Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
19/02/2026
La Cina minacciata: città e postazioni militari a tiro di missile da Taiwan
Il quotidiano ha riportato che c’è la volontà di portare il sistema HIMARS sulle isole di Penghu e Dongyin e, mettendolo in combinazione con i missili ATACMS, minacciare direttamente l’entroterra della Repubblica Popolare. Con una gittata che si aggirerebbe intorno ai 300 chilometri, Taipei potrebbe colpire porti, aeroporti e postazioni dell’esercito del Dragone nelle regioni del Fujian e dello Zhejiang.
La notizia è arrivata poco dopo le esercitazioni taiwanesi svoltesi alla fine di gennaio. Dopo un lungo e strano silenzio, alla fine lo scorso 10 febbraio il Ministero della Difesa di Pechino ha lanciato un monito molto duro. Il portavoce del dicastero, Jiang Bin, ha dichiarato che questo tipo di iniziative sono pericolose e provocatorie, e possono portare a un “disastro devastante”.
La scorsa estate Taipei ha usato il sistema HIMARS in esercitazioni militari, mentre lo scorso dicembre Washington ha dato il via libera alla vendita di ulteriori 420 ATACMS all’arcipelago secessionista. Si tratta di armamenti facenti parte di quello che dovrebbe essere il più grande pacchetto militare fornito dagli USA a Taiwan, di cui l’approvazione è ancora in corso in tutti i suoi dettagli.
Vi sono elementi che preoccupano la sicurezza cinese. Gli ATACMS sono missili che superano di tre volte la velocità del suono, e il cui il profilo di volo raggiunge altitudini che permettono di eludere la maggior parte dei sistemi convenzionali di difesa aerea.
Nell’accordo appena citato, inoltre, è previsto anche il possibile acquisto di 82 HIMARS, piattaforme mobili che segnalano la volontà taiwanese di privilegiare lanciatori spostabili in maniera relativamente veloce rispetto a grandi piattaforme statiche, più vulnerabili a possibili attacchi.
Il giorno successivo alla conferenza stampa di Jiang Bin, il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, ne ha tenuta una a sua volta per sostenere il significativo aumento delle spese militari, fino a oggi bloccato dalle opposizioni. “Anche i vicini dell’Indo-Pacifico – ha detto Lai – hanno aumentato la spesa per la difesa in risposta alla crescente aggressione militare della Cina”.
Ma il Dragone non sta minacciando nessuno: l’arcipelago guidato da Taipei è riconosciuto come paese indipendente da una manciata di capitali, mentre gli stessi Stati Uniti seguono la dottrina del riconoscimento internazionale di “una sola Cina”. Inoltre, il dispiegamento di tali armamenti da parte di Taiwan sembra in contrasto anche con il Taiwan Relations Act del 1979, che regola i rapporti tra il paese e Washington.
Secondo il trattato, gli Stati Uniti si impegnano a fornire esclusivamente “armi di carattere difensivo”. La natura degli ATACMS e il loro posizionamento rappresentano un evidente superamento dei termini dell’accordo. L’asse imperialismo guidato dalla Casa Bianca sta accentuando le tensioni lungo tutta la First Island Chain, rischiando di rendere l’Indo-Pacifico un settore ipermilitarizzato, più di quello che è già ora.
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12/12/2024
Guerra in Ucraina - Kiev lancia ATACMS contro la Russia. Mosca: “Non resteranno senza risposta”
I missili sono stati tutti abbattuti o deviati dai sistemi di guerra elettronica di Mosca. “Questo attacco da parte di armi occidentali a lungo raggio non rimarrà senza risposta e verranno prese misure appropriate”, ha annunciato il ministero della Difesa russo.
La caduta dei frammenti delle armi occidentali intercettate ha lievemente danneggiato alcuni edifici del sito russo, automobili civili e veicoli militari. Non sono stati segnalati feriti o morti.
La Russia afferma di avere anche intercettato e distrutto 16 droni ucraini lanciati contro il proprio territorio.
Sul campo di battaglia si segnala una dichiarazione del comandante delle forze armate ucraine secondo cui “Le battaglie nella città di Pokrovsk, nella provincia di Donetsk, sono eccezionalmente dure e richiedono ai vertici militari ucraini di prendere decisioni non convenzionali”.
Per Syrskyi, “l’esercito ucraino è svantaggiato, soprattutto in termini di truppe sul campo: le truppe russe superano in numero le unità ucraine e stanno mandando avanti tutte le forze disponibili”.
Il comandante ucraino non ha spiegato quali tipo di decisioni non convenzionali sono necessarie in questa fase del conflitto, ma ha detto che una priorità è di consegnare sufficienti quantità di munizioni alla prima linea. Pokrovsk è un importante snodo logistico per le forze ucraine nell’est del paese ed è stata teatro di pesanti combattimenti negli ultimi mesi. Secondo diverse fonti di monitoraggio del conflitto le forze militari russe stanno avanzando e si trovano ora a soli 3 chilometri dalla città.
I russi hanno conquistato Kurakhovo, una città nella parte occidentale della DPR, situata a 46 chilometri da Donetsk e a 30 chilometri a sud di Prokorvska.
Nelle cancellerie occidentale si continua a delineare scenari sul futuro del conflitto e della sua possibile conclusione. Tra le ipotesi quelle di duecentomila soldati sul terreno, sotto la responsabilità dei principali Paesi europei. Sono queste le dimensioni della forza di peace keeping da schierare lungo la linea di contatto fra Russia e Ucraina, secondo lo staff di Donald Trump che si insedierà a gennaio alla Casa Bianca. Lo schieramento diverrebbe operativo se e quando Mosca e Kiev accetteranno un cessate-il-fuoco e a condizione che i governi europei siano disposti e in grado di sostenere un contingente simile.
Secondo il Corriere della Sera “agli europei non resterebbe che schierare in Ucraina un contingente di pace sotto le bandiere nazionali di ciascun Paese; il Cremlino non accetterebbe una forza sotto l’ombrello Nato lungo quelli che considera i propri confini”.
Il quotidiano riferisce che i colloqui a Washington tra emissari ucraini e membri di quella che sarà la nuova amministrazione USA, hanno rivelato l’impressione piuttosto netta che Trump abbia fretta di regolare la questione per concentrarsi sul quadrante dell’Indo-Pacifico e sul contenimento della Cina. Gli statunitensi in Ucraina puntano a un cessate-il-fuoco anche imperfetto purché rapido. “Quick and dirty”, sono state le parole ripetute più volte: una tregua “sporca e veloce”. Per il Corriere “è già chiaro fra l’altro che agli ucraini non saranno offerte garanzie di sicurezza né da parte della Nato, né degli Stati Uniti”.
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24/11/2024
La diplomazia dei missili ci avvicina alla guerra
19 novembre: il lancio degli Atacms made in Usa
In breve e per ordine cronologico, martedì 19 novembre 6 missili Atacms partivano dal territorio ucraino per finire la loro corsa nei cieli della Federazione russa, intercettati dalla contraerea del Cremlino mentre si dirigevano sulla regione di Bryansk – sulla direttrice per Mosca, la stessa dove fu intercettato via terra un commando composto da mercenari occidentali che tentavano di infiltrare l’area.
Di fabbricazione statunitense, gli Atacms sono dei missili balistici tattici con un raggio d’azione di massimo 300 km, che per capirci è poco più della metà della distanza che separa il punto più avanzato a oriente ancora in mano agli ucraini dalla capitale russa.
Come tutta la tecnologia militare avanzata fornita dalla Nato, questa può essere manovrata solo da personale specializzato, nella fattispecie da appartenenti alle forze armate statunitensi. Il lancio degli Atacms sul territorio russo (su quello formalmente ucraino l’impiego è già stato ampiamente documentato) era stato “concesso” dal presidente uscente Biden poche ore prima.
20 novembre: il lancio degli Storm Shadow made in Europa
Il giorno dopo, mercoledì 20, alcuni missili da crociera Storm Shadow/Scalp forniti da Londra venivano lanciati da Kiev in direzione di un centro di comando e controllo nella regione russa di Kursk.
In dotazione tra gli altri all’esercito britannico, francese e italiano (forniti a Kiev anche da noi, ma con il divieto di utilizzo diretto sul suolo russo), gli Storm Shadow hanno una gittata massima di circa 550km, ossia la distanza che separa il confine della regione di Sumy con la Piazza Rossa.
Se da Downing street non arrivava nessuna dichiarazione in merito, fonti militari riportano che l’attacco era stato portato da velivoli Sukhoi Su-24M dell’aeronautica militare ucraina. Come scrive Analisi Difesa, anche gli Storm Shadow vengono gestiti in Ucraina da personale occidentale (stavolta britannico) e vengono lanciati col supporto dei satelliti militari statunitensi.
A seguito di questi attacchi, il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov aveva dichiarato che “gli Stati Uniti sono pienamente impegnati a continuare la guerra in Ucraina e stanno facendo tutto il possibile per ottenere questo risultato nel tempo rimanente”.
21 novembre: la risposta russa con l’ipersonico a medio raggio Oreshnik
Senza farsi attendere troppo, la risposta russa alle provocazioni occidentali è arrivata nella notte di giovedì 21, quando Mosca ha lanciato nell’area industriale di Dnipro, tra gli altri, 7 missili da crociera KH-101, un missile ipersonico Kinzhal e un missile balistico ipersonico a medio raggio (IRBM) Oreshnik.
È stato lo stesso Putin a dichiarare l’utilizzo dell’Oreshnik, attestato di una gittata di circa 5.500km, il cui schieramento è vietato in Europa dall’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (Inf), siglato nel 1987 e da cui Trump ritirò gli Stati Uniti nel 2018.
Video che circolano sui canali Telegram mostrano sei ordigni impattare verticalmente uno dopo l’altro al suolo a grande velocità, forse dopo essersi separati dal missile, che secondo alcuni osservatori potrebbe quindi portare testate multiple.
La Nato ci porta alla guerra
Putin ha affermato che il permesso fornito a Kiev di bombardare direttamente il territorio russo con missili occidentali porta il conflitto su una scala globale.
“Ci consideriamo autorizzati a usare le nostre armi contro le strutture militari di quei Paesi che permettono l’impiego delle loro armi contro le nostre strutture” ha detto in diretta tv il presidente russo.
“In caso di un’escalation di azioni aggressive, risponderemo in modo deciso e simmetrico. La Russia è pronta a risolvere pacificamente tutti i problemi, ma è pronta anche a qualsiasi sviluppo degli eventi”.
La Nato ha immediatamente convocato una riunione d’emergenza dei suoi membri il prossimo 26 novembre dedicata all’utilizzo russo dell’Oreshnik, mentre il rappresentante del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha sottolineato l’importanza di mantenere la calma da parte di tutte le parti coinvolte.
L’impunità occidentale nelle continue provocazioni ai danni della Russia sta impennando gli “indici di escalation” conosciuti fino a oggi nella guerra in Ucraina.
Le “stecche” scambiate tra Nato e Federazione russa surriscaldano un teatro globale già bollente per il genocidio in corso a Gaza e la guerra sull’intero fronte mediorientale scatenata da Israele.
L’imperialismo occidentale e la miopia delle classi politiche europee espongono i popoli, quelli che tante volte hanno riempito le piazze contro la guerra, al pericolo del conflitto bellico.
Cinture ben allacciate e una buona polizza allora non basteranno a limitare i danni.
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18/11/2024
L’ultima di Biden è una “botta da matto”
Non pago di uscire di scena, e dalla vita politica, lasciando in eredità due guerre e molte tensioni pericolose in tutto il mondo (Taiwan, Venezuela, ecc.), il balbettante Joe Biden – mentre preparava i bagagli per il trasloco – ha fatto la mossa che aveva scartato con cura negli ultimi due anni e mezzo: ha impegnato direttamente le forze armate degli Stati Uniti nell’attaccare la Russia.
Sui media europei, e soprattutto italiani (i peggiori del panorama), questa decisione è tradotta con parole che vorrebbero essere rassicuranti, ma che già da sole dovrebbero suscitare timore: “Biden autorizza l’Ucraina a lanciare i missili a lungo raggio americani contro obiettivi militari in Russia. Kiev potrà utilizzare i missili Atacms, come chiesto per mesi dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky”.
Intanto i dati tecnici, che sbugiardano questa “narrazione”. I missili Atacms sono già stati consegnati e impiegati dall’Ucraina fin dall’inizio della guerra. Sono serviti, ad esempio, per colpire alcune navi russe nel Mar Nero fin dal 2022. Non hanno “cambiato il corso della guerra” allora, ancor meno possono cambiarlo ora...
Questo tipo di missili possono essere infatti gestiti anche dai soli ucraini dopo un breve addestramento (una volta programmato il volo, il missile parte e – se non viene intercettato – arriva dove deve arrivare). L’impegno Usa e Nato, a questo livello, è comunque importante (fornire i dati satellitari per individuare e mirare sui bersagli, visto che l’Ucraina non possiede una propria rete di satelliti), ma non diretto.
Dunque, se si trattasse di autorizzare l’uso degli Atacms non ci sarebbe alcuna novità. Ma il giornalista medio europeo/italiano è troppo servile o ignorante per documentarsi almeno un poco.
I missili di cui Kiev chiedeva l’utilizzo – sorvolando sull’inesistente “autonomia” della junta golpista al governo – sono invece gli JASSM-ER. La differenza è notevole, come abbiamo spiegato già diversi mesi fa.
Non si tratta solo della maggiore gittata (un migliaio di km, invece dei 300 degli Atacms), perché gli ucraini possiedono già missili o droni con questo raggio di azione. La differenza sta nel sistema di guida.
“Il JASSM-ER resta in attesa di un bersaglio specifico da designare e può essere riprogrammato in volo. Il data-link aiuta a trasmettere lo stato del missile e conferma la selezione del bersaglio corretto durante la fase terminale”.
Ma i data-link per uso militare sono posseduti, al momento, solo dagli Stati Uniti e dalla stessa Russia (forse anche dalla Cina).
Va da sé, insomma, che per utilizzare questi missili è necessario che dei militari statunitensi – in possesso di un addestramento pluriennale e soprattutto dei codici secretati per operare con i data-link – vengono messi a fare questo lavoro. Ossia solo se gli Stati Uniti entrano direttamente in guerra contro la Russia.
La dottrina nucleare russa – come quella di tutte le potenze dotate di armi atomiche – prevede l’uso delle testate nucleari in caso di “minaccia esistenziale” per il paese, ossia tale da mettere in discussione la sua vita. Ed una cosa è essere in guerra contro un paese non nucleare come l’Ucraina, altra è essere attaccati dagli Stati Uniti non solo tramite un proxy di medio livello, ma direttamente.
Il rischio di guerra nucleare diventa molto più concreto. Lo capisce anche un bambino.
I nostri gazzettieri decerebrati, senza aver pienamente compreso di cosa stanno parlando (o cercando di mascherare l’enormità della decisione Usa), si interrogano invece pensosamente sulle ragioni per cui Biden ha “concesso” soltanto ora di attaccare direttamente la Russia dopo averlo evitato per due anni e mezzo.
E lo fanno con gli stessi schemi mentali con cui blaterano della politichetta italica: “lo ha fatto per conservare il Kursk e dare maggior peso all’Ucraina in caso di prossimi negoziati di pace oppure per lasciare una patata bollente in più a Trump?”
In entrambi i casi non esiste proporzione tra l’obiettivo e il rischio (la guerra totale). E il solo fatto che non riescano a cogliere questo punto spiega perché i media mainstream siano ormai l’ultima trincea della demenza e/o dei contractors.
Resta il fatto, decisamente più importante. I vertici degli Stati Uniti – come tutti e prima degli altri – hanno capito che la guerra in Ucraina è persa. Ma il loro modo di reagire non è quello razionale (fermare la situazione e preparare al meglio la futura, per quanto difficile, “rivincita”), ma uno scalciare furioso dentro una polveriera.
Gli imbecilli sono più pericolosi dei killer...
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15/09/2024
C’è chi riesce a mentire anche sui missili...
Vale per le classi dirigenti (finanziarie e politiche) come per una parte dei vertici militari (anche se come “tecnici” della guerra dovrebbero essere i più consapevoli dei rischi reali), ma soprattutto per i media, incaricati – istituzionalmente – di “formare l’opinione pubblica” fornendole un quadro edulcorato, ideologizzato, “facilitato” e dunque falso della situazione reale.
Un esempio in fondo innocuo è fornito dalle reazioni al “mandato di cattura” emesso dalle autorità russe contro alcuni giornalisti occidentali che avevano seguito da “embedded” (con divise, elmetti, giubbotti antiproiettile forniti dalle truppe) l’incursione ucraina nel territorio russo del Kursk.
Abituati da oltre 30 anni – prima guerra Usa in Iraq, 1991 – a fare da ufficio stampa alle truppe dell’Impero trovano ormai “normale” entrare in un paese straniero (extra-Shengen, ovviamente) senza “chiedere permesso”. Ossia senza fare richiesta di visto (se previsto da quel paese), attendere che sia concesso, ecc. Per di più al seguito di un “esercito invasore” (per quanto “mini”, come in questo caso).
Se il paese è debole (Iraq, Libia, Somalia, Siria, ecc.) difficilmente c’è una reazione. Certo, c’è pur sempre il rischio di prendersi una pallottola o una scheggia, come per qualsiasi soldato. Ma la “reazione ufficiale” del governo assalito è l’ultimo dei problemi.
Se però “l’offeso” ha lo spessore della Russia è logico attendersi di finire in qualche lista di “indesiderati”. Non si entra a casa di nessuno senza chiedere permesso, giusto? Se no è “effrazione”, oltretutto a mano armata...
La difesa degli inviati Rai – Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini – ora perseguibili in Russia è affidata per esempio dal Corriere al pessimo Lorenzo Cremonesi, un abituè del giornalismo embedded Nato, che per l’appunto rivendica tutte le “missioni” cui lui e altri colleghi hanno partecipato al seguito degli americani o di Israele, “dimenticando” che si trattava pur sempre di bullismo bellico contro i più deboli, classiche operazioni neocolonialiste dell’Occidente.
Cade però dal pero della supponenza quando cita “il governo di Kiev [che nel 2014-15] minacciò di sanzioni noi reporter stranieri, che dalle zone del Donbass ucraino entravano in quelle controllate dai filorussi (coadiuvati dai soldati di Mosca)”, dimenticando – anche qui – la radicale differenza: le repubbliche di Donetsk e di Lugansk si erano autonomizzate addirittura con un referendum popolare.
Dunque lì – pur senza un riconoscimento ufficiale da parte della sedicente “comunità internazionale atlantista” – gli inviati occidentali erano di fatto “ospiti graditi” di due repubbliche attaccate da un “esercito invasore”. L’opposto dell’episodio di Kursk...
L’atteggiamento per cui, invece, il solo fatto di essere giornalisti (occidentali, ovvio, quelli palestinesi o arabi possono esser macellati senza problemi...) garantirebbe un diritto a muoversi senza rispettare alcuna regola di un qualsiasi Stato («Andate a quel Paese, questo è semplicemente il nostro mestiere»), è chiaramente una rodomontata da bischeri. Provassero ad entrare negli Stati Uniti senza autorizzazione e poi vediamo se gridano alla “censura americana [che] non può fermare il nostro lavoro”...
Ma questo sono per l’appunto piccolezze corporative, anche se rivelatrici di una mentalità belligerante e servile.
Più grave, e di molto, la menzogna sulle questioni militari e l’escalation che ci sta portando sull’orlo del conflitto nucleare. Come si fa a provare che “il nemico” – Putin, in questo caso, ma il nome può cambiare spesso senza che cambi la tecnica – è un bugiardo da abbattere? Non potendo vantare competenze proprie il “bravo giornalista” va a far testimoniare un generale disponibile. Impresa non impossibile, anche molti altri generali stanno lì da anni a dire tutt’altro.
Tre giorni fa, in una discorso preso molto sul serio anche dalla Casa Bianca – basta riascoltare le dichiarazioni del portavoce Kirby – il presidente russo ha spiegato, anche tecnicamente, perché la consegna all’Ucraina di missili a lungo raggio da parte di paesi Nato sarebbe di fatto una partecipazione diretta dell’Alleanza nella guerra alla Russia.
Rileggiamolo: “Non stiamo parlando di consentire o proibire al regime di Kiev di colpire il territorio russo. Sta già colpendo con l’aiuto di veicoli aerei senza pilota e altri mezzi. Ma quando si tratta di usare armi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio, è una storia completamente diversa.
Il fatto è che, come ho già detto, e qualsiasi esperto lo confermerà (sia qui che in Occidente), l’esercito ucraino non è in grado di colpire con moderni sistemi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio. Non può farlo. Ciò è possibile solo con l’uso di dati satellitari, di cui l’Ucraina non dispone: si tratta di dati provenienti solo da satelliti dell’Unione Europea o degli Stati Uniti, in generale, dai satelliti della NATO. Questo è il primo.
Il secondo, e molto importante, forse fondamentale, è che le missioni di volo verso questi sistemi missilistici possono, di fatto, essere eseguite solo da personale militare dei paesi della NATO. I militari ucraini non possono farlo. E quindi, non è una questione di consentire al regime ucraino di colpire la Russia con queste armi o di non consentirlo. Si tratta di decidere se i paesi della NATO sono direttamente coinvolti in un conflitto militare o meno.
Se questa decisione viene presa, non significherà altro che la partecipazione diretta dei paesi della NATO, degli Stati Uniti e dei paesi europei alla guerra in Ucraina. Questo è il loro coinvolgimento diretto. E questo, naturalmente, cambia significativamente l’essenza stessa, la natura stessa del conflitto. Ciò significherà che i paesi della NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia. E se questo è il caso, allora, tenendo presente il cambiamento nell’essenza stessa di questo conflitto, prenderemo decisioni appropriate in base alle minacce che saranno create per noi.”
Cosa fa il Corriere? Chiama il generale Camporini per farsi dire che «Per impostare il piano di volo dei missili non serve un corso universitario né essere occidentale. Bastano degli ucraini con due mesi di addestramento».
Poi scende anche nei dettagli: «I missili a lungo raggio hanno diversi sistemi di navigazione, ma il principale è lo stesso Gps del navigatore sulla nostra auto. Lo usano gli Atacms, gli Storm Shadow così come le armi russe. Quanto ai dati di “intelligence”, è dall’inizio della guerra che gli ucraini dispongono delle informazioni sulle retrovie russe. Non ci sarebbe alcuna novità».
Un non addetto ai lavori può credergli sulla parola. Uno appena un po’ più diffidente, come noi, si informa, anche perché non mancano le fonti per sapere cosa sono, come funzionano e come vengono comandati missili che ormai hanno molti anni di presenza “sul mercato”.
I missili di cui si sta trattando la consegna agli ucraini – e che la Gran Bretagna del sedicente “laburista” Starmer si appresterebbe a dare prima degli Stati Uniti (“va avanti tu e vediamo che succede”) – sono gli Atacms, gli Storm Shadow e gli Jassm.
I primi, costruiti dalla Lockeed Martin, vengono lanciati da terra anche da mezzi di trasporto, e vengono guidati tramite sistema inerziale e gps (“come quello delle nostre automobili”, giustamente). Hanno una gittata massima di 300 chilometri ma, essendo sparati da terra, sono facilmente individuabili dai satelliti spia. Quindi non possono stare troppo vicini al fronte, ma devono essere lanciati dalle retrovie, riducendo di molto la possibilità di colpire bersagli logistici in territorio russo (depositi di armi, aeroporti, ecc).
Gli Storm Shadow sono invece missili di fabbricazione franco-britannica, sono già stati “regalati” all’Ucraina all’inizio della guerra da Italia, Francia e GB, e sono serviti per colpir alcune navi russe nel Mar Nero. La loro gittata è di circa 250 km ma, potendo essere lanciati da aerei, questa varia insieme alla possibilità del velivolo di entrare oppure no nello spazio aereo russo. Vista la storia anche recente dell’aeronautica ucraina (i pochi F-16 ricevuti sono stati subito abbattuti o rimasti nascosti) non sembra possano cambiare l’andamento della guerra.
Ma già nel loro caso i sistemi di navigazione salgono da due a quattro (GPS, INS, IIR e TERPROM), aggiungendo la “termografia a raggi infrarossi” e la profilazione del terreno. Una volta sparato è guidato dalle informazioni inserite al momento del lancio, e non possono essere modificate durante il volo. Anche in questo caso, insomma, la partecipazione di personale Nato all’utilizzo di questi missili sarebbe limitata alla fornitura delle informazioni da inserire nel piano di volo. Cosa, diciamo, fin qui “tollerata” dai russi.
Ma i JASSM-ER – non la versione AGM-158A di cui parla il Corriere – sono decisamente un’altra cosa. Intanto la gittata, estesa fin quasi ai 1.000 km. E soprattutto il sistema di guida.
In pratica, “Il JASSM-ER resta in attesa di un bersaglio specifico da designare e può essere riprogrammato in volo. Il data-link aiuta a trasmettere lo stato del missile e conferma la selezione del bersaglio corretto durante la fase terminale”.
Domanda: cos’è questo “data link” e chi ne dispone? I data link per uso militare, in termini semplici, sono “reti militari di comunicazione digitale, composti di hardware (terminali appositi) e software (protocolli di comunicazione e messaggistica) dedicati”.
Ne esistono di tipi molto diversi, in continua evoluzione con le infinite innovazioni tecnologiche in materia. Ma, come potete leggere da soli nel link che vi abbiamo appena fornito, ne dispongono solo la Nato e la Russia (forse anche la Cina).
Dunque per far sì che uno JASSM-ER possa essere pienamente operativo – ovvero stare in volo in attesa di ricevere le informazioni decisive per raggiungere un bersaglio scelto magari all’ultimo momento “da terra” (dai “guidatori” assistiti dai data link), ci vuole personale Nato con accesso ai sistemi dell’Alleanza. Visto che l’Ucraina non ne fa parte e non può avere personale già formato per sistemi sconosciuti e non trasferibili “in due mesi”.
Da soli neanche questi missili possono cambiare il corso catastrofico della guerra, ma certamente la partecipazione in prima persona di militari della Nato costituisce un salto di qualità politicamente rilevante verso lo scontro diretto con la Russia. Impossibile dire il contrario, se si è seri.
E infatti un giornale iper-atlantista ma non gestito da deficienti, come il Financial Times, ammette che effettivamente ai vertici di Casa Bianca e Nato si rendono conto di essere sul limite di una dichiarazione di guerra, non di un altro “regalo a Kiev”. E quindi frenano. Mentre al Corriere “che problema è? mandiamo qualsiasi arma e vinciamo facile la guerra”...
Ignoranza, approssimazione, malafede, suprematismo idiota... Il giornalismo mainstream è la sentina in cui percolano senza filtri le peggiori sostanze del suprematismo occidentale. Questi corrono verso la fine tenendo d’occhio solo il proprio conto in banca, che cresce obbedendo in tutto e per tutto, senza farsi più domande.
È ora di staccare la spina...
Fonte
13/09/2024
Guerra in Ucraina - La Nato gioca con il fuoco, la Russia pronta a rispondere. Siamo su piano inclinato
Putin ha affermato che l’Ucraina lo sta già facendo con droni e altri mezzi, ma che i missili di precisione a lungo raggio sono tutt’altra cosa, perché per utilizzarli c’è bisogno di conoscenze tecniche, intelligence e coperture satellitari che l’Ucraina non possiede e che possono venire essere fornite solo dai paesi NATO e dai loro esperti militari.
In questo caso, ha affermato Putin, i paesi NATO diventano apertamente co-belligeranti contro la Russia, il che significa che ‟i paesi NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia”, che quindi dovrà prendere ‟decisioni appropriate” in base alle minacce che le verranno poste.
Una fonte vicina al ministero della Difesa russo ha affermato che i missili Scalp/Storm Shadow e ATACMS sono molto più difficili da abbattere per le difese aeree rispetto ai droni ucraini, che vengono già utilizzati per attacchi sul suolo russo. Kiev potrebbe potenzialmente ricevere centinaia di questi missili in pochi mesi.
Putin ha anche sottolineato che la Russia prenderà le proprie decisioni sulle forme della risposta non dopo che le armi a lungo raggio saranno usate contro il proprio territorio ma già dal momento in cui i paesi NATO concederanno all’Ucraina l’autorizzazione ad usarle.
Secondo il giornale britannico The Guardian, queste autorizzazioni sarebbero già state concesse. Anche secondo lo statunitense Axios il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha già autorizzato tale impiego delle armi a lungo raggio statunitensi.
Per il New York Times invece la Gran Bretagna ha già segnalato di essere ansiosa di lasciare che l’Ucraina usi i suoi missili a lungo raggio “Storm Shadow” per colpire obiettivi militari in profondità nel territorio russo. “Ma vuole il permesso esplicito di Biden per dimostrare una strategia coordinata con gli Stati Uniti e la Francia, che produce un missile simile. I funzionari americani affermano che Biden non ha preso una decisione, ma venerdì sentirà il primo ministro britannico Keir Starmer”.
Commentando il viaggio di Blinken e del ministro degli Esteri britannico a Kiev, anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ipotizzato che la decisione di lasciare che l’Ucraina attacchi la Russia con tali armi probabilmente è già stata presa.
In sostanza ci si trova davanti ad un pericoloso “fatto compiuto” che alza enormemente il rischio di escalation militare nel conflitto tra NATO e Russia. Infine, appare decisamente paradossale – e per molti aspetti inaccettabile – che le potenze occidentali nello stesso giorno in cui varano nuove forniture militari di armi pesanti all’Ucraina denuncino la vendita di missili alla Russia da parte dell'Iran. Siamo ben oltre quel doppio standard che gran parte del mondo ritiene ormai insopportabile.
La Russia intanto potrebbe tagliare le esportazioni di alcuni metalli strategici, come uranio, titanio e nichel. Il presidente russo Vladimir Putin ha incaricato il governo di valutare tale misura in risposta alle restrizioni sulle importazioni russe. La Russia ha una quota sufficiente del mercato globale di nichel, titanio e uranio per innescare un aumento generalizzato dei prezzi globali se decidesse di limitare le propri esportazioni.
Fonte
29/08/2024
La Nato istiga Kyev a bombardare la Russia. I guerrafondai si fomentano tra loro
Zelensky chiederà a entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti di rimuovere le limitazioni che impediscono a Kiev di usare le armi a lungo raggio in profondità in territorio russo, in particolare gli Atacms di fabbricazione statunitense e i missili Storm Shadow di fabbricazione britannica. Per questa ragione – rivela il giornale statunitense Politico – il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov e il consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, presenteranno agli Stati Uniti una lista di obiettivi a lungo raggio da colpire in Russia.
Per avere una idea chiara dell’avventurismo dei vertici militari ucraini, sono emblematici alcuni passaggi di una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa da Roman Kostenko detto “Cyborg”, capo di una divisione di forze speciali di Kyev.
Alla domanda se la centrale nucleare russa di Kurchatov sia un obiettivo risponde: “Certo, ma non ci siamo ancora arrivati. Se riuscissimo a tenere sotto controllo le centrali atomiche russe, come loro fanno con Zaporizhzhia, questo darebbe parità al percorso della guerra”. In altro passaggio afferma con una sorta di arrogante follia: “Intanto, segnate, siamo l’unico Paese al mondo ad aver attaccato uno Stato nucleare”. Affermazione tra l’altro non esatta, visto che anche Israele – uno stato nucleare – è stata attaccata dalla Resistenza palestinese.
Se si mettono armi potenti in mano a gente come questa, la terza guerra mondiale non diventa più uno scenario distopico ma una certezza.
Fonte
28/06/2024
Guerra in Ucraina - Mosca minaccia Washington dopo la strage di Sebastopoli
di Francesco Dall’Aglio
Nella mattinata di domenica 23 giugno un missile ATACMS con munizionamento a grappolo lanciato dall’Ucraina ha colpito una spiaggia molto frequentata della Crimea, Uchkuevka, tra la baia di Sebastopoli e l’aeroporto di Belbek.
Il missile faceva parte di una salva intercettata dall’antiaerea russa e non è chiaro dove fosse diretto, se il suo obiettivo fosse davvero la spiaggia o se sia stato deviato con contromisure elettroniche o colpito dalle difese russe. Il numero di vittime e di feriti è molto più basso di quello che ci si poteva aspettare perché, come si può vedere dai filmati di alcune telecamere di sicurezza poste sulla spiaggia, gran parte delle sfere di metallo che costituiscono il carico di quel tipo di munizioni sono finite in acqua. I successivi eventi del Dagestan, sempre domenica, hanno aggiunto ulteriore tensione e a peggiorare le cose ci si è messa una serie di commenti a dir poco improvvidi da parte delle autorità ucraine, dell’Unione Europea e degli USA che certamente non hanno rasserenato le autorità russe. Mychajlo Podoljak ha twittato che la Crimea, oltre ad essere territorio occupato, è una base militare e i civili russi che vi si trovano sono ‟occupanti civili”[1]; Peter Stano, portavoce dell’Unione Europea per gli affari esteri, in risposta alla richiesta di un commento da parte della TASS ha dichiarato che i rapporti russi ‟hanno credibilità prossima allo zero”[2], mentre il generale Pat Ryder, portavoce del Dipartimento della Difesa statunitense, in una conferenza stampa a dichiarato di non avere ‟alcuna informazione che indicasse se dei civili erano o non erano stati uccisi”, ma che ne avrebbero discusso con gli ucraini [3]. Il ciclo di dichiarazioni ufficiali è stato chiuso dal portavoce della Dipartimento di Stato, Matthew Miller, che pur rammaricandosi per la perdita di vite umane ha detto che le armi statunitensi servono all’Ucraina per difendere il proprio territorio di cui la Crimea fa parte, e che la Russia potrebbe chiudere il conflitto e le sofferenze che porta ritirandosi dal territorio ucraino [4]. Proprio questa, come vedremo, è la dichiarazione che ha maggiormente messo in allarme Mosca.
La reazione ufficiale russa è stata molto dura e si è diretta più che contro l’Ucraina contro gli Stati Uniti, accusati senza mezzi termini di essere i principali responsabili di un attacco terroristico perpetrato contro civili inermi poiché i lanci dei missili ATACMS sono programmati, secondo i russi, da specialisti statunitensi in base ai dati forniti dall’intelligence USA. L’ambasciatrice statunitense a Mosca, Lynne Tracy, è stata convocata al Ministero degli Esteri e sono state annunciate ‟misure di rappresaglia” non specificate[5]. Al di là delle vittime civili, la rabbiosa reazione russa deriva principalmente da due motivi: l’impiego nell’attacco di armi a lungo raggio fornite dagli USA e soprattutto il fatto che siano state adoperate in Crimea. La questione dell’autorizzazione statunitense a impiegare armi a lungo raggio sul territorio russo, e non solo nella zona di combattimento o nei territori occupati, ha tenuto banco per settimane raggiungendo a volte effetti ridicoli. Alla fine era stato trovato un compromesso che garantisse un vantaggio militare all’Ucraina ma allo stesso tempo non fosse considerato dalla Russia come una escalation troppo grave: le forze armate ucraine hanno ottenuto il permesso di colpire oltreconfine entro un raggio di 100 chilometri nel settore di Kharkiv e in generale contro bersagli, aerei o terrestri, che stessero preparandosi a colpire il territorio ucraino dalla Russia.[6] Dalla Crimea però, a parte il fatto che le vittime sono civili, non stava partendo nessun attacco e la distanza è ben superiore a 100 chilometri qualunque sia stato il punto di partenza dei missili. La cosa più inquietante per i russi, però, è stato l’elemento retorico del ‟territorio ucraino occupato” dal quale devono essere allontanati e il fatto che evidentemente questo territorio continui a includere la Crimea, cosa che per la Russia non è negoziabile e non lo era mai stata, nemmeno durante i colloqui del marzo-aprile 2022.
La rappresaglia minacciata dalla Russia va dunque intesa come diretta
contro gli Stati Uniti, non contro l’Ucraina. E secondo le regole della
proporzionalità, verosimilmente contro i sistemi di intelligence,
ovvero i droni di osservazione General Atomics MQ-9 Reaper o i ben più
grandi e costosi Northrop Grumman RQ-4B Global Hawk che stazionano quasi
in permanenza sul Mar Nero. Sebbene non dirigano il tiro delle
artiglierie ucraine, come spesso erroneamente si dice, forniscono però
intelligence fondamentale prima e dopo gli attacchi, tenendo sotto
osservazione i bersagli e quantificando i danni. È proprio
l’intelligence il contributo più importante che la NATO sta dando
all’Ucraina, al di là delle forniture di armi e munizioni, ed è la cosa
che i russi soffrono di più. Sono note già due azioni ostili contro
questi sistemi di sorveglianza, ufficialmente fatte passare come
malintesi o, appunto ‟azioni non professionali”: il 29 settembre 2022 un
Su-27 aveva lanciato un missile ‟nelle vicinanze” di un Boeing RC-135
Rivet Joint della RAF,[7]
ma l’incidente più spettacolare, anche perché ripreso dalle camere di
bordo, era avvenuto il 14 marzo 2023 quando un altro Su-27 aveva prima
irrorato di carburante un MQ-9 Reaper statunitense e poi ne aveva
intenzionalmente speronato l’elica di coda, facendolo precipitare nel
Mar Nero.[8]
In molti dunque si aspettavano una ripetizione di queste situazioni o
un magari atto dimostrativamente ancora più esplicito.
Nella tarda
serata del 24 giugno un canale telegram russo piuttosto noto e molto
bene informato sulle vicende dell’aviazione russa, Fighterbomber, che
gode di un certo credito anche perché non si fa problemi nel riportare
le perdite russe quando si verificano, ha pubblicato un post abbastanza
criptico congratulandosi ‟con tutti quelli coinvolti”, citando ‟azioni
non professionali” e ‟una turbolenza sul Mar Nero”, e chiedendosi se la
cosa sarebbe continuata o si sarebbe trattato invece di un singolo
evento[9]. Lo stile di Fighterbomber è sempre criptico, dato che spesso rivela
dati non di pubblico dominio e non sempre può riferirli esplicitamente,
ma ‟azione non professionale” è la frase con cui i bollettini ufficiali
descrivono le azioni di disturbo o le provocazioni effettuate da aerei
ostili: tutto lasciava dunque pensare che un drone statunitense fosse
stato abbattuto o danneggiato. Il candidato principale era l’RQ-4B
Global Hawk ‟FORTE10”, in volo da tempo sul Mar Nero e che aveva fatto
precipitosamente ritorno alla base di Sigonella proprio quando
Fighterbomber pubblicava il suo messaggio. Il giorno dopo sempre
Fighterbomber pubblicava un video di sei minuti, nel quale spiegava la
dinamica dell’azione: un Mig-31 aveva raggiunto ‟assolutamente per caso”
FORTE10 ad altissima velocità alla sua altitudine operativa di 20.000
metri, generando una turbolenza che lo aveva mandato fuori rotta e
costretto ad abbandonare la missione e fare ritorno alla base[10]. Fighterbomber non ha fornito prove fotografiche o video dell’incidente,
ma alcuni eventi contribuiscono a farci credere che è probabile che si
sia verificato davvero. In primo luogo, nessun drone da osservazione
statunitense ha più volato sul Mar Nero dalla notte del 24; solo nel
primo pomeriggio del 27 giugno è comparso in zona un RC-135W britannico
(come quello protagonista suo malgrado dell’incidente del 29 settembre
2022) decollato dalla Gran Bretagna, accompagnato da due caccia Typhoon
partiti invece dalla Romania.
Come mostra il tracciato del volo, l’aereo si è però tenuto lontano
dalla Crimea e poco dopo ha invertito la rotta tornando nello spazio
aereo NATO, dove ha continuato a volare per un paio d’ore prima di fare
rotta verso la base di partenza, mentre i due caccia lo hanno lasciato e
sono tornati alla base romena dove sono dislocati. Non ci è dato sapere
se la missione consisteva in questo o se sono stati dissuasi dal
completarla da qualcosa incontrato lungo la strada, né se, come
affermano alcune fonti, ci fosse un’altra coppia di caccia inglesi
che volavano con il transponder spento. Un altro dettaglio interessante:
il giorno dopo il presunto incidente, il 25 giugno, il Segretario della
Difesa statunitense Lloyd Austin ha telefonato al Ministro della Difesa
russo Andrej Belousov. L’ultima volta che Austin aveva parlato con il
suo omologo russo, che all’epoca era ancora Shoigu, era stato il 15
marzo 2023 in occasione dell’abbattimento dell’MQ-9 Reaper, che secondo
la trascrizione ufficiale della telefonata era stato l’unico argomento
di discussione tra i due [11]. Questa volta da parte statunitense non sono stati rivelati dettagli
sulla telefonata, solo che Austin ‟ha enfatizzato l’importanza di
mantenere aperti i canali di comunicazione”, canali che si erano appunto
chiusi il 15 marzo dell’anno scorso, e nient’altro [12]. Anche il comunicato del Ministero della Difesa russo è piuttosto
laconico, anche se aggiunge qualche dettaglio in più: si è discusso
della situazione in Ucraina, del pericolo di escalation causato dalle
forniture militari statunitensi, e ‟di altre cose” [13].
Pare anche che gli statunitensi si siano innervositi e abbiano provato a
restituire il favore ai russi in Siria. Secondo il generale Yury
Popopv, il 27 giugno un MQ-9 Reaper è passato pericolosamente vicino a
un Su-35 russo nella regione di Homs, a un’altezza compresa tra i 7 e
gli 8000 metri [14], mentre in due occasioni aerei statunitensi avrebbero ‟illuminato”
caccia russi. Va però detto che in Siria queste provocazioni reciproche
non sono rare e nemmeno troppo mal viste, al di là delle proteste
ufficiali, perché consentono alle rispettive areonautiche di testare i
limiti dei propri apparecchi in competizione con gli omologhi avversari,
escludendo naturalmente di entrare in combattimento.
Per concludere, il
canale telegram ufficiale del Ministero della Difesa russo ha
pubblicato come prima notizia del 28 giugno un post nel quale si
comunica che Belousov ha incaricato lo Stato Maggiore russo di
‟presentare proposte di misure” per rispondere alle ‟provocazioni” dei
droni-spia sul Mar Nero, che oltre a designare i bersagli per le armi
fornite dalla NATO all’Ucraina costituiscono un pericolo per gli aerei
russi. Questo, scrive sempre il Mistero, aumenta il rischio di uno
scontro diretto tra NATO e Federazione Russa, e se ciò dovesse accadere i
paesi NATO ne saranno ritenuti responsabili [15]. Nessun accenno, ovviamente, a ‟incidenti” già avvenuti o a ‟misure” già
prese, ma la dichiarazione abbastanza esplicita che da parte russa ci
si riserva la possibilità di agire in futuro.
Insomma, di ciò che sarebbe successo nella notte del 24 giugno
abbiamo solo prove indiziarie. Fighterbomber, nel suo stile criptico,
promette foto e filmati ma chissà se ne vedremo. Ufficialmente nessuna
delle due parti ha riconosciuto che qualcosa di strano sia successo sul
Mar Nero ma qualcosa, nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, pare si
stia muovendo davvero e la telefonata di Austin a Belousov ne è il
segnale più evidente. Intanto a New York è arrivato, il 26, anche il
Ministro degli Interni russo Vladimir Kolokolt’cev. L’occasione della
visita non annunciata è la riunione dei capi della polizia dei paesi
dell’ONU, cosa che gli dà il diritto di muoversi sul territorio
statunitense nonostante le sanzioni che lo hanno colpito ma che non gli
impediscono di recarsi ai meeting delle Nazioni Unite che però non
frequentava dal 2018: anche lui, si direbbe, è stato colpito
all’improvviso da una irrefrenabile volontà di comunicare.
C’è
sicuramente grande confusione sotto il cielo, ma la cosa una volta tanto
potrebbe avere risvolti positivi.
Note
[1] https://x.com/Podolyak_M/status/1805171253755412849.
[2] https://tass.com/world/1807635.
[3] https://www.defense.gov/News/Transcripts/Transcript/Article/3815559/major-general-pat-ryder-pentagon-press-secretary-holds-an-off-camera-press-brie/
[4] https://www.state.gov/briefings/department-press-briefing-june-24-2024/
[5] https://www.reuters.com/world/europe/kremlin-blames-us-barbaric-atacms-missile-attack-crimea-2024-06-24/
[6] https://www.washingtonpost.com/world/2024/06/21/ukraine-firing-range-us-weapons-russia/
[7] https://www.bbc.com/news/uk-63327999
[8] https://www.theguardian.com/us-news/2023/mar/16/us-releases-footage-russian-jet-crashing-into-american-drone-over-black-sea
[9] https://t.me/fighter_bomber/17145
[10] https://t.me/fighter_bomber/17156
[11] https://www.defense.gov/News/Releases/Release/Article/3330335/readout-of-secretary-of-defense-lloyd-j-austin-iiis-phone-call-with-russian-min/
[12] https://www.defense.gov/News/Releases/Release/Article/3817099/readout-of-secretary-of-defense-lloyd-j-austin-iiis-phone-call-with-russian-min/
[13] https://eng.mil.ru/en/news_page/country/more.htm?id=12517991@egNews (allego il link in inglese, la versione in russo, che comunque non riporta altri dettagli, è più difficilmente accessibile dall’Italia).
[14] https://tass.com/defense/1809669
[15] https://t.me/mod_russia/40386.
26/06/2024
Guerra in Ucraina - È giallo su drone Usa partito da Sigonella e abbattuto dai russi
Per ammissione dello stesso giornale si tratta, nel primo caso, di uno dei canali telegram russi più informati su ciò che avviene nello spazio aereo e nell’aviazione russa. L’articolo cita così quanto riporta il canale : “Un caccia russo MiG-31 ha abbattuto un drone da ricognizione dell’aeronautica americana sul Mar Nero. Presumibilmente si tratta di un drone da ricognizione ad alta quota RQ-4B Global Hawk”. Poco dopo, il canale pubblica un aggiornamento: “Sì, l’incidente è stato ora confermato”.
Pochi minuti prima la stessa notizia era stata riportata dal canale Telegram “Fighterbomber”, ritenuto vicino al comando dell’aeronautica russa: “Congratulazioni a tutti i soggetti coinvolti. Bravi ragazzi! Stiamo aspettando ora l’ok degli Stati Uniti circa le “azioni non professionali. Ora c’è una maggiore turbolenza nel Mar Nero. Vediamo se è una cosa continuativa o se si è trattato di un evento irripetibile”.
Secondo l’articolo de La Stampa, in passato piuttosto raramente questi due canali hanno scritto cose men che informate.
Da fonti statunitensi ufficiali non c’è nessuna conferma dell’abbattimento. L’unica fonte che ne ha parlato, è il corrispondente di Reuters Idris Ali, che segue il Pentagono, citando un rappresentante anonimo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Idris Ali ha scritto su X che “non si sono verificati incidenti sul Mar Nero” (ma poco dopo, il link che aveva postato risulta cancellato).
La questione è seria per almeno due motivi.
Domenica scorsa le schegge di un missile Atacms fornito dagli Usa, lanciato dagli ucraini sulla Crimea e intercettato dai russi, sono finite sulla spiaggia di Sebastopoli, uccidendo quattro bagnanti – tra cui tre bambini – e ferendone circa 150. Come noto le coordinate di tiro dei missili vengono "aggiunstate" nel corso dell'attacco propri dai droni in volo.
Mosca ha esplicitamente accusato per questo attacco gli Stati Uniti ed ha convocato l’ambasciatore statunitense avvisando che l’evento non sarebbe rimasto senza conseguenze. “Secondo il ministero della Difesa – riporta un comunicato ufficiale della Russia – sono stati usati missili americani Atacms, armati con bombe a grappolo per aumentare la loro letalità. Tutti i dati di volo sono stati inseriti da specialisti Usa sulla base dei loro dati di ricognizione satellitare e un drone da ricognizione americano Global Hawk era in volo nei cieli vicino alla Crimea”.
L’abbattimento diretto del drone – se verrà confermato – segna un salto di qualità, perché nei mesi scorsi l’aviazione russa si era limitata ad accecare un drone Usa con il lancio di carburante. Il drone era stato poi fatto precipitare dai comandi Usa nel Mar Nero per impedirne la cattura.
Il secondo motivo è il coinvolgimento dell’Italia. È infatti risaputo che questo tipo di droni vengono fatti decollare spesso dalla base italiana di Sigonella. Stando ai dati di Flightradar, negli ultimi due giorni solo un drone americano Global Hawk ha sorvolato il Mar Nero. Intorno alle 9 (ora di Mosca) di domenica 23 giugno – il giorno dell’attacco missilistico sulla Crimea – il drone è apparso sul radar nell’area dell’aeroporto militare di Sigonella, ma alle 6 del 24 giugno (ossia la mattina presto di lunedì) è regolarmente rientrato alla base.
Anche il settimanale statunitense Newsweek scrive che gli osservatori della guerra in Ucraina, tra cui l’analista di intelligence Oliver Alexander, hanno sottolineato su X che, nonostante le affermazioni del canale Telegram russo, i dati del radar di volo mostrano che l’ultimo volo visibile del drone spia “si è concluso con un atterraggio sicuro a Sigonella lunedì mattina”.
Rimane il fatto che il ruolo della base militare di Sigonella nell’uso dei droni statunitensi nel conflitto in Ucraina espone il territorio italiano alle possibili ritorsioni della Russia per gli attacchi missilistici sul proprio territorio. Ma i comandi degli Stati Uniti continuano ad utilizzare le loro basi in Italia per le proprie operazioni senza porsi alcun problema.
Il problema andrebbe posto, e seriamente, dall’Italia ma con un governo servile verso Washington come quello in carica appare difficile prevedere note di proteste o misure di protezione del territorio che infastidiscano l’operatività delle forze aeree statunitensi.
Fonte
05/05/2024
I volenterosi guerrafondai d’Europa. L’Italia si tiri fuori dalla guerra in Ucraina
I volenterosi guerrafondai d’Europa, in questi giorni hanno nuovamente alzato l’asticella dell’escalation bellica, mettendo in imbarazzo i propri alleati e facendo infuriare Mosca.
Giovedì in una intervista a The Economist, il presidente francese Macron ha gettato benzina sul fuoco ventilando l’invio di truppe francesi sul terreno. “Se i russi penetrano in prima linea e se l’Ucraina lo chiede – cosa che finora non ha fatto – allora dovremo giustamente porci questa domanda”, ha detto Macron riguardo allo spiegamento delle forze di terra.
Macron ha continuato dicendo che escludere qualcosa in anticipo significa non imparare alcuna lezione dagli ultimi due anni. “Al vertice della NATO dell’estate del 2022, abbiamo tutti escluso la consegna di carri armati, missili per acque profonde e aerei. Lo stiamo facendo tutti adesso, quindi sarebbe sbagliato tralasciare il resto”.
Gran parte dell’intervista di Macron ruota attorno alla ambizione sull’“autonomia strategica” dell’Europa. Sette anni fa, coniò per la prima volta il termine in un discorso all’Università della Sorbona di Parigi. “Con la guerra in Ucraina, anche Berlino e altre capitali si sono rese conto che l’Europa deve prendersi cura della propria sicurezza, compresa la deterrenza nucleare”.
“La deterrenza è l’essenza della sovranità”, ha detto Macron all’Economist. Dunque accoglie favorevolmente le considerazioni della Germania sulla creazione di uno scudo europeo di difesa antimissile, al quale la Francia non ha ancora aderito, o della Polonia che ha aperto allo spiegamento delle armi nucleari della NATO nel paese.
Il presidente francese ha poi rivelato che esiste anche una “nuova alleanza per la fornitura di missili a medio raggio”, senza specificare questo punto. Qualche giorno fa il ministro della Difesa britannico si era lasciato sfuggire che Gran Bretagna, Francia e Italia hanno inviato all’Ucraina i missili Storm Shadow (cosa che il governo italiano aveva mantenuto segreto, ndr).
È noto inoltre che gli Stati Uniti stanno ora fornendo all’Ucraina i missili ATACMS che possono volare fino a 300 chilometri. Secondo la definizione internazionale, i missili a medio raggio hanno una gittata di almeno 1.000 chilometri.
Ma proprio in queste ore sono stati abbattuti dai russi quattro missili ATACMS lanciati dalle forze ucraine contro la Crimea. Lo ha reso noto sul suo canale Telegram il ministero della Difesa russo, secondo cui “la notte scorsa è stato fermato un tentativo del regime di Kiev di condurre un attacco terroristico con missili tattici americani contro obiettivi nel territorio della Federazione russa”.
A surriscaldare il clima è arrivato poi il ministro degli Esteri britannico Cameron, il quale ha detto che l’Ucraina ha il diritto di usare le armi fornite da Londra per colpire obiettivi all’interno della Russia e che spetta a Kyiv decidere se farlo.
“L’Ucraina ha questo diritto. Poiché la Russia sta colpendo all’interno dell’Ucraina, si può capire perché l’Ucraina senta il bisogno di assicurarsi di difendersi”, ha detto Cameron alla Reuters. Sulle sue dichiarazioni si è poi aperto un giallo perché l’agenzia Reuters aveva ritirato il dispaccio pubblicato con le dichiarazioni di Cameron asserendo che c’erano delle imprecisioni da correggere.
È bene sapere che la Gran Bretagna il mese scorso ha approvato il più grande pacchetto di aiuti militari mai realizzato a favore dell’Ucraina. Il pacchetto, del valore di 580 milioni di euro, comprende i sistemi missilistici guidati a lungo raggio Storm Shadow, più di 400 veicoli militari, 1.600 missili difensivi e d’attacco e quattro milioni di munizioni.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato duramente le affermazioni del presidente francese Emmanuel Macron su un possibile intervento francese in Ucraina e quelle del ministro degli Esteri britannico, David Cameron, secondo il quale l’Ucraina potrebbe usare le armi britanniche contro obiettivi all’interno della Russia se volesse.
“Le dichiarazioni sono molto gravi e pericolose – ha detto Peskov ai giornalisti – La Francia, rappresentata dal capo di Stato francese, parla costantemente della possibilità di un suo coinvolgimento diretto – sul campo – nel conflitto. Questa è una tendenza molto pericolosa”. E l’abbattimento di 4 missili ATACMS quasi contemporaneamente alla dichiarazione fa capire che la Russia sarebbe pronta ad affrontare l’escalation.
A completare il quadro è arrivato l’Alto Rappresentante della politica estera europea Borrell secondo cui “l’ordine multilaterale post 1945 sta perdendo terreno”, in quanto si assiste “a più conflitti e polarità, e a meno cooperazione e multilateralismo”. “Per affrontare le sfide che ci attendono nel 21esimo secolo, abbiamo bisogno di una valutazione equa e di un’azione decisiva”, ha quindi osservato Borrell, aggiungendo: “Come Europa volevamo costruire un anello di amici ma siamo circondati da un anello di fuoco, dal Sahel al Medio Oriente, fino al Caucaso e all’Ucraina”. Una visione dal sapore un pò apocalittico ma non distante dalla realtà.
In questo scenario inquietante il governo italiano per ora si è attestato su una linea di prudenza. Prima il ministro degli Esteri Tajani, poi quello della Difesa Crosetto hanno preso le distanze dalle rodomontate di Macron.
“Abbiamo sempre detto che l’Ucraina andava aiutata in ogni modo possibile, e lo stiamo facendo, ma abbiamo anche sempre escluso un intervento diretto nel conflitto dei nostri militari”, ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista oggi al Corriere della Sera. Ma anche altri paesi europei, più controversi, non sembrano voler seguire l’avventurismo militare della Francia e della Gran Bretagna,
Giovedì c’è stata una reazione immediata da parte dell’Ungheria alle parole di Macron. “Se un membro della NATO utilizza forze di terra (in Ucraina), si tratterà di uno scontro diretto tra NATO e Russia e quindi di una terza guerra mondiale”, ha detto alla radio il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó.
Resta da vedere se l’Italia, alla fine, si accoderà alla cordata bellicista messa in piedi da Francia, Gran Bretagna, Polonia mossa dalle ambizioni della Meloni di potersi sedere al tavolo delle grandi potenze.
Il governo ormai ci ha insegnato che può smentire domani quello che dichiara oggi e smentire oggi quello che aveva dichirato ieri. Già lo “sputtanamento” del segreto dell’invio di missili Storm Shadow all’Ucraina dice molto. Nulla può portare a escludere che prima, durante o dopo il vertice del G7 di metà giugno l’Italia alla fine si dica disposta “ad inviare i bersaglieri in Crimea” come nell’Ottocento. Ma allora la giustificazione fu quella di sedersi al tavolo dei vincitori e ottenere l’alleanza francese nella guerra contro l’Austria. Oggi sarebbe solo un atto di servilismo e di avventurismo militare.
Occorre agire con tutte le forze per impedire che questo o qualsiasi altro governo trascinino il nostro paese nell’escalation della guerra in Ucraina. Anche a riaffermare questo obiettivo servirà la manifestazione nazionale del 1 Giugno a Roma.
Fonte
01/05/2024
L’Italia fornisce missili di lunga gittata all’Ucraina
E fu così che il ministro della Difesa britannico ha rivelato quanto i governi italiani sinora non ha mai ammesso: l’invio dei letali missili Storm Shadow a Kiev per la sua guerra contro la Russia. I missili hanno una gittata di quasi 250 chilometri.
L’elenco degli armamenti, contenuti negli otto decreti finora approvati dal ministero della Difesa, di concerto con i ministri degli Esteri e dell’Economia, è stato infatti sempre coperto dal segreto di Stato
Il Parlamento ha sempre accettato supinamente questo diktat e l’8 febbraio scorso ha autorizzato anche per il 2024 gli aiuti militari a Kiev, approfondendo il coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina.
Le forze armate ucraine intanto hanno tentato di attaccare la Crimea utilizzando missili ATACMS la scorsa notte, riferisce l’agenzia russa Tass.
“La scorsa notte, le autorità russe hanno attivato le difese aeree su Dzhankoy e Simferopol mentre i militanti ucraini conducevano un attacco missilistico contro la Repubblica di Crimea”, ha scritto Vladimir Rogov sul suo canale Telegram. Secondo lui, gli ucraini hanno utilizzato diversi missili balistici ATACMS nel tentativo di attaccare i civili nella penisola.
Fonte
28/10/2023
Nell’Ucraina “dimenticata” l’Occidente fa flop
Tant’è che ormai da giorni vengono segnalate dagli annalisti militari occidentali attacchi russi in diversi punti del fronte.
In questo caso lo scopo non sarebbe tanto quello di “sfondare” per conquistare terreno, quanto quello di eliminare alcune “teste di ponte” ritenute pericolose.
È il caso della fu cittadina di Avdiivka, praticamente un sobborgo di Donetsk (capoluogo dell’oblast omonimo), dal 2014 resasi “indipendente” insieme a Lugansk.
Da Avdiivka infatti piovono da nove anni razzi e colpi di artiglieria che provocano morti soprattutto civili tra la popolazione (“russa”, è il caso di ricordare, non “filo-russa”).
La tattica usata è simile a quella impiegata a Bakmut: circondare progressivamente le difese, minacciare le vie di rifornimento logistico, e quindi “stimolare” le truppe ucraine a ritirarsi. Come per Bakmut l’ordine arrivato da Kiev è “resistere a tutti i costi” e quindi l’esito prevedibile è del tutto simile: perdite eccessive e sconfitta finale che crea sconforto.
Gli analisti militari già registrano un forte calo dell’intensità di fuoco da parte degli “assediati” ad Avdiivka, che attribuiscono a “una rilevante penuria dovuta ai minori rifornimenti in arrivo dall’Occidente e dalla distruzione di diversi depositi a causa degli attacchi russi in profondità”.
Al di là delle opposte propagande, infatti, è confermata su tutto il fronte una notevole intensità di bombardamenti russi – con droni, missili e aerei – che avrebbero investito grandi depositi di armi e munizioni ucraine.
Nel campo dei droni viene oltretutto segnalato l’impiego di nuovi modelli “autoprodotti” in Russia, sia come copie degli Shaed iraniani sia come modelli propri.
Ma è in quello aeronautico che le notizie per Kiev sembrano peggiori. In diversi hanno registrato nelle ultime settimane una autentica “ecatombe di aerei ucraini”.
“Il 22 ottobre il ministero della Difesa russo ha annunciato nel consueto rapporto quotidiano che tra il 19 e il 20 ottobre i sistemi di difesa aerea russi avevano abbattuto 7 aerei da combattimento MiG-29 ucraini, probabilmente appartenenti alle più recenti forniture di velivoli ceduti dalle aeronautiche polacca e slovacca.
Sui canali militari Telegram alcuni osservatori ipotizzano che il numero elevato di abbattimenti sia dovuto a un sensibile incremento del numero e dell’impiego da parte russa di aerei da combattimento di quinta generazione Sukhoi Su-57 nel teatro bellico ucraino.”
Un salto tecnologico rilevante che non potrà neppure essere compensato dal futuro arrivo – dopo addestramento – dei vecchi F-16 statunitensi in dotazione ai paesi dell’est dichiaratisi disponibili ad inviarne alcuni esemplari. Gli F-16 sono infatti aerei concepiti negli anni ‘70; un’era geologica fa, in campo aeronautico.
Nemmeno le nuove dotazioni di missili occidentali – i celebrati Atacms e gli Himars, quelli che avrebbero dovuto “risolvere la guerra” – risultano particolarmente efficaci. I primi successi, infatti – erano stati colpiti gli aeroporti di Luhansk e Berdyansk, con obiettivo elicotteri russi che hanno subito danni tutto sommato limitati – sono stati seguiti da un numero enorme di abbattimenti. Segno che “le forze russe hanno imparato ad adattarsi e far fronte ai nuovi tipi di armi che vengono trasferite in Ucraina”.
L’inverno si avvicina e Kiev guarda con preoccupazione alla debolezza della propria dotazione in infrastrutture energetiche, bersaglio probabilmente di una nuova campagna di “demolizione”. E soprattutto alla “distrazione” seminata da Israele nell’area euro-atlantica...
Fonte
19/10/2023
Guerra in Ucraina - L'escalation degli ATACMS
Molto velocemente, alcune cose riguardo alle dichiarazioni di Putin a Pechino (quelle più specificamente riferite alla guerra) che non mi pare siano state sottolineate dalle nostre parti. La questione degli ATACMS, ovviamente non è passata inosservata, non tanto per i danni che hanno fatto (non trascendentali, soprattutto considerando che nell'attacco a Berdyansk sono stati utilizzati 9 o 10 missili, su 20 che sono stati forniti) quanto perché si tratta sicuramente di una escalation, alla quale la Russia ha deciso di rispondere in modo abbastanza asimmetrico.
Ora i fessi nostrani sono sempre convinti che la risposta escalatoria russa sia solo ed esclusivamente nucleare, perché sarebbe troppa fatica leggersi le decine di articoli che i loro stessi think-tank hanno sfornato negli ultimi anni sulla questione K (sono fantastici, non solo non leggono le cose che scrivono i russi, ma manco quelle che scriviamo noi su di loro).
Ovviamente non è così, perché come ho già ripetuto fino alla nausea la Russia ha a sua disposizione possibilità di escalation convenzionale o diplomatica molto ampie. Uscire dall'accordo del grano e distruggere le infrastrutture portuali ucraine sul Danubio, tanto per dire, è stata una di queste, così come la campagna di attacchi alle infrastrutture energetiche - sottostazioni, quindi riparabili, non stazioni principali che saranno, eventualmente, le prossime.
L'escalation per gli ATACMS, quindi (a loro volta, ricordo, una escalation) è che da oggi i Mig-31 armati di missili ipersonici pattuglieranno il Mar Nero. Certo non per colpire gli ATACMS, ovviamente. Come ha ricordato Putin, hanno una gittata di più di mille chilometri. A mille e rotti chilometri dal Mar Nero ci sono le portaerei USA al largo delle coste israeliane. Poi, quando un giornalista gli ha ricordato che secondo Biden la Russia ha già perso la guerra, gli ha detto di chiedergli come mai allora sta mandando in Ucraina gli ATACMS e tutte le altre armi. Se abbiamo già perso, ha concluso, ditegli di riprendersi tutte le armi e di venire da noi a prendere un tè con i bliny.
Questo per l'escalation specificamente militare. Per quello che riguarda l'intelligence ci ha già pensato Vladimir Yermakov, che ieri ha detto che USA e NATO stanno assistendo l'Ucraina con i loro satelliti in un modo "che va al di là dell'uso pacifico delle tecnologie spaziali". Forse, ha detto Yermakov, non si sono del tutto resi conto che queste attività costituiscono una partecipazione indiretta al conflitto, e che le infrastrutture spaziali "quasi-civili" (i satelliti, per intenderci) possono logicamente essere bersaglio di una rappresaglia.
Ora vediamo cosa faranno gli USA, è il loro turno. Questo gioco è molto divertente perché alla fine si fanno malissimo tutti.
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23/07/2023
Guerra in Ucraina - Gli USA armano il "secondo tempo" della confroffensiva ucraina
Dopo un paio di settimane in cui la stampa inglese e statunitense pareva piuttosto scoraggiata e ipotizzava scenari foschi per il futuro, nuovo cambio di registro: Zelensky prima e Blinken poi hanno assicurato che la seconda fase dell'offensiva ucraina è sul punto di partire e che stavolta i risultati ci saranno. Particolarmente chiacchierone Blinken, che ha parlato ancora dei reparti addestrati in Occidente e degli equipaggiamenti forniti loro da "noi e circa 50 stati" che quando si metteranno in movimento faranno la differenza e "porteranno a cambiamenti", immagino della linea del fronte. Staremo a vedere, considerando che le esigenze ucraine di ottenere qualcosa sono sempre più forti, dopo ormai 50 giorni di controffensiva (la prima fase, evidentemente) e il mezzo fiasco del vertice di Vilnius.
Per ora l'Ucraina deve accontentarsi di successi d'immagine, come sempre: stamattina due Storm Shadow hanno colpito un deposito di munizioni e un deposito di carburante a Oktobrysky, in Crimea. I danni ovviamente ci sono e meglio sarebbe per i russi che non ci fossero, ma paragonati al trattamento riservato a Odessa nelle ultime notti si tratta di poca cosa.
La questione è sempre la stessa: le possibilità di escalation sono sempre a favore della Russia. Ora si discute se mandare gli MGM-140 ATACMS, missili balistici tattici con una gittata di 300 km che possono essere lanciati dagli HIMARS e dagli MLRS e sono disponibili sia con munizionamento a grappolo che con testata a frammentazione. Ne hanno parlato Biden e Zelensky e la Casa Bianca, tramite Sullivan, ha fatto sapere che la decisione spetta a Biden e che gli USA "sono disposti a correre dei rischi" per ciò che riguarda i futuri invii di materiale bellico in Ucraina, ma che terranno anche conto delle reazioni russe.
Se sulla stampa è riportato che se ne discute, significa molto probabilmente che la spedizione è già stata approvata: basteranno gli ATACMS per cambiare il corso del conflitto? Domanda retorica, risposta scontata.
Riguardo Odessa, visto che ne abbiamo accennato. Le quattro notti di attacchi missilistici al porto (alle quali dobbiamo aggiungere anche questa notte, visto che proprio mentre scrivo si segnalano lanci di missili ed esplosioni - almeno 12 finora) e alle infrastrutture non sono la rappresaglia per l'attacco ucraino al ponte di Crimea. Lo ha detto in televisione Evgeny Bužinsky, generale in pensione e tecnico piuttosto competente, ma non c'era bisogno del suo parere, per quanto autorevole.
Una campagna missilistica di quattro notti su una trentina di bersagli non si improvvisa in poche ore ed è chiaro che era stata preparata in anticipo e programmata per il giorno successivo alla scadenza degli accordi sul grano, così come l'attacco ucraino al ponte di Crimea era stato anch'esso programmato per quella data. Se la Russia si deciderà a una rappresaglia non è questa.
Al momento la minaccia di considerare ogni nave che entri nel Mar Nero diretta verso un porto ucraino come un potenziale bersaglio sta dando i suoi frutti: i siti che seguono la navigazione in tempo reale mostrano come, in quel quadrante, non si muova nulla e le poche navi presenti nei porti siano ferme - allego una schermata da marinetraffic presa proprio adesso.
C'è invece il solito traffico nel resto del Mar Nero, con in più una concentrazione di navi nella zona del delta del Danubio, davanti al porto romeno di Sulina. Alcune delle navi sono dirette in Ucraina, ma risultano ferme da giorni (per la cronaca: i puntini rosa che si vedono vicino alle coste ucraine non sono navi, sono segnalazioni di ostacoli, scogli, secche, boe eccetera). In risposta, anche l'Ucraina ha dichiarato che considererà tutte le navi che si muovono verso i porti russi come potenziali bersagli, ma è piuttosto improbabile che darà seguito alla minaccia e per ora non si segnala nessun problema.
Sulla questione del grano: secondo Erdoğan la Russia sarebbe disposta a rinnovare gli accordi se l'Occidente prendesse in considerazione le sue richieste, che sono sempre le stesse e sono state ripetute il 21 alle Nazioni Unite dal rappresentante permanente russo Dmitry Polyansky: rimozione delle sanzioni sui prodotti agricoli e sui fertilizzanti russi, ritorno di alcune banche russe nello SWIFT, possibilità di acquistare pezzi di ricambio e componenti meccanici per le macchine agricole e l'industria dei fertilizzanti, risoluzione dei problemi assicurativi per le navi russe, rimessa in funzione della condotta che trasporta nitrato d'ammonio. Rispettate queste condizioni, dice Polyansky, la Russia estenderà immediatamente gli accordi sul grano, ma stavolta non si accontenterà di promesse come un anno fa e vuole vedere passi concreti prima di impegnarsi.
Sempre a proposito di navi: esercitazioni navali congiunte tra Cina e Russia, con la partecipazione di 10 navi e 30 aerei. Lo scopo delle esercitazioni è principalmente quello di testare il sistema di comando congiunto tra le due flotte. Intanto, gli USA inviano nello stretto di Hormuz due nuovi gruppi navali, quello della USS Bataan e della USS Carter Hall, entrambe navi da assalto anfibio. Secondo il Telegraph, "La marina USA si prepara per la guerra nel Golfo persico". La colpa, ovviamente, è degli iraniani "che proprio non imparano mai". Un tempo almeno gli inglesi mandavano le loro cannoniere in giro per il mondo, ora si accontentano di tifare per quelle statunitensi.
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14/08/2022
Guerra in Ucraina - Interrogativi senza risposte sui bombardamenti ucraini sulla Crimea
Rimangono ancora senza risposte ufficiali le domande sull’attacco avvenuto in una base militare russa in Crimea lo scorso 9 agosto.
Le fonti ufficiali di Kiev fino ad oggi non hanno rivendicato la paternità dell’attacco sull’aeroporto militare russo di Saki a Novofedorovka, in Crimea in cui risultano distrutti 9 aerei. Contestualmente fino ad oggi anche le autorità russe negano che si sia trattato di un bombardamento ucraino. Insomma restano aperti seri interrogativi su questo evento militare. Non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo.
In primo luogo la base militare di Saki, in Crimea, è distante circa 222 chilometri dalle postazioni ucraine più vicine. Dai dati a disposizione risulta che i lanciarazzi ucraini hanno una gittata di 80 chilometri.
La risposta potrebbe essere che gli Stati Uniti abbiano fornito segretamente ordigni a più lungo raggio di quelli ufficialmente dichiarati. Secondo il sito specializzato Analisi Difesa potrebbe trattarsi di missili balistici a corto raggio MMG-140 ATACMS impiegabili dai lanciatori M142 HIMARS ruotati e M270 cingolati. Ma questa ipotesi è stata smentita il 12 agosto dal Pentagono che ha negato forniture all’Ucraina di armi in grado di colpire la Crimea. Inoltre, non si può escludere l’ipotesi che le esplosioni a Saki siano da attribuire a un sabotaggio attuato da commandos ucraini (magari coadiuvati da esperti Nato) o ad un incidente.
Fonti militari ucraine coperte da anonimato, parlando con i media occidentali hanno lasciato intendere che si sia trattato di un attacco effettuato dalle forze di Kiev senza però fornire dettagli circa le armi impiegate.
Una di queste fonti ha riferito che l’attacco è stato condotto da forze speciali dietro le linee russe. Difficile del resto ritenere che l’incursione sia stata effettuata da aerei da combattimento o droni ucraini che sarebbero stati con ogni probabilità rilevati dalla difesa aerea russa il cui schieramento a difesa della Crimea è molto consistente.
Fonti delle milizie repubblicane alleate alle forze armate russe, hanno sostenuto su alcuni canali Telegram che sia stato impiegato un mini drone o più probabilmente uno a munizione circuitante in grado di sfuggire a radar e sistemi di difesa aerea, il quale avrebbe fatto esplodere un deposito di armi ed esplosivi innescando una serie di esplosioni a catena.
Ma, secondo gli esperti di Analisi Difesa, le munizioni circuitanti fornite dagli Stati Uniti all’Ucraina hanno un raggio d’azione limitato a pochi chilometri e avrebbero potuto colpire la base di Saki solo se fossero lanciate dai dintorni dell’aeroporto da incursori infiltratisi in profondità in Crimea.
Il ministero della Difesa di Kiev ha negato di essere a conoscenza di qualsiasi informazione in merito a quanto avvenuto ma è evidente che gli ucraini avrebbero buone ragioni per non rivendicare l’attacco. In caso di sabotaggio compiuto da unità infiltrate in Crimea le autorità di Kiev non avrebbero nulla da guadagnare nel confermarne la presenza in un’area piena di basi aeree, logistiche e navali russe.
Infine, scrive Analisi Difesa, se l’azione fosse stata compiuta da missili MMG-140 ATACMS lanciati da lanciarazzi multipli HIMARS o M270 (altri 3 sono stati donati in questi giorni da Londra) gli Stati Uniti vieterebbero a Kiev di confermarne l’impiego, poiché si tratta di armi in gradi colpire obiettivi fino a 300 chilometri di distanza e quindi anche ampie porzioni del territorio russo. Poiché l’impiego di HIMARS e M270 viene direttamente coordinato con USA e Gran Bretagna non si può escludere che, ammesso siano davvero stati consegnati segretamente i missili MMG-140 ATACMS il loro impiego venga autorizzato solo sulla Crimea e non sulla Russia.
Ma la ridda di mezze rivendicazioni o smentite da parte ucraina sull’attacco alla base militare russa in Crimea, deve essere parte di un vespaio impazzito nelle file delle autorità militari di Kiev, tanto che in un video messaggio diffuso l’11 agosto il presidente si è rivolto con toni severi ai comandanti militari e ai funzionari statali: “Meno dettagli concreti fornirete sui nostri piani di difesa, meglio sarà per l’attuazione di questi piani di difesa”, ha detto. E poi: “Dovreste sentire la vostra responsabilità per ogni parola che dite su ciò che il nostro Stato prepara per la difesa o per le controffensive. La regola generale è semplice – ha sottolineato – : la guerra non è assolutamente il momento della vanità e delle dichiarazioni altisonanti”. Zelensky non ha menzionato il generale Marchenko ma funzionari della Difesa hanno riferito che sono in corso indagini su “un ufficiale militare di alto livello”.
Dal canto suo, il colpo ricevuto sulla base militare in Crimea, non è rimasto senza conseguenze in Russia. Mosca infatti ha repentinamente sostituito il comandante della Flotta del Mar Nero. L’ammiraglio Igor Osipov è stato sostituito dal vice ammiraglio Viktor Sokolov, 59 anni già vice comandante della Flotta del Nord e che nel 2016 guidò le operazioni sulla Siria condotte dal gruppo navale guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov.
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