Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/04/2019
DemoCrack in Umbria (e aspettiamo la Lega altrove)
Un concorso truccato, credetemi, non è il problema. Casomai è parte del problema, è un sintomo, non la malattia.
In quelle che fino a non troppo tempo fa chiamavamo «regioni rosse» c’è un modo di fare che è lo stesso più o meno da sempre, una gestione del potere che ha pure funzionato per un periodo ma che adesso sta venendo giù un pezzo dopo l’altro. Il caso della sanità umbra, in questo senso, non è diverso da quello che è accaduto a Siena con Mps. Semplicemente, c’è una generazione di amministratori che ragionano così e che hanno sempre ragionato così. E c’è un pezzo consistente di apparato pubblico che è nato e si è sempre mosso in seno al partito, sin dai tempi in cui era Partito con la P maiuscola.
Il gip di Perugia tutto questo l’ha capito, e infatti nella sua ordinanza non parla di associazione a delinquere ma di sistema, di amicizie storiche, di gente che fa quello che fa non tanto per corruzione (che infatti viene tutta scartata) ma perché si fa così e basta.
Il problema è che il sistema messo in piedi dal Pci e che ha attraversato le stagioni del Pds, dei Ds e ora del Pd, non regge più, non è più in grado di garantire il benessere dei propri cittadini. E allora succede un casino, e allora si tracolla alla velocità della luce. Che a un certo punto si muova la magistratura, in fondo, è un dettaglio, o una naturale conseguenza.
Non crediate, comunque, che nelle regioni in cui la Lega governa da decenni sia tanto diverso: prima o poi arriveranno scandali grossi anche in Lombardia e in Veneto, è solo questione di tempo. Alcuni sono già arrivati, già passati, ma ne verranno di nuovi.
Perché, in fondo, quando questo sistema funziona, va bene a tutti. Siamo sempre in Italia: un paese di musichette, mentre fuori c’è la morte.
Fonte
07/01/2015
Norma SalvaBerlusconi: cinquantun per Renzi e la Manzione
Uno degli episodi che meglio spiegano Renzi e il renzismo è la vicenda del capo dei vigili urbani di Firenze (lo è stata per qualche mese anche a Livorno), Antonella Manzione, alla segreteria di Palazzo Chigi. Scandalo perché secondo la Corte dei Conti non aveva alcun titolo per farlo. Il suo incarico di solito veniva ricoperto da magistrati amministrativi ed il precedente segretario aveva passato il concorso da consigliere di stato. Il tutto fu sistemato, nel senso che Renzi è riuscito a nominarla lo stesso, adducendo errori formali nel primo decreto di nomina della Manzione riformulandone un secondo più adatto a superare i rilievi della Corte Costituzionale.
Era l'aprile 2014 e questo scontro interno alle istituzioni dette subito la misura che Renzi non voleva in posti chiave delle figure autorevoli o con un passato pesante alle spalle, ma soprattutto che voleva fedelissimi esecutori. Il Tirreno in quei giorni andò in soccorso a Renzi ed alla Manzione con una serie di paginoni agiografici sulla "vigilessa" che andava a Palazzo Chigi all'apice di una grande carriera. I problemi posti dalla Corte dei Conti furono relegati ad un unico passaggio che ricordava il problemuccio: "la direttrice del dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio è nel mirino, bersagliata dai super burocrati dei ministeri". Come dire, poverina la vecchia politica e i super burocrati attaccati alla poltrona e con la polvere sulla giacca ce l'hanno con il grande innovatore Renzi e i suoi giovani sodali.
In queste ore è successo che sia venuto fuori il nome di colei che ha messo mano alla norma salva Berlusconi all'interno della delega fiscale. L’Huffington Post aveva indicato nel viceministro dell’Economia Luigi Casero, ex Fi approdato nell’Ncd, che non solo ha smentito seccamente, ma ha confermato che le modifiche incriminate sono state introdotte a “casa” di Renzi, cioè alla Presidenza del consiglio indicando proprio il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi guidato da Antonella Manzione (che fra l'altro è sorella del sottosegretario all'Interno Domenico Manzione tanto per non farsi mancare nulla).
Insomma, una vicenda che una volta scoperti i protagonisti non può che portare chiaramente a Matteo Renzi e a tutte le sue trame segrete per arrivare a fine mandato e eseguire lo schema che la troika gli ha affidato. Ogni tanto però a fare i patti col Diavolo e sulla testa di tutti, si inciampa.
Redazione, 6 gennaio 2015
Fonte
Come i migliori democristiani della prima repubblica, quelli addestrati ad ogni sotterfugio e ai più infami dei colpi bassi.
Era l'aprile 2014 e questo scontro interno alle istituzioni dette subito la misura che Renzi non voleva in posti chiave delle figure autorevoli o con un passato pesante alle spalle, ma soprattutto che voleva fedelissimi esecutori. Il Tirreno in quei giorni andò in soccorso a Renzi ed alla Manzione con una serie di paginoni agiografici sulla "vigilessa" che andava a Palazzo Chigi all'apice di una grande carriera. I problemi posti dalla Corte dei Conti furono relegati ad un unico passaggio che ricordava il problemuccio: "la direttrice del dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio è nel mirino, bersagliata dai super burocrati dei ministeri". Come dire, poverina la vecchia politica e i super burocrati attaccati alla poltrona e con la polvere sulla giacca ce l'hanno con il grande innovatore Renzi e i suoi giovani sodali.
In queste ore è successo che sia venuto fuori il nome di colei che ha messo mano alla norma salva Berlusconi all'interno della delega fiscale. L’Huffington Post aveva indicato nel viceministro dell’Economia Luigi Casero, ex Fi approdato nell’Ncd, che non solo ha smentito seccamente, ma ha confermato che le modifiche incriminate sono state introdotte a “casa” di Renzi, cioè alla Presidenza del consiglio indicando proprio il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi guidato da Antonella Manzione (che fra l'altro è sorella del sottosegretario all'Interno Domenico Manzione tanto per non farsi mancare nulla).
Insomma, una vicenda che una volta scoperti i protagonisti non può che portare chiaramente a Matteo Renzi e a tutte le sue trame segrete per arrivare a fine mandato e eseguire lo schema che la troika gli ha affidato. Ogni tanto però a fare i patti col Diavolo e sulla testa di tutti, si inciampa.
Redazione, 6 gennaio 2015
Fonte
Come i migliori democristiani della prima repubblica, quelli addestrati ad ogni sotterfugio e ai più infami dei colpi bassi.
10/02/2012
The Fornero's Connection
Ci eravamo lasciati, la scorsa settimana, con la storia della figlia
della Fornero che fa la docente nella stessa Università dove insegnano mamma e
papà e che riceve finanziamenti per la ricerca dalla fondazione bancaria dove
mamma è vice-presidente. Ne ho parlato venerdì sera a L'Ultima Parola. Ormai è
storia vecchia. Oggi però sono in grado di aggiungere un tassello alla
complessa rete di intrecci accademici dei Fornero's.
Ricapitoliamo. Abbiamo una università, quella di Torino. Poi abbiamo una
famigliola presumibilmente felice che vanta tre docenze in quella stessa
università. Non può mancare la fondazione bancaria di turno, ovvero la Compagnia di San Paolo, della quale fino al 2010
Elsa Fornero era vicepresidente, che insieme alla stessa università di cui
sopra e al Politecnico di Torino avvia alcuni enti strumentali.
Nella mappa avevamo già collocato uno di questi enti strumentali, la HuGeF,
una fondazione che si occupa di genetica umana nella quale Silvia Deaglio,
figlia di Elsa Fornero, svolge il ruolo di responsabile unità di ricerca.
E proprio dalla Compagnia di San Paolo, tra il 2008 e il 2010 (periodo che si
sovrappone alla vicepresidenza della influente mamma) la Deaglio ottiene
una attività di ricerca (“Antigen-dependent and-independent mechanisms in
the pathogenesis of chronic lymphocytic leukemia"), per un totale di 120
mila euro spalmati su due anni. Non mancano copiosi investimenti affidati
alla Deaglio da parte dei Ministeri della Salute e della Ricerca per quasi un
milione di euro.
Ora spostiamo l'attenzione su un secondo ente strumentale creato nel 2004 dalla Compagnia di San Paolo e, guarda caso, ancora dall'Università di Torino: il Collegio Carlo Alberto, che "si è rapidamente affermato come una delle istituzioni più promettenti nel panorama accademico internazionale". Diciamoci la verità: lascia a bocca aperta scoprire un altro Fornero's nel ruolo di vice-presidente: questa volta il marito, Mario Deaglio.
Mario Deaglio è un economista e un banchiere, essendo nel cda della Finanziaria Bansel, che controlla il 95% di Banca Sella SpA, nonchè presidente di Consel, una finanziaria di quelle cui ci siamo rivolti troppo spesso per indebitare le nostre risicatissime finanze. E di banchieri, del resto, i Fornero's abbondano, essendo anche il genero del neo-ministro un banchiere area Unicredit, Giovanni Ronca, che qualcuno accredita come docente dell'Università di Torino. Aspetta: ma è la stessa università di prima! Dunque mi sbagliavo: le docenze dei Fornero's sarebbero quattro, non tre.
La cosa potrebbe anche finire lì, senonché (mai porre limiti alla provvidenza), scaricando il Bilancio di Missione 2010 del Collegio Carlo Alberto, di cui Mario Deaglio per l'appunto è vice-presidente, a pagina 20 si scopre che tra i progetti finanziati ce n'è uno che si chiama "Economic Consequences of Financial (Il)Literacy", il cui Principal Investigator risulta nientemeno che la professoressa Fornero. Allo stesso modo, a pagina 106, tra le pubblicazioni scientifiche che hanno ricevuto la Research Incentives nel 2009 (incentivi in denaro), figura "Does consumption respond to predicted increases in cash-on-hand availability? Evidence from the Italian ‘severance pay’", dove compare ancora la Fornero, questa volta tra gli autori.
Insomma, quattro Fornero's: quattro docenti. E poi Fondazioni Bancarie dove i Fornero's fanno i vice-presidenti e dalle quali partono finanziamenti e incentivi a vantaggio di altri Fornero's. A ripercorrere tutti i collegamenti possibili, a ritroso, ce n'è abbastanza per uscirne pazzi. E poi, certo, non dimentichiamoci proprio di quello: un Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali piovuto già dal nulla, in 48 ore.
Comunque la si veda, se è vero che l'Italia, specialmente quella accademica, è fatta a caste, di certo i Fornero's non contribuiscono a sfatare la leggenda.
Ora spostiamo l'attenzione su un secondo ente strumentale creato nel 2004 dalla Compagnia di San Paolo e, guarda caso, ancora dall'Università di Torino: il Collegio Carlo Alberto, che "si è rapidamente affermato come una delle istituzioni più promettenti nel panorama accademico internazionale". Diciamoci la verità: lascia a bocca aperta scoprire un altro Fornero's nel ruolo di vice-presidente: questa volta il marito, Mario Deaglio.
Mario Deaglio è un economista e un banchiere, essendo nel cda della Finanziaria Bansel, che controlla il 95% di Banca Sella SpA, nonchè presidente di Consel, una finanziaria di quelle cui ci siamo rivolti troppo spesso per indebitare le nostre risicatissime finanze. E di banchieri, del resto, i Fornero's abbondano, essendo anche il genero del neo-ministro un banchiere area Unicredit, Giovanni Ronca, che qualcuno accredita come docente dell'Università di Torino. Aspetta: ma è la stessa università di prima! Dunque mi sbagliavo: le docenze dei Fornero's sarebbero quattro, non tre.
La cosa potrebbe anche finire lì, senonché (mai porre limiti alla provvidenza), scaricando il Bilancio di Missione 2010 del Collegio Carlo Alberto, di cui Mario Deaglio per l'appunto è vice-presidente, a pagina 20 si scopre che tra i progetti finanziati ce n'è uno che si chiama "Economic Consequences of Financial (Il)Literacy", il cui Principal Investigator risulta nientemeno che la professoressa Fornero. Allo stesso modo, a pagina 106, tra le pubblicazioni scientifiche che hanno ricevuto la Research Incentives nel 2009 (incentivi in denaro), figura "Does consumption respond to predicted increases in cash-on-hand availability? Evidence from the Italian ‘severance pay’", dove compare ancora la Fornero, questa volta tra gli autori.
Insomma, quattro Fornero's: quattro docenti. E poi Fondazioni Bancarie dove i Fornero's fanno i vice-presidenti e dalle quali partono finanziamenti e incentivi a vantaggio di altri Fornero's. A ripercorrere tutti i collegamenti possibili, a ritroso, ce n'è abbastanza per uscirne pazzi. E poi, certo, non dimentichiamoci proprio di quello: un Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali piovuto già dal nulla, in 48 ore.
Comunque la si veda, se è vero che l'Italia, specialmente quella accademica, è fatta a caste, di certo i Fornero's non contribuiscono a sfatare la leggenda.
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