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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/05/2026

L’estremismo dei sionisti romani tra leader discussi e chat radicali

Come e dove si è radicalizzato Eitan Bondì? Chi conosce la famiglia del 21enne, arrestato ieri per aver sparato a una coppia che indossava un fazzoletto dell’Anpi al collo lo scorso 25 aprile, racconta di una famiglia di estrazione popolare: genitori ambulanti a Porta Portese, «non politicizzati». Eitan, ora fattorino, un passato da agente immobiliare dopo l’abbandono degli studi di architettura, ha frequentato il liceo della comunità ebraica romana, il Renzo Levi del Ghetto.

Nessuno dice di conoscerlo ora, eppure la famiglia Bondì qualche aggancio doveva averlo, se è stato scelto per lui l’esperto avvocato Cesare Gai, penalista di riferimento della comunità capitolina che ha anche rappresentato in giudizio l’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). Non è però il gesto di un folle isolato.

«Anche se non era membro di nessun gruppo è cresciuto in un ambiente dove la violenza verbale e anche fisica è stata sdoganata», spiega un docente che frequenta il Tempio Maggiore. Non è una novità, infatti, la presenza nella comunità ebraica romana di piccoli nuclei che interpretano la loro militanza come una difesa a oltranza di Israele. E che hanno come riferimento storico il movimento politico sionista estremista statunitense Lega di difesa ebraica.

«Dal 7 ottobre in poi questi gruppi che usano la violenza come strumento politico hanno riscosso consensi anche nella destra ebraica tradizionale – ragiona Daniel, studente universitario e membro dei gruppi ebraici antirazzisti – Questo non è un episodio che cade dal niente».

A Roma negli ultimi anni c’è stato un incremento delle aggressioni da parte di gruppi sionisti di destra. La maggior parte è avvenuta alla fine dei cortei e dei presidi contro il genocidio in Palestina, ai danni di manifestanti che tornavano a casa, accerchiati e picchiati con caschi, catene, spranghe, bottiglie.

Ma ci sono stati anche i raid nelle università (La Sapienza e Roma III) e nelle scuole occupate, come quello al liceo Manara, firmato dalla «Brigata Aldo Vitali». Oltre alle violenze del 25 aprile 2024, quando un gruppo di sionisti a volto coperto lanciò lattine piene di cibo contro i manifestanti che indossavano le bandiere della Palestina. O quelle dello scorso ottobre al Liceo Caravillani di Monteverde, quando studenti e professori in assemblea per Gaza nel cortile vennero assaliti da uomini della sinagoga confinante.

In entrambi i casi era presente Riccardo Pacifici, ex leader della comunità romana e oggi vicepresidente della European Jewish Association. «Mi vergogno – ha commentato ieri Pacifici – Perché l’ha fatto lo dovrà dire lui». «Dovremmo interrogarci anche all’interno delle nostre istituzioni su come sia stato possibile arrivare a un gesto così». Senza dimenticare di accusare anche l’Anpi che «si deve prendere le proprie responsabilità, come dei fatti di Milano».

L’attuale leader della comunità ebraica della Capitale Victor Fadlun, si è dissociato «da qualsiasi forma di violenza». E ha definito un «oltraggio» l’uso del nome Brigata ebraica, smentendo che Eitan Bondì fosse un loro iscritto. Anche l’Ucei ha espresso condanna «di ogni forma di violenza da qualunque parte provenga».

Tuttavia i toni esasperati usati degli esponenti delle organizzazioni ebraiche in questi ultimi anni non sono passati inosservati. Pacifici è finito spesso nelle cronache, oltre che per il suo ruolo, per i modi spicci, per usare un eufemismo, e la lingua tagliente.

«C’è stata una deriva aggressiva nella comunità che ha allontanato molto – dice S, che preferisce rimanere anonima per paura di ritorsioni – D’altra parte quando si mutuano i linguaggi del ministro Smotrich o dello stesso Netanyahu è difficile che poi qualcuno non provi a prendere la presunta difesa degli ebrei alla lettera, sono cicli che si autoalimentano in gruppi chiusi dove alcuni metodi sono stati legittimati».

Il professore del Liceo Caravillani hanno sporto denuncia dopo l’episodio. Eitan Bondi si riuniva con i suoi amici a poche decine di metri di distanza dalla scuola, dalle parti della sinagoga di via Pozzo Pantaleo. Non è ancora certo se frequentasse uno di quei gruppi e neanche «il vecchio servizio d’ordine della comunità – spiega M. che si occupa di estremismi religiosi – che talvolta usa i pugni ma non le pistole».

Possibile che si sia radicalizzato on line. Su Telegram e Signal ci sono diverse chat sioniste di destra in cui la violenza verbale è la norma. E ci si scambiano video di esplosioni, irruzioni dell’Idf e palestinesi in fin di vita. Una si chiama, fondata da un ex portavoce dell’esercito, Dario Sanchez. Ha 11mila iscritti.

Fonte

17/05/2024

L’agguato sionista a Chef Rubio, un “salto di qualità” in una storia immonda

Ad ottobre era toccato all’attivista italo-palestinese Karem Rohana, aggredito al suo ritorno all’aeroporto di Fiumicino.

Poi c’era stata la “parata in piazza” a Porta San Paolo alla manifestazione del 25 aprile con lanci di petardi e oggetti contro i manifestanti, intimidazioni ai giornalisti, minacce verbali contro le donne che manifestavano per la Palestina.

Poi c’era stato il raid di un commando all’università La Sapienza, a volto coperto, che ha vandalizzato in pieno pomeriggio la targa dedicata al professore Tayeh alla facoltà di Fisica e imbrattato con scritte “Israel” e stelle di Davide il muro all’entrata.

Giovedì mattina ad uno studente di un liceo romano attivo sulla causa palestinese è stata fatta trovare una banconota israeliana davanti la porta dell’abitazione.

Adesso il pestaggio a sangue di Chef Rubio, sotto casa e dopo aver sabotato il cancello d’ingresso per avere la certezza di trovarlo fermo. Una tecnica da terrorismo urbano...

Difficile non prendere in considerazione la creazione di squadre d’azione, appositamente selezionate in base al tasso di fanatismo sionista, tra le comunità ebraiche della diaspora. Proprio quelle pianificate dal ministro della Sicurezza israeliano, Itamar BenGvir, contro gli attivisti palestinesi e filopalestinesi nei paesi dove sono in corso le mobilitazioni.

Le conseguenze le abbiamo cominciate a vedere all’università di Los Angeles, a Science Po di Parigi e in quella di Amsterdam.

Difficile dimenticare quel “vi veniamo a prendere”, facendo nomi e cognomi (lo stesso Chef Rubio – indicato come “cuochi che pubblicano post antisemiti” – e i professori D’Orsi e Orsini) pronunciato da Riccardo Pacifici, esponente di spicco della Comunità ebraica di Roma, e vice-presidente della European Jewish Association, alla manifestazione pro-Israele all’Arco di Tito del 10 ottobre 2023.

Guarda, ascolta e verifica nel video dal minuto 1:20.

Difficile “equivocare”, “estrapolare”, “fraintendere”. Se alle parole di Pacifici seguono atti concreti, proprio contro quelle persone indicate per nome e cognome, in uno Stato normale sarebbe già, quantomeno, tra gli indagati per questa aggressione e delle altre sicuramente in preparazione.

Già negli anni scorsi la Questura aveva ricevuto un – purtroppo – ampio dossier sulle numerose e ripetute aggressioni dei gruppi sionisti a Roma contro palestinesi e attivisti solidali con la Palestina, fino a quella del 25 Aprile 2014, alla partenza dal Colosseo della manifestazione, dopo la quale il movimento per la solidarietà con il popolo palestinesi decise che non avrebbe più permesso intimidazioni in piazza il 25 Aprile senza tenere testa ai sionisti.

Se il ministero degli Interni volesse indagare sulle “fonti della violenza” intorno alle manifestazioni pro e contro la Palestina saprebbe dove cercare, lo ha sempre saputo.

Ma non lo ha mai fatto, praticando anche sul piano interno quella logica dell’impunità di cui Israele ha goduto fino ad oggi sul piano internazionale. Non si vedono peraltro grandi differenze nello schieramento sedicente “democratico” che sta osservando, anche su questa aggressione, il più assoluto silenzio.

E dire che questo agguato – per la tecnica usata, per la notorietà della vittima, per l’entità delle ferite causate – è certamente il più grave atto di “violenza politica” da diversi anni a questa parte.

Per l’establishment l’unico problema sono gli studenti che si mobilitano contro il genocidio dei palestinesi e per bloccare le complicità con lo Stato di Israele. I complici del genocidio si vedono anche da queste “priorità”.

Fonte