Un gruppo di giuristi e intellettuali ha chiesto “un gesto di umanità e coraggio”, per Alfredo Cospito, il prigioniero politico anarchico sottoposto al regime detentivo 41 bis e in sciopero della fame da ormai 80 giorni.
L’appello è stato sottoscritto da molte e assai diverse personalità tra i quali l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, Moni Ovadia, Massimo Cacciari e don Luigi Ciotti, ma anche da diversi ex magistrati come Beniamino Deidda, Domenico Gallo, Nello Rossi, Livio Pepino, e Franco Ippolito, ed è rivolto al ministro della Giustizia Nordio e al governo: “Chiediamo un gesto di umanità e coraggio come la revoca del 41 bis a Alfredo Cospito che è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni”, scrivono i firmatari.
Alfredo Cospito è in carcere da oltre 10 anni e dal 4 maggio scorso è sottoposto al regime di 41 bis “con esclusione di ogni possibilità di corrispondenza, diminuzione dell’aria a due ore trascorse in un cubicolo di cemento di pochi metri quadri e riduzione della socialità a una sola ora al giorno in una saletta assieme a tre detenuti”, spiega l’appello che ne chieda la revoca.
Dallo scorso 20 ottobre Cospito ha cominciato uno sciopero della fame per protesta contro il regime a cui è stato sottoposto. Una scelta su cui pochi giorni fa lo stesso avvocato difensore Flavio Rossi Albertini aveva lanciato un serio allarme: “Ha perso 35 chili, con un preoccupante calo di potassio, necessario per il corretto funzionamento dei muscoli involontari tra cui il cuore”.
L’appello ricorda che Alfredo Cospito non intende sospendere lo sciopero della fame.
“Lo sciopero della fame di detenuti potenzialmente fino alla morte è una scelta esistenziale drammatica che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti”, si legge nel testo. “A fronte di ciò, la gravità dei fatti commessi non scompare né si attenua ma deve passare in secondo piano”.
I firmatari dell’appello si dicono anche convinti della presenza di anomalie nella condanna comminata a Cospito e vede nella protesta estrema dell’anarchico un legittimo segnale di quanto loro stessi riscontrano. Da qui l’elenco di alcuni elementi poco chiari: “La frequente sproporzione tra i fatti commessi e le pene inflitte (sottolineata, nel caso, dalla stessa Corte di assise d’appello di Torino che ha, per questo, rimesso gli atti alla Corte costituzionale); il senso del regime del 41 bis, trasformatosi nei fatti da strumento limitato ed eccezionale per impedire i contatti di detenuti di particolare pericolosità con l’organizzazione mafiosa di appartenenza, in aggravamento generalizzato delle condizioni di detenzione; la legittimità dell’ergastolo ostativo”.
Alla luce di tutte le considerazioni, per i firmatari l’urgenza è “Quella di salvare una vita e di non rendersi corresponsabili, anche con il silenzio, di una morte evitabile”. Da qui l’appello all’Amministrazione penitenziaria, al Ministro della Giustizia e al Governo “perché escano dall’indifferenza in cui si sono attestati in questi mesi nei confronti della protesta di Cospito e facciano un gesto di umanità e di coraggio”.
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