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24/07/2021

Un bilancio del ventennale del G8. Qualche passo in avanti e, ovviamente, “in ogni caso nessun rimorso”

Scriviamo queste righe, dopo una discussione interna, a bilancio delle manifestazioni e degli eventi, per il ventennale del G8 di Genova. Abbiamo partecipato attivamente alle due giorni USB-Calp-Cambiare Rotta del 16 e 17 luglio (qui i nostri interventi), abbiamo partecipato alla giornata in Piazza Alimonda del 20 partendo con tanti altri in un bellissimo corteo fino a Piazza Matteotti. Siamo stati tra gli organizzatori degli eventi di Supporto Legale al Cap nelle serate del 20 e 21 (qui le locandine) con centinaia di presenze in ogni sera.

Qualcosa ci pare si sia mosso, in positivo... di seguito le nostre considerazioni.

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Si sono appena concluse le giornate del ventennale del G8, argomento sempre difficile da trattare, soprattutto per noi genovesi, per il carico emotivo portato dalla morte di Carlo e da tutto quel che abbiamo vissuto in quei giorni.

Se però ha ancora senso continuare a ricordare e parlarne dopo 20 anni, questo non può che essere fatto cercando di storicizzare quei fatti e quei giorni, anche in chiave autocritica, per capire cosa tirarne fuori per il futuro.

Poco senso ha, invece, proseguire con le commemorazioni e i toni celebrativi, perché la memoria sta nelle lotte, e perché quelle giornate hanno rappresentato una sconfitta inequivocabile e non qualcosa da celebrare.

Oggi, quindi, dobbiamo dirci, peraltro fuori da ogni intento polemico perché ormai fuori tempo massimo, che eravamo, purtroppo, assolutamente inadeguati alle sfide che ci ponevamo.

E per quanto potessimo, come va di moda dire oggi, avere ragione, e sicuramente ce l’avevamo dal punto di vista etico e morale, quantomeno avevamo le idee piuttosto confuse.

Difficilmente sarebbe potuto essere diverso, anche perché venivamo da un decennio terrificante che, apertosi con la crisi e il crollo del blocco sovietico, andava via via affermando sempre più la favola della fine della storia e di qualsiasi speranza nel socialismo o in qualche cambiamento radicale delle nostre società.

Ai tempi, di cosa comportasse tutto questo, per la verità, non ci avevamo capito granché, e probabilmente proprio la fine di quel ciclo storico ci aveva lasciati orfani sia di prospettive sia di un’analisi e di un ragionamento politico degni di questo nome.

Una retorica reducista e perdente di quei giorni che dobbiamo assolutamente decostruire è quella del “movimento dei movimenti” che stava per cambiare il mondo ed è stato improvvisamente sconfitto dalla violenza e dalla brutalità della polizia.

Intanto perché la repressione è un elemento strutturale di cui non si può non tenere preventivamente conto, e perché il mondo non si cambia con una manifestazione per quanto estesa.

Certo questa è una banalità che sappiamo tutti, ma alla luce di questo e con la mente distaccata potremmo ad esempio chiederci quanto avesse senso nel nostro immaginario la questione della zona rossa da violare.

Poi se guardiamo a noi stessi con gli occhi di oggi non possiamo non accorgerci che nella realtà delle cose non esisteva nessun “movimento dei movimenti”.

Abbiamo imparato che quando si costruiscono dei movimenti, si parte e si torna insieme, senza lasciare indietro nessuno. E così non è stato.

Il Genoa Social Forum, uno dei più grandi fallimenti politico-organizzativi della nostra storia, che pure di fallimenti è ricca, non ha tenuto politicamente sin dal secondo giorno di manifestazioni, avviando subito al suo interno un pietoso scaricabarile sulle responsabilità politiche e dando la stura, nel delirio generale, a quella infame e deleteria divisione tra i buoni e i cattivi che deve restare fuori dal nostro DNA.

Quel tipo di struttura è in realtà servita soprattutto ad alcuni personaggi per aver un po’ di visibilità in quegli anni e a curare il proprio tornaconto politico, e molti di questi li abbiamo ancora in mezzo ai piedi oggi, impegnati a discutere su quanto fossero cattivi i “neri” incappucciati e infiltrati, e magari a imbastire convegni con poliziotti, magistrati, e addirittura ministri del Governo Draghi.

Quest’anno però questi giorni hanno avuto anche un’aria diversa. Quella portata da una nuova generazione di compagni che si stanno politicizzando perché gli è stato apparecchiato un futuro ben peggiore di quello di tutte le generazione precedenti dal dopoguerra in avanti. Che si trovano davanti agli occhi e provano sulla loro pelle gli effetti della crisi, aggravata dalla situazione pandemica, che sta riportando il conflitto anche sui posti di lavoro come ci insegnano Adil e le lotte nella logistica, o gli operai che si oppongono a chiusure e licenziamenti come quelli di GKN o Whirlpool.

Sono anche questi elementi che ci hanno probabilmente portato a scuotere la giornata del 20 luglio in piazza Alimonda con un bellissimo corteo, al quale abbiamo partecipato tutti, e che davvero per la prima volta in tutti questi anni sembrava avere i piedi nel passato ma lo sguardo assolutamente rivolto verso il futuro.

Abbiamo letto da qualche parte che Giuliano Giuliani, a cui vogliamo bene, si sarebbe arrabbiato per questo. Non ci crediamo molto e probabilmente fa parte delle speculazioni giornalistiche, ma se davvero è così, siamo anche sicuri che abbia già assolutamente capito che non poteva essere altrimenti, e che è stata una cosa bella e giusta, perché ci ha riportato insieme su quelle strade, e perché è stata dettata in primis proprio da quei giovani che la scena stanno provando a prendersela adesso, che 20 anni fa non c’erano, e a cui non può bastare la dimensione emotiva dell’evento di ricordo con la musica e le birre.

Si sente il bisogno di organizzarsi per lottare, dobbiamo contribuire con quanto resta della nostra storia a collegare le diverse esperienze e confrontarci insieme per una nuova stagione di lotte.

Questo è il miglior modo per rilanciare in avanti ricordando quei giorni del 2001, dei quali, da queste considerazioni, emerge un quadro a tinte un po’ fosche, ma per i quali, sia chiaro, “in ogni caso nessun rimorso”.

Collettivo Comunista Genova City Strike

Video del corteo

Fonte

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