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05/06/2024

Crisi in Guyana - Il Venezuela entra nel territorio conteso dell’Essequibo

Il Comandante Strategico Operativo dell’esercito venezuelano, Domingo Hernandez Larez, ha annunciato sui suoi social che l’esercito venezuelano (FANB) è entrato nel territorio dell’Essequibo. Si tratta di una regione contesa con la Guyana e al centro di una crisi riaccesasi negli ultimi mesi.

L’Essequibo è un’area di 160 mila km2, ricoperta per lo più da foreste, che è contesa sin dall’epoca delle spartizioni coloniali. Il confine attuale venne definito nel 1899, senza riconoscimento di Caracas, e la diatriba è continuata anche dopo l’indipendenza della Guyana, nel 1966.

Sotto il suolo dell’Essequibo vi sono ricchi giacimenti di petrolio, oro e altri materiali preziosi, che rendono la zona di straordinaria importanza economica. Nei media occidentali, è con la rapacità del governo Maduro che viene spiegata l'azione azione venezuelana, quando in realtà è innanzitutto occidentale l’interesse per la regione.

Ovviamente Caracas non è indifferente alle ricchezze della regione, ma è la politica aggressiva di esplorazione di risorse ad aver riacceso la questione. Negli ultimi dieci anni chi ha governato a Georgetown, capitale guyanese, ha rilasciato varie concessioni per la ricerca di idrocarburi nel fondale delle acque contese tra i due paesi.

È stato valutato che tra il 2015 e oggi, con le riserve scoperte nell’Essequibo, la Guyana è entrato tra i 20 paesi più ricchi al mondo di petrolio. In prima linea nella scoperta dei nuovi giacimenti vi è stata la multinazionale statunitense ExxonMobil.

La situazione è precipitata nel settembre 2023, quando Georgetown ha autorizzato sei compagnie straniere ad iniziare attività di trivellazione in acque rivendicate da Caracas. Maduro ha indetto subito dopo un referendum consultivo rispetto a come il governo si sarebbe dovuto comportare.

Il 3 dicembre la quasi totalità degli oltre 10 milioni di votanti ha approvato l’inglobamento effettivo dell’Essequibo come 24esimo stato federale della Repubblica venezuelana. Qualche giorno fa Caracas si è infine mossa concretamente in questa direzione.

Tramite una nota pubblicata dal ministro degli Esteri Yvan Gil, il Venezuela respinge la condanna della Comunità dei Caraibi e critica la Guyana per “le continue azioni guerrafondaie, attraverso alleanze con entità militari e di intelligence come il Comando Sud Usa e la Cia”.

“Cedendo la sua sovranità all’appetito vorace della ExxonMobil”, la Guyana “promuove l’instabilità regionale”. Il governo del Nicaragua, guidato da Daniel Ortega, si è schierato con Maduro, che “difende il diritto di preservare la propria sovranità e integrità territoriale, contro gli appetiti avidi e voraci degli imperialisti della Terra”.

Il governo brasiliano ha spostato nella regione di confine del Roraima truppe ed equipaggiamenti, per controllare possibili sconfinamenti, mentre il presidente Lula si è impegnato a fare da mediatore. La volontà è quella di evitare un conflitto regionale, che ad ogni modo coinvolgerebbe tutta la comunità sudamericana e gli Stati Uniti, in varie forme.

Di sicuro, la dirigenza bolivariana di Caracas non vuole permettere il perpetrarsi della logica estrattiva del colonialismo occidentale, e può trovare diversi alleati. Entro un certo grado, anche lo stesso Lula.

La situazione va osservata da vicino, perché i risvolti potrebbero significare un’ulteriore ritirata dell’imperialismo di Washington dal proprio ‘cortile di casa’.

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07/12/2023

Il Venezuela dà tre mesi di tempo alle multinazionali per andarsene dall’Essequibo

Il governo del Venezuela ha espresso mercoledì la propria condanna verso le recenti dichiarazioni del presidente della Guyana, Irfaan Ali, che ha espresso la sua approvazione per la presenza del Comando Sud degli Stati Uniti (USA) nell’Essequibo.

Caracas ha condannato “l’atteggiamento sconsiderato della Guyana, la quale agendo sotto il mandato della transnazionale statunitense Exxon Mobil, sta aprendo la possibilità di installare basi militari a una potenza imperiale, minacciando la Zona di Pace che è stata delineata in questa regione“, si legge nella nota.

Di conseguenza, la dichiarazione afferma che la Guyana viola “incautamente” il diritto internazionale con “azioni che aggravano la disputa territoriale e che si aggiungono alla sua condotta illegale di concessione dei diritti di sfruttamento petrolifero alla Exxon Mobil su un mare in attesa di delimitazione con il Venezuela“.

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro ha concesso “tre mesi” alla statunitense Exxon Monbil, alla francese TotalEnergies e alle altre imprese petrolifere straniere per interrompere le attività di esplorazione e sfruttamento degli idrocarburi concesse dal governo della Guyana e “abbandonare” la regione di Essequibo.

Solo dopo che se ne saranno andate, ha precisato il capo dello Stato venezuelano, Caracas potrà tornare a dialogare sulla contesa internazionale aperta con la Guyana.

Forte del mandato ricevuto dal risultato del referendum consultivo di domenica scorsa – con cui il governo ha visto riconosciute ad ampia maggioranza le rivendicazioni storiche sulla regione – Maduro ha presentato un piano per rendere il il territorio di Essequibo uno nuovo Stato del Venezuela, dando anche ordine di stampare e diffondere una nuova mappa geografica aggiornata.

La Guyana ha già fatto sapere che chiederà “azioni concrete” al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mentre il confinante Brasile – peraltro pubblicamente non ostile al governo Maduro – non intende essere coinvolto in un eventuale controversia ed aveva inviato ancora prima del referendum 16 carri blindati al confine settentrionale, a ridosso del Territorio Essequibo.

“Ciò che non possiamo permettere è che il Venezuela, volendo entrare in Guyana, utilizzi il nostro territorio”, ha detto il ministro della Difesa, José Mucio, intervistato nei giorni scorsi dalla Cnn.

La contesa sul Territorio Essequibo ha una storia che risale alla fine dell’Ottocento. La Guyana rivendica un confine territoriale stabilito nel 1899 da un tribunale arbitrale a Parigi, quando la Guyana era ancora una colonia britannica.

Caracas rivendica invece l’Accordo di Ginevra, firmato nel 1966 con la Gran Bretagna prima dell’indipendenza della Guyana, che pose le basi per una soluzione negoziata e annullò il trattato del 1899.

La questione della sovranità del territorio Essequibo è tornata ad alimentare tensioni quando nel 2015, la multinazionale statunitense Exxon Mobil ha annunciato la scoperta di giacimenti di petrolio nella zona marittima. Un braccio di ferro che si è fatto più pesante dopo il recente annuncio della Guyana d’indire una nuova serie di aste petrolifere.

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25/06/2015

È scontro tra Venezuela e Colombia per zona contesa

È di nuovo tensione fra i governi di Colombia e Venezuela. Dopo gli scontri tra gli ex presidenti Uribe e Chávez, circa i presunti legami del chavismo con le Farc, ora è la volta della rinnovata contesa per la zona marittima de La Guajira, i cui confini non sono stati ancora demarcati da una commissione bilaterale, secondo quanto prevede un trattato vigente. I negoziati per le frontiere marittime sono sospesi da sei anni.

Negli ultimi giorni si è assistito a un botta e risposta di note ufficiali tra i Ministeri degli Esteri e di dichiarazioni a distanza dei capi di Stato Nicolas Maduro e Juan Manuel Santos in seguito a un decreto del presidente venezuelano, il quale stabilisce “zone operative di difesa integrale marittima e insulare” e prevede anche l’invio di truppe nelle zone contese tra i due paesi e tra Venezuela e Guyana. “Si riconosce l’esistenza di aree marittime ancora da delimitare”, dice l’atto firmato dal presidente, che “richiedono l’attenzione dello Stato venezuelano fino a che non si stabilisca una demarcazione definitiva in modo amichevole”.

Il provvedimento era volto a riaffermare la sovranità nella Esequiba, una zona di un’estensione pari a mezza Italia contesa alla Guyana, poiché il governo guyanese sorretto da Ue e Stati Uniti aveva appena autorizzato l’esplorazione petrolifera della zona a una multinazionale statunitense. Tuttavia era oggetto del decreto anche La Guajira. Ciò ha provocato le proteste formali colombiane, nelle quali si condanna l’azione unilaterale venezuelana sulla zona. Maduro ha definito “esagerata” la protesta colombiana, ed ha risposto con l’invito a riprendere i lavori della Commissione Binazionale di Alto Livello (Coban), per dirimere la questione. Santos ha risposto accettando la proposta venezuelana, ma ha puntualizzato: “Vogliamo che rispondano al contenuto della nostra protesta, che ci diano spiegazioni e che rettifichino il contenuto di quel decreto, e allora, molto volentieri convocheremo la Coban per continuare a negoziare una soluzione a questo problema”.

La risposta scritta da Caracas recitava: “La Repubblica Bolivariana del Venezuela è sorpresa dal tenore delle dichiarazioni del Governo della Colombia, che si scandalizza ed esagera i ricatti e le menzogne mediatiche che cercano di sostituire i validi canali diplomatici e il dialogo dovuto fra paesi vicini”.

Nella nota, tuttavia, si ribadisce l’accordo circa la convocazione della Commissione Binazionale e si “ratifica i vincoli di amicizia e unione tra entrambe le repubbliche”, non prima di sottolineare che il Venezuela “ha rispettato, rispetta e rispetterà tutti i trattati internazionali validamente firmati” e di ripudiare “le campagne antivenezuelane cariche di odio che, da Bogotà, sottoscrivono e promuovono elementi oligarchici locali”. “È nel dialogo leale e fraterno che troveremo la strada per rapporti di rispetto e uguaglianza”, conclude la nota.

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11/06/2015

Il Venezuela respinge le provocazioni di Exxon e Guyana

Ancora guerra fredda contro il Venezuela da parte dell’imperialismo. Questa volta a farsi strumento e tramite dell’aggressione sono la compagnia petrolifera Exxon Mobil e il nuovo Governo della Guyana presieduto dal Presidente Granger, che ha da poco tempo preso il posto di un esecutivo progressista che aveva permesso lo sviluppo di buone relazioni con Caracas.

L’oggetto del contendere è la scoperta, da parte della suddetta compagnia petrolifera, di un giacimento petrolifero sottomarino in un tratto di oceano conteso tra i due paesi. Venezuela e Guyana si contendono dalla fine dell’Ottocento la regione di confine dell’Esequibo, attualmente incorporata nella Guyana, di cui costituisce ben più della metà del territorio. Un accordo firmato nel 1966 e riconosciuto dall’ONU stabilisce ufficialmente come “pendente” la questione della sovranità sul tratto di mare dove la Exxon Mobil vuole trivellare; in violazione di tale accordo, la Guyana pretende di concedere comunque l’autorizzazione alla compagnia petrolifera, estendendo d’imperio i propri confini marittimi.

La tensione si è immediatamente innalzata, con il Venezuela che pretende, ovviamente, di far valere l’accordo del 1966 e la Guyana che accusa i rivali di sconfinamenti militari nel proprio territorio.

Il Presidente venezuelano Maduro ha ribadito che l’intera disputa territoriale va risolta con mezzi diplomatici ed ha esplicitamente accusato la Exxon Mobile di voler provocare e destabilizzare il proprio governo.

Insomma, siamo alle solite: l’imperialismo tenta di strumentalizzare anche le dispute territoriali locali per attaccare i paesi ad esso non allineati, provocando scontri spesso basati sul nulla, nella speranza che la miccia deflagri e si creino le condizioni per un intervento esterno diretto contro tali paesi.

Per quanto riguarda la Rivoluzione Bolivariana, aggressioni di questo tipo, che includono la guerra economica, l’utilizzo di bande di criminali o provocazioni come questa sono in corso da anni, senza sortire per ora l’effetto sperato, cioè porre fine alla rivoluzione stessa per riportare il paese in una condizione di semi-colonia.

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