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30/08/2014

A Kiev è già campagna elettorale: sfida tra oligarchi


Mentre nell'Ucraina orientale infuria la battaglia e la situazione per l’esercito di Kiev non è proprio rosea, nella capitale dopo l’annuncio dello scioglimento del parlamento è già iniziata la campagna elettorale per il voto del 26 ottobre.

L'appuntamento è fondamentale per il presidente Petro Poroshenko, entrato a furore di popolo alla Bankova a maggio e ora intenzionato a conquistare la maggioranza alla Rada riducendo al minimo o se possibile eliminando del tutto le forze politiche che si sono opposte alla sua ascesa al potere, a partire dal Partito Comunista messo di fatto al bando e da altre forze di sinistra.

Nel tentativo di legare a sé quante più forze politiche e oligarchi possibile, il ‘re del cioccolato’ ha creato il Blocco Poroshenko, un'alleanza pluripartitica nata intorno a Solidarietà, la sua formazione sorta ufficialmente già una quindicina di anni fa e spesso tenuta in naftalina.

Alla guida della coalizione sostenitrice del golpe di febbraio c'è Yuri Lutsenko, ex ministro degli Interni dell'ultimo governo di Yulia Tymoshenko poi finito per alcuni mesi in carcere – sull’onda di quanto accaduto anche a quella che per i media occidentali rimane comunque ‘un’eroina’ – durante la presidenza di Viktor Yanukovich. Alla consolidata intesa con Udar, il partito liberal-nazionalista di Vitaly Klitschko nato per volontà della Cdu tedesca, potrebbe aggiungersi il partito Patria, principale socio del governo di Kiev agli ordini proprio di Yulia Tymoshenko e di Arseny Yatseniuk di nuovo in lite tra loro.
I leader nazionalisti rivendicano grandi vittorie e grandi riforme, ma la verità è che poco è stato fatto anche per imporre al paese le ristrutturazioni economiche chieste a gran voce da Ue e Fmi per concedere i maxiprestiti di cui Kiev ha estrema necessità. L’unica “riforma” attuata è quella dei regolamenti dei gruppi parlamentari allo scopo di sciogliere la delegazione del Partito Comunista d'Ucraina nei confronti del quale in tutto il paese si susseguono provocazioni e persecuzioni. In una recente conferenza stampa il segretario del PCU Petro Simonenko ha ricordato due dei casi in cui sono stati coinvolti membri del partito, ovvero il sequestro da parte del Servizio di Sicurezza d'Ucraina di Vitalij Pryn', e l'arresto e le torture inflitte a un altro membro del partito, Viktor Sinjaev.

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11/07/2014


Il regime filoccidentale ucraino non vuole proprio rinunciare alla messa fuori legge delle forze di sinistra e in particolare del Partito Comunista che alle ultime elezioni più o meno democratiche, quelle del 2012, ottenne il 13.2% dei voti e 32 seggi nel parlamento poi esautorato a febbraio dai golpisti.

“Come il processo di Norimberga ha messo la parola fine al nazismo in Europa, così un tribunale dovrebbe mettere fine all'ideologia comunista in Ucraina” ha sostenuto lo speaker della Rada – la Camera di Kiev – ed ex presidente ad interim Olexandr Turchynov, commentando l'iniziativa del ministero della Giustizia di richiedere la messa al bando del Pcu.

Per il delfino di Yulia Tymoshenko nella ‘nuova Ucraina’ non ci devono essere forze politiche "che odiano il proprio popolo" e che sostengono il separatismo delle regioni orientali del paese, insorte contro i golpisti e la loro ideologia nazionalista – quando non apertamente nazistoide – che fa della discriminazione dei russofoni e di tutti i partiti progressisti una dei punti fondamentali della propria identità.

Non è un caso che proprio contemporaneamente all’assalto contro i palazzi governativi che scatenarono il colpo di stato che portò alla destituzione del presidente Yanukovich le bande naziste di Pravyi Sektor e di Svoboda si diedero a partire da febbraio ad una campagna di assalti e occupazioni delle sedi del Partito Comunista. La stessa sede principale del PCU a Kiev è stata occupata dai neonazisti per mesi, poi devastata e data alle fiamme.

La decisione sulla messa al bando del partito guidato da Petro Simonenko, più volte minacciato di morte e aggredito negli ultimi mesi, spetta ora al tribunale amministrativo di Kiev. Alcuni politologi e analisti locali o legati alle fondazioni occidentali che hanno sostenuto il colpo di stato avvertono però che l’esclusione dalla vita politica dei comunisti, che hano un forte radicamento nelle regioni orientali sottoposte da mesi ad assedio e bombardamento, concederebbe nuove argomentazioni ai ‘separatisti’ e rischierebbe di minare gli sforzi del nuovo regime per mantenere l’unità territoriale dell’Ucraina.
Ma l’ultima richiesta di mettere al bando il Partito Comunista è partita da Pavel Petrenko, ministro della Giustizia appartenente a ‘Patria’, il partito liberal-nazionalista guidato da Yulia Tymoshenko e dal premier Arseni Yatseniuk, con il quale Petrenko aveva iniziato la carriera politica nel cosiddetto ’Fronte del cambiamento’ protagonista della cosiddetta rivoluzione arancione di dieci anni fa.

L'accusa ufficiale nei confronti del PCU è quella di attività anticostituzionale, sostegno alle milizie insorte del sudest e violazione della sovranità territoriale del Paese, con l'appoggio ideologico all'annessione della Crimea da parte della Russia.

Il segretario del partito Simonenko ha ammesso di aver accusato il governo di aver contribuito alla perdita della Crimea, aggiungendo che userà tutti i mezzi legali per opporsi all'eventuale decisione della corte che esaminerà la questione nelle prossime settimane.

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