Ranieri Guerra, Assistente del Direttore Generale dell’OMS per le Iniziative Strategiche,
non ha detto poco in una recente intervista dove si discuteva
dell’importanza del vaccino contro il Covid 19: “Per darlo a tutti si
percorrerà la strada della licenza su brevetto, come avviene per tutti i
farmaci risolutivi”.
Antonio Guterres che come Guerra è inserito nel sistema delle agenzie
multilaterali internazionali spinge per una equa possibilità di accesso
al vaccino, nel caso venga reso utilizzabile su larga scala.
Questo virus, in effetti, ha messo l’umanità allo specchio e le sta dando tutto il tempo per guardarsi bene e anche riflettere.
Il tema dei diritti di proprietà ormai metabolizzato nel mondo torna a
mostrare i suoi limiti quando la crisi va oltre la fisiologia
capitalistica che necessita certo di crisi ma non proprio così
dirompenti. Il compromesso pubblico-privato è bestiale e perverso per
molti politici che professano stabilità in ambito capitalistico. Il
pubblico deve esistere ma con riserva, solo in forma funzionale rispetto
alle esigenze della parte privata che senza di esso non potrebbe
procedere se non accollandosi i costi dell’organizzazione sociale che il
pubblico gestisce in qualche modo.
Quindi ogni volta che questo compromesso viene portato in evidenza nei
ragionamenti chi effettivamente ha un potere di determinazione del corso
della storia un po’ si preoccupa e allora deve concedere qualcosa alla
gente.
Per affrontare questo fatto dei vaccini anti Covid è davvero
automatico andare a valutare le scelte politiche sia del passato che per
il futuro. Scelte a tutela della proprietà privata in un mondo che per sua natura chiede condivisione.
In Italia per esempio nel 1939 viene pubblicata la norma che istituisce
la proprietà intellettuale e industriale, con r.d. (regio decreto), che
poi verrà inserita in appositi articoli del successivo Codice Civile.
Vedete: in pieno periodo fascista si sancisce questo diritto, questo è
interessante per spiegare a chi continua a parificare destra con
sinistra, le due forma di dittatura che coincidono! immaginiamoci!
Ecco da cose come queste, tremendamente importanti, si capisce il peso
delle scelte politiche. Se ci fosse stato scritto che nel caso l’oggetto
o il processo fosse stato di interesse pubblico la proprietà sarebbe
stata sospesa, allora si sarebbe trattato di un’altra impostazione
politica molto differente. E se invece la norma avesse contemplato una
partecipazione percentuale dello Stato al brevetto, avremmo avuto ancora
un altro effetto. Quindi il fascismo sosteneva con precisione il primato della proprietà privata in campo industriale,
questo magari su altre questioni faceva operazioni rivendicando una
potestà tipica dello Stato quale l’autorità in netta controtendenza su
quanto invece faceva appunto sulle proprietà intellettuali.
Tornare indietro nella storia è molto importante per capire anche il
perché si arrivavano a scrivere certe norme in un determinato momento. I
fatti precedono le norme, i fatti si accumulano nel tempo e ad un certo
punto la politica tenta di regolarli in base alle sue convinzioni
creando effetti. Il riconoscimento della proprietà intellettuale risale
all’antichità per poi ritornare ad emergere nella forma positiva nella
fase rinascimentale e chiaramente in modo dirompente nella fase
industriale. Oggi la tutela del diritto intellettuale e
industriale è regolata da leggi nazionali che si conformano ai relativi
trattati internazionali. La Cina nella sua trasformazione verso
l’economia di mercato ha legiferato durante gli anni ’80 su vari
fronti, come ad esempio nel caso della Patent Law of the People’s
Republic of China emanata il 12 marzo 1984, successivamente modificata
il 4 settembre 1992, il 25 agosto 2000 e il 27 dicembre 2008.
Si capisce bene quanto peso politico abbia la regolazione di questi
diritti che sono alla base della rivendicazione della proprietà. Questo
fantastico concetto che ci unisce e ci divide! Sembra incredibile come
anche con un mondo allo specchio si rimandi questa discussione e non
solo per avidità ma anche per paura di non essere all’altezza. Perché
cambiare? “Ritorneremo come prima”, si sente dire un po’ dappertutto.
“Quando si ritornerà alla normalità”. “Si, quando troveranno il vaccino
riprenderemo, danno il PIL in rapido recupero”. “Il Recovery Fund...“,
etc. etc.
Attualmente ci sono decine di laboratori privati impegnati sull’RNA
del virus e sono partite le prime campagne di test su animali e
persone. Appena saranno concluse le fasi e ci saranno i riconoscimenti
da parte dei vari istituti sanitari nazionali ci sarà la fornitura per
l’inoculazione di massa. A pagamento come generalmente si fa, ci ricorda
con semplicità Ranieri Guerra. Guterres invece si mostra più
insofferente anche se non arriva a condannare in questo caso il
funzionamento e la tutela attuale dei diritti di proprietà. Si capisce
bene che non possa farlo altrimenti non sarebbe potuto essere li dov’è.
Noi però siamo liberi da ruoli, per cui si può dire che sarà l’antitesi
dell’equità e della precauzione dal rischio visto che il primo che
arriva farà banco regio. Per questi motivi la speranza va verso rimedi
farmacologici o di impiego degli anticorpi dei guariti a vantaggio dei
malati.
Comunque nel caso si arrivi ad un vaccino “sicuro”, almeno con
un ragionevole margine di certezza ampiamente riconosciuto, rimane il
fatto della monetizzazione del diritto di proprietà.
Volendo indisporre coloro che nel mercato ripongono una fede vediamo di
capire come si arriva alla formazione di una proprietà intellettuale e
industriale. Il privato bravo combina bene i suoi fattori produttivi
cogliendo degli obiettivi. I suoi fattori sono capitale e lavoro. I
capitale è patrimonio e il lavoro è quello relativo all’azione umana. Il
lavoro ha diverse fasi delle quali la fase iniziale è curata
generalmente dallo Stato. Il bambino impara a leggere e scrivere
progressivamente si specializza. Poi esce dal percorso formativo ed
entra nel mondo del lavoro accedendo in base a capacità o altro.
Nell’ambito lavorativo si fa esperienza e si migliora specializzandosi
fino ad arrivare a inventare qualcosa che può assumere un forte valore
di scambio. E’ il caso dei brevetto o opere dell’ingegno, sono comunque
proprietà intellettuali e industriali.
Nella storia recente da alcuni decenni la proprietà intellettuale
riguarda anche le attività delle università sia pubbliche che private.
Tutti intenti ad inventare qualcosa di utile da vendere.
Arrivati al brevetto si vende l’uso del contenuto della proprietà e si
remunerano i fattori più il margine di guadagno. Tra i fattori
l’imposizione fiscale dovrebbe remunerare la formazione delle persone al
lavoro formate dallo Stato.
In questa ultima crisi però la posta è davvero alta e di fronte allo
specchio non possiamo rimandare la riflessione sul tema della proprietà intellettuale e industriale. Dove e come si possa sospendere. Come si possa un giorno superare, agendo sui vari piani sui quali la proprietà si articola.
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