ma sono irrimediabilmente fuorvianti nel momento in cui si dichiara di muovere una guerra contro il traffico di migranti.

Seppur nessuno neghi l’esistenza del traffico di esseri umani come un processo violento di sfruttamento sulle sofferenze altrui, c’è anche bisogno di iniziare a sdoganare l’idea del trafficante con sola accezione negativa: i motivi per il quale si facilita i migranti ad intraprendere questi viaggi sono diversi, come diverse sono le figure che vengono classificate come trafficanti quando trafficanti non sono.

A volte, i cosiddetti smugglers sono persone che facilitano il passaggio delle frontiere sulla base di un sentimento reciproco di solidarietà, come il film le nuotatrici ci ha recentemente ricordato. Altre volte, la persona che viene identificata come trafficante o scafista è quella che si ipotizza abbia guidato il barcone, volutamente ignorando il fatto che la maggior parte delle volte chi viene messo alla guida del barcone è un disperato come gli altri, e scelto dai trafficanti libici o su base nazionale (ad esempio i senegalesi poiché popolo di pescatori) oppure in maniera totalmente randomica, rischiando quindi di mettere alla guida persone inesperte.

Come se questo non bastasse, sappiamo anche che i veri trafficanti e le milizie libiche sono in comunicazione fra di loro, e quindi il traffico non è poi così contrastato come ci si auspicherebbe.

Geopoliticamente parlando, questi investimenti ci rendono solo soggetti al controllo della Libia, che acquista sempre più potere negoziale ed economico in due modi: uno, punendo fisicamente i migranti nei lager finché non sono in grado di pagare per il loro rilascio; due, nei tavoli diplomatici con l’Italia attraverso la potenziale minaccia che i libici permettano ai barconi di uscire.

Per chiudere, sempre commentando le parole di Giorgia Meloni, si vorrebbe ricordare che i migranti sono coscienti che il viaggio non sia mai sicuro, e che la frontiera del mare è solo una delle tante che vengono attraversate nell’odissea compiuta per entrare in Europa, soprattutto quando le frontiere sono esternalizzate fra patti unilaterali internazionali e/o comunitari (si veda Libia, Turchia, Tunisia e Serbia).

Più le frontiere si inaspriscono, e più aumenta la speculazione sui migranti. Ribadiamo a gran voce che il viaggio sicuro è uno solo: quello senza frontiere.

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05/11/2016

Il naufragio dell’Europa nel silenzio dell’Africa

I sei bambini dell’ultimo naufragio si sono presi per mano per darsi coraggio. Sono scesi assieme nel limbo del mare che custodisce la città sommersa. Lì si gioca a nascondino tra i relitti delle navi e le bandiere delle Nazioni Europee. Ci sono leggi a parte e un parlamento composto solo da donne e bambini. La presidenza è a turno e solo per organizzare feste tra amici. Alcuni hanno cominciato un campionato di calcio parallelo. Non ci sono perdenti e in porta gioca una ragazza che indossa la maglia dello Gambia. Gli spettatori sono migliaia e l’ingresso è gratuito per tutti. Nella città sommersa non si chiedono documenti e la cittadinanza è riconosciuta senza alcuna formalità. Alla domenica c’è chi va a messa prima per essere libero il resto dello giornata. Negli altri giorni invece sono disponibili un paio di moschee che, sottovoce, invitano alla preghiera i fedeli che preparano il pellegrinaggio marino. Nella città sommersa c’è sempre una luce accesa anche di notte. Un faro subacqueo che indica la rotta da seguire per arrivare al porto seguente.

Il naufragio dell’Europa non data di oggi. I campi di concentramento, di sterminio e di pulizia etnica hanno trovato nella culla della civiltà occidentale un terreno fecondo. Le colonie, la rivoluzione industriale e le filosofie umaniste hanno rappresentato l’altra faccia della moneta. Quella dello sfruttamento nella creazione dell’accumulazione primitiva, secondo le note leggi dell’economia. Le guerre e il corredo di rifugiati, sfollati e morti ne hanno costellato la storia. Europa del naufragio che assomiglia ad una zattera che il vento della storia spinge sulla scogliera. Si difende da nemici immaginari per giustificare le cannoniere. Si perde nel consumo indefinito di merci inutili che continua a presentare come l’unica possibile salvezza. Il mare che la separa dall’Africa è diventato un filo spinato di onde stagionali. Un morto ogni 47 arrivi per recintare il cimitero tra le sponde dove si nascondono i turisti per la vergogna. Le frontiere dell’Europa diventano sabbie mobili nelle quali affondano i passi del domani. La morte si sconta vivendo.

La città sommersa non ha bisogno di spettacoli per passare il tempo. Gli uomini allevano perle e stelle marine. Si sposano nella stagione migliore per avere nuovi invitati. I cortei di nozze non fanno distinzione di colore o nazionalità. Basta trovarsi nel profondo del mare per sentirsi fratelli e sorelle. Il cimitero si trova sulla terra ferma e sono le barche a vela che traghettano i sommersi. Le poche scuole che funzionano sono gratuite e si imparano i mestieri più nobili. Falegnami, muratori, orefici e soprattutto poeti. Si formano cori spontanei e ognuno parla nella propria lingua. Tutti capiscono senza bisogno di traduttori o interpreti. Le abitazioni sono fatte a mano e a misura di famiglia. Per i compleanni corre presto la voce, ci si riunisce in piazza e si danza fino all’alba. La banda musicale improvvisa inedite melodie di pace. La città sommersa è fatta di nomi scritti nel mare.

Il silenzio dell’Africa non data di oggi. Farabutti e politici da strapazzo che vi siete insediati per rapinare e che tacete per viltà: siete correi di assassinio. Nell’Africa del Nord trattate i neri come schiavi e in Libia li bastonate umiliandoli. Avete imparato bene la lezione e non siete più passivi esecutori di comandi. Non lo siete mai stati, d’altra parte. Stolti e ladri, non avete niente da invidiare ai sicari occidentali vostri amici. Vi siete lasciati comprare, mercenari e prostituiti ai soldi di chi meglio vi paga. Tacete mentre i vostri migliori figli se ne vanno a morire e vengono prima spogliati lungo la strada. Impiegati, doganieri, statisti, imprenditori di affari religiosi, gendarmi, intellettuali, ministri e deputati. Siete dei criminali che il complice silenzio davanti ai morti condannerà all’esilio. Solo i liberi cittadini della città sommersa potranno, forse, un giorno, perdonarvi.

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19/04/2015

“Settecento morti sono un crimine non una tragedia”


Se il bilancio verrà confermato – e il numero delle vittime si avvicina sempre più alle 700 ipotizzate nelle scorse ore – quella avvenuta questa notte sarà la strage più grave registrata nei nostri mari in assoluto.

Secondo la ricostruzione realizzata finora del naufragio, il peschereccio lungo circa 20 metri con più di 700 migranti a bordo, partito da un porto non lontano da Tripoli, aveva già lanciato ieri una richiesta di aiuto al centro nazionale soccorso della Guardia Costiera perché aveva serie difficoltà di navigazione. La sala operativa del comando generale delle capitanerie di porto ha dirottato verso la zona un mercantile portoghese, che però una volta arrivato vicino al luogo indicato – nel Canale di Sicilia a circa 70 miglia a nord della Libia – ha visto il peschereccio capovolgersi e praticamente tutti i suoi occupanti finire in mare. Probabilmente la strage è avvenuta in conseguenza del fatto che i migranti a bordo del barcone, una volta vista la nave portoghese, hanno iniziato ad agitarsi e a concentrarsi tutti su un lato dell'imbarcazione, causandone il rovesciamento.

Solo a quel punto sono iniziate le operazioni di soccorso che hanno consentito di recuperare 28 persone finite in mare. Secondo alcune testimonianze. Nella zona altre imbarcazioni sono ora impegnate nelle ricerche di eventuali altri superstiti, compresi alcuni pescherecci della flotta di Mazara del Vallo.

L’Unione Europea ha annunciato questa mattina la convocazione di una riunione d’urgenza dei ministri dell’interno e degli esteri dei 28 paesi membri per adottare misure urgenti. In un comunicato della Commissione europea si legge che “se i paesi di origine dei migranti e quelli di transito non prenderanno misure per evitare queste traversate disperate, le persone continueranno a mettere in pericolo le loro vite. Il nostro approccio è di lavorare con gli altri paesi. A questo scopo è stata organizzata una riunione congiunta”, che si terrà nei prossimi giorni. Ma sono proprio le politiche dell’Unione Europea e di altre istituzioni internazionali a creare le condizioni affinché la traversata del Mediterraneo a bordo di imbarcazioni gestite da scafisti senza scrupoli si trasformino in tragedia, trasformando il nostro mare in un cimitero. Lo denuncia in un comunicato diffuso oggi Aboubakar Soumahoro, dell’Esecutivo Nazionale dell’USB e Porta voce della Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (CISMP).

“La notizia della morte di 700 migranti in seguito al capovolgimento della barca, a circa 60 miglia delle coste libiche e a circa 120 miglia dall’Isola di Lampedusa (come riportano fonti di informazione maltesi) sulla quale viaggiavano è un vero crimine” denuncia Soumahoro. “Le misure di impoverimento di massa determinate dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Mondiale (BM) insieme ai conflitti geo-politici dall’Africa al Medio oriente ci danno conferma di una guerra totale in corso. Una guerra che costringe le persone a fuggire per la salvaguardia della propria vita e della vita dei propri familiari” accusa il responsabile del sindacato di base secondo il quale “Le dichiarazioni di circostanza, prive di senso e di umanità, sono un vero atto di ipocrisia. Perché l’Unione Europea da una parte è riuscita, in tempi immediati ad imporre le politiche di austerity alle popolazioni con risultati devastanti in termini di disoccupazioni in Europa e dall’altra, lascia morire nel Mediterraneo le persone. Senza parlare dei sopravvissuti ai quali riserva la gabbia del Regolamento Dublino III”.

“La Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (CISMP) ha dichiarato per il 22 maggio prossimo una giornata internazionale per il diritto all’asilo, per l’abrogazione del Regolamento Dublino III e per la libertà di lavoro e di residenza in Europa. Una giornata che sarà caratterizzata da manifestazioni ed iniziative varie in molti stati europei ed in Africa” conclude Soumahoro.

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02/01/2015

Norman Atlantic: vigili del fuoco italiani abbandonati davanti alle coste albanesi

Continua l'incredibile vicenda dei Vigili del Fuoco italiani finiti in Albania durante le operazioni di soccorso del traghetto Norman Atlantic.

I vigili del fuoco di Brindisi formati per le attività di soccorso a terra e non in mare, sono stati obbligati a salire a bordo di rimorchiatori privati - perché il governo italiano è solo intento a tagliare tutto quello che riguarda il soccorso alla popolazione - e a recarsi in mare aperto per spegnere le fiamme divampate sul traghetto Norman Atlantic!

Fino a ieri, 1 gennaio 2015 alle 17:30, stremati dalle forze, senza nulla da mangiare, senza ricambi di vestiario e senza documenti personali, sono a bordo sempre di rimorchiatori privati davanti alle coste albanesi in attesa che il governo italiano, dopo averli utilizzati, li riporti a casa!

Sono da domenica in balia delle onde, del freddo, senza sostentamento, gli otto vigili del fuoco italiani, impossibilitati a comunicare con i familiari perché il governo italiano è impegnato con le festività e quindi non ha trovato il tempo di inviare un mezzo idoneo, esempio, gli elicotteri bipala, per recuperare dai rimorchiatori i nostri colleghi.

Un governo di inadeguati, di inetti preoccupati solo dalla propaganda di Stato attraverso le tv nazionali e poi nei fatti incapaci di far sbarcare 8 Vigili del fuoco in Albania e farli decollare per l’Italia, riportarli alle loro famiglie e rifocillarli. Un ironico ringraziamento per questa vicenda è stato espresso dalla Usb "al Presidente della Repubblica preoccupato delle sue dimissioni, al Presidente del governo Renzi preoccupato della poca neve per sciare e al ministro Alfano che non esiste; una figura della fantasia!"

Come nelle migliori tradizioni italiane da soccorritori diventiamo o gente da soccorrere, perché senza mezzi ed attrezzature, oppure clandestini abbandonati da tutti. La USB sta provvedendo attraverso i parlamentari per far intervenire altri paesi limitrofi perché l’Italia è ormai alla deriva in tutti i sensi.

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31/12/2014

Norman Atlantic. I morti accertati sono saliti a undici, ma non sono tutti

Il bilancio dei morti nell’incendio e naufragio della Norman Atlantic è salito a 11 vittime. Tre sono sicuramente dei camionisti napoletani riconosciuti dai familiari. Ci sono poi vittime anche tra i soccorritori, di cui due marinai di un rimorchiatore albanese colpiti da un cavo che si è spezzato durante le manovre di aggancio. Al momento  i naufraghi messi in salvo, sono 427, ma il numero dei morti sembra purtroppo destinato a salire. Resta il giallo sul fatto che la nave trasportasse altre persone che non risultano però nella lista dei passeggeri. Nel gruppo dei 49 naufraghi giunti al porto di Bari su un mercantile, ci sono infatti due immigrati clandestini afghani. Il settimanale greco To Vima, ha diffuso il numero di 38 dispersi. Il Procuratore di Bari ha affermato che potrebbero esserci altri cadaveri ancora sulla nave ed ha chiarito che nessuno può impossessarsi del relitto senza commettere un reato. La Marina però ha segnalato la presenza di rimorchiatori albanesi incaricati dall'armatore di trainare la nave a Valona. “Abbiamo chiesto alle autorità albanesi di assicurarsi che questo non accada” dicono dalla procura di Bari, che ha ottenuto intanto il via libera dalle autorità giudiziarie albanesi per rimorchiare traghetto fino a Brindisi dove il Norman Atlantic resterà sotto sequestro. Ricordiamo che il bilancio dei morti dell'ultimo grande naufragio navale, la Costa Concordia, era stato di 32 vittime.

Le pessime condizioni meteorologiche ostacolano però l'arrivo sulle coste italiane di altri naufraghi del Norman Atlantic. Si sta dirigendo verso il porto di Taranto il mercantile 'Aby Jeannette' di bandiera maltese a bordo del quale ci sono 39 naufraghi del traghetto Norman Atlantic. Il forte vento e il mare grosso hanno reso impossibili le operazioni di sbarco nel porto di Manfredonia (Foggia). Sul mercantile ci sono anche due persone con ferite lievi, gli altri sarebbero tutti in buone condizioni.

Il comandante della nave, Argilio Giacomazzi, e l'armatore, sono indagati per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. La competenza territoriale per le indagini sull'incendio del traghetto Norman Atlantic è della procura di Bari.

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