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12/11/2025

Guerra in Ucraina - “Rubare un Mig” per scatenare la guerra totale. L’ultima follia di Kiev

Gli attacchi “false flag” (falsa bandiera) sono una costante in tutte le guerre. Consistono nel costruire intenzionalmente un “incidente” ai propri danni (reali o solo potenziali) che possa funzionare da giustificazione per un attacco altrimenti immotivato o fuori dalla “legalità internazionale” al proprio avversario.

L’esempio più noto è “l’incidente del Tonchino” che servì a giustificare la guerra statunitense contro il Vietnam del Nord, e decine di altri meno noti o dimenticati. Per stare agli eventi recenti, abbiamo la pletora di “droni russi” su diversi paesi europei, curiosamente quasi mai abbattuti (dopo la figuraccia polacca) né, tanto meno, mostrati al pubblico. E dire che un drone, prima o poi, deve comunque ricadere a terra... 

Ieri la Russia ha dichiarato di aver sventato un piano ucraino-britannico per dirottare un caccia MiG-31 equipaggiato con un missile ipersonico Kinzhal e utilizzarlo per compiere un attacco sotto “falsa bandiera” contro una grande base aerea NATO in Romania. Il missile, proprio perché “atteso” dalla contraerea, sarebbe stato sicuramente abbattuto o comunque reso non devastante già prima del lancio.

L’FSB, l’agenzia di intelligence interna russa, ha diffuso un comunicato in cui si afferma che la presunta operazione era diretta dalla direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino e dai “suoi manovratori britannici”.

L’azione, concretamente, non era particolarmente complessa. Ci sarebbe infatti stato il tentativo di convincere un pilota russo a far volare il suo MiG-31 armato con un missile balistico Kinzhal verso la città rumena di Costanza, dove la NATO sta costruendo la sua più grande base aerea nel sud-est Europa.

L’aereo sarebbe poi stato abbattuto dalle difese aeree, fornendo una “provocazione su larga scala” che avrebbe dimostrato sia l’intenzione aggressiva contro i paesi europei sia l’efficienza delle difese, ovviamente da implementare con dosi massicce di miliardi per il riarmo.

Ma non si tratta solo di parole (come sempre reversibili e smentibili). La televisione di stato russa ha mostrato immagini di messaggi e registrazioni di un uomo che lavorava per i servizi segreti ucraini e britannici, il quale avrebbe offerto 3 milioni di dollari al pilota russo per partecipare al piano, oltre alla cittadinanza di qualsiasi paese europeo da lui scelto.

A rendere più credibile la ricostruzione c’è il precedente di un pilota russo di elicotteri, Maxim Kuzminov, che nell’agosto del 2023 defezionò pilotando il suo elicottero da trasporto Mi-8 – che conteneva parti segrete e documentazione tecnica di valore – atterrando in territorio ucraino. I suoi due compagni di viaggio furono immediatamente uccisi appena misero piede a terra, mentre Kuzminov fu premiato con mezzo milione di dollari e un passaporto, acclamato come un eroe dai media occidentali.

Naturalmente la defezione era concordata, altrimenti l’elicottero sarebbe stato facilmente abbattuto non appena avesse sorvolato la linea del fronte. Kuzminov non ebbe comunque modo di godersi a lungo il premio. Il 13 febbraio 2024, Kuzminov fu trovato morto in un parcheggio sotterraneo della sua residenza a Villajoyosa, nella provincia di Alicante in Spagna, una zona turistica con una significativa comunità di immigrati russi e dell’Europa dell’Est.

Ma anche nel 2022 l’FSB aveva affermato che il Regno Unito aveva partecipato a un’operazione ucraina per dirottare un caccia avanzato Sukhoi Su-34 corrompendo il pilota e offrendo la cittadinanza occidentale.

Come in ogni guerra, ciascuna delle parti in conflitto fa ampio ricorso alla propaganda. Rivolta all’interno per mantenere la coesione, o all’esterno per mostrare una condizione di forza superiore al reale e quindi “sconsigliare” il nemico.

Stabilire – senza avere “informazioni riservate” – chi dica qualcosa di più vicino al vero è cosa complicata, che costringe a valutare l’attendibilità in base a diversi elementi di contorno.

In questo esercizio qualsiasi osservatore può constatare che sul campo di battaglia l’esercito ucraino è messo molto male. L’avanzata dell’armata russa sta accelerando, Pokrovsk è praticamente caduta (si dà la colpa alla nebbia, in mancanza di meglio) e dopo questa linea di difesa c’è territorio agricolo vuoto per decine di chilometri. Ma su tutti i fronti la situazione è simile.

Le infrastrutture energetiche ucraine sono semidistrutte e non garantiscono più la fornitura necessaria, mentre i vertici sono sotto inchiesta per corruzione. Il tempo per evitare il crollo è ormai minimo.

Aggiungiamoci che i servizi segreti ucraini, fin dall’inizio della guerra, hanno provato a compensare la superiorità russa con operazioni “spot”, molto propagandabili ma non sempre incisive sul piano strettamente militare (qualche uccisione di alti ufficiali a casa loro, a Mosca o altrove; droni lanciati da camion all’interno stesso della Russia e molto lontano dal fronte, ecc.).

Su tutte queste operazioni spicca però il sabotaggio al gasdotto Nord Stream, nel Baltico, che portava gas russo in Germania. Anche lì i media occidentali attribuirono subito alla Russia la responsabilità – contro ogni logica, visto che il gasdotto era stato costruito da Mosca e costituiva una fonte di entrate notevole – e solo la magistratura tedesca, indagando, arrivò infine ad identificare gli autori in un gruppo di agenti ucraini supportati dall’“alleato” britannico. Uno degli autori, anzi il capo del nucleo, è stato arrestato in Italia e attende l’estradizione.

Del resto la “strategia” del governo Zelenskij è fin dall’inizio chiarissima: portare in guerra la Nato, e soprattutto gli Stati Uniti. È la stessa “strategia” dei paesi baltici e della Polonia “europeista”.

Per riuscirci – visto che l’attuale amministrazione Trump ha di fatto scaricato sull’Unione Europea la “patata bollente ucraina” – l’unica speranza è che un “attacco russo” vada a colpire direttamente le forze Usa stanziate in Europa. E siccome il Cremlino non ha alcuna intenzione di fare una stupidaggine così clamorosa, allora non resta che inventarsi “falsi attacchi”.

Gioco pericoloso, certo. Che dimostra soprattutto la completa irrazionalità della posizione “europea” – stile Picierno o Calenda, per intenderci – che si lega mani a piedi a degli squinternati nazisti ormai consapevoli che la sconfitta è vicina.

Fonte

26/06/2024

Guerra in Ucraina - È giallo su drone Usa partito da Sigonella e abbattuto dai russi

A dare notizia dell’abbattimento di un drone Usa sono stati due canali Telegram russi – “Military Informant” e “Fighterbomber” – ripresi dal quotidiano italiano La Stampa.

Per ammissione dello stesso giornale si tratta, nel primo caso, di uno dei canali telegram russi più informati su ciò che avviene nello spazio aereo e nell’aviazione russa. L’articolo cita così quanto riporta il canale : “Un caccia russo MiG-31 ha abbattuto un drone da ricognizione dell’aeronautica americana sul Mar Nero. Presumibilmente si tratta di un drone da ricognizione ad alta quota RQ-4B Global Hawk”. Poco dopo, il canale pubblica un aggiornamento: “Sì, l’incidente è stato ora confermato”.

Pochi minuti prima la stessa notizia era stata riportata dal canale Telegram “Fighterbomber”, ritenuto vicino al comando dell’aeronautica russa: “Congratulazioni a tutti i soggetti coinvolti. Bravi ragazzi! Stiamo aspettando ora l’ok degli Stati Uniti circa le “azioni non professionali. Ora c’è una maggiore turbolenza nel Mar Nero. Vediamo se è una cosa continuativa o se si è trattato di un evento irripetibile”.

Secondo l’articolo de La Stampa, in passato piuttosto raramente questi due canali hanno scritto cose men che informate.

Da fonti statunitensi ufficiali non c’è nessuna conferma dell’abbattimento. L’unica fonte che ne ha parlato, è il corrispondente di Reuters Idris Ali, che segue il Pentagono, citando un rappresentante anonimo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Idris Ali ha scritto su X che “non si sono verificati incidenti sul Mar Nero” (ma poco dopo, il link che aveva postato risulta cancellato).

La questione è seria per almeno due motivi.

Domenica scorsa le schegge di un missile Atacms fornito dagli Usa, lanciato dagli ucraini sulla Crimea e intercettato dai russi, sono finite sulla spiaggia di Sebastopoli, uccidendo quattro bagnanti – tra cui tre bambini – e ferendone circa 150. Come noto le coordinate di tiro dei missili vengono "aggiunstate" nel corso dell'attacco propri dai droni in volo.

Mosca ha esplicitamente accusato per questo attacco gli Stati Uniti ed ha convocato l’ambasciatore statunitense avvisando che l’evento non sarebbe rimasto senza conseguenze. “Secondo il ministero della Difesa – riporta un comunicato ufficiale della Russia – sono stati usati missili americani Atacms, armati con bombe a grappolo per aumentare la loro letalità. Tutti i dati di volo sono stati inseriti da specialisti Usa sulla base dei loro dati di ricognizione satellitare e un drone da ricognizione americano Global Hawk era in volo nei cieli vicino alla Crimea”.

L’abbattimento diretto del drone – se verrà confermato – segna un salto di qualità, perché nei mesi scorsi l’aviazione russa si era limitata ad accecare un drone Usa con il lancio di carburante. Il drone era stato poi fatto precipitare dai comandi Usa nel Mar Nero per impedirne la cattura.

Il secondo motivo è il coinvolgimento dell’Italia. È infatti risaputo che questo tipo di droni vengono fatti decollare spesso dalla base italiana di Sigonella. Stando ai dati di Flightradar, negli ultimi due giorni solo un drone americano Global Hawk ha sorvolato il Mar Nero. Intorno alle 9 (ora di Mosca) di domenica 23 giugno – il giorno dell’attacco missilistico sulla Crimea – il drone è apparso sul radar nell’area dell’aeroporto militare di Sigonella, ma alle 6 del 24 giugno (ossia la mattina presto di lunedì) è regolarmente rientrato alla base.

Anche il settimanale statunitense Newsweek scrive che gli osservatori della guerra in Ucraina, tra cui l’analista di intelligence Oliver Alexander, hanno sottolineato su X che, nonostante le affermazioni del canale Telegram russo, i dati del radar di volo mostrano che l’ultimo volo visibile del drone spia “si è concluso con un atterraggio sicuro a Sigonella lunedì mattina”.

Rimane il fatto che il ruolo della base militare di Sigonella nell’uso dei droni statunitensi nel conflitto in Ucraina espone il territorio italiano alle possibili ritorsioni della Russia per gli attacchi missilistici sul proprio territorio. Ma i comandi degli Stati Uniti continuano ad utilizzare le loro basi in Italia per le proprie operazioni senza porsi alcun problema.

Il problema andrebbe posto, e seriamente, dall’Italia ma con un governo servile verso Washington come quello in carica appare difficile prevedere note di proteste o misure di protezione del territorio che infastidiscano l’operatività delle forze aeree statunitensi.

Fonte

26/06/2021

Siria - La Russia incrementa il dispiegamento nella base di Khmeimim

L'aeronautica russa ha schierato jet da combattimento pesanti MiG-31K Foxhound nella base aerea di Khmeimim in Siria, la sua struttura militare più attiva al di fuori dei confini dell'ex Unione Sovietica, a seguito di un'espansione delle piste della base realizzata nel 2020. Questo segue il primo dispiegamento assoluto dei bombardieri supersonici Tu-22M avvenuto a maggio, con l'ampliamento delle piste della base che ha costituito la chiave di volta per lo schieramento degli aeromobili.

Il media statale russo RT si è riferito ai MiG-31K come "intercettori" e ha mostrato filmati degli aerei che volavano senza il loro armamento standard di missili balistici ipersonici Kh-47M2, indicando che potrebbero essere schierati con missili aria-aria come il modello R-37. Le varianti da intercettazione del MiG-31, il MiG-31BM e il MiG-31BSM, sono considerate i modelli russi più capaci in termini di combattimento aria-aria. È stato riferito che la Siria aveva precedentemente mostrato interesse per l'acquisizione degli aerei, che sono apprezzati per la loro velocità senza rivali, il raggio operativo e l'altissimo grado di consapevolezza della situazione fornito dai loro radar Zaslon-M.

Il MiG-31K è entrato in servizio nell'aeronautica militare russa nel 2018 e insieme al Tu-22M è uno dei due soli velivoli in grado di schierare missili Kh-47M2. Il Kh-47M2 non ha concorrenti simili al di fuori della Russia e beneficia di un'altissima precisione, una velocità di Mach 10 e un'autonomia di 2000 km. I missili sono apprezzati per essere in grado di ingaggiare bersagli a terra e in mare e per avere la capacità di dispiegare testate sia convenzionali che nucleari. La loro velocità unita all'elevata manovrabilità li rende quasi impossibili da intercettare.

La base aerea di Khmeimim è stata istituita nell'agosto 2015, poco prima dell'intervento militare russo in Siria, e inizialmente ha schierato gli aerei necessari per supportare gli sforzi di controinsurrezione siriani come i jet da attacco al suolo Su-25 e i caccia d'attacco Su-24. Da novembre 2015, questi sono stati rinforzati con caccia da superiorità aerea come il Su-27SM3 e successivamente il Su-35. Più di recente, con l'esito della guerra siriana volto in favore del governo di Assad, la Russia ha schierato sistemi d'arma a più lungo raggio che le forniscono opzioni per colpire obiettivi in ​​tutta Europa dal fianco meridionale più vulnerabile della NATO. L'elevata resistenza e le distanze di ingaggio molto estese del Tu-22M e del MiG-31 – i due jet da combattimento più pesanti mai schierati a Khemeimim – li rendono ideali per tali missioni.

Il dispiegamento del MiG-31K segue da vicino gli schieramenti di un gruppo d'attacco congiunto di portaerei britannica e americana nel Mediterraneo orientale, non lontano dalla costa siriana, e arriva in mezzo a un picco di tensioni tra Mosca e Londra. Una dichiarazione ufficiale ha affermato che i Foxhound "hanno iniziato a svolgere i compiti di padronanza dello spazio aereo della regione" indicando un ruolo oltre gli attacchi aria-terra. Il dispiegamento potrebbe avere lo scopo di consentire al personale della base aerea di familiarizzare con i Foxhound, nell'ipotesi di futuri schieramenti di altri MiG-31. Inoltre potrebbe consentire anche ai militari siriani di familiarizzare con l'utilizzo di aerei da guerra avanzati, che potrebbero essere scelti per sostituire gli invecchiati MiG-25 Foxbat, che attualmente formano l'élite dell'aeronautica militare siriana.

Fonte