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23/03/2014

L’esercito ucraino allo sbando, ci pensa la Nato


Sono ben 189 le unità militari e le istituzioni teoricamente appartenenti alle Forze Armate di Kiev che hanno issato sui loro pennoni la bandiera russa questa mattina, nell’ambito di una cerimonia solenne ordinata dalle autorità della Repubblica Autonoma di Crimea in procinto di entrare a far parte della Federazione Russa. Un ennesimo smacco nei confronti delle roboanti dichiarazioni belliciste della giunta golpista che ha preso il potere in Ucraina e che giorno dopo giorno continua a perdere il controllo di migliaia di soldati e funzionari.

Ieri pomeriggio forze russe hanno assaltato, anche con l’aiuto di alcuni blindati usati per sfondare i cancelli d’ingresso, la base militare di Belbek, di fatto l’ultimo consistente presidio militare ucraino in Crimea. Dopo alcuni brevi scontri armati, il comandante ucraino della base, Iuli Mamciur, ha trattato la resa e la smobilitazione con i comandanti delle truppe crimeane e russe, che hanno rivolto ieri un ultimatum alle poche forze rimaste fedeli a Kiev affinché deponessero le armi e abbandonassero le proprie postazioni.

In Crimea la situazione resta tesa dopo la cattura, seppur temporanea, del comandante delle forze navali di Kiev contrammiraglio Serhiy Haiduk, arrestato nei giorni scorsi (ma poi rilasciato) dopo aver negoziato l'abbandono della struttura con il capo della Flotta russa del Mar Nero, vice ammiraglio Alexander Vitko. Stamattina anche la base militare di Novofedorivka, nell’ovest della Crimea, è stata circondata da manifestanti filorussi disarmati che si sono impossessati dell’installazione mentre i soldati ucraini si sono asserragliati all’interno di alcuni edifici.

Nel frattempo, sempre stamattina, le forze fedeli a Mosca hanno preso il controllo dell’unico sottomarino ucraino ancora presente nella penisola. Secondo il portavoce della Flotta russa del Mar Nero, Vyacheslav Trukhachyov, il sommergibile "Zaporozhye" è stato trasferito nel quartier generale della flotta a Sebastopoli, per essere integrato nella divisione sottomarina della Repubblica di Crimea. Sul sommergibile è stato ammainato il vessillo giallo-azzurro dell'Ucraina, e al suo posto è stata issata la bandiera della Marina Militare russa, croce blu di sant'Andrea in campo bianco. Delle 67 unità navali che facevano capo alla marina ucraina in Crimea, 54 hanno issato bandiera russa.

E’ l’ultimo atto di una vera e propria disfatta militare per il governo nazionalista di Kiev, che ha perso nelle ultime settimane la maggior parte dei suoi uomini schierati in Crimea e non solo. Secondo il ministro della difesa russo Sergei Shoigu, dei 18mila militari ucraini dislocati nella penisola, 16mila hanno deciso di cambiare uniforme e passare agli ordini di Mosca.

Al di là della propaganda guerrafondaia del premier filoccidentale di Kiev, Yatseniuk, e del suo ministro della Difesa – un fascista legato a Svoboda, Andriy Parubiy – l’esercito ucraino è letteralmente allo sbando. Le forze armate di Kiev non hanno neanche i soldi per pagare la benzina per i carri armati e i blindati, mancano i pezzi di ricambio e gli stipendi della truppa sono in ritardo di alcuni mesi. Tanto che la neocostituita Guardia Nazionale, inventata dai golpisti per legalizzare le squadracce dei neonazisti di Svoboda, di Pravy Sektor e di altre formazioni di estrema destra, chiede ai cittadini ucraini fedeli al nuovo regime di finanziare le forze armate inviando una donazione via sms. Da parte sua però il ministro dell'Interno, Arsen Avakov (Patria), ha dovuto ammettere che solo 15 mila membri della Guardia Nazionale dei 60 mila previsti inizialmente potranno essere eventualmente mobilitati nelle prossime settimane a causa delle difficoltà finanziarie e logistiche dell'apparato militare ucraino.
In soccorso del quale si sta mobilitando l’Alleanza Atlantica e alcuni paesi in particolare – Polonia e Repubbliche Baltiche – che stanno inviando, come ha ammesso lo stesso governo fantoccio di Kiev, attrezzature militari, razioni alimentari e tonnellate di carburante. La campagna di solidarietà con le forze armate a base di sms non sembra funzionare più di tanto e il premier Yatseniuk potrebbe decidere un taglio della spesa sociale e una tassa straordinaria sui depositi bancari superiori ai 4-5000 euro per finanziare le casse del ministero della Difesa.

Oltre alle sanzioni le potenze della Nato si stanno muovendo anche sul piano militare. La Francia ad esempio potrebbe rinunciare a vendere a Mosca due portaelicotteri del tipo Mistral mentre il Pentagono pensa a inviare nuove truppe nelle Repubbliche Baltiche per "rassicurarle". A sostenerlo è stato il vice presidente Usa, Joe Biden, dopo aver incontrato a Vilnius la presidente della Lituania, Dalia Gribauskaite e il vice presidente della Lettonia, Andris Berzins.

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