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28/10/2023

Nell’Ucraina “dimenticata” l’Occidente fa flop

Completamente “coperta” – sul piano mediatico internazionale – dall’assedio israeliano a Gaza, la guerra in Ucraina continua sotto ritmo. Com’è ormai riconosciuto da tutti, la “controffensiva” ucraina in corso da cinque mesi non è riuscita a superare neanche la prima linea della difesa “Surovkin”, con perdite terribili e guadagni territoriali irrilevanti.

Tant’è che ormai da giorni vengono segnalate dagli annalisti militari occidentali attacchi russi in diversi punti del fronte.

In questo caso lo scopo non sarebbe tanto quello di “sfondare” per conquistare terreno, quanto quello di eliminare alcune “teste di ponte” ritenute pericolose.

 È il caso della fu cittadina di Avdiivka, praticamente un sobborgo di Donetsk (capoluogo dell’oblast omonimo), dal 2014 resasi “indipendente” insieme a Lugansk.

Da Avdiivka infatti piovono da nove anni razzi e colpi di artiglieria che provocano morti soprattutto civili tra la popolazione (“russa”, è il caso di ricordare, non “filo-russa”).

La tattica usata è simile a quella impiegata a Bakmut: circondare progressivamente le difese, minacciare le vie di rifornimento logistico, e quindi “stimolare” le truppe ucraine a ritirarsi. Come per Bakmut l’ordine arrivato da Kiev è “resistere a tutti i costi” e quindi l’esito prevedibile è del tutto simile: perdite eccessive e sconfitta finale che crea sconforto.

Gli analisti militari già registrano un forte calo dell’intensità di fuoco da parte degli “assediati” ad Avdiivka, che attribuiscono a “una rilevante penuria dovuta ai minori rifornimenti in arrivo dall’Occidente e dalla distruzione di diversi depositi a causa degli attacchi russi in profondità”.

Al di là delle opposte propagande, infatti, è confermata su tutto il fronte una notevole intensità di bombardamenti russi – con droni, missili e aerei – che avrebbero investito grandi depositi di armi e munizioni ucraine.

Nel campo dei droni viene oltretutto segnalato l’impiego di nuovi modelli “autoprodotti” in Russia, sia come copie degli Shaed iraniani sia come modelli propri.

Ma è in quello aeronautico che le notizie per Kiev sembrano peggiori. In diversi hanno registrato nelle ultime settimane una autentica “ecatombe di aerei ucraini”.

“Il 22 ottobre il ministero della Difesa russo ha annunciato nel consueto rapporto quotidiano che tra il 19 e il 20 ottobre i sistemi di difesa aerea russi avevano abbattuto 7 aerei da combattimento MiG-29 ucraini, probabilmente appartenenti alle più recenti forniture di velivoli ceduti dalle aeronautiche polacca e slovacca.

Sui canali militari Telegram alcuni osservatori ipotizzano che il numero elevato di abbattimenti sia dovuto a un sensibile incremento del numero e dell’impiego da parte russa di aerei da combattimento di quinta generazione Sukhoi Su-57 nel teatro bellico ucraino.”

Un salto tecnologico rilevante che non potrà neppure essere compensato dal futuro arrivo – dopo addestramento – dei vecchi F-16 statunitensi in dotazione ai paesi dell’est dichiaratisi disponibili ad inviarne alcuni esemplari. Gli F-16 sono infatti aerei concepiti negli anni ‘70; un’era geologica fa, in campo aeronautico.

Nemmeno le nuove dotazioni di missili occidentali – i celebrati Atacms e gli Himars, quelli che avrebbero dovuto “risolvere la guerra” – risultano particolarmente efficaci. I primi successi, infatti – erano stati colpiti gli aeroporti di Luhansk e Berdyansk, con obiettivo elicotteri russi che hanno subito danni tutto sommato limitati – sono stati seguiti da un numero enorme di abbattimenti. Segno che “le forze russe hanno imparato ad adattarsi e far fronte ai nuovi tipi di armi che vengono trasferite in Ucraina”.

L’inverno si avvicina e Kiev guarda con preoccupazione alla debolezza della propria dotazione in infrastrutture energetiche, bersaglio probabilmente di una nuova campagna di “demolizione”. E soprattutto alla “distrazione” seminata da Israele nell’area euro-atlantica...

Fonte

11/01/2019

USA - “Il caccia F-35 fa schifo”, parola del Pentagono

Difficile dire se abbia parlato da esperto della materia, oppure sponsorizzato dalla ditta per cui ha lavorato dagli anni ’80 fino al 2016, prima di passare alla squadra di James Mattis. Fatto sta che il “facente funzioni” di capo del Pentagono, Patrick Shanahan avrebbe detto, così, su due piedi, che il “programma F-35 fucked. La Boeing non avrebbe agito così”, riferendosi alla Lockheed-Martin, aggiudicataria dell’appalto governativo di quei velivoli che anche l’Italia è “tenuta” ad acquistare in una quantità che, chiacchiere di governi passati e recenti a parte, assomma a 90 pezzi.

Un programma “fucked” del nuovo caccia di quinta generazione F-35 “Lightning II” che, secondo il successore di Mattis, la Lockheed non sarebbe in grado di portare a conclusione e che, a detta di numerose pubblicazioni del settore, sarebbe il programma più dispendioso di tutta la storia degli armamenti, costato sinora oltre un trilione e mezzo di dollari, dai 400 miliardi inizialmente previsti. Che Shanahan, seppur “non di ruolo”, continuasse a timbrare il cartellino per l’azienda di Seattle, era stato a suo tempo chiaramente espresso addirittura dal defunto sponsor dei nazisti ucraini, John McCain, allorché, in qualità di Presidente della Commissione difesa del senato USA, doveva convalidare la nomina di Shanahan a vice di James Mattis.

Messo in volo con oltre sette anni di ritardo rispetto al grafico iniziale, il F-35 presenta tuttora problemi tecnici non risolti.

Il sito anna-news.info ricorda come lo scorso novembre il Pentagono avesse sospeso tutti i voli degli F-35 (di qualsiasi versione: F-35A e F-35B), sia nazionali sia dei “partner internazionali”, per procedere ai controlli di motori e alimentazione dei velivoli, dopo l’incidente del settembre precedente nella Carolina del Sud, quando si era schiantato un F-35B a decollo ridotto e atterraggio verticale, sviluppato per l'aviazione dei Marines. E Military Times ricorda un altro incidente, nell’aprile precedente, legato sempre a problemi di alimentazione e risoltosi con l’atterraggio d’emergenza del caccia. Anche il Times ha scritto di grossi problemi, legati in particolare ai pezzi di ricambio e al sistema operativo, vulnerabile agli attacchi informatici; l’areo non può inoltre trasmettere dati a vecchi modelli di aerei, senza con ciò stesso rivelare al nemico la propria posizione.

Carenze sono ammesse anche dal Pentagono, il cui capo dipartimento per i test di combattimento, Robert Beler, afferma che circa il 50% degli F-35 non è pronto per l’uso in duelli aerei: una percentuale stabile dal 2014. In generale, sembra che siano stati rilevati e non ancora eliminati un migliaio di difetti diversi: secondo gli esperti dell’organizzazione no profit “Project of State Supervision” (POGO, Project on Government Oversight), il Pentagono cercherebbe di nascondere difetti critici, quali i 111 problemi con il sistema di espulsione del pilota e gli 855 con la determinazione delle coordinate di bombardamento. Indicativo, inoltre, come il software del caccia sia è stato aggiornato più di 30 volte, ma funzioni ancora con vari errori.

Per quanto riguarda più direttamente il bilancio di casa nostra, ancora secondo anna-news.info, l’Italia riceverà sei esemplari l’anno di F-35, per i prossimi cinque anni, invece dei previsti 10. Ma non si fa assolutamente parola di rinuncia al programma di acquisto. Il programma governativo di acquisto di 90 caccia F-35 prevede 60 esemplari nella versione F-35A e 30 in quella F-35B: quindici per l’aeronautica e 15 per la marina, al costo ufficiale di 115,5 milioni di dollari l’uno per i primi e 140 milioni per i secondi. Al momento, oltre a 86 Eurofighter “Typhoon”, l’Italia dispone di dieci F-35A e un F-35B.

Oltretutto, confrontato con il Su-57 russo, a parere dell’esperto militare Aleksej Leonkov, il primo sarebbe un “rapace attaccante”, mentre l'F-35 sarebbe un “predatore strisciante”: non foss’altro per la spinta dei due motori del caccia russo, rispetto all’unico motore di quello americano. Il Su-57 è un velivolo ad alta manovrabilità e poco individuabile ai radar; quindi, sostiene Leonkov, “se i due aerei dovessero incontrarsi, molto probabilmente il Su-57 rileverebbe per primo il F-35 e per primo potrebbe ricorrere alle armi”. Anche Military Watch, confrontando funzionalità e caratteristiche di combattimento di Su-57 e F-35, nota come il caccia USA sia un aereo “leggero a bassa manovrabilità, mentre il caccia pesante russo può garantire superiorità aerea ed è più adatto al combattimento aereo”.

Questo, nel caso volessero convincerci della “estrema necessità” di rispettare i termini del contratto di acquisto, per difendere i “patrii confini” dalla “minaccia russa”.

Fonte