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giovedì 27 marzo 2014

Il "piano Hartz", padre crudele del "jobs act"

Vi proponiamo qui una lettura complessa, ma addirittura sintetica rispetto alla documentazione originale. Si tratta infatti della traduzione del “piano Hartz” per come viene riassunto da Wikipedia in versione tedesca. Del resto è bene sapere che la disciplina “moderna” del lavoro dipendente non è più – come sotto il fascismo e il nazismo – affidata a ordini “semplici”, autoritari e riconoscibili come tali. Ma a “dispositivi complicati”, interconnessi, difficilmente leggibili dai “sottoposti”, che vengono schiacciati più facilmente sotto il peso dell'ignoranza che non della violenza bruta. Quest'ultima resta sullo sfondo, come manganello di riserva; ma il suo occultamente consente di definire queste prassi “pienamente democratiche”.

L'essenza del “piano Hartz” è stata illustrata in poche parole dal suo stesso architetto (Peter Hartz, membro del consiglio d'amministrazione della Volkswagen): "è uscito fuori un sistema attraverso il quale i disoccupati vengono disciplinati e puniti".

Mentre l'obiettivo generale è stato allora confessato altrettanto seccamente dall’economista Rudolf Hickel:

“Il motivo prioritario è soprattutto la riduzione della spesa sociale. Abbiamo una disoccupazione alta, abbiamo una spesa elevata dovuta alla disoccupazione. L’obiettivo prioritario è semplicemente il risparmio“.

Dunque nessuna grande visione etica o progettuale, nessun disegno di società migliore. Solo un drastico taglio della spesa pubblica da perseguire con una riduzione del welfare (comunque a livelli infinitamente superiori a quelli residui in Italia), la precarizzazione del lavoro e la compressione salariale, il disciplinamento della forza lavoro in esubero (disoccupati, licenziati, ecc). Il concetto fondamentale, quello che muove l'ideologia del piano Hartz, è che se sei disoccupato è colpa tua. A partire da questa colpevolizzazione, di cui andrebbe convinto anche il singolo individuo in difficoltà, si ridefinisce un sistema di premi e punizioni finalizzato a rendere disponibile il singolo a qualsiasi occupazione, a qualsiasi salario. Il fenomeno dei “mini job“, a 400 euro al mese, non è neppure il punto più basso di questa re-schiavizzazione della forza lavoro.

È da sottolineare, infine, che la composizione della commissione che ha realizzato il piano comprende tutto il gotha delle figure dominanti il capitalismo tedesco: banche, multinazionali, confindustria, sindacati, università. Al contrario che in Italia, insomma, il potere si occupa di te fino all'ultimo dettaglio. E può diventare un incubo quasi peggiore del completo abbandono in cui vivono i nostri disoccupati.

Tra le conseguenze più rilevanti del piano Hartz, se leggete bene i testi, c'è la rottura completa dei rapporti familiari (gli obblighi di responsabilità dei genitori verso i figli e viceversa).
Sembra echeggiare il motto satanico di Margaret Thatcher: "non esiste la società, esistono solo degli individui".
Sarai solo per sempre, a te ci penserà però il capitale, spremendoti fino all'ultima goccia, grazie anche all'immensa forza dello Stato. Poi, ciao...

L'utilità di questa pubblicazione ci sembra evidente: lungi dall'essere una bizzarria teutonica, lo spirito del piano Hartz deve attraversare tutta l'Unione Europea. E il jobs act renziano, sia pure in forma frammentari e stracciona, ne riprende molti spunti, oltre che – naturalmente – la logica strutturale; se non lavori è colpa tua. La facilità con cui in Germania è stato imposto dipende esclusivamente dalla "scarsa resistenza" del movimento dei lavoratori, indebolita da sindacati complici e livelli salariali elevati nei settori trainanti.

La fatica della traduzione è stata assunta da Sveva Harttner, che ringraziamo calorosamente.

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Consiglio caldamente ai quattro gatti che mi leggono di gettarsi a capofitto nello studio dell'articolo originale in cui è riportata la traduzione, seminale per comprendere di che morte si perirà ed utile, spero, per trarne le debite conclusioni.

Da ricordarsi che questo decalogo per lo schiavismo del nuovo millennio porta la firma dell'SPD di Gerhard Schröder, a dimostrazione che destra e sinistra a livello istituzionale sono facce della medesima medaglia e pretoriani dei medesimi interessi di (alta) classe.

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