Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

14/11/2016

“Il sogno di Fausto e Iaio”. Un film noioso e poco altro


Sabato sera a Roma è stato proiettato il film “Il sogno di Fausto e Iaio” di Daniele Biacchessi. Nei giorni scorsi su Carmilla e su Contropiano è stato pubblicato un articolo di commento piuttosto severo verso il film firmato da Alexik, una compagna seria e ponderata nelle sue valutazioni di cui spesso ospitiamo contributi. L’autore e regista Daniele Biacchessi ha inviato anche a noi una replica piuttosto pesante che troverete in fondo a questo articolo. Ci eravamo ripromessi di non dare giudizi a priori prima di aver visto il film e quindi lo siamo andati a vedere. La “location” era il Laboratorio Sociale Centocelle, uno spazio sociale molto attivo in quel territorio intorno al quale girano molte compagne e compagni con i quali abbiamo condiviso a Roma molta storia di strada, di vita, talvolta di patrie galere. Insomma non proprio un paludato cinema d’essai ma un luogo culturalmente e politicamente attivo con un forte senso della memoria vissuta.

Come i nostri lettori sanno il terreno della memoria storica, della controinformazione e dell’inchiesta è nel dna e un punto di sensibilità e di forza del nostro giornale. L’omicidio di Fausto e Iaio, o quello quasi contemporaneo di Roberto Scialabba a Roma (meno di un mese prima), con una prima versione dell’omicidio da parte della polizia praticamente in fotocopia (regolamento di conti nel mondo della droga), così come le stragi di Stato o l’omicidio di altri compagni, sono date, volti, circostanze che per noi non saranno mai delle date come altre su un calendario.

La presenza dell’autore era un motivo in più per non saltare l’appuntamento. Nonostante il freddo che ha attanagliato Roma, ci siamo seduti in sala cercando di tenere alla larga ogni pregiudizio e declinando ogni valutazione prima di aver visto la proiezione. Verifichiamo sul posto però che l’articolo su Contropiano ha già messo in allarme diversi dei presenti e tenuto lontano altri che hanno declinato l’invito a partecipare alla serata, condividendo le critiche espresse nell’articolo.

Visto il film ci sentiamo liberi di poter dare una nostra valutazione. Tecnicamente è innovativo grazie ad una grafica sperimentata negli Stati Uniti. Ma il film – articolato tra animazione grafica, brevi spezzoni di filmati e foto d’epoca in bianco in nero – scorre intorno alla vicenda di Fausto e Iaio come una lunghissima premessa a qualcosa che alla fine non è arrivato. Scorrono i titoli di coda e ti chiedi: ma il contenuto del film dov’è? Comprensibile il dato emozionale (l’autore è milanese come Fausto e Iaio e loro coetaneo) ma tutto ciò che poteva servire a dare rilievo e attualità alla verità sull’omicidio di due giovanissimi compagni milanesi manca completamente o è appena accennato.

La pista della controinchiesta sul traffico di eroina (esclusa dal giudice Salvini), la pista sui tre fascisti – di cui Carminati e Corsi venuti da Roma (archiviata dal giudice Forleo) – e infine l’ennesima boutade sulla pista del covo BR a Monte Nevoso (esclusa dal giudice Spataro), messa lì a fine film senza commenti né approfondimenti, come le altre due.

Insomma finito il film Il sogno di Fausto e Iaio ti resta la sensazione di un prodotto che può essere liquidato solo come noioso e inutile. Qualcuno, come Alexik, ha ritenuto che potesse essere anche dannoso, caricandolo di un significato che a nostro avviso va anche oltre quello che abbiamo visto.

Ma il film è stato anticipato e seguito dal monologo del suo autore Daniele Biacchessi. E qui il giudizio si sposta dal film al suo autore. Già dalla letteraccia scritta in risposta all’articolo di Alexik ne avevamo intuito il carattere un po’ egocentrico, una caratteristica confermata pienamente dal dibattito sviluppatosi in sala. Questa visione degli eroi civili che "da soli" combattono l'ingiustizia, che "da soli" cercano la verità, la troviamo francamente deleteria. In un sala piena di gente che ha vissuto politicamente e intensamente la storia di questo paese, spesso pagandone prezzi anche pesanti, l'atteggiamento da "ho visto cose che voi umani neanche immaginate" ha suscitato reazioni piuttosto brusche.

Dobbiamo però spezzare una lancia a favore di Biacchessi quando ha convenuto – come sosteniamo da tempo – che la verità giudiziaria sull’omicidio di Fausto e Iaio come sulle stragi di Piazza Fontana, Brescia, Italicus, Bologna non ce la diranno mai i tribunali. Possiamo e dobbiamo batterci dunque per la verità storica e politica che non ha bisogno dell’avallo di una cancelleria o di una procura per essere affermata.

Ma la ricerca e l’inchiesta per la verità politica e storica – se non intende accontentarsi delle potenti parole di Pasolini, ovviamente recitate anche nel film – deve necessariamente evitare di assecondare i depistaggi. E qui ci sono quelli degli apparati dello Stato ma anche quelli degli apparati dell’allora PCI, che hanno alimentato spesso mille piste diverse confondendo così quella che andava seguita.

Il lavoro di Biacchessi non si sottrae a questa trappola ed alla fine l’alimenta con quel passaggio del tutto immotivato sul covo BR di via Montenevoso, giustificandolo a posteriori solo attraverso la versione della madre di Iaio. Ma questa versione non trova spazio nel film che abbiamo visto, e alla fine dei conti serve solo a mettere in ombra, o relativizzare, la pista dei killer fascisti accusati d'aver ucciso i due compagni, e poi assolti.

Il fatto che uno di questi sia Carminati e che i legami tra Carminati, criminalità organizzata e servizi segreti siano noti, anzi evidenti, non emerge dal film ed ha faticato moltissimo ad emergere dal dibattito che ne è seguito.

Insomma un film che non è di inchiesta, non è di denuncia e che è solo un tributo emozionale a due giovanissimi compagni milanese uccisi nell’inverno del 1978 a Milano, due giorni dopo il sequestro di Aldo Moro. Per il secondo Cgil Cisl Uil convocarono una fermata generale, per i primi due solo un’ora di assemblea nei luoghi di lavoro. Anche questo è bene che rimanga impresso nella memoria.

Qui sotto la replica di Daniele Biacchessi all’articolo di Alexik pubblicato anche da Contropiano. Che i lettori si facciano la propria opinione.

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Dopo gli applausi, i complimenti, lo straordinario successo del film in ogni parte d'Italia, su Carmilla compare un articolo diffamante e denigratorio sul nostro film “Il sogno di Fausto e Iaio” realizzato da me e Giulio Peranzoni in crowdfunding grazie al contributo determinante sul piano produttivo di centinaia e centinaia tra narratori, attori, registi, musicisti, fotografi, associazioni e cittadini.

L'autrice si firma Alexik, ma in realtà si chiama Alessandra Cecchi e del caso di Fausto e Iaio, sul piano della controinformazione, in questi 38 anni non si è mai neanche lontanamente occupata.

Però scrive, scrive e sostiene che Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci sono stati uccisi perché collaboravano alla realizzazione di un dossier sullo spaccio dell'eroina a Milano.

Viene ancora a galla questa panzana.

Purtroppo per la signora Cecchi, tutti i magistrati e gli investigatori che si sono occupati del caso (Armando Spataro, Guido Salvini, il poliziotto Carmine Scotti, il perito Aldo Giannuli, e molti altri), hanno escluso categoricamente e da molti anni che i due ragazzi siano stati uccisi perché avevano scoperto qualcosa dietro lo spaccio di eroina a Milano.

Il giudice Guido Salvini, nella sua ordinanza sentenza del 1997, con cui chiede il rinvio a giudizio di Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi, descrive con la massima attenzione il ruolo di neofascisti legati alla Banda della Magliana in trasferta a Milano, e di un tentativo successivo da parte dello stesso gruppo, di uccidere, l'anno dopo, uno dei leader dell'Autonomia milanese (Andrea Bellini).

Sono le identiche conclusioni a cui era arrivato il giornalista dell'Unità Mauro Brutto, e successivamente contenute nel dossier di Umberto Gay e Fabio Poletti di Radio Popolare.

Non contenta della enorme panzana, la signora Cecchi mi accusa di essere un "dietrologo" perché rilevo la strana coincidenza tra l'appartamento brigatista di via Montenevoso, esattamente davanti all'abitazione di Fausto Tinelli, e la presenza di uomini dei servizi in una mansarda al terzo piano del palazzo in cui abitava la famiglia Tinelli.

Se fosse stata informata di questa vicenda, la signora Cecchi avrebbe anche letto le dichiarazioni di Danila Tinelli, madre di Fausto.

E che per sua e vostra conoscenza qui pubblico.

«Dopo l’omicidio di mio figlio ognuno offriva la sua versione. Chi parlò di regolamento di conti tra spacciatori di droga, oppure una faida tra gruppi della sinistra extraparlamentare. Negli anni ho riannodato i fili della memoria, i pezzi di un piccolo mosaico che mi ha permesso di raggiungere la vera verità che io conosco. Mio figlio è stato vittima di un commando di killer giunti da Roma a Milano, nel pieno del rapimento di Aldo Moro, in una città blindata da forze dell’ordine. Un omicidio su commissione di uomini dei servizi segreti. Gli apparati dello Stato avevano affittato un appartamento al terzo piano del mio palazzo, in via Monte Nevoso 9, esattamente davanti all’appartamento in cui risiedevano appartenenti alle Brigate Rosse, responsabili del rapimento Moro, dove vennero rinvenuti i memoriali del presidente della Democrazia cristiana. Prima del rapimento Moro e dell’omicidio di mio figlio, tra la fine del ’77 e l’inizio del ’78, la famiglia che occupava l’appartamento al terzo piano del mio palazzo venne mandata via d’urgenza con uno sfratto esecutivo. La casa era rimasta vuota per qualche settimana. A un certo punto la portinaia dello stabile, mentre puliva al terzo piano, vide alcune persone entrare nell’appartamento, si agitò e me ne parlò. E da allora ho cominciato a sentire rumori sulle scale specie di notte, fino a vedere attraverso lo spioncino persone che andavano al terzo piano con strani congegni, apparecchi fotografici. Nessuno, oltre a me, si è domandato cosa stessero facendo quelle persone. Ho messo in relazione la presenza di quelle persone con alcuni fatti strani avvenuti prima dell’omicidio. Una ragazza venne a cercare mio figlio a casa mia. Quando la descrissi, mio figlio non la riconobbe come un’amica. Eravamo spiati, controllati, almeno due mesi prima. Nessuno mi ha mai interrogata. Fausto e Iaio sono come un segreto di Stato, un depistaggio. Hanno scelto mio figlio perché abitava in via Monte Nevoso dove era in corso un’operazione coperta dei servizi, qualcosa che non doveva emergere.»

Di una cosa sono certo, cara signora Cecchi.

Tra le sue vergognose panzane, diffamatorie e oltraggiose rispetto al lavoro di centinaia e centinaia di persone, e la ricerca della verità della signora Tinelli, non abbiamo dubbi chi scegliamo.

Daniele Biacchessi

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La risposta di Alexik

Ho notato anch'io la scelta di Contropiano di mantenere la pubblicità dell'appuntamento anche dopo la pubblicazione della mia recensione del video.

Dopo una prima perplessità ho ritenuto che la scelta fosse quella più corretta.

Sarà perché alla censura preferisco la discussione, e l'appuntamento del 12 potrebbe offrire ai compagni romani l'occasione di dibattere in merito alla 'correttezza metodologica ed alla rigorosità contenutistica' del video in questione dopo averlo visto, senza la mediazione della mia opinione.

L'occasione, oltre che di farsi un proprio punto di vista, di comunicarlo all'autore, visto che sarà presente.

Per spirito anticensorio e per amor di completezza, segnalo che la risposta dell'autore al mio articolo è sul suo profilo facebook: https://it-it.facebook.com/danielebiacchessi/posts/10154261725627830

Aggiungo per chi la leggerà solo alcuni brevi chiarimenti:

Non ho mai sostenuto (detto, scritto o pensato) che l'omicidio di Fausto e Iaio non abbia matrice neofascista, matrice del tutto compatibile con la 'pista dell'eroina', non in contraddizione. Del tutto plausibile che i tre NAR romani siano andati in trasferta per ‘fare un favore’ ai camerati milanesi, infastiditi nei loro traffici dall'inchiesta dei compagni.

Conoscevo, e rispetto, le convinzioni della mamma di Fausto, che non ha nessun interesse dietrologico, ma ciò non cambia nulla nel mio giudizio: la cd 'pista di via Monte Nevoso' non ha nessun movente, non ha nessuna logica, né dei riscontri.

Ho l'impressione, leggendo la controinchiesta del movimento e di Radio Popolare – consultabile sul sito faustoeiaio.org – e l'intervista ad Umberto Gay di due anni fa (http://glianni70.it/fausto-e-iaio-un-dossier-sulleroina-pagato-a-caro-prezzo/) di essere in buona compagnia nel sostenere 'una vergognosa panzana'.

La controinchiesta conclude indicando i mandanti dell'esecuzione fra “coloro che nella zona Lambrate – Casoretto – Padova dirigevano lo spaccio della droga ed erano collegati a settori della destra terroristica”. E' esattamente il mio pensiero.

Dal momento che è stato tirato in ballo anche Armando Spataro (che – tengo a precisare – non è un "amico mio", visto che come procuratore della Repubblica di Torino continua a perseguitare i No Tav), riporto la sua posizione in merito alla 'pista di via Monte Nevoso':

"Secondo qualcuno l'omicidio dei due ragazzi sarebbe stato commesso dalle Br o, addirittura, dai Servizi, per mandare un segnale alle Br del tipo "noi sappiamo dov'è la vostra principale base a Milano". Spiegazioni così fantasiose sono difficili da immaginare, eppure sono state addirittura scritte!" (In: Armando Spataro, Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa, https://books.google.it/books?id=KReODAAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false )

Insomma, della dietrologia si sono stufati pure i giudici. Figurati gli altri!

Alexik

Fonte

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