Qualche giorno fa avevamo riportato la notizia dell’inchiesta del Financial Times che aveva scoperto come la pulizia etnica della Striscia di Gaza fosse diventata un business, in cui anche il think tank fondato da Tony Blair e che porta il suo nome era stato coinvolto. Ora il quotidiano britannico ha rilasciato ulteriori notizie, che dipingono un quadro ancora più fosco, se possibile.
A fare le valutazioni finanziarie della grande opera di ricollocamento forzato pensata dai sionisti era stata chiamata la società di consulenza statunitense Boston Consulting Group (BCG). Essa era stata coinvolta sia nella creazione della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), denunciata da più parti come uno strumento del genocidio, sia nel programma Aurora, cioè lo sfollamento dei gazawi.
La BCG si era difesa dalle accuse di essere stata complice di alcuni terribili crimini contro l’umanità dicendo che nel primo caso erano stati due soci a muoversi in autonomia, poi costretti a dimettersi; nel secondo caso invece ci si era resi conti in ritardo del portato dei servizi offerti. Come se da due anni non ci fossero notizie di massacri indiscriminati ogni giorno.
Ad ogni modo, ora arriva la pietra tombale sulla credibilità di queste affermazioni, e infatti per ora la BCG si è rifiutata di commentare. La società avrebbe infatti stipulato un contratto da un milione di dollari per un progetto, finanziato dal Qatar, che puntava a far arrivare beni a Gaza via mare, su chiatte che sarebbero dovute partire da Cipro.
A questa iniziativa la BCG avrebbe lavorato insieme alla compagnia privata Fogbow, che si occupa della distribuzione di aiuti umanitari ed è guidata da veterani delle forze armate statunitensi. Ex militari che si sono reinventati per fare profitto sulle guerre che conduce o indirettamente arma e finanzia il Pentagono in mezzo mondo.
Questa volta, la BCG non può accampare scuse. Le fonti interne che hanno parlato al Financial Times hanno infatti affermato: “il progetto è stato sottoposto al nostro rigoroso processo di supervisione interna, che include commissioni di revisione interne e valutazione in tempo reale”. Tutti erano ben consapevoli di quel che stavano facendo, ed è bene chiarire la gravità di quello di cui si parla.
Infatti, l’arrivo di beni via mare può sembrare una buona cosa, soprattutto considerato che la via marittima è tutt’oggi preclusa. Ma è proprio questo il punto: la BCG e la Fogbow stavano partecipando all’estromissione definitiva del sistema di aiuti umanitari gestito dalle Nazioni Unite in favore della privatizzazione della fame imposta come strumento di guerra a Gaza.
L’illegale assedio della Striscia è continuato anche di fronte al caso della nave della Freedom Flotilla che è stata fermata insieme a tutto il suo equipaggio, appena qualche settimana fa. In quel caso, gli aiuti erano accompagnati dalla richiesta di fine del regime di apartheid e di blocco condannato sotto tutti gli aspetti del diritto internazionale, non da una parcella da pagare.
Altro che ‘ordine basato su regole’. È il far west della legge del più forte. Se il rapporto stilato di recente da Francesca Albanese ha creato molto scalpore, con alcuni che l’hanno criticato perché elenca in sostanza qualsiasi tipo di rapporto economico con Israele, questo caso dimostra perché la relatrice speciale ONU è nel giusto.
Il genocidio è diventato un affare, e soprattutto ogni legame economico con l’entità sionista rappresenta un sostegno al regime di apartheid. Nel rispetto del diritto internazionale, tali rapporti andrebbero solo e soltanto recisi, per far sì che tale regime si indebolisca e venga abbattuto una volta per tutte.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento