Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato ieri di essere al lavoro
con il Congresso per lo stanziamento di circa 70 milioni di dollari di
aiuti “non letali” alla cosiddetta opposizione moderata al regime
siriano. A quattro anni dall’inizio della guerra civile, dopo
oltre 200 mila morti e 4.8 milioni di sfollati interni e con l’Isis che
controlla quasi la metà del territorio siriano, l’amministrazione
americana è ancora sicura: “Come diciamo da tempo – ha detto in
un comunicato Alistair Baskey, un portavoce del Consiglio di Sicurezza
Nazionale della Casa Bianca – Assad deve andarsene ed essere sostituito
con una transizione politica negoziata che sia rappresentativa del
popolo siriano”.
L’aiuto “non letale”, a quanto fa sapere il Dipartimento di
Stato, sarà diretto ai servizi base per la comunità, sostenendo “unità
controllate dell’opposizione armata” e includerà la formazione sulla
sicurezza digitale e la documentazione dei crimini di guerra e
violazioni da parte del regime siriano. I fondi sono arrivati
dopo che qualche giorno fa il Consiglio Nazionale, organo che raggruppa
le opposizioni cosiddette moderate – riconosciuto dall’Occidente come
“il solo rappresentante del popolo siriano” – aveva lanciato l’allarme
sulle difficoltà incontrate dai combattenti dell’opposizione impegnati
ad avanzare contro l’Isis: “Non siamo protetti dagli attacchi
dell’esercito siriano – aveva dichiarato Monzer Akbib, rappresentante
del Consiglio – e questo mette a repentaglio la lotta all’Isis”.
I 70 milioni di aiuti andranno ad aggiungersi ai
finanziamenti già erogati dagli Stati Uniti ai ribelli cosiddetti
moderati, per un totale di quasi 400 milioni di dollari di sostegno
all’opposizione a Bashar al-Assad dall’inizio della ribellione.
Non è mancato un pensiero per gli sfollati siriani, nei giorni in cui
si ricorda lo stato di abbandono in cui versa il paese nel quarto
anniversario della rivolta contro Bashar al-Assad. Dopo le accuse da
parte delle organizzazioni non governative al Consiglio di Sicurezza Onu
di aver dimenticato i civili non implementando le risoluzioni che
prevedevano aiuti importanti per le popolazioni intrappolate nel
conflitto, la Casa Bianca si è affrettata a dire che si impegnerà
“generosamente” nella prossima conferenza prevista in Kuwait: “Tra due
settimane – ha detto Anthony J. Blinken, vice segretario di Stato Usa –
ci faremo di nuovo avanti per finanziare l’assistenza umanitaria per i
siriani sfollati e rifugiati nei paesi vicini”.
Blinken ha poi ricordato che la catastrofe umanitaria nel paese è
ulteriormente aggravata dalla “mortale e intenzionale ostruzione del
regime siriano agli aiuti”. “Il regime – ha continuato Blinken nella sua
dichiarazione – si serve di cibo e acqua come arma di guerra. Rimuove
forniture mediche e chirurgiche dai convogli umanitari, anche quando le
spedizioni sono da lui autorizzate”. “Gli Stati Uniti – ha
concluso il vice segretario di Stato – ritengono il regime di Assad
responsabile per le aberranti azioni che violano i nostri più basici
principi umanitari e terrorizzano la popolazione siriana ogni giorno”.
Rimuovere il tiranno, quindi, continuando a finanziare l’opposizione cosiddetta moderata. Eppure
persino la Cia sta mettendo pubblicamente in guardia il Dipartimento di
Stato sulla strategia che ha deciso di intraprendere nel paese
mediorientale. Per bocca del suo direttore John Brennan, l’agenzia di
spionaggio ha fatto sapere che gli Stati Uniti “non vogliono un collasso
caotico del regime di Assad, in quanto questo potrebbe aprire la strada
di Damasco all’Isis”. La Cia si è detta preoccupata per chi
potrebbe rimpiazzare Bashar al-Assad quando il suo governo dovesse
cadere, e ha ricordato che “bisogna sì continuare a sostenere
l’opposizione moderata, ma bisogna anche progettare un percorso politico
per il futuro”.
A ciò si aggiunge la scarsa capacità militare dei gruppi alleati
degli Usa: in 4 anni hanno perso terreno, soffiati via dalle più
energiche compagini islamiste; quasi del tutto assenti sul campo di
battaglia, continuano ad esercitare un ruolo diplomatico
sproporzionato, visto il reale sostegno che oggi la popolazione siriana
gli accorda. Tanto sproporzionato da costringere i ribelli a piegarsi e a
rinunciare alla testa di Assad come pre-condizione al dialogo. Con il presidente siriano dovrebbero incontrarsi a Mosca ad aprile, intanto però dagli Usa ricevono altro denaro.
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