La mattina del 17 luglio alle 7:00, gli agenti della “Divisione investigazioni generali – Operazioni speciali. III Sezione Antiterrorismo Interno” della Questura di Roma hanno fatto una perquisizione nella casa di Gabriele Rubini – in arte, Chef Rubio – in cui hanno sequestrato tutti i suoi strumenti elettronici e le chiavette USB.
Dopo di che lo hanno portato nel commissariato di Frascati e trattenuto fino alle 19:50.
L’obiettivo dell’operazione era di acquisire informazioni sulle sue attività telematiche, contestandogli due post sul proprio profilo X, nonché cercare all’interno delle sue chat private di Telegram e Signal.
Al momento Gabriele è privo di strumenti elettronici e fino al dissequestro non ha accesso ai propri profili, chat e cloud (non sono stati chiusi). Per questo motivo ha chiesto a me, Alberto Fazolo, di riportare ciò.
Gabriele è libero, ci tiene a garantire che sta bene, ma per un po’ non avrà modo di comunicare attraverso i suoi canali o recapiti. Pertanto, inutile cercarlo.
Gabriele da anni è perseguitato e bersagliato per la sua attività di denuncia della pulizia etnica della Palestina. Il provvedimento di perquisizione e il successivo sequestro è stato determinato dai due post qui sotto riportati, ognuno può liberamente farsi una propria idea sul fatto che possano rappresentare, o meno, un pericolo per qualcuno e qualcosa. Tuttavia, in questa operazione, sono stati impegnati i migliori apparati dello Stato a cui sarebbe demandata la sicurezza nazionale.
L’attività di indagine in questo caso ha avuto, in ragione della immediata individuazione di Gabriele e della sua piena disponibilità, un immediato effetto, cosa che purtroppo non possiamo registrare nella ricerca dei mandanti e degli esecutori dell’attentato del 15 maggio scorso, in cui lui è stato massacrato di botte da una squadraccia. Come minimo, si registra una forte asimmetria.
Gabriele non si fa condizionare, va avanti nella lotta con sempre maggiore determinazione e consapevolezza. Ci tiene appunto a ricordare che ad altre persone va pure peggio.
Solidarietà a Gabriele e a tutte le altre vittime.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/07/2025
17/05/2024
L’agguato sionista a Chef Rubio, un “salto di qualità” in una storia immonda
Ad ottobre era toccato all’attivista italo-palestinese Karem Rohana, aggredito al suo ritorno all’aeroporto di Fiumicino.
Poi c’era stata la “parata in piazza” a Porta San Paolo alla manifestazione del 25 aprile con lanci di petardi e oggetti contro i manifestanti, intimidazioni ai giornalisti, minacce verbali contro le donne che manifestavano per la Palestina.
Poi c’era stato il raid di un commando all’università La Sapienza, a volto coperto, che ha vandalizzato in pieno pomeriggio la targa dedicata al professore Tayeh alla facoltà di Fisica e imbrattato con scritte “Israel” e stelle di Davide il muro all’entrata.
Giovedì mattina ad uno studente di un liceo romano attivo sulla causa palestinese è stata fatta trovare una banconota israeliana davanti la porta dell’abitazione.
Adesso il pestaggio a sangue di Chef Rubio, sotto casa e dopo aver sabotato il cancello d’ingresso per avere la certezza di trovarlo fermo. Una tecnica da terrorismo urbano...
Difficile non prendere in considerazione la creazione di squadre d’azione, appositamente selezionate in base al tasso di fanatismo sionista, tra le comunità ebraiche della diaspora. Proprio quelle pianificate dal ministro della Sicurezza israeliano, Itamar BenGvir, contro gli attivisti palestinesi e filopalestinesi nei paesi dove sono in corso le mobilitazioni.
Le conseguenze le abbiamo cominciate a vedere all’università di Los Angeles, a Science Po di Parigi e in quella di Amsterdam.
Difficile dimenticare quel “vi veniamo a prendere”, facendo nomi e cognomi (lo stesso Chef Rubio – indicato come “cuochi che pubblicano post antisemiti” – e i professori D’Orsi e Orsini) pronunciato da Riccardo Pacifici, esponente di spicco della Comunità ebraica di Roma, e vice-presidente della European Jewish Association, alla manifestazione pro-Israele all’Arco di Tito del 10 ottobre 2023.
Guarda, ascolta e verifica nel video dal minuto 1:20.
Difficile “equivocare”, “estrapolare”, “fraintendere”. Se alle parole di Pacifici seguono atti concreti, proprio contro quelle persone indicate per nome e cognome, in uno Stato normale sarebbe già, quantomeno, tra gli indagati per questa aggressione e delle altre sicuramente in preparazione.
Già negli anni scorsi la Questura aveva ricevuto un – purtroppo – ampio dossier sulle numerose e ripetute aggressioni dei gruppi sionisti a Roma contro palestinesi e attivisti solidali con la Palestina, fino a quella del 25 Aprile 2014, alla partenza dal Colosseo della manifestazione, dopo la quale il movimento per la solidarietà con il popolo palestinesi decise che non avrebbe più permesso intimidazioni in piazza il 25 Aprile senza tenere testa ai sionisti.
Se il ministero degli Interni volesse indagare sulle “fonti della violenza” intorno alle manifestazioni pro e contro la Palestina saprebbe dove cercare, lo ha sempre saputo.
Ma non lo ha mai fatto, praticando anche sul piano interno quella logica dell’impunità di cui Israele ha goduto fino ad oggi sul piano internazionale. Non si vedono peraltro grandi differenze nello schieramento sedicente “democratico” che sta osservando, anche su questa aggressione, il più assoluto silenzio.
E dire che questo agguato – per la tecnica usata, per la notorietà della vittima, per l’entità delle ferite causate – è certamente il più grave atto di “violenza politica” da diversi anni a questa parte.
Per l’establishment l’unico problema sono gli studenti che si mobilitano contro il genocidio dei palestinesi e per bloccare le complicità con lo Stato di Israele. I complici del genocidio si vedono anche da queste “priorità”.
Fonte
Poi c’era stata la “parata in piazza” a Porta San Paolo alla manifestazione del 25 aprile con lanci di petardi e oggetti contro i manifestanti, intimidazioni ai giornalisti, minacce verbali contro le donne che manifestavano per la Palestina.
Poi c’era stato il raid di un commando all’università La Sapienza, a volto coperto, che ha vandalizzato in pieno pomeriggio la targa dedicata al professore Tayeh alla facoltà di Fisica e imbrattato con scritte “Israel” e stelle di Davide il muro all’entrata.
Giovedì mattina ad uno studente di un liceo romano attivo sulla causa palestinese è stata fatta trovare una banconota israeliana davanti la porta dell’abitazione.
Adesso il pestaggio a sangue di Chef Rubio, sotto casa e dopo aver sabotato il cancello d’ingresso per avere la certezza di trovarlo fermo. Una tecnica da terrorismo urbano...
Difficile non prendere in considerazione la creazione di squadre d’azione, appositamente selezionate in base al tasso di fanatismo sionista, tra le comunità ebraiche della diaspora. Proprio quelle pianificate dal ministro della Sicurezza israeliano, Itamar BenGvir, contro gli attivisti palestinesi e filopalestinesi nei paesi dove sono in corso le mobilitazioni.
Le conseguenze le abbiamo cominciate a vedere all’università di Los Angeles, a Science Po di Parigi e in quella di Amsterdam.
Difficile dimenticare quel “vi veniamo a prendere”, facendo nomi e cognomi (lo stesso Chef Rubio – indicato come “cuochi che pubblicano post antisemiti” – e i professori D’Orsi e Orsini) pronunciato da Riccardo Pacifici, esponente di spicco della Comunità ebraica di Roma, e vice-presidente della European Jewish Association, alla manifestazione pro-Israele all’Arco di Tito del 10 ottobre 2023.
Guarda, ascolta e verifica nel video dal minuto 1:20.
Difficile “equivocare”, “estrapolare”, “fraintendere”. Se alle parole di Pacifici seguono atti concreti, proprio contro quelle persone indicate per nome e cognome, in uno Stato normale sarebbe già, quantomeno, tra gli indagati per questa aggressione e delle altre sicuramente in preparazione.
Già negli anni scorsi la Questura aveva ricevuto un – purtroppo – ampio dossier sulle numerose e ripetute aggressioni dei gruppi sionisti a Roma contro palestinesi e attivisti solidali con la Palestina, fino a quella del 25 Aprile 2014, alla partenza dal Colosseo della manifestazione, dopo la quale il movimento per la solidarietà con il popolo palestinesi decise che non avrebbe più permesso intimidazioni in piazza il 25 Aprile senza tenere testa ai sionisti.
Se il ministero degli Interni volesse indagare sulle “fonti della violenza” intorno alle manifestazioni pro e contro la Palestina saprebbe dove cercare, lo ha sempre saputo.
Ma non lo ha mai fatto, praticando anche sul piano interno quella logica dell’impunità di cui Israele ha goduto fino ad oggi sul piano internazionale. Non si vedono peraltro grandi differenze nello schieramento sedicente “democratico” che sta osservando, anche su questa aggressione, il più assoluto silenzio.
E dire che questo agguato – per la tecnica usata, per la notorietà della vittima, per l’entità delle ferite causate – è certamente il più grave atto di “violenza politica” da diversi anni a questa parte.
Per l’establishment l’unico problema sono gli studenti che si mobilitano contro il genocidio dei palestinesi e per bloccare le complicità con lo Stato di Israele. I complici del genocidio si vedono anche da queste “priorità”.
Fonte
16/05/2024
Agguato fascio-sionista a Chef Rubio
Lo hanno aspettato fuori casa in 5-6 e, una volta superato il cancello, hanno bloccato l’uscita e lo hanno massacrato di botte.
L’accusa arriva direttamente da un video su X pubblicato da Chef Rubio, che accusa i sionisti del duro pestaggio, come si vede nelle immagini del video che trovate in fondo a queste righe.
La squadraccia sionista fa probabilmente parte di quel gruppo di picchiatori radunati, il 25 aprile, sotto gli striscioni della Brigata ebraica, agli ordini di un tale che si esibiva, tra l’altro, in un’aggressione all’inviata di Rete4.
Quel giorno quel gruppo evidentemente organizzato militarmente – tutti in divisa, tutti chiaramente “iper-allenati” – non riuscendo a praticare l’aggressione per cui si erano evidentemente preparati, si esibirono in un vasto campionario di classiche minacce fascistoidi, fino ad augurare stupri alle donne presenti in piazza in sostegno della Palestina, oltre che gettando petardi e oggetti contundenti agli antifascisti presenti.
La scelta di Rubio come primo soggetto della vendetta sionista, uscita politicamente malissimo dalla figuraccia del 25 aprile, non è casuale, data l’alta visibilità del personaggio che non si è mai sottratto dal sostegno alla causa palestinese. Rubio che peraltro aveva già pagato in prima persona, in termini lavorativi, la sua presa di parola.
Poche settimane fa, dalle più alte cariche dello Stato d’Israele era stata lanciata l’idea di gruppi paramilitari di “autodifesa” (leggasi, repressione si ogni sentimento antisionista) in ogni Stato occidentale, di fatto rendendo pubblica una prassi che già da anni attraversa le città di mezza Europa.
A noi non resta che esprimere tutta la nostra solidarietà a Chef Rubio, vittima di un vile attacco sionista che ricorda in pieno le modalità tipiche del buio ventennio fascista.
Il 25 aprile, da Milano a Roma, ha sottolineato come oggi antisionismo significhi antifascismo.
Per chi avesse ancora dei dubbi, gli accadimenti di questa sera crediamo debbano sciogliere ogni perplessità residuale. Stabilita la realtà di questa aggressione, ci resta una domanda da fare: al ministro dell’interno.
Quando parla di “manifestazioni violente” intende per caso indicare questa organizzazione paramilitare agli ordini di uno stato straniero che ha come unico programma quello di attaccare una precisa parte della popolazione italiana?
Le dichiarazioni di Ben Gvir e altri ministri sionisti erano già inequivocabili. Ora siamo ai fatti. Ed è chiaro che la scelta di fare un agguato ad una persona nota, anche mediaticamente, per il suo lavoro e le sue posizioni è stata fatta con cinica freddezza. A questa ne seguiranno probabilmente altre.
Per le modalità e l’appartenenza ad una “organizzazione internazionale”, questa aggressione ha tutte le caratteristiche di un “terrorismo emergente”. Di chiara matrice sionista e di ultradestra. Contro cittadini italiani.
Lei ha intenzione di tollerare queste squadracce (e il governo straniero), signor ministro? Ha un modo molto semplice di dimostrare il contrario: arrestandoli.
Fonte
L’accusa arriva direttamente da un video su X pubblicato da Chef Rubio, che accusa i sionisti del duro pestaggio, come si vede nelle immagini del video che trovate in fondo a queste righe.
La squadraccia sionista fa probabilmente parte di quel gruppo di picchiatori radunati, il 25 aprile, sotto gli striscioni della Brigata ebraica, agli ordini di un tale che si esibiva, tra l’altro, in un’aggressione all’inviata di Rete4.
Quel giorno quel gruppo evidentemente organizzato militarmente – tutti in divisa, tutti chiaramente “iper-allenati” – non riuscendo a praticare l’aggressione per cui si erano evidentemente preparati, si esibirono in un vasto campionario di classiche minacce fascistoidi, fino ad augurare stupri alle donne presenti in piazza in sostegno della Palestina, oltre che gettando petardi e oggetti contundenti agli antifascisti presenti.
La scelta di Rubio come primo soggetto della vendetta sionista, uscita politicamente malissimo dalla figuraccia del 25 aprile, non è casuale, data l’alta visibilità del personaggio che non si è mai sottratto dal sostegno alla causa palestinese. Rubio che peraltro aveva già pagato in prima persona, in termini lavorativi, la sua presa di parola.
Poche settimane fa, dalle più alte cariche dello Stato d’Israele era stata lanciata l’idea di gruppi paramilitari di “autodifesa” (leggasi, repressione si ogni sentimento antisionista) in ogni Stato occidentale, di fatto rendendo pubblica una prassi che già da anni attraversa le città di mezza Europa.
A noi non resta che esprimere tutta la nostra solidarietà a Chef Rubio, vittima di un vile attacco sionista che ricorda in pieno le modalità tipiche del buio ventennio fascista.
Il 25 aprile, da Milano a Roma, ha sottolineato come oggi antisionismo significhi antifascismo.
Per chi avesse ancora dei dubbi, gli accadimenti di questa sera crediamo debbano sciogliere ogni perplessità residuale. Stabilita la realtà di questa aggressione, ci resta una domanda da fare: al ministro dell’interno.
Quando parla di “manifestazioni violente” intende per caso indicare questa organizzazione paramilitare agli ordini di uno stato straniero che ha come unico programma quello di attaccare una precisa parte della popolazione italiana?
Le dichiarazioni di Ben Gvir e altri ministri sionisti erano già inequivocabili. Ora siamo ai fatti. Ed è chiaro che la scelta di fare un agguato ad una persona nota, anche mediaticamente, per il suo lavoro e le sue posizioni è stata fatta con cinica freddezza. A questa ne seguiranno probabilmente altre.
Per le modalità e l’appartenenza ad una “organizzazione internazionale”, questa aggressione ha tutte le caratteristiche di un “terrorismo emergente”. Di chiara matrice sionista e di ultradestra. Contro cittadini italiani.
Lei ha intenzione di tollerare queste squadracce (e il governo straniero), signor ministro? Ha un modo molto semplice di dimostrare il contrario: arrestandoli.
Fonte
11/12/2022
La strumentalità del reato di “odio” contro Chef Rubio
Chef Rubio, denunciato come “odiatore”, ha replicato prontamente alla denuncia presentata dai legali della senatrice Liliana Segre, anche se per ora non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale.
“Chiedere a Liliana Segre di denunciare i crimini della colonia d’insediamento israeliana e dell’esercito nazista che da 74 anni porta avanti la pulizia etnica del popolo nativo palestinese (semita) sarebbe incitare all’odio? I silenzi di parte sono odio, non chi resiste”. Una risposta nello stile diretto e ruvido a cui Chef Rubio ci ha abituato.
Dal suo profilo twitter, il noto chef televisivo ha anche rilanciato il post dello scorso 21 aprile, quello in cui rilevava il silenzio della senatrice a vita di fronte ai soprusi di Israele nei confronti dei palestinesi, e che gli è costato la denuncia come “odiatore”.
Il post di Chef Rubio, è stato condiviso con la frase “La famosa istigazione all’odio”. “’Palestinesi? Non mi occupo di politica’. Cit. Liliana Segre. Vedo che però te ne occupi quando si tratta degli ucraini. Lasciami dire che il tuo silenzio sistematico nei confronti della pulizia etnica che il popolo palestinese sta subendo da 74 anni è disgustoso”.
Dove sarebbe dunque l’odio evocato dalla senatrice e da mass media come sempre servili?
Viene denunciato il silenzio sulla pulizia etnica israeliana contro i palestinesi in un momento in cui tutto il mondo politico si sente in dovere di palesare la propria sensibilità a diritti umani, legalità internazionale e autodeterminazione dei popoli, ma esclusivamente per l’Ucraina o, in alcuni casi, per l’Iran, mai sulla Palestina.
La denuncia contro Chef Rubio ha suscitato però anche manifestazioni di solidarietà con l’accusato. “Chiedere di prendere posizione sulla questione palestinese non è odio né antiebraismo, Solidali con Chef Rubio, se finirà in tribunale saremo con lui”, scrive il Forum Palestina, e decine di commenti in circolazione sui social.
È doveroso poi sottolineare un dettaglio. Dei 24 “odiatori” denunciati dalla senatrice Segre, ben 23 sono account anonimi, solo Chef Rubio è stato accusato con nome e cognome (Gabriele Rubini).
In sostanza, gli odiatori riconducibili all’antiebraismo più becero e razzista restano anonimi. L’unico a finire alla gogna è un personaggio pubblico impegnato al fianco dei palestinesi. Difficile non cogliere il segno peloso dell’operazione.
La estrema dilatazione e strumentalizzazione del concetto – ed ora del reato – “di odio”, grazie alla sua estrema vaghezza, sta apertamente sconfinando in un attacco alla libertà espressione, come nel caso osservato.
Si va introducendo un criterio e un perimetro in cui parlare male dei potenti, dei padroni o dei personaggi politici configura una fattispecie di reato a geometria variabile: dipende da chi parla e contro chi parla, sempre meno da come parla.
Infine, e non certo per importanza, esiste il rischio dell’autocensura. Qualcuno ritiene che Chef Rubio sia troppo “ruvido”. Francamente troviamo assai più insopportabili i discorsi “politically correct” che non dicono nulla e tacciono sulle questioni ritenute “divisive”.
Sarà perchè Chef Rubio lo abbiamo trovato in mezzo ai portuali che bloccavano il traffico d’armi per le guerre, mentre i suoi stigmatizzatori sostengono e votano l’invio delle armi per la guerra.
A furia di aver paura della parole potremmo finire piano piano con il dover rimanere zitti.
Giammai!!
Fonte
“Chiedere a Liliana Segre di denunciare i crimini della colonia d’insediamento israeliana e dell’esercito nazista che da 74 anni porta avanti la pulizia etnica del popolo nativo palestinese (semita) sarebbe incitare all’odio? I silenzi di parte sono odio, non chi resiste”. Una risposta nello stile diretto e ruvido a cui Chef Rubio ci ha abituato.
Dal suo profilo twitter, il noto chef televisivo ha anche rilanciato il post dello scorso 21 aprile, quello in cui rilevava il silenzio della senatrice a vita di fronte ai soprusi di Israele nei confronti dei palestinesi, e che gli è costato la denuncia come “odiatore”.
Il post di Chef Rubio, è stato condiviso con la frase “La famosa istigazione all’odio”. “’Palestinesi? Non mi occupo di politica’. Cit. Liliana Segre. Vedo che però te ne occupi quando si tratta degli ucraini. Lasciami dire che il tuo silenzio sistematico nei confronti della pulizia etnica che il popolo palestinese sta subendo da 74 anni è disgustoso”.
Dove sarebbe dunque l’odio evocato dalla senatrice e da mass media come sempre servili?
Viene denunciato il silenzio sulla pulizia etnica israeliana contro i palestinesi in un momento in cui tutto il mondo politico si sente in dovere di palesare la propria sensibilità a diritti umani, legalità internazionale e autodeterminazione dei popoli, ma esclusivamente per l’Ucraina o, in alcuni casi, per l’Iran, mai sulla Palestina.
La denuncia contro Chef Rubio ha suscitato però anche manifestazioni di solidarietà con l’accusato. “Chiedere di prendere posizione sulla questione palestinese non è odio né antiebraismo, Solidali con Chef Rubio, se finirà in tribunale saremo con lui”, scrive il Forum Palestina, e decine di commenti in circolazione sui social.
È doveroso poi sottolineare un dettaglio. Dei 24 “odiatori” denunciati dalla senatrice Segre, ben 23 sono account anonimi, solo Chef Rubio è stato accusato con nome e cognome (Gabriele Rubini).
In sostanza, gli odiatori riconducibili all’antiebraismo più becero e razzista restano anonimi. L’unico a finire alla gogna è un personaggio pubblico impegnato al fianco dei palestinesi. Difficile non cogliere il segno peloso dell’operazione.
La estrema dilatazione e strumentalizzazione del concetto – ed ora del reato – “di odio”, grazie alla sua estrema vaghezza, sta apertamente sconfinando in un attacco alla libertà espressione, come nel caso osservato.
Si va introducendo un criterio e un perimetro in cui parlare male dei potenti, dei padroni o dei personaggi politici configura una fattispecie di reato a geometria variabile: dipende da chi parla e contro chi parla, sempre meno da come parla.
Infine, e non certo per importanza, esiste il rischio dell’autocensura. Qualcuno ritiene che Chef Rubio sia troppo “ruvido”. Francamente troviamo assai più insopportabili i discorsi “politically correct” che non dicono nulla e tacciono sulle questioni ritenute “divisive”.
Sarà perchè Chef Rubio lo abbiamo trovato in mezzo ai portuali che bloccavano il traffico d’armi per le guerre, mentre i suoi stigmatizzatori sostengono e votano l’invio delle armi per la guerra.
A furia di aver paura della parole potremmo finire piano piano con il dover rimanere zitti.
Giammai!!
Fonte
22/04/2022
Chef Rubio impallina i Maneskin sul silenzio verso la Palestina. E su Gaza piovono bombe
I Maneskin durante una loro esibizione negli Stati Uniti hanno cantato il brano Gasoline, scritto in solidarietà all’Ucraina accompagnandolo con due Fuck Putin dal palco. Una presa di posizione piuttosto scontata che però non è passata inosservata. Su Twitter, Chef Rubio ha messo sulla graticola la band, rimproverandola di non avere lo stesso coraggio per la situazione in Palestina.
“Sarebbe bello che i Måneskin, vista la visibilità che hanno, scrivessero e cantassero una canzone per Gaza, per la Palestina e invitassero a boicottare sotto tutti i fronti Israele”, ha scritto Chef Rubio.
La risposta del frontmen dei Maneskin è stata piuttosto banale rispondendo: “Doppia salsiccia per me”, un esplicito riferimento al programma “Unti e Bisunti” condotto da Chef Rubio, il quale non ha perso tempo nel replicare: “Con doppia salsiccia cosa intendi? Che facciamo pesce pesce? Che devo limitarmi a cucinare perché solo quello pensi che sappia fare? Avresti potuto cogliere l’invito a saperne di più sul dramma dei palestinesi ma hai risposto come fanno i leghisti, i fascisti, i sionisti e il PD”.
A mettere le chiacchiere a zero è arrivata come al solito la realtà. Ieri all’alba aerei da guerra israeliani hanno colpito due obiettivi nel centro della Striscia di Gaza e un altro nel sud della città di Gaza. Fortunatamente non si segnalano vittime, tuttavia, alcuni edifici residenziali hanno subito danni materiali.
Anche le navi da guerra israeliane e carri armati hanno sparato diversi colpi di artiglieria verso il mare settentrionale di Gaza. I proiettili hanno causato enormi esplosioni, che sono state udite in tutta la Striscia di Gaza, ma non sono stati segnalati feriti.
Un edificio israeliano a Sderot, mercoledì notte, era stato danneggiato da un razzo palestinese. Le sirene d’allarme sono risuonate a Sderot e nel Kibbutz Nir Am.
Nessuna delle organizzazioni della resistenza a Gaza ha rivendicato la responsabilità del lancio di razzi, avvenuto tra le crescenti tensioni nella Gerusalemme occupata e le ripetute violenze della polizia israeliana alla moschea di al-Aqsa.
Fonte
“Sarebbe bello che i Måneskin, vista la visibilità che hanno, scrivessero e cantassero una canzone per Gaza, per la Palestina e invitassero a boicottare sotto tutti i fronti Israele”, ha scritto Chef Rubio.
La risposta del frontmen dei Maneskin è stata piuttosto banale rispondendo: “Doppia salsiccia per me”, un esplicito riferimento al programma “Unti e Bisunti” condotto da Chef Rubio, il quale non ha perso tempo nel replicare: “Con doppia salsiccia cosa intendi? Che facciamo pesce pesce? Che devo limitarmi a cucinare perché solo quello pensi che sappia fare? Avresti potuto cogliere l’invito a saperne di più sul dramma dei palestinesi ma hai risposto come fanno i leghisti, i fascisti, i sionisti e il PD”.
A mettere le chiacchiere a zero è arrivata come al solito la realtà. Ieri all’alba aerei da guerra israeliani hanno colpito due obiettivi nel centro della Striscia di Gaza e un altro nel sud della città di Gaza. Fortunatamente non si segnalano vittime, tuttavia, alcuni edifici residenziali hanno subito danni materiali.
Anche le navi da guerra israeliane e carri armati hanno sparato diversi colpi di artiglieria verso il mare settentrionale di Gaza. I proiettili hanno causato enormi esplosioni, che sono state udite in tutta la Striscia di Gaza, ma non sono stati segnalati feriti.
Un edificio israeliano a Sderot, mercoledì notte, era stato danneggiato da un razzo palestinese. Le sirene d’allarme sono risuonate a Sderot e nel Kibbutz Nir Am.
Nessuna delle organizzazioni della resistenza a Gaza ha rivendicato la responsabilità del lancio di razzi, avvenuto tra le crescenti tensioni nella Gerusalemme occupata e le ripetute violenze della polizia israeliana alla moschea di al-Aqsa.
Fonte
23/02/2020
Negato il colloquio di Chef Rubio con Nicoletta Dosio
Come noto, il 20 febbraio Chef Rubio si è recato al carcere delle Vallette di Torino a seguito della richiesta di colloquio straordinario da parte di Nicoletta.
Dopo averle notificato l’accoglimento della richiesta confermata al suo Avvocato durante il colloquio al carcere delle Vallette, a Rubio è stato negato l’accesso e così la possibilità di incontrare Nicoletta. Il motivo, a detta del Direttore del carcere, che ne ha respinto la richiesta, è per non meglio precisati motivi discrezionali, che non ha voluto anticipare. L’ennesima ingiustizia contro Nicoletta Dosio.
Su questa vicenda Nicoletta ha scritto una lettera dal carcere diretta a Chef Rubio che pubblichiamo qui di seguito:
Dopo averle notificato l’accoglimento della richiesta confermata al suo Avvocato durante il colloquio al carcere delle Vallette, a Rubio è stato negato l’accesso e così la possibilità di incontrare Nicoletta. Il motivo, a detta del Direttore del carcere, che ne ha respinto la richiesta, è per non meglio precisati motivi discrezionali, che non ha voluto anticipare. L’ennesima ingiustizia contro Nicoletta Dosio.
Su questa vicenda Nicoletta ha scritto una lettera dal carcere diretta a Chef Rubio che pubblichiamo qui di seguito:
Ieri ho atteso invano la visita di un amico. Avevo chiesto di poter effettuare almeno un colloquio con Rubio e mi avevano detto che la richiesta era stata autorizzata, salvo scoprire dopo poche ore che il direttore del carcere l’aveva invece rifiutata, con una motivazione che ancora non mi è stata notificata. Mi metterò a rapporto per chiedere ragioni. Rubio è un amico dei Notav, un compagno e lo aspettavo con gioia. In carcere si era sparsa la voce del suo arrivo e le detenute ed i detenuti erano contenti ….qualche detenuta mi ha anche detto che non vedono più Camionisti in trattoria da quando non c’è lui…in ogni caso lo conoscono e lo apprezzano per la simpatia e l’umanità!Fonte
Io avrei voluto che mi raccontasse della sua esperienza in Palestina perchè i Notav sono a fianco del popolo palestinese sin dalla prima Intifada. E avrei voluto ricevere il suo abbraccio.
Anche lui ha ora avuto un saggio di quanto la violenza carceraria sia fatta da precarietà, da regole arbitrarie e dallo stravolgimento dello spazio e del tempo. Ho comunque sentito la sua vicinanza ed il suo affetto perchè l’affetto e la vicinanza dei compagni sgretolano i muri e segano le sbarre. Ci possono togliere la libertà fisica ma non quella interiore che sente la solidarietà del proprio popolo e dona la fierezza e la serenità di chi sta dalla parte giusta. Un grande abbraccio a Rubio, da parte mia e di tutti I detenuti.
AVANTI NOTAV!
Carcere delle Vallette, Torino
30/12/2019
Rubio, uno chef a Gaza in solidarietà con i palestinesi
L’intervista a Chef Rubio di Michele Giorgio. Decine di italiani sono entrati due giorni fa a Gaza e lavoreranno divisi in sei gruppi: calcio, arte, donne, circo, skate e media. Ogni gruppo realizzerà un progetto con associazioni locali, crew e scuole superiori in tutta Gaza, da Jabaliya nel nord a Rafah sul confine con l’Egitto. Parliamo dell’edizione 2019 del Gaza Freestyle, il festival nato nel 2014 che collabora con il Centro Italiano di Scambio Culturale Vittorio Arrigoni-Vik.
Un programma intenso di cultura, sport, arte e divertimento per la popolazione di Gaza che si abbina al progetto di riqualificazione sociale ed ambientale Green Hopes nelle zone di Al Nada, Al Isba e Al Awada, vicine a Jabalia. In cantiere c’è la costruzione di un tendone da circo, varie aree sportive e il completamento di uno skatepark.
A dare una mano al Gaza Freestyle quest’anno c’è anche Gabriele Rubini, più noto come Chef Rubio. Dopo aver messo fine al suo contratto con Discovery e ad altri programmi televisivi che lo hanno reso celebre, Chef Rubio ha scelto di impegnarsi nell’umanitario a sostegno del popolo palestinese. Lo abbiamo intervistato ieri mentre con il resto della carovana italiana si accingeva ad andare a Rafah.
Chef Rubio, lei è a Gaza per dare un contributo al Gaza Freestyle Festival. Cosa farà nei prossimi giorni.
Il Freestyle lo sto scoprendo poco alla volta. Assieme ad altri volontari che, come me, sono qui per la prima volta, sto preparando tutto ciò che serve per garantire la serietà e la professionalità dei laboratori che svolgeranno i funamboli, clown, skater, i calciatori e altri ancora, per i palestinesi, ragazzi e ragazze, che prenderanno parte alle classi. Così da arrivare al giorno finale del Festival in cui i ragazzi e le ragazze potranno dimostrare ciò che hanno appreso da professionisti che si sono resi disponibili per un popolo che ha infinite difficoltà. Perciò mi considero bassa manovalanza a disposizione dei gruppi di lavoro. Comunque rimarrò a Gaza di più rispetto agli altri componenti della carovana, un mese almeno. Più avanti conto di realizzare una sorta di reportage sulla base di ciò che vedranno i miei occhi in questa terra.
L’impegno a Gaza non prevede attività legate alla sua professione?
Se ne parlerà quando finirà il Freestyle, le nostre forze sono contate e ora dobbiamo fare tutti qualcosa per garantire la buona riuscita del Festival. Dopo certo non mancherò di conoscere la cucina palestinese, in particolare quella di Gaza, e intendo far tesoro delle preparazioni culinarie locali. I ragazzi del posto mi dicono che i falafel di Gaza sono i più buoni al mondo e non aspetto altro che di rendermene conto di persona.
A Gaza avrà modo di accumulare esperienze e conoscenze. Come pensa di usarle una volta rientrato in Italia?
Sulla base del materiale che raccoglierò, proverò a spiegare un quadro (di Gaza) che di solito i media italiani non fanno. Vorrei raccontare il popolo di Gaza per quello che è, un popolo estremamente dignitoso, ben diverso da quello rappresentato dai mezzi d’informazione attraverso resoconti manipolati. Spero inoltre di poter fornire informazioni utili agli operatori umanitari che vorrebbero venire qui a Gaza ma credono che non sia possibile arrivarci.
Lei è da poco a Gaza, qual è la sua prima impressione.
Ero già stato a Ramallah (in Cisgiordania, ndr) e mi sono innamorato subito del popolo palestinese. Poi sulla mia strada ho incontrato diversi palestinesi e sono riuscito a restare in contatto con loro in maniera stabile. Qui a Gaza ho notato subito la vitalità della gente, la voglia di urlare il proprio desiderio di libertà. La popolazione di Gaza, nonostante le guerre, non smette di sognare una vita libera e ci sta dando una grande lezione di dignità umana. I giovani hanno saputo trasformare le macerie in palcoscenici dove rappresentare ciò che sono bravi a fare, nell’arte e non solo.
Pensa di tornare a Gaza in futuro?
Di solito vivo le esperienze per quello che sono. Però so riconoscere un posto amico, un posto in cui penso di poter dare qualcosa e da cui prendere tanto, quindi conto di tornare, al netto degli accessi che mi saranno consentiti dalle forze di occupazione. Per me e per tutti è importante comprendere che non siamo solo noi che andiamo a fare volontariato ma sono soprattutto loro (i palestinesi, ndr) che ci trasferiscono emozioni ed umanità.
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28/11/2019
Criticare Israele e sostenere i palestinesi ti rende un “reietto”. Chef Rubio nel mirino
Chef Rubio è stato cancellato dalla puntata del programma Rai #Ragazzicontro per le sue posizioni su Palestina e Israele. La Rai a novembre ha diffuso una nota in cui ha fatto sapere che “per questioni di opportunità”, Chef Rubio non sarebbe stato presente nella puntata dedicata agli haters e al bullismo su internet. La puntata, tra l’altro era stata già registrata in ottobre e doveva andare in onda l’11 novembre.
Non solo. Chef Rubio è stato denunciato per istigazione all’odio razziale e diffamazione da Ilan Brauner, esponente di spicco della comunità ebraica di Treviso. Il motivo? Le sue dichiarazioni sul carattere “confessionale” dello Stato di Israele che, definendosi ufficialmente come stato ebraico, discrimina i cittadini israeliani non ebrei (palestinesi, drusi etc.), avevano scatenato il solito armamentario di accuse di antisemitismo, troppo spesso diffuse artatamente ed anche sbagliate dal punto di vista storico.
Alle critiche Chef Rubio – a differenza di molti altri che al primo anatema calano le braghe – aveva risposto per le rime e tenuto il punto:
“Vorrei ricordare che i palestinesi, nonostante voi li consideriate inferiori alle bestie, sono SEMITI, quindi con me non attacca la storiella dell’antisemitismo solo perché critico la politica vigliacca e persecutoria di Israele. Se lo dice Roberto Saviano che si può criticare Israele, allora perché io non posso dire il vero, ossia che i cecchini sionisti sparano sui bambini per uccidere e invalidare le generazioni future, così da rendere il popolo palestinese dipendente da Israele? Israele non è una democrazia! Se lo Stato di Israele è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Fine della storia”.
Inevitabile però che gli anatemi dei terminali in Italia degli apparati ideologici dello Stato israeliano facessero scattare i meccanismi di una sorta di neo maccartismo. Bloccato il programma Rai con la partecipazione di Chef Rubio e inserimento nella lista nera degli appestati. Non è stato il primo, non sarà l’ultimo almeno fino a quando il dibattito pubblico, storico e culturale del paese non si libererà di questa ipoteca.
Non è la prima volta che Chef Rubio viene messo nel mirino degli ultrà di alcune comunità ebraiche italiane. Nel 2007 aveva suscitato un vespaio prima con un suo tweet in occasione del 25 aprile (e delle polemiche che ogni anno vengono innescate da settori della comunità ebraica sulla manifestazione per l’anniversario della Resistenza, ndr). “Rabbì, la storia è ciclica: prima pecore ora lupi. E lo sanno tutti che il terrorismo non ha la Kefiah ma va in giro coi Tank #freepalestina”, era scritto nel Tweet. Apriti cielo ovviamente!
Entrato nella lista nera di quelli sottoposti ad anatema, non era passato inosservato un suo fotomontaggio pubblicato su Instagram in cui appariva vestito da rabbino. Ed anche qui era partita la solita campagna di attacchi e polemiche. “Ma davvero avete bisogno sempre di un capro espiatorio e di lamentarvi che il mondo vi vessa?”, aveva replicato Chef Rubio, “se non avete voglia di andare indietro nelle gallery per vedere che mi sono fatto fotomontaggi col Papa, Dalai e Richard Benson allora appena avrò modo farò un collage in cui vedrete solo la vostra tristezza”.
Sarebbe significativo a questo punto se in giro per l’Italia venissero organizzate delle cene sociali di solidarietà con Chef Rubio, con un’unica condizione: sarebbe l’ospite e non dovrebbe cucinare, come del resto ha fatto in molte iniziative di solidarietà sociale. Come si dice? Colpisci uno, colpisci tutti, e i tutti sarebbe bene facessero scudo contro l’oscurantismo.
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Non solo. Chef Rubio è stato denunciato per istigazione all’odio razziale e diffamazione da Ilan Brauner, esponente di spicco della comunità ebraica di Treviso. Il motivo? Le sue dichiarazioni sul carattere “confessionale” dello Stato di Israele che, definendosi ufficialmente come stato ebraico, discrimina i cittadini israeliani non ebrei (palestinesi, drusi etc.), avevano scatenato il solito armamentario di accuse di antisemitismo, troppo spesso diffuse artatamente ed anche sbagliate dal punto di vista storico.
Alle critiche Chef Rubio – a differenza di molti altri che al primo anatema calano le braghe – aveva risposto per le rime e tenuto il punto:
“Vorrei ricordare che i palestinesi, nonostante voi li consideriate inferiori alle bestie, sono SEMITI, quindi con me non attacca la storiella dell’antisemitismo solo perché critico la politica vigliacca e persecutoria di Israele. Se lo dice Roberto Saviano che si può criticare Israele, allora perché io non posso dire il vero, ossia che i cecchini sionisti sparano sui bambini per uccidere e invalidare le generazioni future, così da rendere il popolo palestinese dipendente da Israele? Israele non è una democrazia! Se lo Stato di Israele è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Fine della storia”.
Inevitabile però che gli anatemi dei terminali in Italia degli apparati ideologici dello Stato israeliano facessero scattare i meccanismi di una sorta di neo maccartismo. Bloccato il programma Rai con la partecipazione di Chef Rubio e inserimento nella lista nera degli appestati. Non è stato il primo, non sarà l’ultimo almeno fino a quando il dibattito pubblico, storico e culturale del paese non si libererà di questa ipoteca.
Non è la prima volta che Chef Rubio viene messo nel mirino degli ultrà di alcune comunità ebraiche italiane. Nel 2007 aveva suscitato un vespaio prima con un suo tweet in occasione del 25 aprile (e delle polemiche che ogni anno vengono innescate da settori della comunità ebraica sulla manifestazione per l’anniversario della Resistenza, ndr). “Rabbì, la storia è ciclica: prima pecore ora lupi. E lo sanno tutti che il terrorismo non ha la Kefiah ma va in giro coi Tank #freepalestina”, era scritto nel Tweet. Apriti cielo ovviamente!
Entrato nella lista nera di quelli sottoposti ad anatema, non era passato inosservato un suo fotomontaggio pubblicato su Instagram in cui appariva vestito da rabbino. Ed anche qui era partita la solita campagna di attacchi e polemiche. “Ma davvero avete bisogno sempre di un capro espiatorio e di lamentarvi che il mondo vi vessa?”, aveva replicato Chef Rubio, “se non avete voglia di andare indietro nelle gallery per vedere che mi sono fatto fotomontaggi col Papa, Dalai e Richard Benson allora appena avrò modo farò un collage in cui vedrete solo la vostra tristezza”.
Sarebbe significativo a questo punto se in giro per l’Italia venissero organizzate delle cene sociali di solidarietà con Chef Rubio, con un’unica condizione: sarebbe l’ospite e non dovrebbe cucinare, come del resto ha fatto in molte iniziative di solidarietà sociale. Come si dice? Colpisci uno, colpisci tutti, e i tutti sarebbe bene facessero scudo contro l’oscurantismo.
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