Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/12/2016

Il dissesto idrogeologico in Liguria ai tempi dell’austerity


Sono passati oramai parecchi giorni dall'ultima allerta rossa che ha investito la Liguria. Da circa un anno le allerte per le forti piogge hanno cambiato forma e vengono stabilite attraverso gradazioni di colore (gialla, arancione e rossa) con una serie di provvedimenti obbligatori stabiliti per legge. In genere scattano un paio di allerte di massimo livello ogni anno con chiusure obbligatorie per scuole a altri uffici pubblici mentre la maggior parte dei posti di lavoro privati continuano a funzionare (negozi e attività commerciali in primis) creando disagio e lasciando a rischio migliaia di lavoratori costretti a uscire di casa. L'ultima allerta ha coinvolto tutta la Liguria da Ponente a Levante e in particolare ha concentrato la sua forza sull'estremo ponente da Savona a Ventimiglia dove si sono registrati i più forti disagi e parecchi danni all'agricoltura. La città di Genova ha avuto problemi limitati e non si sono registrati i gravi disagi delle precedenti alluvioni.

Più che una Regione dove piove tantissimo, la Liguria è una regione a grave dissesto idrogeologico. Questa è la frase che sentirete più spesso leggendo i giornali o guardando i programmi televisivi. Cosa ciò significhi però non è chiarissimo. Il territorio ligure ha in effetti delle particolarità legate al suo essere una sottile striscia di terreno con alle spalle colline e montagne che convogliano le acque a valle su terreni che fatalmente tendono a restringersi a causa dell'urbanizzazione della costa. Inoltre, non si considera a sufficienza il fenomeno legato alla speculazione spesso selvaggia dei terreni costieri che crea veri e propri tappi su cui l'acqua si infrange ed esce dagli alvei creando disastri.

Il fenomeno della speculazione edilizia sulle coste è quindi centrale per capire le difficoltà idrogeologiche. Le cause sono quindi legate a una politica che dura da tantissimo tempo e che, nonostante le ripetute alluvioni, non subisce nessuna variazione.

Inoltre, attraverso la gestione dei fondi europei, si cerca di gestire l'emergenza mediante opere specifiche (lo scolmatore del fiume Bisagno a Genova è l'esempio lampante) il cui funzionamento è però tutto da verificare. E' interessante comunque vedere come la politica degli amministratori non riesca a fare altro che proporre soluzioni tampone con gestione di soldi e appalti a carico dei soliti noti (lo scolmatore è appaltato all'impresa Salini-Impregilo...) mentre continua con l'opera di urbanizzazione scellerata dei terreni collinari dove le zone che dovrebbero trattenere e rallentare l'acqua (le aree agricole o boschive) spariscono per far posto a strutture residenziali, parcheggi a gestione privata e supermercati di ogni genere.

La questione centrale è legata ai finanziamenti che ci sono per le grandi opere la cui utilità è presunta o nulla ma non prevedono mai il finanziamento di quelle piccole mansioni quotidiane che garantirebbero invece risultati migliori. Genova ma anche i piccoli comuni della Liguria sono sottoposti infatti a tagli e privatizzazioni che diminuiscono gli addetti alla manutenzione delle strade, della rete fognaria e dei fiumi.

Si tratta quindi di discutere la validità di un modello di sviluppo e non il lavoro di singoli amministratori.

Per spiegarci meglio ricordiamo alcuni fatti: il penultimo Sindaco di Genova Marta Vincenzi si è giocata la sua tristissima carriera politica con la penultima alluvione. Dopo essere stata sconfitta alle primarie del PD travolta dall'impressione causata dall'alluvione del 2011 è stata recentemente condannata a 5 anni in primo grado per mancanze e bugie nella gestione dell'emergenza. A oggi è stata l'unica a pagare mentre chi l'ha sostituita non ha mosso un dito per risolvere le cause di fondo del dissesto. Il Sindaco Doria ha recentemente accompagnato il Presidente Renzi che ha visitato il nuovo scolmatore del Bisagno in costruzione, ha ricevuto dal Presidente del Consiglio (oramai ex) la promessa di fondi per l'ennesima colata di cemento su Genova (il blue print del famoso architetto Renzo Piano) e si appresta a privatizzare i servizi di raccolta dei rifiuti e a tagliare nuovi posti alla manutenzione del territorio.

La ditta Salini Impregilo prende tonnellate di finanziamenti per lo scolmatore ma anche per i lavori del Terzo Valico dove li gestisce insieme a un bel po' di cosche mafiose. Gli amministratori dei quartieri e delle delegazioni più a rischio alluvione si fanno fotografare di notte con in mano le vanghe per sbloccare i tombini intasati ma, il mattino dopo, inaugurano nuovi centri commerciali su terreni che avrebbero bisogno di meno cemento e più alberi. Gli amministratori delle zone che sono interessate al Terzo Valico si impegnano in raccolte fondi per i terremotati del centro Italia ma non muovono un dito quando crollano pezzi di collina sotto i quali continuano a scavare per costruire gallerie di una linea ferroviaria strategica solo per gli interessi di qualche costruttore.

Tutte le volte quindi in Liguria e a Genova si contano i danni e, come nel caso recente, proviamo tutti sollievo passata l'emergenza. In casi recenti la popolazione si è data da fare attraverso il volontariato per ripulire strade e magazzini invasi dal fango. Qualche giorno dopo gli stessi volontari venivano trasformati in angeli del fango buoni da essere fotografati assieme a coloro che continuano politiche criminali.

Per fortuna, anche nel nostro territorio c'è chi non ci sta e unisce il volontariato sociale a una precisa valutazione politica dei problemi. Nate in maniera spontanea durante le precedenti emergenze e all'opera negli aiuti ai terremotati le BSA si sono formate quindi anche a Genova. Perché la solidarietà è un valore quando è in grado di incidere sulla realtà e non solo funzionare da specchietto propagandistico per qualche politico la cui azione è parte del problema e non certo soluzione. Il ruolo delle BSA non è quindi semplicemente quello di aiutare in momenti di difficoltà ma soprattutto quello di creare consapevolezza nelle fasce popolari che le calamità non sono un destino ma il risultato di politiche scellerate e ripetute che vanno totalmente ribaltate.

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29/11/2016

Terremoto. Governo e Protezione Civile prendano esempio da Tolentino e Pieve Torina

Gli sfollati non hanno bisogno solo di un tetto e un letto su cui dormire. Le Brigate della Solidarietà Attiva ritengono che debbano essere rispettate la libertà di scelta, la dignità e l'intimità dei nuclei familiari, per questo abbiamo dato voce ai nuclei di popolazione molto critici con la soluzione proposta dal governo dei "grandi campi container" (foto sotto) in cui concentrare centinaia di persone, costrette a condividere cucina, servizi igienici e spazi comuni. Sosteniamo da mesi invece che l'alternativa ci sia e consiste nel regolamentare e nell'autorizzare, con il contributo dello Stato, chi ne ha la possibilità ad allestire il container nelle vicinanze della propria casa inagibile utilizzando i medesimi allacci di acqua, energia elettrica e fognature.

Applicare l'alternativa proposta consentirebbe inoltre di rimodulare i campi container predisposti dal Governo in maniera da accogliere le esigenze dei cittadini. Anche per questo ci sentiamo in sintonia con i Comuni di Pieve Torina e di Tolentino per la soluzione proposta, che vi illustriamo attraverso il comunicato stampa diramato ieri da Tolentino: "Nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale il Sindaco Giuseppe Pezzanesi ha proposto un documento unitario, approvato all’unanimità, volto ad adottare un apposito atto che disciplini la localizzazione, realizzazione temporanea e successiva rimozione di manufatti temporanei, stante la loro caratteristica di provvisorietà da parte di coloro che hanno la propria abitazione inagibile. L’intenzione è quella di emettere una ordinanza finalizzata a disciplinare la localizzazione e realizzazione privata di manufatti temporanei fissi o mobili rivolta ai cittadini che hanno la propria abitazione o sedi di attività economica o professionale temporanea. Quindi un atto finalizzato ad individuare soluzioni che consentano un’adeguata sistemazione alloggiativa delle popolazioni, in contesti in cui operino strutture che garantiscano il regolare svolgimento della vita della comunità locale e ad assicurare il presidio di sicurezza del territorio, nonché di scongiurare l’esodo verso altre città. I manufatti potranno essere realizzati e istallati solo laddove sia possibile avere un allaccio alla rete fognaria esistente o in alternativa sia possibile realizzare lo scarico delle acque reflue con altri dispositivi conformi alla normativa. I manufatti dovranno essere realizzati nel rispetto della normativa antisismica e con la garanzia di tutti i requisiti minimi di sicurezza (certificazione degli impianti tecnologici, relativi allacci alle reti esistenti) igienico sanitario e antincendio. Dovranno rispettare le distanze minime previste dal Codice civile, essere ad un solo piano ed avere una altezza massima non superiore ai 2,70 metri e con dimensioni massime di 45 mq. Resta inteso che i manufatti temporanei dovranno essere rimossi al cessare dello stato di emergenza e comunque non oltre il ripristino delle condizioni di agibilità del fabbricato precedentemente occupato. Per l’istallazione dovrà essere presentata una domanda contenente l’impegno alla rimozione con allegata polizia fideiussoria per poter escludere l’Amministrazione pubblica da eventuali spese aggiuntive per lo smantellamento".

Brigate della solidarietà Attiva


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08/11/2016

Terremoto. Meglio tardi che mai...

Non è nostra abitudine intervenire pubblicamente mentre operiamo in una situazione di emergenza. Lo facciamo dopo aver praticato solidarietà a testa bassa dal 24 agosto cercando di dare risposte concrete a bisogni concreti. Lo facciamo soprattutto per raccontare ciò che vediamo e ciò che ci viene chiesto dalle popolazioni colpite dal Sisma.

Noi abbiamo sempre saputo che la popolazione colpita dal terremoto degli appennini, o almeno una sua parte, non avrebbe abbandonato quelle terre e la sua comunità. Lo sappiamo perché lo abbiamo visto e perché ce lo raccontano le mille storie delle persone cui stiamo a fianco giorno dopo giorno.

Non è il nostro metodo quello di far polemica rispetto ad una situazione di difficoltà. Segnaliamo però con forza che anche negli interventi di emergenza deve essere fondamentale il rispetto dei cittadini, ai quali oggi va garantita nel più breve tempo possibile la massima assistenza nell'esercizio del diritto di scelta.

Fin da subito andavano consegnate Casette Mobili (o container). In questa maniera la vita sociale di queste persone, la loro economia rurale, la loro comunità, almeno in parte avrebbe mantenuto vitalità e radici. E' questo secondo noi è il primo passo per pensare alla ricostruzione. Oltre un mese fa consegnammo una casetta mobile proprio per questo motivo, sostenendo un principio molto semplice: “se noi, che siamo una piccola associazione, riusciamo a trovare le risorse per portare una casetta mobile, lo Stato che è mille volte più organizzato e più potente perché non ne ha portate già cento per la popolazione di questo cratere, per le quali sarebbe un grosso danno spostarsi?”.

Decidere di saltare quella fase per andare direttamente ai villaggi SAE a primavera è stato
un errore. Oggi il governo è tornato sui sui passi grazie anche alle pressioni della popolazione. Ci auguriamo che i promessi container arrivino prima che la neve paralizzi l'intero cratere.

Per approfondire il tema e visionare il racconto del nostro intervento sul campo:

https://www.facebook.com/terremotocentroitalia/?fref=ts

http://brigatesolidarietaattiva.blogspot.it/

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