“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”, aveva a dire con molte ragioni von Clausewitz, e quello andato in scena dal 19 al 21 novembre non è che, parafrasando il generale prussiano, quel che ci aspetta quando dalle parole si passa ai fatti, o ai missili, come nella fattispecie.
19 novembre: il lancio degli Atacms made in Usa
In breve e per ordine cronologico, martedì 19 novembre 6 missili Atacms partivano dal territorio ucraino per finire la loro corsa nei cieli della Federazione russa, intercettati dalla contraerea del Cremlino mentre si dirigevano sulla regione di Bryansk – sulla direttrice per Mosca, la stessa dove fu intercettato via terra un commando composto da mercenari occidentali che tentavano di infiltrare l’area.
Di fabbricazione statunitense, gli Atacms sono dei missili balistici tattici con un raggio d’azione di massimo 300 km, che per capirci è poco più della metà della distanza che separa il punto più avanzato a oriente ancora in mano agli ucraini dalla capitale russa.
Come tutta la tecnologia militare avanzata fornita dalla Nato, questa può essere manovrata solo da personale specializzato, nella fattispecie da appartenenti alle forze armate statunitensi. Il lancio degli Atacms sul territorio russo (su quello formalmente ucraino l’impiego è già stato ampiamente documentato) era stato “concesso” dal presidente uscente Biden poche ore prima.
20 novembre: il lancio degli Storm Shadow made in Europa
Il giorno dopo, mercoledì 20, alcuni missili da crociera Storm Shadow/Scalp forniti da Londra venivano lanciati da Kiev in direzione di un centro di comando e controllo nella regione russa di Kursk.
In dotazione tra gli altri all’esercito britannico, francese e italiano (forniti a Kiev anche da noi, ma con il divieto di utilizzo diretto sul suolo russo), gli Storm Shadow hanno una gittata massima di circa 550km, ossia la distanza che separa il confine della regione di Sumy con la Piazza Rossa.
Se da Downing street non arrivava nessuna dichiarazione in merito, fonti militari riportano che l’attacco era stato portato da velivoli Sukhoi Su-24M dell’aeronautica militare ucraina. Come scrive Analisi Difesa, anche gli Storm Shadow vengono gestiti in Ucraina da personale occidentale (stavolta britannico) e vengono lanciati col supporto dei satelliti militari statunitensi.
A seguito di questi attacchi, il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov aveva dichiarato che “gli Stati Uniti sono pienamente impegnati a continuare la guerra in Ucraina e stanno facendo tutto il possibile per ottenere questo risultato nel tempo rimanente”.
21 novembre: la risposta russa con l’ipersonico a medio raggio Oreshnik
Senza farsi attendere troppo, la risposta russa alle provocazioni occidentali è arrivata nella notte di giovedì 21, quando Mosca ha lanciato nell’area industriale di Dnipro, tra gli altri, 7 missili da crociera KH-101, un missile ipersonico Kinzhal e un missile balistico ipersonico a medio raggio (IRBM) Oreshnik.
È stato lo stesso Putin a dichiarare l’utilizzo dell’Oreshnik, attestato di una gittata di circa 5.500km, il cui schieramento è vietato in Europa dall’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (Inf), siglato nel 1987 e da cui Trump ritirò gli Stati Uniti nel 2018.
Video che circolano sui canali Telegram mostrano sei ordigni impattare verticalmente uno dopo l’altro al suolo a grande velocità, forse dopo essersi separati dal missile, che secondo alcuni osservatori potrebbe quindi portare testate multiple.
La Nato ci porta alla guerra
Putin ha affermato che il permesso fornito a Kiev di bombardare direttamente il territorio russo con missili occidentali porta il conflitto su una scala globale.
“Ci consideriamo autorizzati a usare le nostre armi contro le strutture militari di quei Paesi che permettono l’impiego delle loro armi contro le nostre strutture” ha detto in diretta tv il presidente russo.
“In caso di un’escalation di azioni aggressive, risponderemo in modo deciso e simmetrico. La Russia è pronta a risolvere pacificamente tutti i problemi, ma è pronta anche a qualsiasi sviluppo degli eventi”.
La Nato ha immediatamente convocato una riunione d’emergenza dei suoi membri il prossimo 26 novembre dedicata all’utilizzo russo dell’Oreshnik, mentre il rappresentante del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha sottolineato l’importanza di mantenere la calma da parte di tutte le parti coinvolte.
L’impunità occidentale nelle continue provocazioni ai danni della Russia sta impennando gli “indici di escalation” conosciuti fino a oggi nella guerra in Ucraina.
Le “stecche” scambiate tra Nato e Federazione russa surriscaldano un teatro globale già bollente per il genocidio in corso a Gaza e la guerra sull’intero fronte mediorientale scatenata da Israele.
L’imperialismo occidentale e la miopia delle classi politiche europee espongono i popoli, quelli che tante volte hanno riempito le piazze contro la guerra, al pericolo del conflitto bellico.
Cinture ben allacciate e una buona polizza allora non basteranno a limitare i danni.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/11/2024
15/09/2024
C’è chi riesce a mentire anche sui missili...
Ignoranza, approssimazione, malafede, suprematismo idiota… La miscela che sta portando l’Occidente capitalistico oltre tutte le “linee rosse” che separano dalla guerra nucleare è così tossica che forse neanche i diretti responsabili se ne rendono più conto.
Vale per le classi dirigenti (finanziarie e politiche) come per una parte dei vertici militari (anche se come “tecnici” della guerra dovrebbero essere i più consapevoli dei rischi reali), ma soprattutto per i media, incaricati – istituzionalmente – di “formare l’opinione pubblica” fornendole un quadro edulcorato, ideologizzato, “facilitato” e dunque falso della situazione reale.
Un esempio in fondo innocuo è fornito dalle reazioni al “mandato di cattura” emesso dalle autorità russe contro alcuni giornalisti occidentali che avevano seguito da “embedded” (con divise, elmetti, giubbotti antiproiettile forniti dalle truppe) l’incursione ucraina nel territorio russo del Kursk.
Abituati da oltre 30 anni – prima guerra Usa in Iraq, 1991 – a fare da ufficio stampa alle truppe dell’Impero trovano ormai “normale” entrare in un paese straniero (extra-Shengen, ovviamente) senza “chiedere permesso”. Ossia senza fare richiesta di visto (se previsto da quel paese), attendere che sia concesso, ecc. Per di più al seguito di un “esercito invasore” (per quanto “mini”, come in questo caso).
Se il paese è debole (Iraq, Libia, Somalia, Siria, ecc.) difficilmente c’è una reazione. Certo, c’è pur sempre il rischio di prendersi una pallottola o una scheggia, come per qualsiasi soldato. Ma la “reazione ufficiale” del governo assalito è l’ultimo dei problemi.
Se però “l’offeso” ha lo spessore della Russia è logico attendersi di finire in qualche lista di “indesiderati”. Non si entra a casa di nessuno senza chiedere permesso, giusto? Se no è “effrazione”, oltretutto a mano armata...
La difesa degli inviati Rai – Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini – ora perseguibili in Russia è affidata per esempio dal Corriere al pessimo Lorenzo Cremonesi, un abituè del giornalismo embedded Nato, che per l’appunto rivendica tutte le “missioni” cui lui e altri colleghi hanno partecipato al seguito degli americani o di Israele, “dimenticando” che si trattava pur sempre di bullismo bellico contro i più deboli, classiche operazioni neocolonialiste dell’Occidente.
Cade però dal pero della supponenza quando cita “il governo di Kiev [che nel 2014-15] minacciò di sanzioni noi reporter stranieri, che dalle zone del Donbass ucraino entravano in quelle controllate dai filorussi (coadiuvati dai soldati di Mosca)”, dimenticando – anche qui – la radicale differenza: le repubbliche di Donetsk e di Lugansk si erano autonomizzate addirittura con un referendum popolare.
Dunque lì – pur senza un riconoscimento ufficiale da parte della sedicente “comunità internazionale atlantista” – gli inviati occidentali erano di fatto “ospiti graditi” di due repubbliche attaccate da un “esercito invasore”. L’opposto dell’episodio di Kursk...
L’atteggiamento per cui, invece, il solo fatto di essere giornalisti (occidentali, ovvio, quelli palestinesi o arabi possono esser macellati senza problemi...) garantirebbe un diritto a muoversi senza rispettare alcuna regola di un qualsiasi Stato («Andate a quel Paese, questo è semplicemente il nostro mestiere»), è chiaramente una rodomontata da bischeri. Provassero ad entrare negli Stati Uniti senza autorizzazione e poi vediamo se gridano alla “censura americana [che] non può fermare il nostro lavoro”...
Ma questo sono per l’appunto piccolezze corporative, anche se rivelatrici di una mentalità belligerante e servile.
Più grave, e di molto, la menzogna sulle questioni militari e l’escalation che ci sta portando sull’orlo del conflitto nucleare. Come si fa a provare che “il nemico” – Putin, in questo caso, ma il nome può cambiare spesso senza che cambi la tecnica – è un bugiardo da abbattere? Non potendo vantare competenze proprie il “bravo giornalista” va a far testimoniare un generale disponibile. Impresa non impossibile, anche molti altri generali stanno lì da anni a dire tutt’altro.
Tre giorni fa, in una discorso preso molto sul serio anche dalla Casa Bianca – basta riascoltare le dichiarazioni del portavoce Kirby – il presidente russo ha spiegato, anche tecnicamente, perché la consegna all’Ucraina di missili a lungo raggio da parte di paesi Nato sarebbe di fatto una partecipazione diretta dell’Alleanza nella guerra alla Russia.
Rileggiamolo: “Non stiamo parlando di consentire o proibire al regime di Kiev di colpire il territorio russo. Sta già colpendo con l’aiuto di veicoli aerei senza pilota e altri mezzi. Ma quando si tratta di usare armi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio, è una storia completamente diversa.
Il fatto è che, come ho già detto, e qualsiasi esperto lo confermerà (sia qui che in Occidente), l’esercito ucraino non è in grado di colpire con moderni sistemi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio. Non può farlo. Ciò è possibile solo con l’uso di dati satellitari, di cui l’Ucraina non dispone: si tratta di dati provenienti solo da satelliti dell’Unione Europea o degli Stati Uniti, in generale, dai satelliti della NATO. Questo è il primo.
Il secondo, e molto importante, forse fondamentale, è che le missioni di volo verso questi sistemi missilistici possono, di fatto, essere eseguite solo da personale militare dei paesi della NATO. I militari ucraini non possono farlo. E quindi, non è una questione di consentire al regime ucraino di colpire la Russia con queste armi o di non consentirlo. Si tratta di decidere se i paesi della NATO sono direttamente coinvolti in un conflitto militare o meno.
Se questa decisione viene presa, non significherà altro che la partecipazione diretta dei paesi della NATO, degli Stati Uniti e dei paesi europei alla guerra in Ucraina. Questo è il loro coinvolgimento diretto. E questo, naturalmente, cambia significativamente l’essenza stessa, la natura stessa del conflitto. Ciò significherà che i paesi della NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia. E se questo è il caso, allora, tenendo presente il cambiamento nell’essenza stessa di questo conflitto, prenderemo decisioni appropriate in base alle minacce che saranno create per noi.”
Cosa fa il Corriere? Chiama il generale Camporini per farsi dire che «Per impostare il piano di volo dei missili non serve un corso universitario né essere occidentale. Bastano degli ucraini con due mesi di addestramento».
Poi scende anche nei dettagli: «I missili a lungo raggio hanno diversi sistemi di navigazione, ma il principale è lo stesso Gps del navigatore sulla nostra auto. Lo usano gli Atacms, gli Storm Shadow così come le armi russe. Quanto ai dati di “intelligence”, è dall’inizio della guerra che gli ucraini dispongono delle informazioni sulle retrovie russe. Non ci sarebbe alcuna novità».
Un non addetto ai lavori può credergli sulla parola. Uno appena un po’ più diffidente, come noi, si informa, anche perché non mancano le fonti per sapere cosa sono, come funzionano e come vengono comandati missili che ormai hanno molti anni di presenza “sul mercato”.
I missili di cui si sta trattando la consegna agli ucraini – e che la Gran Bretagna del sedicente “laburista” Starmer si appresterebbe a dare prima degli Stati Uniti (“va avanti tu e vediamo che succede”) – sono gli Atacms, gli Storm Shadow e gli Jassm.
I primi, costruiti dalla Lockeed Martin, vengono lanciati da terra anche da mezzi di trasporto, e vengono guidati tramite sistema inerziale e gps (“come quello delle nostre automobili”, giustamente). Hanno una gittata massima di 300 chilometri ma, essendo sparati da terra, sono facilmente individuabili dai satelliti spia. Quindi non possono stare troppo vicini al fronte, ma devono essere lanciati dalle retrovie, riducendo di molto la possibilità di colpire bersagli logistici in territorio russo (depositi di armi, aeroporti, ecc).
Gli Storm Shadow sono invece missili di fabbricazione franco-britannica, sono già stati “regalati” all’Ucraina all’inizio della guerra da Italia, Francia e GB, e sono serviti per colpir alcune navi russe nel Mar Nero. La loro gittata è di circa 250 km ma, potendo essere lanciati da aerei, questa varia insieme alla possibilità del velivolo di entrare oppure no nello spazio aereo russo. Vista la storia anche recente dell’aeronautica ucraina (i pochi F-16 ricevuti sono stati subito abbattuti o rimasti nascosti) non sembra possano cambiare l’andamento della guerra.
Ma già nel loro caso i sistemi di navigazione salgono da due a quattro (GPS, INS, IIR e TERPROM), aggiungendo la “termografia a raggi infrarossi” e la profilazione del terreno. Una volta sparato è guidato dalle informazioni inserite al momento del lancio, e non possono essere modificate durante il volo. Anche in questo caso, insomma, la partecipazione di personale Nato all’utilizzo di questi missili sarebbe limitata alla fornitura delle informazioni da inserire nel piano di volo. Cosa, diciamo, fin qui “tollerata” dai russi.
Ma i JASSM-ER – non la versione AGM-158A di cui parla il Corriere – sono decisamente un’altra cosa. Intanto la gittata, estesa fin quasi ai 1.000 km. E soprattutto il sistema di guida.
In pratica, “Il JASSM-ER resta in attesa di un bersaglio specifico da designare e può essere riprogrammato in volo. Il data-link aiuta a trasmettere lo stato del missile e conferma la selezione del bersaglio corretto durante la fase terminale”.
Domanda: cos’è questo “data link” e chi ne dispone? I data link per uso militare, in termini semplici, sono “reti militari di comunicazione digitale, composti di hardware (terminali appositi) e software (protocolli di comunicazione e messaggistica) dedicati”.
Ne esistono di tipi molto diversi, in continua evoluzione con le infinite innovazioni tecnologiche in materia. Ma, come potete leggere da soli nel link che vi abbiamo appena fornito, ne dispongono solo la Nato e la Russia (forse anche la Cina).
Dunque per far sì che uno JASSM-ER possa essere pienamente operativo – ovvero stare in volo in attesa di ricevere le informazioni decisive per raggiungere un bersaglio scelto magari all’ultimo momento “da terra” (dai “guidatori” assistiti dai data link), ci vuole personale Nato con accesso ai sistemi dell’Alleanza. Visto che l’Ucraina non ne fa parte e non può avere personale già formato per sistemi sconosciuti e non trasferibili “in due mesi”.
Da soli neanche questi missili possono cambiare il corso catastrofico della guerra, ma certamente la partecipazione in prima persona di militari della Nato costituisce un salto di qualità politicamente rilevante verso lo scontro diretto con la Russia. Impossibile dire il contrario, se si è seri.
E infatti un giornale iper-atlantista ma non gestito da deficienti, come il Financial Times, ammette che effettivamente ai vertici di Casa Bianca e Nato si rendono conto di essere sul limite di una dichiarazione di guerra, non di un altro “regalo a Kiev”. E quindi frenano. Mentre al Corriere “che problema è? mandiamo qualsiasi arma e vinciamo facile la guerra”...
Ignoranza, approssimazione, malafede, suprematismo idiota... Il giornalismo mainstream è la sentina in cui percolano senza filtri le peggiori sostanze del suprematismo occidentale. Questi corrono verso la fine tenendo d’occhio solo il proprio conto in banca, che cresce obbedendo in tutto e per tutto, senza farsi più domande.
È ora di staccare la spina...
Fonte
Vale per le classi dirigenti (finanziarie e politiche) come per una parte dei vertici militari (anche se come “tecnici” della guerra dovrebbero essere i più consapevoli dei rischi reali), ma soprattutto per i media, incaricati – istituzionalmente – di “formare l’opinione pubblica” fornendole un quadro edulcorato, ideologizzato, “facilitato” e dunque falso della situazione reale.
Un esempio in fondo innocuo è fornito dalle reazioni al “mandato di cattura” emesso dalle autorità russe contro alcuni giornalisti occidentali che avevano seguito da “embedded” (con divise, elmetti, giubbotti antiproiettile forniti dalle truppe) l’incursione ucraina nel territorio russo del Kursk.
Abituati da oltre 30 anni – prima guerra Usa in Iraq, 1991 – a fare da ufficio stampa alle truppe dell’Impero trovano ormai “normale” entrare in un paese straniero (extra-Shengen, ovviamente) senza “chiedere permesso”. Ossia senza fare richiesta di visto (se previsto da quel paese), attendere che sia concesso, ecc. Per di più al seguito di un “esercito invasore” (per quanto “mini”, come in questo caso).
Se il paese è debole (Iraq, Libia, Somalia, Siria, ecc.) difficilmente c’è una reazione. Certo, c’è pur sempre il rischio di prendersi una pallottola o una scheggia, come per qualsiasi soldato. Ma la “reazione ufficiale” del governo assalito è l’ultimo dei problemi.
Se però “l’offeso” ha lo spessore della Russia è logico attendersi di finire in qualche lista di “indesiderati”. Non si entra a casa di nessuno senza chiedere permesso, giusto? Se no è “effrazione”, oltretutto a mano armata...
La difesa degli inviati Rai – Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini – ora perseguibili in Russia è affidata per esempio dal Corriere al pessimo Lorenzo Cremonesi, un abituè del giornalismo embedded Nato, che per l’appunto rivendica tutte le “missioni” cui lui e altri colleghi hanno partecipato al seguito degli americani o di Israele, “dimenticando” che si trattava pur sempre di bullismo bellico contro i più deboli, classiche operazioni neocolonialiste dell’Occidente.
Cade però dal pero della supponenza quando cita “il governo di Kiev [che nel 2014-15] minacciò di sanzioni noi reporter stranieri, che dalle zone del Donbass ucraino entravano in quelle controllate dai filorussi (coadiuvati dai soldati di Mosca)”, dimenticando – anche qui – la radicale differenza: le repubbliche di Donetsk e di Lugansk si erano autonomizzate addirittura con un referendum popolare.
Dunque lì – pur senza un riconoscimento ufficiale da parte della sedicente “comunità internazionale atlantista” – gli inviati occidentali erano di fatto “ospiti graditi” di due repubbliche attaccate da un “esercito invasore”. L’opposto dell’episodio di Kursk...
L’atteggiamento per cui, invece, il solo fatto di essere giornalisti (occidentali, ovvio, quelli palestinesi o arabi possono esser macellati senza problemi...) garantirebbe un diritto a muoversi senza rispettare alcuna regola di un qualsiasi Stato («Andate a quel Paese, questo è semplicemente il nostro mestiere»), è chiaramente una rodomontata da bischeri. Provassero ad entrare negli Stati Uniti senza autorizzazione e poi vediamo se gridano alla “censura americana [che] non può fermare il nostro lavoro”...
Ma questo sono per l’appunto piccolezze corporative, anche se rivelatrici di una mentalità belligerante e servile.
Più grave, e di molto, la menzogna sulle questioni militari e l’escalation che ci sta portando sull’orlo del conflitto nucleare. Come si fa a provare che “il nemico” – Putin, in questo caso, ma il nome può cambiare spesso senza che cambi la tecnica – è un bugiardo da abbattere? Non potendo vantare competenze proprie il “bravo giornalista” va a far testimoniare un generale disponibile. Impresa non impossibile, anche molti altri generali stanno lì da anni a dire tutt’altro.
Tre giorni fa, in una discorso preso molto sul serio anche dalla Casa Bianca – basta riascoltare le dichiarazioni del portavoce Kirby – il presidente russo ha spiegato, anche tecnicamente, perché la consegna all’Ucraina di missili a lungo raggio da parte di paesi Nato sarebbe di fatto una partecipazione diretta dell’Alleanza nella guerra alla Russia.
Rileggiamolo: “Non stiamo parlando di consentire o proibire al regime di Kiev di colpire il territorio russo. Sta già colpendo con l’aiuto di veicoli aerei senza pilota e altri mezzi. Ma quando si tratta di usare armi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio, è una storia completamente diversa.
Il fatto è che, come ho già detto, e qualsiasi esperto lo confermerà (sia qui che in Occidente), l’esercito ucraino non è in grado di colpire con moderni sistemi occidentali ad alta precisione e a lungo raggio. Non può farlo. Ciò è possibile solo con l’uso di dati satellitari, di cui l’Ucraina non dispone: si tratta di dati provenienti solo da satelliti dell’Unione Europea o degli Stati Uniti, in generale, dai satelliti della NATO. Questo è il primo.
Il secondo, e molto importante, forse fondamentale, è che le missioni di volo verso questi sistemi missilistici possono, di fatto, essere eseguite solo da personale militare dei paesi della NATO. I militari ucraini non possono farlo. E quindi, non è una questione di consentire al regime ucraino di colpire la Russia con queste armi o di non consentirlo. Si tratta di decidere se i paesi della NATO sono direttamente coinvolti in un conflitto militare o meno.
Se questa decisione viene presa, non significherà altro che la partecipazione diretta dei paesi della NATO, degli Stati Uniti e dei paesi europei alla guerra in Ucraina. Questo è il loro coinvolgimento diretto. E questo, naturalmente, cambia significativamente l’essenza stessa, la natura stessa del conflitto. Ciò significherà che i paesi della NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia. E se questo è il caso, allora, tenendo presente il cambiamento nell’essenza stessa di questo conflitto, prenderemo decisioni appropriate in base alle minacce che saranno create per noi.”
Cosa fa il Corriere? Chiama il generale Camporini per farsi dire che «Per impostare il piano di volo dei missili non serve un corso universitario né essere occidentale. Bastano degli ucraini con due mesi di addestramento».
Poi scende anche nei dettagli: «I missili a lungo raggio hanno diversi sistemi di navigazione, ma il principale è lo stesso Gps del navigatore sulla nostra auto. Lo usano gli Atacms, gli Storm Shadow così come le armi russe. Quanto ai dati di “intelligence”, è dall’inizio della guerra che gli ucraini dispongono delle informazioni sulle retrovie russe. Non ci sarebbe alcuna novità».
Un non addetto ai lavori può credergli sulla parola. Uno appena un po’ più diffidente, come noi, si informa, anche perché non mancano le fonti per sapere cosa sono, come funzionano e come vengono comandati missili che ormai hanno molti anni di presenza “sul mercato”.
I missili di cui si sta trattando la consegna agli ucraini – e che la Gran Bretagna del sedicente “laburista” Starmer si appresterebbe a dare prima degli Stati Uniti (“va avanti tu e vediamo che succede”) – sono gli Atacms, gli Storm Shadow e gli Jassm.
I primi, costruiti dalla Lockeed Martin, vengono lanciati da terra anche da mezzi di trasporto, e vengono guidati tramite sistema inerziale e gps (“come quello delle nostre automobili”, giustamente). Hanno una gittata massima di 300 chilometri ma, essendo sparati da terra, sono facilmente individuabili dai satelliti spia. Quindi non possono stare troppo vicini al fronte, ma devono essere lanciati dalle retrovie, riducendo di molto la possibilità di colpire bersagli logistici in territorio russo (depositi di armi, aeroporti, ecc).
Gli Storm Shadow sono invece missili di fabbricazione franco-britannica, sono già stati “regalati” all’Ucraina all’inizio della guerra da Italia, Francia e GB, e sono serviti per colpir alcune navi russe nel Mar Nero. La loro gittata è di circa 250 km ma, potendo essere lanciati da aerei, questa varia insieme alla possibilità del velivolo di entrare oppure no nello spazio aereo russo. Vista la storia anche recente dell’aeronautica ucraina (i pochi F-16 ricevuti sono stati subito abbattuti o rimasti nascosti) non sembra possano cambiare l’andamento della guerra.
Ma già nel loro caso i sistemi di navigazione salgono da due a quattro (GPS, INS, IIR e TERPROM), aggiungendo la “termografia a raggi infrarossi” e la profilazione del terreno. Una volta sparato è guidato dalle informazioni inserite al momento del lancio, e non possono essere modificate durante il volo. Anche in questo caso, insomma, la partecipazione di personale Nato all’utilizzo di questi missili sarebbe limitata alla fornitura delle informazioni da inserire nel piano di volo. Cosa, diciamo, fin qui “tollerata” dai russi.
Ma i JASSM-ER – non la versione AGM-158A di cui parla il Corriere – sono decisamente un’altra cosa. Intanto la gittata, estesa fin quasi ai 1.000 km. E soprattutto il sistema di guida.
In pratica, “Il JASSM-ER resta in attesa di un bersaglio specifico da designare e può essere riprogrammato in volo. Il data-link aiuta a trasmettere lo stato del missile e conferma la selezione del bersaglio corretto durante la fase terminale”.
Domanda: cos’è questo “data link” e chi ne dispone? I data link per uso militare, in termini semplici, sono “reti militari di comunicazione digitale, composti di hardware (terminali appositi) e software (protocolli di comunicazione e messaggistica) dedicati”.
Ne esistono di tipi molto diversi, in continua evoluzione con le infinite innovazioni tecnologiche in materia. Ma, come potete leggere da soli nel link che vi abbiamo appena fornito, ne dispongono solo la Nato e la Russia (forse anche la Cina).
Dunque per far sì che uno JASSM-ER possa essere pienamente operativo – ovvero stare in volo in attesa di ricevere le informazioni decisive per raggiungere un bersaglio scelto magari all’ultimo momento “da terra” (dai “guidatori” assistiti dai data link), ci vuole personale Nato con accesso ai sistemi dell’Alleanza. Visto che l’Ucraina non ne fa parte e non può avere personale già formato per sistemi sconosciuti e non trasferibili “in due mesi”.
Da soli neanche questi missili possono cambiare il corso catastrofico della guerra, ma certamente la partecipazione in prima persona di militari della Nato costituisce un salto di qualità politicamente rilevante verso lo scontro diretto con la Russia. Impossibile dire il contrario, se si è seri.
E infatti un giornale iper-atlantista ma non gestito da deficienti, come il Financial Times, ammette che effettivamente ai vertici di Casa Bianca e Nato si rendono conto di essere sul limite di una dichiarazione di guerra, non di un altro “regalo a Kiev”. E quindi frenano. Mentre al Corriere “che problema è? mandiamo qualsiasi arma e vinciamo facile la guerra”...
Ignoranza, approssimazione, malafede, suprematismo idiota... Il giornalismo mainstream è la sentina in cui percolano senza filtri le peggiori sostanze del suprematismo occidentale. Questi corrono verso la fine tenendo d’occhio solo il proprio conto in banca, che cresce obbedendo in tutto e per tutto, senza farsi più domande.
È ora di staccare la spina...
Fonte
13/09/2024
Guerra in Ucraina - La Nato gioca con il fuoco, la Russia pronta a rispondere. Siamo su piano inclinato
Nel suo discorso al forum di San Pietroburgo, il presidente russo Putin ha affrontato la questione delle autorizzazioni all’Ucraina da parte dei paesi Nato ad usare le proprie armi a lungo raggio contro il territorio russo.
Putin ha affermato che l’Ucraina lo sta già facendo con droni e altri mezzi, ma che i missili di precisione a lungo raggio sono tutt’altra cosa, perché per utilizzarli c’è bisogno di conoscenze tecniche, intelligence e coperture satellitari che l’Ucraina non possiede e che possono venire essere fornite solo dai paesi NATO e dai loro esperti militari.
In questo caso, ha affermato Putin, i paesi NATO diventano apertamente co-belligeranti contro la Russia, il che significa che ‟i paesi NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia”, che quindi dovrà prendere ‟decisioni appropriate” in base alle minacce che le verranno poste.
Una fonte vicina al ministero della Difesa russo ha affermato che i missili Scalp/Storm Shadow e ATACMS sono molto più difficili da abbattere per le difese aeree rispetto ai droni ucraini, che vengono già utilizzati per attacchi sul suolo russo. Kiev potrebbe potenzialmente ricevere centinaia di questi missili in pochi mesi.
Putin ha anche sottolineato che la Russia prenderà le proprie decisioni sulle forme della risposta non dopo che le armi a lungo raggio saranno usate contro il proprio territorio ma già dal momento in cui i paesi NATO concederanno all’Ucraina l’autorizzazione ad usarle.
Secondo il giornale britannico The Guardian, queste autorizzazioni sarebbero già state concesse. Anche secondo lo statunitense Axios il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha già autorizzato tale impiego delle armi a lungo raggio statunitensi.
Per il New York Times invece la Gran Bretagna ha già segnalato di essere ansiosa di lasciare che l’Ucraina usi i suoi missili a lungo raggio “Storm Shadow” per colpire obiettivi militari in profondità nel territorio russo. “Ma vuole il permesso esplicito di Biden per dimostrare una strategia coordinata con gli Stati Uniti e la Francia, che produce un missile simile. I funzionari americani affermano che Biden non ha preso una decisione, ma venerdì sentirà il primo ministro britannico Keir Starmer”.
Commentando il viaggio di Blinken e del ministro degli Esteri britannico a Kiev, anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ipotizzato che la decisione di lasciare che l’Ucraina attacchi la Russia con tali armi probabilmente è già stata presa.
In sostanza ci si trova davanti ad un pericoloso “fatto compiuto” che alza enormemente il rischio di escalation militare nel conflitto tra NATO e Russia. Infine, appare decisamente paradossale – e per molti aspetti inaccettabile – che le potenze occidentali nello stesso giorno in cui varano nuove forniture militari di armi pesanti all’Ucraina denuncino la vendita di missili alla Russia da parte dell'Iran. Siamo ben oltre quel doppio standard che gran parte del mondo ritiene ormai insopportabile.
La Russia intanto potrebbe tagliare le esportazioni di alcuni metalli strategici, come uranio, titanio e nichel. Il presidente russo Vladimir Putin ha incaricato il governo di valutare tale misura in risposta alle restrizioni sulle importazioni russe. La Russia ha una quota sufficiente del mercato globale di nichel, titanio e uranio per innescare un aumento generalizzato dei prezzi globali se decidesse di limitare le propri esportazioni.
Fonte
Putin ha affermato che l’Ucraina lo sta già facendo con droni e altri mezzi, ma che i missili di precisione a lungo raggio sono tutt’altra cosa, perché per utilizzarli c’è bisogno di conoscenze tecniche, intelligence e coperture satellitari che l’Ucraina non possiede e che possono venire essere fornite solo dai paesi NATO e dai loro esperti militari.
In questo caso, ha affermato Putin, i paesi NATO diventano apertamente co-belligeranti contro la Russia, il che significa che ‟i paesi NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei sono in guerra con la Russia”, che quindi dovrà prendere ‟decisioni appropriate” in base alle minacce che le verranno poste.
Una fonte vicina al ministero della Difesa russo ha affermato che i missili Scalp/Storm Shadow e ATACMS sono molto più difficili da abbattere per le difese aeree rispetto ai droni ucraini, che vengono già utilizzati per attacchi sul suolo russo. Kiev potrebbe potenzialmente ricevere centinaia di questi missili in pochi mesi.
Putin ha anche sottolineato che la Russia prenderà le proprie decisioni sulle forme della risposta non dopo che le armi a lungo raggio saranno usate contro il proprio territorio ma già dal momento in cui i paesi NATO concederanno all’Ucraina l’autorizzazione ad usarle.
Secondo il giornale britannico The Guardian, queste autorizzazioni sarebbero già state concesse. Anche secondo lo statunitense Axios il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha già autorizzato tale impiego delle armi a lungo raggio statunitensi.
Per il New York Times invece la Gran Bretagna ha già segnalato di essere ansiosa di lasciare che l’Ucraina usi i suoi missili a lungo raggio “Storm Shadow” per colpire obiettivi militari in profondità nel territorio russo. “Ma vuole il permesso esplicito di Biden per dimostrare una strategia coordinata con gli Stati Uniti e la Francia, che produce un missile simile. I funzionari americani affermano che Biden non ha preso una decisione, ma venerdì sentirà il primo ministro britannico Keir Starmer”.
Commentando il viaggio di Blinken e del ministro degli Esteri britannico a Kiev, anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ipotizzato che la decisione di lasciare che l’Ucraina attacchi la Russia con tali armi probabilmente è già stata presa.
In sostanza ci si trova davanti ad un pericoloso “fatto compiuto” che alza enormemente il rischio di escalation militare nel conflitto tra NATO e Russia. Infine, appare decisamente paradossale – e per molti aspetti inaccettabile – che le potenze occidentali nello stesso giorno in cui varano nuove forniture militari di armi pesanti all’Ucraina denuncino la vendita di missili alla Russia da parte dell'Iran. Siamo ben oltre quel doppio standard che gran parte del mondo ritiene ormai insopportabile.
La Russia intanto potrebbe tagliare le esportazioni di alcuni metalli strategici, come uranio, titanio e nichel. Il presidente russo Vladimir Putin ha incaricato il governo di valutare tale misura in risposta alle restrizioni sulle importazioni russe. La Russia ha una quota sufficiente del mercato globale di nichel, titanio e uranio per innescare un aumento generalizzato dei prezzi globali se decidesse di limitare le propri esportazioni.
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29/08/2024
La Nato istiga Kyev a bombardare la Russia. I guerrafondai si fomentano tra loro
“Dobbiamo continuare a fornire all’Ucraina l’equipaggiamento e le munizioni di cui ha bisogno per difendersi dall’invasione russa. Ciò è vitale affinché l’Ucraina possa rimanere combattiva”, ha sottolineato in una nota il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, davanti agli ambasciatori dell’Alleanza ieri al termine del Consiglio Nato-Ucraina richiesto da Kiev. Secondo una fonte diplomatica citata dalla France Presse, alcuni Stati membri hanno anche chiesto la revoca delle limitazioni all’uso delle armi pesanti sul territorio russo, come richiesto dal presidente ucraino Zelensky.
Zelensky chiederà a entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti di rimuovere le limitazioni che impediscono a Kiev di usare le armi a lungo raggio in profondità in territorio russo, in particolare gli Atacms di fabbricazione statunitense e i missili Storm Shadow di fabbricazione britannica. Per questa ragione – rivela il giornale statunitense Politico – il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov e il consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, presenteranno agli Stati Uniti una lista di obiettivi a lungo raggio da colpire in Russia.
Per avere una idea chiara dell’avventurismo dei vertici militari ucraini, sono emblematici alcuni passaggi di una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa da Roman Kostenko detto “Cyborg”, capo di una divisione di forze speciali di Kyev.
Alla domanda se la centrale nucleare russa di Kurchatov sia un obiettivo risponde: “Certo, ma non ci siamo ancora arrivati. Se riuscissimo a tenere sotto controllo le centrali atomiche russe, come loro fanno con Zaporizhzhia, questo darebbe parità al percorso della guerra”. In altro passaggio afferma con una sorta di arrogante follia: “Intanto, segnate, siamo l’unico Paese al mondo ad aver attaccato uno Stato nucleare”. Affermazione tra l’altro non esatta, visto che anche Israele – uno stato nucleare – è stata attaccata dalla Resistenza palestinese.
Se si mettono armi potenti in mano a gente come questa, la terza guerra mondiale non diventa più uno scenario distopico ma una certezza.
Fonte
Zelensky chiederà a entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti di rimuovere le limitazioni che impediscono a Kiev di usare le armi a lungo raggio in profondità in territorio russo, in particolare gli Atacms di fabbricazione statunitense e i missili Storm Shadow di fabbricazione britannica. Per questa ragione – rivela il giornale statunitense Politico – il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov e il consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, presenteranno agli Stati Uniti una lista di obiettivi a lungo raggio da colpire in Russia.
Per avere una idea chiara dell’avventurismo dei vertici militari ucraini, sono emblematici alcuni passaggi di una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa da Roman Kostenko detto “Cyborg”, capo di una divisione di forze speciali di Kyev.
Alla domanda se la centrale nucleare russa di Kurchatov sia un obiettivo risponde: “Certo, ma non ci siamo ancora arrivati. Se riuscissimo a tenere sotto controllo le centrali atomiche russe, come loro fanno con Zaporizhzhia, questo darebbe parità al percorso della guerra”. In altro passaggio afferma con una sorta di arrogante follia: “Intanto, segnate, siamo l’unico Paese al mondo ad aver attaccato uno Stato nucleare”. Affermazione tra l’altro non esatta, visto che anche Israele – uno stato nucleare – è stata attaccata dalla Resistenza palestinese.
Se si mettono armi potenti in mano a gente come questa, la terza guerra mondiale non diventa più uno scenario distopico ma una certezza.
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19/06/2024
La NATO vuole le armi nucleari sul campo. La Meloni invia missili all’Ucraina. Siamo dentro una pericolosa escalation
Ad aprile scorso, il “guaio” era stato svelato dal ministro della Difesa britannico, Grant Shapps, il quale in un’intervista al quotidiano The Times, aveva rivelato che anche l’Italia, insieme a Francia e Regno Unito, aveva già inviato all’Ucraina missili a lunga gittata Storm Shadow ritenuti “un’arma straordinaria” e in grado di “fare la differenza”.
Il governo italiano all’epoca non aveva né confermato né smentito la notizia, ma il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo a un’interrogazione parlamentare del M5S a fine maggio aveva annunciato la volontà di rimuovere il segreto mantenuto fino ad oggi sulle armi che l’Italia invia in Ucraina.
Oggi il quotidiano Il Fatto svela come nel nono pacchetto di armi italiane destinate all’Ucraina che il ministro della Difesa Guido Crosetto presenterà al Copasir entro fine giugno, oltre al sistema di difesa anti-aerea Samp-T, ci sarà anche una partita di missili a lunga gittata Storm Shadow in grado, potenzialmente, di colpire in profondità il territorio russo.
La decisione sarà ratificata nel decreto interministeriale con cui il governo italiano si presenterà al vertice Nato previsto a Washington dal 9 all'11 luglio.
La fornitura a Kiev di missili a lunga gittata è la conferma della linea guerrafondaia da parte di Giorgia Meloni nei confronti di Mosca.
Eravamo stati facili profeti poche settimane fa, quando sottolineavamo come durante la campagna elettorale per le elezioni europee questa linea –vmolto impopolare nell’opinione pubblica italiana – era stata nascosta dal programma di Fratelli d’Italia e la stessa presidente del Consiglio praticamente non ne aveva mai accennato. Stesso atteggiamento era stato quello del ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Tajani.
Ma adesso il voto è passato e le forze pacifiste non sono state premiate dalle urne. Passata la festa e gabbato lo santo, la Meloni è tornata pubblicamente sulle posizioni belliciste e filo-atlantiche. Alla cosiddetta conferenza di pace in Svizzera, la premier ha ribadito a Zelensky che la “pace non è una resa” di Kiev ed entro un paio di settimane il governo ratificherà il nuovo decreto sull’invio di armamenti italiani che era sparito durante la campagna elettorale.
Contestualmente a questa scelta guerrafondaia dell’Italia, non rassicurano affatto le nuove sortite del segretario della Nato Stoltemberg, il quale ha esplicitamente invitato a installare un maggior numero di armi nucleari nei paesi Nato più vicino alla Russia, avviando una ulteriore escalation, nella quale il governo italiano sta trascinando ancora più a fondo il Paese. È sempre utile ricordare che in Italia sono già stoccate alcune decine di bombe nucleari nelle basi Nato di Aviano e Ghedi.
“Non entrerò nei dettagli su quante testate nucleari dovrebbero essere operative e quali essere immagazzinate – ha detto Stoltenberg – ma dobbiamo consultarci su questi temi: questo è esattamente ciò che stiamo facendo”.
“Questa non è altro che un’escalation”, ha detto il portavoce del Cremlino Peskov, ripreso dall’agenzia russa Tass. “A differenza dei funzionari occidentali, il presidente russo non parla mai di armi nucleari di sua iniziativa poiché prende sul serio la questione” – ha affermato Peskov – “Ogni volta che il presidente Putin commenta la questione delle armi nucleari, lo fa, rispondendo alle domande di qualcuno o ai giornalisti, compresi quelli stranieri”.
Il governo Meloni sta consapevolmente trascinando il paese nell’escalation della guerra contro la Russia in Ucraina. E lo fa in nome di una fedeltà e subalternità alla Nato che in realtà è solo il pagamento di una cambiale politica di “rispettabilità” che le consente un posto al tavolo del blocco euroatlantico, dove in molti non vorrebbero averla come vicina.
Fonte
Il governo italiano all’epoca non aveva né confermato né smentito la notizia, ma il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo a un’interrogazione parlamentare del M5S a fine maggio aveva annunciato la volontà di rimuovere il segreto mantenuto fino ad oggi sulle armi che l’Italia invia in Ucraina.
Oggi il quotidiano Il Fatto svela come nel nono pacchetto di armi italiane destinate all’Ucraina che il ministro della Difesa Guido Crosetto presenterà al Copasir entro fine giugno, oltre al sistema di difesa anti-aerea Samp-T, ci sarà anche una partita di missili a lunga gittata Storm Shadow in grado, potenzialmente, di colpire in profondità il territorio russo.
La decisione sarà ratificata nel decreto interministeriale con cui il governo italiano si presenterà al vertice Nato previsto a Washington dal 9 all'11 luglio.
La fornitura a Kiev di missili a lunga gittata è la conferma della linea guerrafondaia da parte di Giorgia Meloni nei confronti di Mosca.
Eravamo stati facili profeti poche settimane fa, quando sottolineavamo come durante la campagna elettorale per le elezioni europee questa linea –vmolto impopolare nell’opinione pubblica italiana – era stata nascosta dal programma di Fratelli d’Italia e la stessa presidente del Consiglio praticamente non ne aveva mai accennato. Stesso atteggiamento era stato quello del ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Tajani.
Ma adesso il voto è passato e le forze pacifiste non sono state premiate dalle urne. Passata la festa e gabbato lo santo, la Meloni è tornata pubblicamente sulle posizioni belliciste e filo-atlantiche. Alla cosiddetta conferenza di pace in Svizzera, la premier ha ribadito a Zelensky che la “pace non è una resa” di Kiev ed entro un paio di settimane il governo ratificherà il nuovo decreto sull’invio di armamenti italiani che era sparito durante la campagna elettorale.
Contestualmente a questa scelta guerrafondaia dell’Italia, non rassicurano affatto le nuove sortite del segretario della Nato Stoltemberg, il quale ha esplicitamente invitato a installare un maggior numero di armi nucleari nei paesi Nato più vicino alla Russia, avviando una ulteriore escalation, nella quale il governo italiano sta trascinando ancora più a fondo il Paese. È sempre utile ricordare che in Italia sono già stoccate alcune decine di bombe nucleari nelle basi Nato di Aviano e Ghedi.
“Non entrerò nei dettagli su quante testate nucleari dovrebbero essere operative e quali essere immagazzinate – ha detto Stoltenberg – ma dobbiamo consultarci su questi temi: questo è esattamente ciò che stiamo facendo”.
“Questa non è altro che un’escalation”, ha detto il portavoce del Cremlino Peskov, ripreso dall’agenzia russa Tass. “A differenza dei funzionari occidentali, il presidente russo non parla mai di armi nucleari di sua iniziativa poiché prende sul serio la questione” – ha affermato Peskov – “Ogni volta che il presidente Putin commenta la questione delle armi nucleari, lo fa, rispondendo alle domande di qualcuno o ai giornalisti, compresi quelli stranieri”.
Il governo Meloni sta consapevolmente trascinando il paese nell’escalation della guerra contro la Russia in Ucraina. E lo fa in nome di una fedeltà e subalternità alla Nato che in realtà è solo il pagamento di una cambiale politica di “rispettabilità” che le consente un posto al tavolo del blocco euroatlantico, dove in molti non vorrebbero averla come vicina.
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05/05/2024
I volenterosi guerrafondai d’Europa. L’Italia si tiri fuori dalla guerra in Ucraina
Sarà perché di mezzo c’è la Crimea, sarà perché le classi dirigenti europee stanno facendo andare all’indietro la ruota della storia, ma lo scenario che emerge in questi giorni sulla guerra in Ucraina sembra quello della seconda metà dell’Ottocento, quando Gran Bretagna e Francia mandarono i propri contingenti militari in Crimea a sostegno della Turchia e contro la Russia. Per un paradosso storico, anche in quel caso l’Italia giocò un ruolo, minore, ma sempre un ruolo, inviando a sua volta un contingente militare nella guerra di Crimea contro la Russia.
I volenterosi guerrafondai d’Europa, in questi giorni hanno nuovamente alzato l’asticella dell’escalation bellica, mettendo in imbarazzo i propri alleati e facendo infuriare Mosca.
Giovedì in una intervista a The Economist, il presidente francese Macron ha gettato benzina sul fuoco ventilando l’invio di truppe francesi sul terreno. “Se i russi penetrano in prima linea e se l’Ucraina lo chiede – cosa che finora non ha fatto – allora dovremo giustamente porci questa domanda”, ha detto Macron riguardo allo spiegamento delle forze di terra.
Macron ha continuato dicendo che escludere qualcosa in anticipo significa non imparare alcuna lezione dagli ultimi due anni. “Al vertice della NATO dell’estate del 2022, abbiamo tutti escluso la consegna di carri armati, missili per acque profonde e aerei. Lo stiamo facendo tutti adesso, quindi sarebbe sbagliato tralasciare il resto”.
Gran parte dell’intervista di Macron ruota attorno alla ambizione sull’“autonomia strategica” dell’Europa. Sette anni fa, coniò per la prima volta il termine in un discorso all’Università della Sorbona di Parigi. “Con la guerra in Ucraina, anche Berlino e altre capitali si sono rese conto che l’Europa deve prendersi cura della propria sicurezza, compresa la deterrenza nucleare”.
“La deterrenza è l’essenza della sovranità”, ha detto Macron all’Economist. Dunque accoglie favorevolmente le considerazioni della Germania sulla creazione di uno scudo europeo di difesa antimissile, al quale la Francia non ha ancora aderito, o della Polonia che ha aperto allo spiegamento delle armi nucleari della NATO nel paese.
Il presidente francese ha poi rivelato che esiste anche una “nuova alleanza per la fornitura di missili a medio raggio”, senza specificare questo punto. Qualche giorno fa il ministro della Difesa britannico si era lasciato sfuggire che Gran Bretagna, Francia e Italia hanno inviato all’Ucraina i missili Storm Shadow (cosa che il governo italiano aveva mantenuto segreto, ndr).
È noto inoltre che gli Stati Uniti stanno ora fornendo all’Ucraina i missili ATACMS che possono volare fino a 300 chilometri. Secondo la definizione internazionale, i missili a medio raggio hanno una gittata di almeno 1.000 chilometri.
Ma proprio in queste ore sono stati abbattuti dai russi quattro missili ATACMS lanciati dalle forze ucraine contro la Crimea. Lo ha reso noto sul suo canale Telegram il ministero della Difesa russo, secondo cui “la notte scorsa è stato fermato un tentativo del regime di Kiev di condurre un attacco terroristico con missili tattici americani contro obiettivi nel territorio della Federazione russa”.
A surriscaldare il clima è arrivato poi il ministro degli Esteri britannico Cameron, il quale ha detto che l’Ucraina ha il diritto di usare le armi fornite da Londra per colpire obiettivi all’interno della Russia e che spetta a Kyiv decidere se farlo.
“L’Ucraina ha questo diritto. Poiché la Russia sta colpendo all’interno dell’Ucraina, si può capire perché l’Ucraina senta il bisogno di assicurarsi di difendersi”, ha detto Cameron alla Reuters. Sulle sue dichiarazioni si è poi aperto un giallo perché l’agenzia Reuters aveva ritirato il dispaccio pubblicato con le dichiarazioni di Cameron asserendo che c’erano delle imprecisioni da correggere.
È bene sapere che la Gran Bretagna il mese scorso ha approvato il più grande pacchetto di aiuti militari mai realizzato a favore dell’Ucraina. Il pacchetto, del valore di 580 milioni di euro, comprende i sistemi missilistici guidati a lungo raggio Storm Shadow, più di 400 veicoli militari, 1.600 missili difensivi e d’attacco e quattro milioni di munizioni.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato duramente le affermazioni del presidente francese Emmanuel Macron su un possibile intervento francese in Ucraina e quelle del ministro degli Esteri britannico, David Cameron, secondo il quale l’Ucraina potrebbe usare le armi britanniche contro obiettivi all’interno della Russia se volesse.
“Le dichiarazioni sono molto gravi e pericolose – ha detto Peskov ai giornalisti – La Francia, rappresentata dal capo di Stato francese, parla costantemente della possibilità di un suo coinvolgimento diretto – sul campo – nel conflitto. Questa è una tendenza molto pericolosa”. E l’abbattimento di 4 missili ATACMS quasi contemporaneamente alla dichiarazione fa capire che la Russia sarebbe pronta ad affrontare l’escalation.
A completare il quadro è arrivato l’Alto Rappresentante della politica estera europea Borrell secondo cui “l’ordine multilaterale post 1945 sta perdendo terreno”, in quanto si assiste “a più conflitti e polarità, e a meno cooperazione e multilateralismo”. “Per affrontare le sfide che ci attendono nel 21esimo secolo, abbiamo bisogno di una valutazione equa e di un’azione decisiva”, ha quindi osservato Borrell, aggiungendo: “Come Europa volevamo costruire un anello di amici ma siamo circondati da un anello di fuoco, dal Sahel al Medio Oriente, fino al Caucaso e all’Ucraina”. Una visione dal sapore un pò apocalittico ma non distante dalla realtà.
In questo scenario inquietante il governo italiano per ora si è attestato su una linea di prudenza. Prima il ministro degli Esteri Tajani, poi quello della Difesa Crosetto hanno preso le distanze dalle rodomontate di Macron.
“Abbiamo sempre detto che l’Ucraina andava aiutata in ogni modo possibile, e lo stiamo facendo, ma abbiamo anche sempre escluso un intervento diretto nel conflitto dei nostri militari”, ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista oggi al Corriere della Sera. Ma anche altri paesi europei, più controversi, non sembrano voler seguire l’avventurismo militare della Francia e della Gran Bretagna,
Giovedì c’è stata una reazione immediata da parte dell’Ungheria alle parole di Macron. “Se un membro della NATO utilizza forze di terra (in Ucraina), si tratterà di uno scontro diretto tra NATO e Russia e quindi di una terza guerra mondiale”, ha detto alla radio il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó.
Resta da vedere se l’Italia, alla fine, si accoderà alla cordata bellicista messa in piedi da Francia, Gran Bretagna, Polonia mossa dalle ambizioni della Meloni di potersi sedere al tavolo delle grandi potenze.
Il governo ormai ci ha insegnato che può smentire domani quello che dichiara oggi e smentire oggi quello che aveva dichirato ieri. Già lo “sputtanamento” del segreto dell’invio di missili Storm Shadow all’Ucraina dice molto. Nulla può portare a escludere che prima, durante o dopo il vertice del G7 di metà giugno l’Italia alla fine si dica disposta “ad inviare i bersaglieri in Crimea” come nell’Ottocento. Ma allora la giustificazione fu quella di sedersi al tavolo dei vincitori e ottenere l’alleanza francese nella guerra contro l’Austria. Oggi sarebbe solo un atto di servilismo e di avventurismo militare.
Occorre agire con tutte le forze per impedire che questo o qualsiasi altro governo trascinino il nostro paese nell’escalation della guerra in Ucraina. Anche a riaffermare questo obiettivo servirà la manifestazione nazionale del 1 Giugno a Roma.
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I volenterosi guerrafondai d’Europa, in questi giorni hanno nuovamente alzato l’asticella dell’escalation bellica, mettendo in imbarazzo i propri alleati e facendo infuriare Mosca.
Giovedì in una intervista a The Economist, il presidente francese Macron ha gettato benzina sul fuoco ventilando l’invio di truppe francesi sul terreno. “Se i russi penetrano in prima linea e se l’Ucraina lo chiede – cosa che finora non ha fatto – allora dovremo giustamente porci questa domanda”, ha detto Macron riguardo allo spiegamento delle forze di terra.
Macron ha continuato dicendo che escludere qualcosa in anticipo significa non imparare alcuna lezione dagli ultimi due anni. “Al vertice della NATO dell’estate del 2022, abbiamo tutti escluso la consegna di carri armati, missili per acque profonde e aerei. Lo stiamo facendo tutti adesso, quindi sarebbe sbagliato tralasciare il resto”.
Gran parte dell’intervista di Macron ruota attorno alla ambizione sull’“autonomia strategica” dell’Europa. Sette anni fa, coniò per la prima volta il termine in un discorso all’Università della Sorbona di Parigi. “Con la guerra in Ucraina, anche Berlino e altre capitali si sono rese conto che l’Europa deve prendersi cura della propria sicurezza, compresa la deterrenza nucleare”.
“La deterrenza è l’essenza della sovranità”, ha detto Macron all’Economist. Dunque accoglie favorevolmente le considerazioni della Germania sulla creazione di uno scudo europeo di difesa antimissile, al quale la Francia non ha ancora aderito, o della Polonia che ha aperto allo spiegamento delle armi nucleari della NATO nel paese.
Il presidente francese ha poi rivelato che esiste anche una “nuova alleanza per la fornitura di missili a medio raggio”, senza specificare questo punto. Qualche giorno fa il ministro della Difesa britannico si era lasciato sfuggire che Gran Bretagna, Francia e Italia hanno inviato all’Ucraina i missili Storm Shadow (cosa che il governo italiano aveva mantenuto segreto, ndr).
È noto inoltre che gli Stati Uniti stanno ora fornendo all’Ucraina i missili ATACMS che possono volare fino a 300 chilometri. Secondo la definizione internazionale, i missili a medio raggio hanno una gittata di almeno 1.000 chilometri.
Ma proprio in queste ore sono stati abbattuti dai russi quattro missili ATACMS lanciati dalle forze ucraine contro la Crimea. Lo ha reso noto sul suo canale Telegram il ministero della Difesa russo, secondo cui “la notte scorsa è stato fermato un tentativo del regime di Kiev di condurre un attacco terroristico con missili tattici americani contro obiettivi nel territorio della Federazione russa”.
A surriscaldare il clima è arrivato poi il ministro degli Esteri britannico Cameron, il quale ha detto che l’Ucraina ha il diritto di usare le armi fornite da Londra per colpire obiettivi all’interno della Russia e che spetta a Kyiv decidere se farlo.
“L’Ucraina ha questo diritto. Poiché la Russia sta colpendo all’interno dell’Ucraina, si può capire perché l’Ucraina senta il bisogno di assicurarsi di difendersi”, ha detto Cameron alla Reuters. Sulle sue dichiarazioni si è poi aperto un giallo perché l’agenzia Reuters aveva ritirato il dispaccio pubblicato con le dichiarazioni di Cameron asserendo che c’erano delle imprecisioni da correggere.
È bene sapere che la Gran Bretagna il mese scorso ha approvato il più grande pacchetto di aiuti militari mai realizzato a favore dell’Ucraina. Il pacchetto, del valore di 580 milioni di euro, comprende i sistemi missilistici guidati a lungo raggio Storm Shadow, più di 400 veicoli militari, 1.600 missili difensivi e d’attacco e quattro milioni di munizioni.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato duramente le affermazioni del presidente francese Emmanuel Macron su un possibile intervento francese in Ucraina e quelle del ministro degli Esteri britannico, David Cameron, secondo il quale l’Ucraina potrebbe usare le armi britanniche contro obiettivi all’interno della Russia se volesse.
“Le dichiarazioni sono molto gravi e pericolose – ha detto Peskov ai giornalisti – La Francia, rappresentata dal capo di Stato francese, parla costantemente della possibilità di un suo coinvolgimento diretto – sul campo – nel conflitto. Questa è una tendenza molto pericolosa”. E l’abbattimento di 4 missili ATACMS quasi contemporaneamente alla dichiarazione fa capire che la Russia sarebbe pronta ad affrontare l’escalation.
A completare il quadro è arrivato l’Alto Rappresentante della politica estera europea Borrell secondo cui “l’ordine multilaterale post 1945 sta perdendo terreno”, in quanto si assiste “a più conflitti e polarità, e a meno cooperazione e multilateralismo”. “Per affrontare le sfide che ci attendono nel 21esimo secolo, abbiamo bisogno di una valutazione equa e di un’azione decisiva”, ha quindi osservato Borrell, aggiungendo: “Come Europa volevamo costruire un anello di amici ma siamo circondati da un anello di fuoco, dal Sahel al Medio Oriente, fino al Caucaso e all’Ucraina”. Una visione dal sapore un pò apocalittico ma non distante dalla realtà.
In questo scenario inquietante il governo italiano per ora si è attestato su una linea di prudenza. Prima il ministro degli Esteri Tajani, poi quello della Difesa Crosetto hanno preso le distanze dalle rodomontate di Macron.
“Abbiamo sempre detto che l’Ucraina andava aiutata in ogni modo possibile, e lo stiamo facendo, ma abbiamo anche sempre escluso un intervento diretto nel conflitto dei nostri militari”, ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista oggi al Corriere della Sera. Ma anche altri paesi europei, più controversi, non sembrano voler seguire l’avventurismo militare della Francia e della Gran Bretagna,
Giovedì c’è stata una reazione immediata da parte dell’Ungheria alle parole di Macron. “Se un membro della NATO utilizza forze di terra (in Ucraina), si tratterà di uno scontro diretto tra NATO e Russia e quindi di una terza guerra mondiale”, ha detto alla radio il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó.
Resta da vedere se l’Italia, alla fine, si accoderà alla cordata bellicista messa in piedi da Francia, Gran Bretagna, Polonia mossa dalle ambizioni della Meloni di potersi sedere al tavolo delle grandi potenze.
Il governo ormai ci ha insegnato che può smentire domani quello che dichiara oggi e smentire oggi quello che aveva dichirato ieri. Già lo “sputtanamento” del segreto dell’invio di missili Storm Shadow all’Ucraina dice molto. Nulla può portare a escludere che prima, durante o dopo il vertice del G7 di metà giugno l’Italia alla fine si dica disposta “ad inviare i bersaglieri in Crimea” come nell’Ottocento. Ma allora la giustificazione fu quella di sedersi al tavolo dei vincitori e ottenere l’alleanza francese nella guerra contro l’Austria. Oggi sarebbe solo un atto di servilismo e di avventurismo militare.
Occorre agire con tutte le forze per impedire che questo o qualsiasi altro governo trascinino il nostro paese nell’escalation della guerra in Ucraina. Anche a riaffermare questo obiettivo servirà la manifestazione nazionale del 1 Giugno a Roma.
Fonte
01/05/2024
L’Italia fornisce missili di lunga gittata all’Ucraina
Un articolo del quotidiano bitannico The Times, contiene alcune affermazioni rilasciate dal ministro della Difesa di Londra, Grant Shapps. Forse incautamente o per eccesso di zelo, Shapps si è lasciato sfuggire che “I missili Storm Shadow sono un’arma straordinaria. Il Regno Unito, la Francia e l’Italia forniscono queste armi per essere utilizzate nella guerra in Ucraina, soprattutto in Crimea. Sono missili che stanno davvero facendo la differenza”.
E fu così che il ministro della Difesa britannico ha rivelato quanto i governi italiani sinora non ha mai ammesso: l’invio dei letali missili Storm Shadow a Kiev per la sua guerra contro la Russia. I missili hanno una gittata di quasi 250 chilometri.
L’elenco degli armamenti, contenuti negli otto decreti finora approvati dal ministero della Difesa, di concerto con i ministri degli Esteri e dell’Economia, è stato infatti sempre coperto dal segreto di Stato
Il Parlamento ha sempre accettato supinamente questo diktat e l’8 febbraio scorso ha autorizzato anche per il 2024 gli aiuti militari a Kiev, approfondendo il coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina.
Le forze armate ucraine intanto hanno tentato di attaccare la Crimea utilizzando missili ATACMS la scorsa notte, riferisce l’agenzia russa Tass.
“La scorsa notte, le autorità russe hanno attivato le difese aeree su Dzhankoy e Simferopol mentre i militanti ucraini conducevano un attacco missilistico contro la Repubblica di Crimea”, ha scritto Vladimir Rogov sul suo canale Telegram. Secondo lui, gli ucraini hanno utilizzato diversi missili balistici ATACMS nel tentativo di attaccare i civili nella penisola.
Fonte
E fu così che il ministro della Difesa britannico ha rivelato quanto i governi italiani sinora non ha mai ammesso: l’invio dei letali missili Storm Shadow a Kiev per la sua guerra contro la Russia. I missili hanno una gittata di quasi 250 chilometri.
L’elenco degli armamenti, contenuti negli otto decreti finora approvati dal ministero della Difesa, di concerto con i ministri degli Esteri e dell’Economia, è stato infatti sempre coperto dal segreto di Stato
Il Parlamento ha sempre accettato supinamente questo diktat e l’8 febbraio scorso ha autorizzato anche per il 2024 gli aiuti militari a Kiev, approfondendo il coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina.
Le forze armate ucraine intanto hanno tentato di attaccare la Crimea utilizzando missili ATACMS la scorsa notte, riferisce l’agenzia russa Tass.
“La scorsa notte, le autorità russe hanno attivato le difese aeree su Dzhankoy e Simferopol mentre i militanti ucraini conducevano un attacco missilistico contro la Repubblica di Crimea”, ha scritto Vladimir Rogov sul suo canale Telegram. Secondo lui, gli ucraini hanno utilizzato diversi missili balistici ATACMS nel tentativo di attaccare i civili nella penisola.
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15/07/2023
Guerra in Ucraina - Il G7 bypassa la Nato nella fornitura di armamenti offensivi a Kiev
Si sta profilando una ipotesi estremamente inquietante. I paesi aderenti al G7 potrebbero bypassare i vincoli della Nato per fornire armamenti all’Ucraina, capaci di colpire in profondità la Russia.
Parlando in conferenza stampa, Zelensky ha evidenziato come l’adozione delle garanzie di sicurezza da parte del G7 saranno un successo concreto per l’Ucraina.
“Questo potrebbe essere il primo documento legale che simboleggia che abbiamo un tale ombrello di garanzie di sicurezza. E poi l’Ucraina siglerà dei documenti con ciascuno degli Stati garanti della sicurezza”, ha detto il presidente.
Nel suo intervento all’università di Vilnius, Biden ha affermato che valuterà l’ipotesi di fornire all’Ucraina missili a più lungo raggio rispetto a quelli forniti finora.
Dal canto suo Macron ha fatto saper di voler aumentare le consegne di armi ed equipaggiamenti per consentire agli ucraini di avere la capacità di colpire in profondità e quindi fornire a Kiev missili da crociera a lungo raggio.
I missili che Parigi intende recapitare a Kiev, noti in francese come Scalp (Système de Croisière Autonome à Longue Portée), sono lo stesso sistema impiegato anche dalla Gran Bretagna con il nome di Storm Shadow, sistema con cui Londra sta già rifornendo Kiev dal maggio scorso.
La Russia non ha preso affatto bene tutto questo sventolare di nuovi armamenti all’Ucraina.
“Il fatto stesso della comparsa in Ucraina di caccia F-16 in grado di trasportare armi nucleari sarà considerato dalla Russia come una minaccia dall’Occidente in ambito nucleare”. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista al quotidiano Lenta.ru e rilanciata dalla Tass.
“Un esempio di sviluppo estremamente pericoloso è il piano degli Stati Uniti di trasferire aerei da combattimento F-16 al regime di Kiev. Abbiamo informato le potenze nucleari di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che la Russia non può ignorare la capacità di questi aerei di trasportare armi nucleari. L’Ucraina sarà considerata da noi come una minaccia dall’Occidente nella sfera nucleare“, ha sottolineato Lavrov.
Per Lavrov gli Stati Uniti e i suoi satelliti Nato creano il rischio di uno scontro armato diretto con la Russia, che è irto di “conseguenze catastrofiche“.
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Parlando in conferenza stampa, Zelensky ha evidenziato come l’adozione delle garanzie di sicurezza da parte del G7 saranno un successo concreto per l’Ucraina.
“Questo potrebbe essere il primo documento legale che simboleggia che abbiamo un tale ombrello di garanzie di sicurezza. E poi l’Ucraina siglerà dei documenti con ciascuno degli Stati garanti della sicurezza”, ha detto il presidente.
Nel suo intervento all’università di Vilnius, Biden ha affermato che valuterà l’ipotesi di fornire all’Ucraina missili a più lungo raggio rispetto a quelli forniti finora.
Dal canto suo Macron ha fatto saper di voler aumentare le consegne di armi ed equipaggiamenti per consentire agli ucraini di avere la capacità di colpire in profondità e quindi fornire a Kiev missili da crociera a lungo raggio.
I missili che Parigi intende recapitare a Kiev, noti in francese come Scalp (Système de Croisière Autonome à Longue Portée), sono lo stesso sistema impiegato anche dalla Gran Bretagna con il nome di Storm Shadow, sistema con cui Londra sta già rifornendo Kiev dal maggio scorso.
La Russia non ha preso affatto bene tutto questo sventolare di nuovi armamenti all’Ucraina.
“Il fatto stesso della comparsa in Ucraina di caccia F-16 in grado di trasportare armi nucleari sarà considerato dalla Russia come una minaccia dall’Occidente in ambito nucleare”. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista al quotidiano Lenta.ru e rilanciata dalla Tass.
“Un esempio di sviluppo estremamente pericoloso è il piano degli Stati Uniti di trasferire aerei da combattimento F-16 al regime di Kiev. Abbiamo informato le potenze nucleari di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che la Russia non può ignorare la capacità di questi aerei di trasportare armi nucleari. L’Ucraina sarà considerata da noi come una minaccia dall’Occidente nella sfera nucleare“, ha sottolineato Lavrov.
Per Lavrov gli Stati Uniti e i suoi satelliti Nato creano il rischio di uno scontro armato diretto con la Russia, che è irto di “conseguenze catastrofiche“.
Fonte
14/07/2023
Guerra in Ucraina - La situazione dopo il vertice NATO a Vilnius
di Francesco Dall'Aglio
Qualcuno a Vilnius deve aver fatto un discorsetto a Zelensky, dopo le sue affermazioni dei giorni precedenti. Di certo non è stato Ben Wallace, il Ministro della Difesa inglese, che pure aveva risposto in maniera molto piccata che la Gran Bretagna "non è un servizio di consegne Amazon" per quanto riguarda le armi, provocando un'ulteriore reazione di Zelensky che si era chiesto se bisognasse ringraziarlo ogni mattina.
Però, nel video postato sui suoi canali Telegram e Twitter al ritorno dal vertice ringraziamenti ce ne sono stati eccome: per la precisione, 47 in 8.21 di minuti di video. Qualcuno deve avergli appunto consigliato un atteggiamento un po' più accomodante, vista la situazione.
Nel video, Zelensky sottolinea il "buon risultato" del vertice: rifornimenti di armi, "concrete garanzie di sicurezza", la fine dell'ambiguità sul futuro ingresso dell'Ucraina nella NATO e il fatto che ora è "uguale tra gli uguali". Nulla di tutto questo (tranne i rifornimenti) è purtroppo vero, come ben sappiamo, ma in qualche modo questo vertice andava presentato come un successo. Lo ha fatto anche Biden in un discorso da guerra fredda, nel quale ha accusato Putin di avere "una vile sete di terra e potere" e di aver sperato di mandare in frantumi la NATO, solo per ritrovarla più forte ed energica e che alla fine è irrilevante se l'Ucraina è ufficialmente nella NATO o meno.
Intanto, però l'Ucraina nella NATO non c'è, non ci sarà nel prossimo futuro e, forse, nemmeno in quello remoto – o se ci sarà sarà in forma ben diversa da quella odierna.
Lato fronte, uno dei motivi per cui i nostri non volevano mandare la "roba buona", diciamo così, era il più che fondato timore che potesse cadere in mano ai russi che non solo se la sarebbero studiata, ma l'avrebbero passata all'Iran che l'avrebbe immediatamente replicata. È così anche per gli Storm Shadow (anzi, "operazione Storm Shadow", come titola Repubblica) i resti di uno dei quali, completi di motore funzionante, ora sono a Mosca e tra un po' a Teheran.
Siccome le cose vanno benissimo, inoltre, Biden richiama 3000 riservisti da mandare in Europa.
Fonte
Qualcuno a Vilnius deve aver fatto un discorsetto a Zelensky, dopo le sue affermazioni dei giorni precedenti. Di certo non è stato Ben Wallace, il Ministro della Difesa inglese, che pure aveva risposto in maniera molto piccata che la Gran Bretagna "non è un servizio di consegne Amazon" per quanto riguarda le armi, provocando un'ulteriore reazione di Zelensky che si era chiesto se bisognasse ringraziarlo ogni mattina.
Però, nel video postato sui suoi canali Telegram e Twitter al ritorno dal vertice ringraziamenti ce ne sono stati eccome: per la precisione, 47 in 8.21 di minuti di video. Qualcuno deve avergli appunto consigliato un atteggiamento un po' più accomodante, vista la situazione.
Nel video, Zelensky sottolinea il "buon risultato" del vertice: rifornimenti di armi, "concrete garanzie di sicurezza", la fine dell'ambiguità sul futuro ingresso dell'Ucraina nella NATO e il fatto che ora è "uguale tra gli uguali". Nulla di tutto questo (tranne i rifornimenti) è purtroppo vero, come ben sappiamo, ma in qualche modo questo vertice andava presentato come un successo. Lo ha fatto anche Biden in un discorso da guerra fredda, nel quale ha accusato Putin di avere "una vile sete di terra e potere" e di aver sperato di mandare in frantumi la NATO, solo per ritrovarla più forte ed energica e che alla fine è irrilevante se l'Ucraina è ufficialmente nella NATO o meno.
Intanto, però l'Ucraina nella NATO non c'è, non ci sarà nel prossimo futuro e, forse, nemmeno in quello remoto – o se ci sarà sarà in forma ben diversa da quella odierna.
Lato fronte, uno dei motivi per cui i nostri non volevano mandare la "roba buona", diciamo così, era il più che fondato timore che potesse cadere in mano ai russi che non solo se la sarebbero studiata, ma l'avrebbero passata all'Iran che l'avrebbe immediatamente replicata. È così anche per gli Storm Shadow (anzi, "operazione Storm Shadow", come titola Repubblica) i resti di uno dei quali, completi di motore funzionante, ora sono a Mosca e tra un po' a Teheran.
Siccome le cose vanno benissimo, inoltre, Biden richiama 3000 riservisti da mandare in Europa.
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