Zelensky e i britannici che di certo non hanno mai risparmiato sulle vite degli altri, contavano molto sull’invasione dell’oblast di Kursk: pensavano infatti che avendo in mano un lembo della Federazione russa avrebbero potuto contrattare meglio con Mosca e arrivare a uno scambio fra territori presi dagli uni e dagli altri, nonostante la sconfitta sostanziale subita.
In realtà l’area effettivamente e saldamente tenuta, al di là di attacchi episodici e di sporadiche puntate in avanti, era davvero minuscola, circa 400 chilometri quadrati, ovvero a malapena un sesto di una provincia italiana media che per la scala cui sono abituati i russi vuol dire quasi zero, qualcosa come settecento ettari scarsi, se rapportati alla nostra penisola.
Insisto su questi dati che possono apparire superflui, ma che in realtà sono essenziali a comprendere la reale portata degli eventi. Infatti è proprio la scarsa conoscenza di essi che permette alla narrazione mainstream di costruire realtà inesistenti e di restituire idee del tutto errate.
Così come – per esempio – la presenza di truppe coreane diventata una sorta di verità grazie al fatto che molti ignorano come una percentuale significativa della popolazione russa abbia tratti asiatici.
Nonostante l’esiguità del territorio conquistato, le truppe ucraine e i mercenari di ogni tipo radunati dalla Nato si sono dedicati alla caccia ai civili e hanno ammazzato parecchi di essi, come del resto è accaduto in tutte le guerre americano – occidentali, vista l’eroica attitudine a colpire gli indifesi. E non basta: ci sono le prove delle uccisioni degli stessi ucraini che non volevano morire sotto il fuoco russo e sono perciò stati giustiziati dal fuoco amico.
Ma le truppe mandate allo sbaraglio hanno anche pagato duramente questa azione suggerita dai pianificatori britannici che per non si sa quale ragione si considerano maestri in qualsiasi cosa: per conquistare e tenere questo piccolo saliente hanno utilizzato praticamente i reparti migliori e tutto ciò che avevano in termini di mezzi corazzati.
Hanno perso poco meno di 70 mila uomini e circa 6000 mezzi, dai carri armati pesanti alle camionette corazzate, ai cannoni, mentre le perdite russe vanno da 1 a 15 o 1 a 20 a seconda delle aree.
È stato insomma l’annientamento delle truppe più fanatiche e meglio addestrate che la Nato potesse fornire, visto che le truppe d’élite ucraine sono migliori di qualsiasi reparto combattente degli eserciti dell’Alleanza atlantica, inclusi gli Stati Uniti.
Volendo essere maligni e maramaldeggiare con i cretini, si può osservare che le perdite ucraine ammontano quasi al totale di tutte le forze armate inglesi, ovvero del Paese che oggi è alla testa del bellicismo europeo, tanto isterico quanto inconsistente.
Ora i residui reparti di Kiev sono dispersi e frammentati e vagano sotto choc in quel lembo di Russia da cui vengono scacciati con perdite sanguinose dopo che con un brillante e inatteso colpo di mano dei paracadutisti e i marines russi ha diviso in due le forze ucraine e bloccato i loro rifornimenti. E tutti i mercenari catturati saranno considerati terroristi.
Il famoso e decantato “cuneo” ucraino di fatto non esiste più e con esso tutte le chiacchiere sulla “tregua” chiesta come primo passo verso le trattative: questa balzana idea era stata lanciata da Londra proprio per evitare che ci fosse il crollo di Kursk che, in ogni caso, era inevitabile viste le perdite subite.
Questo è un colpo formidabile anche contro Zelensky che è ormai l’uomo della guerra e politicamente non può trasformarsi in altro, mentre cominciano a farsi avanti i rivali che parlano apertamente di trattative, da Arestovich a Poroshenko sino a alla regina della corruzione, Yulia Tymoshenko, che pare sia stata contattata dalla squadra di Trump.
La dissoluzione del cuneo è anche un bel colpo per l’Europa della guerra che difficilmente potrà continuare a spacciare l’idea che, con un supporto sufficiente e pazienza strategica, l’Ucraina potrebbe imporre una sconfitta a Mosca o che un velo di truppe europee, magari nelle retrovie, possa seriamente servire a fermare l’avanzata dell’esercito russo. E come probabilmente molti intuiscono, il famoso riarmo europeo, votato dalla ciurma ubriaca di Strasburgo, non è altro che un grande affare per i soliti noti e una sottrazione di risorse per le società del continente.
Solo che questa volta il tentativo di risollevare l’economia con il riarmo somiglia molto al piano economico del signor Hitler, altro che Musk col braccio alzato in cui si rifugiano i cervelli in acqua, anche quelli che viaggiano in Tesla perché faceva fico. Quelli appunto su cui contano i signori della guerra.
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