di Paolo Di Mizio
Cecilia Sala è chiaramente stata arrestata come ritorsione per l’arresto – illegale – dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi, bloccato il 16 dicembre scorso su ordine della giustizia americana all’aeroporto di Malpensa.
L’accusa, per lui, mossa da Washington, è di “traffico d’armi”. Ma è un’accusa farlocca, senza alcuna base giuridica.
L’ingegnere lavora per lo Stato iraniano: se lo Stato iraniano vende armi a un paese terzo (poniamo la Russia o l’India), questo non è un reato di “traffico d’armi”, è un libero commercio garantito dal WTO e dalle leggi internazionali, che piaccia o non piaccia all’America.
Se vendere armi da uno Stato all’altro fosse un reato, allora ci dovrebbe essere un ordine di arresto per Biden e per tutti i presidenti americani, che sono i maggiori venditori di armi del mondo.
Aggiungo, per quelli che dicono che “l’Iran viola le sanzioni”: le sanzioni sono un atto politico, arbitrario, non giuridico, in altre parole non sono una legge.
Anzi, per la giurisprudenza internazionale le sanzioni sono addirittura fuorilegge se attuate al di fuori di un mandato dell’ONU, come avviene in questo caso. Quindi se non c’è una legge, non c’è alcun reato.
La verità è che gli americani vogliono interrogare, con le buone o con le cattive, l’ingegnere iraniano per conoscere i segreti dei droni iraniani, come li fabbricano, dove, se li vendono alla Russia, ecc.
Questa è la vera ragione. L’arresto dell’ingegnere è un sequestro di persona, non un arresto: è un atto di pirateria di Stato.
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01/01/2025
29/12/2024
La liberazione di Cecilia Sala diventa una partita a tre
Con il passare dei giorni comincia a emergere come l’eventuale liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala, arrestata in Iran lo scorso 19 dicembre, sia diventata “una partita a tre”.
Non c’è solo l’interlocuzione tra Italia e Iran, c’è anche l’ingerenza degli Stati Uniti, il che spiega la cautela e il nervosismo della Farnesina nella gestione di una partita delicata, nella quale il desiderio di riportare a casa la giornalista potrebbe entrare in contraddizione con i vincoli della pesante alleanza con gli USA.
Gli Stati Uniti, infatti, appena la vicenda dell’arresto di Cecilia Sala è diventata pubblica si sono affrettati a richiedere l’estradizione dall’Italia di Mohammad Abedini Najafabadi, il cittadino iraniano arrestato il 16 dicembre scorso all’aeroporto di Malpensa dalla Digos su richiesta degli USA. Le autorità statunitensi si sono mosse con grande e insolita rapidità per inviare all’Italia la richiesta di estradizione dell’iraniano. Avrebbero avuto tempo fino al 28 gennaio, ma hanno scelto di farlo il 28 dicembre, un mese prima.
Non solo. C’è un altro particolare che sta emergendo. Era infatti il 13 dicembre quando gli Stati Uniti hanno notificato all’Italia un mandato d’arresto ai fini dell’estradizione. In quella data Mohammad Abedini Najafabadi, non era ancora in Italia. Tre giorni dopo, al suo arrivo a Malpensa l’ordine di arresto è stato eseguito. Secondo l’Ansa, l’indagine avviata dai magistrati milanesi su modalità e tempistiche dell’arresto “potrebbe riguardare anche i tempi stretti tra l’emissione del mandato di arresto ai fini di estradizione e il fermo dell’uomo”.
Insomma nell’attività diplomatica dell’Italia per riportare a casa Cecilia Sala , magari scambiandola con Najafabadi, c’è la pesante ipoteca degli Stati Uniti che lo vorrebbero invece portare nelle carceri USA.
Tra l’esigenza di liberare la giornalista e i diktat del potente alleato, il governo italiano potrebbe trovarsi con margini di manovra strettissima nella sua trattativa con il governo iraniano.
Mohammad Abedini Najafabadi, si trova attualmente detenuto nel carcere di Opera ed è accusato di aver violato le leggi americane sull’esportazione di componenti elettronici sofisticati dagli Usa all’Iran e per aver fornito materiale a un’organizzazione terroristica straniera.
La Corte d’Appello di Milano adesso deve valutare se sussistono le condizioni per accogliere o meno la richiesta di Washington. Nel caso in cui venga dato il via libera all’estradizione, il provvedimento dovrà avere la firma del ministero della Giustizia, il quale avrà al massimo 10 giorni di tempo per completare la pratica e rendere effettiva la sentenza.
La sorte dell’iraniano arrestato in Italia si lega a doppio filo con quella di Cecilia Sala in Iran. Molti osservatori considerano plausibile la possibilità che la giornalista italiana possa essere stata arrestata come forma di pressione sulle autorità italiane e statunitensi ed ottenere uno scambio con la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi.
Fonte
Non c’è solo l’interlocuzione tra Italia e Iran, c’è anche l’ingerenza degli Stati Uniti, il che spiega la cautela e il nervosismo della Farnesina nella gestione di una partita delicata, nella quale il desiderio di riportare a casa la giornalista potrebbe entrare in contraddizione con i vincoli della pesante alleanza con gli USA.
Gli Stati Uniti, infatti, appena la vicenda dell’arresto di Cecilia Sala è diventata pubblica si sono affrettati a richiedere l’estradizione dall’Italia di Mohammad Abedini Najafabadi, il cittadino iraniano arrestato il 16 dicembre scorso all’aeroporto di Malpensa dalla Digos su richiesta degli USA. Le autorità statunitensi si sono mosse con grande e insolita rapidità per inviare all’Italia la richiesta di estradizione dell’iraniano. Avrebbero avuto tempo fino al 28 gennaio, ma hanno scelto di farlo il 28 dicembre, un mese prima.
Non solo. C’è un altro particolare che sta emergendo. Era infatti il 13 dicembre quando gli Stati Uniti hanno notificato all’Italia un mandato d’arresto ai fini dell’estradizione. In quella data Mohammad Abedini Najafabadi, non era ancora in Italia. Tre giorni dopo, al suo arrivo a Malpensa l’ordine di arresto è stato eseguito. Secondo l’Ansa, l’indagine avviata dai magistrati milanesi su modalità e tempistiche dell’arresto “potrebbe riguardare anche i tempi stretti tra l’emissione del mandato di arresto ai fini di estradizione e il fermo dell’uomo”.
Insomma nell’attività diplomatica dell’Italia per riportare a casa Cecilia Sala , magari scambiandola con Najafabadi, c’è la pesante ipoteca degli Stati Uniti che lo vorrebbero invece portare nelle carceri USA.
Tra l’esigenza di liberare la giornalista e i diktat del potente alleato, il governo italiano potrebbe trovarsi con margini di manovra strettissima nella sua trattativa con il governo iraniano.
Mohammad Abedini Najafabadi, si trova attualmente detenuto nel carcere di Opera ed è accusato di aver violato le leggi americane sull’esportazione di componenti elettronici sofisticati dagli Usa all’Iran e per aver fornito materiale a un’organizzazione terroristica straniera.
La Corte d’Appello di Milano adesso deve valutare se sussistono le condizioni per accogliere o meno la richiesta di Washington. Nel caso in cui venga dato il via libera all’estradizione, il provvedimento dovrà avere la firma del ministero della Giustizia, il quale avrà al massimo 10 giorni di tempo per completare la pratica e rendere effettiva la sentenza.
La sorte dell’iraniano arrestato in Italia si lega a doppio filo con quella di Cecilia Sala in Iran. Molti osservatori considerano plausibile la possibilità che la giornalista italiana possa essere stata arrestata come forma di pressione sulle autorità italiane e statunitensi ed ottenere uno scambio con la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi.
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28/12/2024
Iran - L’arresto di Cecilia Sala funzionale ad uno scambio di prigionieri?
Il 16 dicembre all’aeroporto Malpensa di Milano, su richiesta delle autorità degli Stati Uniti viene arrestato un cittadino iraniano-svizzero Mohammad Abedini-Najafabadi di 38 anni.
Le accuse contro di lui mosse dagli Stati Uniti sono di cospirazione, associazione a delinquere e violazione delle leggi sul commercio e valgono potenzialmente l’ergastolo negli Usa e 20 anni per chi lo avrebbe aiutato.
Mohammad Abedini-Najafabadi è accusato di aver reperito negli USA alcuni componenti di un sistema di droni simile a quello che ha colpito una base militare statunitense in Giordania dove sono rimasti uccisi tre soldati.
Il 19 dicembre – ma si è saputo solo una settimana dopo – le autorità iraniane hanno arrestato a Teheran la giornalista italiana Cecilia Sala. Non sono ancora chiare – o meglio non sono trapelate fino a noi – le motivazioni dell’arresto.
Visto da questa prospettiva l’arresto di Cecilia Sala potrebbe essere propedeutico ad uno scambio di prigionieri tra Italia e Iran. A meno che gli Stati Uniti non si mettano di traverso a complicare le cose.
Cecilia Sala è una giornalista del quotidiano filo-israeliano Il Foglio, segue la politica internazionale ed è una ospite frequente di talk show televisivi nei quali viene chiamata a rappresentare il punto di vista della Nato e di Israele nel sistema informativo italiano.
Il ministro degli Esteri Tajani ha fatto sapere finora molto poco: “C’è stata una lunga visita regolare da parte della nostra ambasciatrice Paola Amadei, che è stata più di mezz’ora con la giornalista fermata. L’ha trovata in buone condizioni di salute”, ha detto il ministro. Cecilia Sala “spera di poter essere liberata il prima possibile ed è quello che sta cercando di fare il ministero degli Esteri, quello che sta facendo la nostra diplomazia con grande discrezione e con la massima riservatezza”. Tajani ha aggiunto che i genitori hanno già avuto la possibilità di parlare due volte con Sala e sono in costante contatto con la Farnesina per ricevere aggiornamenti sulla situazione.
Fonte
Le accuse contro di lui mosse dagli Stati Uniti sono di cospirazione, associazione a delinquere e violazione delle leggi sul commercio e valgono potenzialmente l’ergastolo negli Usa e 20 anni per chi lo avrebbe aiutato.
Mohammad Abedini-Najafabadi è accusato di aver reperito negli USA alcuni componenti di un sistema di droni simile a quello che ha colpito una base militare statunitense in Giordania dove sono rimasti uccisi tre soldati.
Il 19 dicembre – ma si è saputo solo una settimana dopo – le autorità iraniane hanno arrestato a Teheran la giornalista italiana Cecilia Sala. Non sono ancora chiare – o meglio non sono trapelate fino a noi – le motivazioni dell’arresto.
Visto da questa prospettiva l’arresto di Cecilia Sala potrebbe essere propedeutico ad uno scambio di prigionieri tra Italia e Iran. A meno che gli Stati Uniti non si mettano di traverso a complicare le cose.
Cecilia Sala è una giornalista del quotidiano filo-israeliano Il Foglio, segue la politica internazionale ed è una ospite frequente di talk show televisivi nei quali viene chiamata a rappresentare il punto di vista della Nato e di Israele nel sistema informativo italiano.
Il ministro degli Esteri Tajani ha fatto sapere finora molto poco: “C’è stata una lunga visita regolare da parte della nostra ambasciatrice Paola Amadei, che è stata più di mezz’ora con la giornalista fermata. L’ha trovata in buone condizioni di salute”, ha detto il ministro. Cecilia Sala “spera di poter essere liberata il prima possibile ed è quello che sta cercando di fare il ministero degli Esteri, quello che sta facendo la nostra diplomazia con grande discrezione e con la massima riservatezza”. Tajani ha aggiunto che i genitori hanno già avuto la possibilità di parlare due volte con Sala e sono in costante contatto con la Farnesina per ricevere aggiornamenti sulla situazione.
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