Nuovo caso di spionaggio di super vip a Roma e dovremmo averci fatto il callo. Gli ingredienti della perfetta spy story all’italiana ci sono tutti:
una agenzia di intercettazioni tenuta da una coppia (questa volta
fratello e sorella), lui iscritto alla massoneria, lei nata negli Usa,
uno scantinato nel centro di Roma zeppo di materiale raccolto... Ed,
ovviamente, le piste investigative più o meno vere (Politica? Affari?
Malavita? Di tutto un po?).
Ovviamente è troppo presto per fare ipotesi fondate:
pista americana? Si è la più verosimile per gli elementi già presenti:
la tecnologia usata, troppo sofisticata per essere a disposizione di
chiunque, la nazionalità della donna, i precedenti in materia... Tutto
vero e la pista americana è la più credibile ma a volte, la pista più
ovvia è anche la più falsa. Per cui lasciamo la cosa momentaneamente in
sospeso, pur tenendo a mente la pista americana, e concentriamoci sulle
poche cose certe, procedendo un passo alla volta.
In primo luogo le proporzioni dell’attività di spionaggio:
18.327 intercettati in un arco di almeno 5 anni (ma probabilmente di
più) e per un traffico presumibilmente di centinaia di migliaia di
comunicazioni. Infatti, che senso avrebbe intercettare personaggi di
quel calibro per poche decine di mail o telefonate? Per di più
ascoltare enti come alcuni ministeri, regioni, il comune di Roma,
l’Enav, l’Eni, che hanno flussi di molte centinaia di messaggi al
giorno. Calcolando, per difetto, almeno 200 messaggi per ciascuno degli
intercettati, significa circa 3.665.400 comunicazioni che, dividendo
per 5, dà 733.080 comunicazioni all’anno e cioè circa 2.000 al giorno.
Il che, banalmente, significa una cosa: che se non hai un apparato di
decine di persone per l’ascolto o la lettura (e, peggio ancora, lo
“sviluppo”) hai una massa di intercettazioni che non ti servono a
nulla. Quindi, delle due l’una: o i due “lavoravano in proprio” ma,
allora da qualche altra parte dovrebbe essere il loro “centro analisi”,
oppure lavoravano alle dipendenze di qualcuno al quale trasmettevano i
dati in qualche modo. Personalmente sono nettamente per la seconda
ipotesi, il che significa che i due fratellini erano solo l’ultimo
anello di una catena tutta da risalire.
Poi l’analisi dei nomi che ci sono e, più ancora, quelli che non ci sono.
L’elenco infinito riguarda ministri, segretari di partito e personalità
politiche varie, ma anche cardinali, autorità monetarie (come Draghi),
mondo degli affari, militari ecc: si parla di 18 categorie di
intercettati. Il che, unito al numero inusuale di oltre 18.000
sorvegliati, significa che c’è stata una raccolta informativa di ampio
raggio. E qui è il caso di fare piazza pulita di una ipotesi che è
circolata: uno spionaggio a scopo estorsivo, dunque una attività
criminale più che politica. La cosa non sta in piedi: in primo luogo
perché quel tipo di tecnologia non è disponibile se non a chi ha accesso
ad apparati speciali, in secondo luogo perché l’orizzonte è troppo
vasto, mentre il ricattatore si concentra su decine (al massimo qualche
centinaio) di vittime che, pur allargando l’aria degli intercettati a
parenti, amici ecc, darebbe al massimo pochissime migliaia di account
piratati. Inoltre chi lo fa per ricatto, non rischia di pestare la coda a
cani particolarmente ringhiosi, in altri termini, non cerca di
intercettare utenza presumibilmente ben guardate e non intercetta interi
enti per caricarsi di un lavoro troppo distante dai suoi obiettivi. Insomma, la pista della criminalità comune non sta in piedi, ma ciò non esclude che l’esecutore
del lavoro, magari non cerchi di “arrotondare lo stipendio” con un impiego extra (cosa comunque rischiosa, perché se il datore di lavoro se
ne accorge son dolori).
Ma allora come mai si trovano nomi ormai lontani dalla politica
come Vincenzo Scotti che fu ministro 30 anni fa e che è ormai fuori
dalla politica da quasi altrettanto tempo? Ci sono molti motivi per cui
questo può accadere: il suo account può essere stato usato come tramite
per inviare un trojan ad altra persona, o perché si pensa che possa
avere contatti per pura ragione di gossip, o per qualche affare
occasionale eccetera. Dunque niente pista criminale.
Altra cosa importante è l’ampio spettro di questa raccolta informativa,
il che esclude anche la pista puramente affaristica. Ovviamente, anche
chi spia per ragioni economiche (l’acquisto di una società, il gioco in
borsa, qualche transazione per cui sia necessario sapere determinate
informazioni, una gara d’appalto ecc.) può avere interesse a spiare
ministri o presidenti di commissione, ma dovremmo osservare una netta
prevalenza di soggetti finanziari, il che non è, anzi, sembra il
contrario. Qui il cuore della questione è politico e gli affari sono
certamente presenti, ma in seconda linea.
Dunque il caso è quello di uno spionaggio politico a tutto tondo.
E qui si pone il problema delle assenze. Non vi sembra strano che le
intercettazioni penetrano anche a Palazzo Chigi, ma, a quanto pare, non
nel Quirinale? In secondo luogo, come mai ci sono molte persone
vicinissime a Berlusconi (da Buonaiuti alla Brambilla, per intenderci)
ma non ci sia Berlusconi? Mancano (o almeno per ora sembrano non
esserci) anche altre personalità di primo piano e di sicuro interesse
(D’Alema e Gentiloni, ad esempio). Come mai? Non è capitato? Dispongono
di apparati di protezione migliori degli altri? Hanno amici nei servizi
che li avvisano? Sono amici di quelli che commissionano il lavoro?
Nessuna di queste spiegazioni convince.
E questo fa sorgere un dubbio: che esista una seconda
centrale (che a questo punto sarà già stata smantellata) che eseguiva
questi lavori. Il che rafforza l’idea di un committente con diverse
agenzie di cui ne è stata beccata solo una. Un committente molto
prudente, che ha diviso il lavoro, in modo che, in caso di scoperta, non
vada perso e compromesso tutto.
Allora a chi stiamo pensando? Certo gli americani sono in prima fila, ma quali americani?
Una cosa è la Cia ed una cosa diversa l’Fbi, ma, perché no, i servizi
militari? E se, invece si trattasse di una agenzia più “privata” magari
una cosa come la Kroll che lavora per Wall street? Tutte ipotesi che
meritano attenzione.
La stampa sostiene che la tecnologia usata fa pensare agli americani,
ma anche a russi e cinesi. Ed anche questo è possibile, così come io
non escluderei i nostri fraterni alleati tedeschi, francesi o inglesi.
Certo c’è un ordine di probabilità... Ma perché poi escludere del tutto
una pista interna? E’ rimbalzato il nome di Bisignani (che ha subito
smentito... per quel che valgono le smentite). E d’altra parte di odore di
Massoneria in questi anni non ne è mancato. Capiamoci: non sto affatto
dicendo che la cupola della vicenda sia il Grande Oriente. Questa
sarebbe una fesseria. Più sensatamente, se uno deve fare un certo tipo
di uova, trova nella massoneria un pollaio molto adatto. E, infatti,
Occhionero è massone ed ha amici massoni e sembra essersi molto
interessato del Mps che non è che sia la cosa più lontana dalle logge. In
questo quadro i massoni sono più gli strumentalizzati che altro, ma
come escludere che questa centrale di intercettazioni possa essere il
braccio armato di una qualche P2 rivisitata ed aggiornata?
Per ora vale tutto, ma teniamo d’occhio le evidenze che man mano restringeranno il campo.
Fonte
Tutto molto interessante, a parte la retorica sulla tecnologia utilizzata, che credo non sia più tanto elitaria come sostenuto da Giannuli, almeno nel suo utilizzo.
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