Alla fine è arrivato. Il primo carico di armi francesi pagate
dall’Arabia Saudita è sbarcato oggi a Beirut supervisionato dal ministro
degli Esteri francese Jean-Yves le Drian: una serie di missili
anti-carro, prima parte di un bottino da 3 miliardi di dollari
interamente finanziato da Riyadh ufficialmente per “aiutare il Libano a
combattere i gruppi militanti” presenti nel Paese.
Parigi dovrebbe fornire 250 mezzi di trasporto e
combattimento, sette elicotteri Cougar, tre piccole navi da guerra
Corvette e una serie di apparecchiature per la sorveglianza e la
comunicazione in quattro anni come parte del programma per modernizzare
un esercito che negli ultimi anni ha visto crescere le proprie
responsabilità difensive in ragione dei movimenti di armi e miliziani
islamisti al confine con la Siria. Assieme agli armamenti,
Beirut si è aggiudicata anche sette anni di addestramento a 70 militari
libanesi e dieci anni di manutenzione gratuita delle attrezzature,
mentre ha rifiutato elicotteri d’attacco Gazelle, carri armati Leclerc e
grandi navi da guerra sia perché erano troppo costosi da mantenere e
meno adatti per l’ambiente di combattimento.
“Questo progetto – ha dichiarato un funzionario francese all’AFP
– ci aiuterà a formare un esercito libanese in grado di rispondere alle
nuove realtà di sicurezza”. Sicurezza in cui i gruppi islamisti hanno
più volte fatto breccia, con una serie di attentati tra il 2013 e
il 2014 rivolti quasi esclusivamente contro obiettivi sciiti a causa
della presenza di Hezbollah al fianco del presidente Bashar al-Assad
nella guerra in Siria, ma anche con un’irruzione di decine di
miliziani di al-Nusra nella cittadina frontaliera di Arsal la scorsa
estate conclusasi con l’uccisione e il sequestro di decine di soldati
libanesi.
“Ci sono circa 3.000 militanti armati – ha detto all’AFP Hisham
Jaber, un ex generale che collabora ora con il Centro per lo Studio
delle Relazioni Pubbliche in Medio Oriente – che premono sulle nostre
frontiere in attesa del momento di penetrare nella valle della Bekaa”.
Beirut chiama, quindi, e Parigi risponde. “La Francia e il Libano – ha
detto il ministro degli Esteri francese Le Drian – hanno un rapporto
fraterno che è stato segnato negli ultimi tre anni da un forte
deterioramento della situazione della sicurezza nel Levante, che è
diventato una minaccia esistenziale per la regione”. Eppure lo spazio
concesso a Parigi per la vendita delle armi è un’assoluta novità, visto
che negli ultimi anni la sicurezza del Libano è stata una prerogativa di
Stati Uniti e Gran Bretagna.
Ora però le carte in tavola sono cambiate, soprattutto quando nell’agosto
del 2013 Washington ha rifiutato di bombardare Bashar al-Assad facendo
infuriare Riyadh, che ha preferito comprare i suoi armamenti per il
Libano direttamente da Parigi. Armamenti che non hanno
il solo scopo di fermare la proliferazione degli estremisti sunniti nel
Paese dei Cedri, estremisti che Riyadh ha foraggiato per anni
nell’intento di contrastare la potenza del partito sciita Hezbollah e di
frenarne la popolarità tra la popolazione libanese. La guerra
di Riyadh a Teheran, che sostiene il Partito di Dio, si gioca su tutti i
fronti del Medio Oriente e con l’esercito libanese modernizzato e
armato fino ai denti, i sauditi avvertono che il Paese dei Cedri è di
nuovo di loro proprietà.
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