Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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31/05/2022
24/12/2015
Insostenibile servilismo del Quirinale verso gli Stati Uniti. Graziati gli agenti della Cia
Cambiano i presidenti ma non cambia il servilismo delle autorità italiane verso gli Stati Uniti. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato oggi tre decreti di concessione di grazia rispettivamente a Massimo Romani, Betnie Medero e Robert Seldon Lady. Ma se nel primo caso si tratta di un classico caso giudiziario (arrestato in Thailandia per traffico di droga e poi detenuto in Italia), nel secondo e nel terzo caso si tratta di una decisione prettamente politica e servile nei confronti delle autorità statunitensi, in totale continuità con quanto già fatto da Napolitano – la grazia concessa ad un agente della Cia – verso la fine del suo mandato. Si tratta di tre casi in cui sono stati "graziati" degli alti funzionari e agenti della Cia condannati in Italia dal tribunale di Milano per il sequestro illegale di Abu Omar, avvenuto sul territorio italiano nel tristissimo periodo delle "rendition" seguite agli attentati dell'11 settembre.
Betnie Madero all'epoca del sequestro in Italia di Abu Omar, era la seconda segretaria all'ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Ma era anche un agente della Cia ed è stata condannata a sei anni di reclusione dalla Corte d'Appello di Milano per sequestro dell'imam Abu Omar avvenuto il 17 febbraio nel capoluogo lombardo. L'operazione – illecita per il diritto italiano, ma lecita per quello americano – era un caso di 'extraordinary rendition' nei confronti di un sospetto terrorista disposto dall'amministrazione Usa e per il quale sono stati condannati 23 agenti dell'agenzia di intelligence americana. La donna, secondo i giudici, ha preso parte alla fase preparatoria ed esecutiva del rapimento, fino al trasferimento di Abu Omar nella base aerea di Aviano. La Corte ha negato l'immunità diplomatica per la donna, che era stata invece riconosciuta in primo grado, perché, ha evidenziato la Cassazione che ha confermato il verdetto di secondo grado, Madero agì "non già nell'esercizio delle funzioni di membro della missione diplomatica, bensì nelle vesti di responsabile ad alto livello dell'organizzazione in Italia della Cia".
Robert Seldon Lady era il capo centro della Cia a Milano. A Seldon Lady fu inflitta la condanna più alta, 9 anni di reclusione. Considerato la 'mente' del sequestro di Abu Omar, fu l'agente della Cia che tenne anche i contatti con gli uomini del Sismi. Risulta presente in Egitto quando venne trasportato l'imam prelevato da Milano. Nel luglio del 2013, l'uomo è stato arrestato a Panama sulla base di un mandato di cattura internazionale firmato dal ministro della Giustizia italiano. Ma, invece di essere estradato nel nostro Paese, fu rispedito negli Usa. Nel settembre del 2013 Seldon Lady ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo la grazia, già concessa dallo stesso capo dello Stato ad un altro degli agenti della Cia partecipanti alla 'rendition', il colonnello Joseph Romano. Una grazia, no una vergogna.
Fonte
Betnie Madero all'epoca del sequestro in Italia di Abu Omar, era la seconda segretaria all'ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Ma era anche un agente della Cia ed è stata condannata a sei anni di reclusione dalla Corte d'Appello di Milano per sequestro dell'imam Abu Omar avvenuto il 17 febbraio nel capoluogo lombardo. L'operazione – illecita per il diritto italiano, ma lecita per quello americano – era un caso di 'extraordinary rendition' nei confronti di un sospetto terrorista disposto dall'amministrazione Usa e per il quale sono stati condannati 23 agenti dell'agenzia di intelligence americana. La donna, secondo i giudici, ha preso parte alla fase preparatoria ed esecutiva del rapimento, fino al trasferimento di Abu Omar nella base aerea di Aviano. La Corte ha negato l'immunità diplomatica per la donna, che era stata invece riconosciuta in primo grado, perché, ha evidenziato la Cassazione che ha confermato il verdetto di secondo grado, Madero agì "non già nell'esercizio delle funzioni di membro della missione diplomatica, bensì nelle vesti di responsabile ad alto livello dell'organizzazione in Italia della Cia".
Robert Seldon Lady era il capo centro della Cia a Milano. A Seldon Lady fu inflitta la condanna più alta, 9 anni di reclusione. Considerato la 'mente' del sequestro di Abu Omar, fu l'agente della Cia che tenne anche i contatti con gli uomini del Sismi. Risulta presente in Egitto quando venne trasportato l'imam prelevato da Milano. Nel luglio del 2013, l'uomo è stato arrestato a Panama sulla base di un mandato di cattura internazionale firmato dal ministro della Giustizia italiano. Ma, invece di essere estradato nel nostro Paese, fu rispedito negli Usa. Nel settembre del 2013 Seldon Lady ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo la grazia, già concessa dallo stesso capo dello Stato ad un altro degli agenti della Cia partecipanti alla 'rendition', il colonnello Joseph Romano. Una grazia, no una vergogna.
Fonte
16/12/2014
GB-USA, i compari
di Emy Muzzi
Londra. E’ stato sufficiente aspettare pochi giorni di assestamento delle breaking news e dei titoli sulle prime pagine, perché la verità sul report CIA che qui a Londra si sospettava venisse a galla. Per la conferma di Downing Street che i servizi inglesi e americani abbiano avuto diversi incontri prima della pubblicazione del report sulle torture inflitte dalla CIA ai presunti sospetti terroristi, abbiamo dovuto aspettare solo due giorni.
Gli incontri tra l’MI6 ed i colleghi d’oltreoceano erano cominciati subito dopo l’inizio dell’indagine della commissione del Senato Usa nel 2009. Pertanto, è il caso di dedurre, nelle oltre 480 pagine del report rese pubbliche, non c’è alcun riferimento ad alcun coinvolgimento del governo, dell’intelligence, o di agenzie britanniche nelle operazioni di ‘rendition’. Il totale delle pagine ancora segrete, ‘classified’, è di 6mila, i dati raccolti in sei anni ammontano a sei milioni di pagine. Nella sintesi finale si è perso qualcosa...
Quel ‘qualcosa’ di rilevante si è perso probabilmente negli incontri - almeno 21 in due anni secondo il The Guardian - tra l’ambasciatore britannico a Washington, Sir Peter Westmacott, e la senatrice Dianne Feinstein, a capo della Commissione Intelligence del Senato USA. Ma sembra che i ‘meetings’ fossero il proseguimento di una tradizione diplomatica nata con il report stesso. In aggiunta il ministro degli interni inglese, Teresa May, non ha mancato di onorare la Commissione Intelligence Usa con una visita sulla quale è stata chiamata a rispondere in Parlamento.
Il programma anti terrorismo ‘rapimento, internamento e tortura in prigioni nascoste’ (più diplomaticamente conosciuto come rendition), inaugurato da George W Bush dopo gli attacchi dell’11 Settembre, ha coinvolto diversi paesi e governi, inclusa l’Italia, e sembra poco credibile che i cugini inglesi, fronte europeo della lotta contro il terrorismo, non abbiano fatto la loro parte. A quanto denuncia Reprieve, ONG inglese a sostegno dei diritti umani, le torture sarebbero state inflitte nelle prigioni nascoste controllate dalla CIA (black sites) anche in territorio britannico, come l’isola Diego Garcia, atollo nell’Oceano Indiano appartenente alla Corona, sede della più vasta base militare americana in territorio estero e di un ‘black site’ che avrebbe ‘ospitato’ nel 2004 il dissidente libico Abdel Hakim Belhadj o almeno lo scalo del volo che lo rimpatriava in Libia per essere incarcerato e poi torturato dalla polizia segreta di Gheddafi in una operazione congiunta MI6-CIA.
Adesso le autorità britanniche sono chiamate a rendere conto della eventuale responsabilità che i rapimenti dei sospetti e le torture inflittegli possano essere avvenute in territorio britannico. In queste ore trionfa il giustificazionismo: l’ex ministro degli esteri conservatore, William Hague, il giorno della diffusione del report ha preso le distanze: “Penso che tutti noi prima dovremmo leggere il report - ha dichiarato ad una TV londinese - ma ciò che so come ex ministro degli esteri e come responsabile per alcune delle nostre intelligence agencies fino a pochi mesi fa, è che in questo paese i nostri servizi segreti non solo hanno fatto un lavoro fantastico garantendo la sicurezza dei cittadini, ma anche mantenendo una stretta osservanza della legge e dei diritti umani in tutto il mondo. Noi possiamo garantire per le nostre agenzie e dobbiamo vedere cosa il report dice riguardo a ciò che la CIA ha fatto in passato”. Una dichiarazione che equivale ad un no-comment.
La
pubblicazione del report, del resto, preoccupava Hague da diversi mesi.
Nel luglio scorso, quando era ancora a capo del Foreign Office, nel
rassicurare che “il governo britannico non ha mai cercato di influenzare
il contenuto del report” aveva scritto in una lettera indirizzata ai
responsabili di Reprieve riferendosi agli incontri con i
rappresentanti del Senato Usa: “Abbiamo formalmente chiesto
rassicurazioni affinché fossero seguite le procedure ordinarie che
prevedono l’autorizzazione nel caso in cui la documentazione fornita
alla Commissione del Senato venga resa pubblica”. La documentazione
riguardante il Regno Unito c’è, ma non compare nel report. Diciamo che
non è sopravvissuta alla ‘redazione’ finale, al pari di quella
riguardante altri paesi.
Nella mappa delle location dell’orrore l’aeroporto di Prestwick (Glasgow) è segnato come uno degli scali principali. Secondo il report del Consiglio d’Europa nel 2006, in alcuni aeroporti britannici (militari e civili?) hanno fatto scalo i voli della CIA con a bordo sospetti rapiti e trasportati in luoghi segreti e remoti per essere sottoposti a torture.
Nello stesso report UE anche Roma è segnata tra gli scali principali ed in altre mappe relative ad inchieste sulle renditions, l’Italia è segnata come uno dei paesi in cui i rapimenti venivano effettuati. Un esempio di ciò fu il caso dell’Imam Abu Omar, rapito a Milano dagli agenti della CIA coadiuvato dal Sismi (allora guidato da Pollari), trasportato segretamente in Egitto, torturato, rilasciato da un tribunale egiziano in quanto innocente con conseguente condanna (simbolica e non effettiva) dei 23 agenti americani nel 2009 da una corte di giustizia italiana.
In quel caso la giustizia ha salvato una delle vittime innocenti del programma anti-terrorismo della CIA; altri non sono sopravvissuti a torture che hanno portato in molti casi anche alla morte di persone considerate sospette senza alcuna prova e private del diritto alla giustizia. Il terrorismo degli "antiterroristi".
Fonte
Londra. E’ stato sufficiente aspettare pochi giorni di assestamento delle breaking news e dei titoli sulle prime pagine, perché la verità sul report CIA che qui a Londra si sospettava venisse a galla. Per la conferma di Downing Street che i servizi inglesi e americani abbiano avuto diversi incontri prima della pubblicazione del report sulle torture inflitte dalla CIA ai presunti sospetti terroristi, abbiamo dovuto aspettare solo due giorni.
Gli incontri tra l’MI6 ed i colleghi d’oltreoceano erano cominciati subito dopo l’inizio dell’indagine della commissione del Senato Usa nel 2009. Pertanto, è il caso di dedurre, nelle oltre 480 pagine del report rese pubbliche, non c’è alcun riferimento ad alcun coinvolgimento del governo, dell’intelligence, o di agenzie britanniche nelle operazioni di ‘rendition’. Il totale delle pagine ancora segrete, ‘classified’, è di 6mila, i dati raccolti in sei anni ammontano a sei milioni di pagine. Nella sintesi finale si è perso qualcosa...
Quel ‘qualcosa’ di rilevante si è perso probabilmente negli incontri - almeno 21 in due anni secondo il The Guardian - tra l’ambasciatore britannico a Washington, Sir Peter Westmacott, e la senatrice Dianne Feinstein, a capo della Commissione Intelligence del Senato USA. Ma sembra che i ‘meetings’ fossero il proseguimento di una tradizione diplomatica nata con il report stesso. In aggiunta il ministro degli interni inglese, Teresa May, non ha mancato di onorare la Commissione Intelligence Usa con una visita sulla quale è stata chiamata a rispondere in Parlamento.
Il programma anti terrorismo ‘rapimento, internamento e tortura in prigioni nascoste’ (più diplomaticamente conosciuto come rendition), inaugurato da George W Bush dopo gli attacchi dell’11 Settembre, ha coinvolto diversi paesi e governi, inclusa l’Italia, e sembra poco credibile che i cugini inglesi, fronte europeo della lotta contro il terrorismo, non abbiano fatto la loro parte. A quanto denuncia Reprieve, ONG inglese a sostegno dei diritti umani, le torture sarebbero state inflitte nelle prigioni nascoste controllate dalla CIA (black sites) anche in territorio britannico, come l’isola Diego Garcia, atollo nell’Oceano Indiano appartenente alla Corona, sede della più vasta base militare americana in territorio estero e di un ‘black site’ che avrebbe ‘ospitato’ nel 2004 il dissidente libico Abdel Hakim Belhadj o almeno lo scalo del volo che lo rimpatriava in Libia per essere incarcerato e poi torturato dalla polizia segreta di Gheddafi in una operazione congiunta MI6-CIA.
Adesso le autorità britanniche sono chiamate a rendere conto della eventuale responsabilità che i rapimenti dei sospetti e le torture inflittegli possano essere avvenute in territorio britannico. In queste ore trionfa il giustificazionismo: l’ex ministro degli esteri conservatore, William Hague, il giorno della diffusione del report ha preso le distanze: “Penso che tutti noi prima dovremmo leggere il report - ha dichiarato ad una TV londinese - ma ciò che so come ex ministro degli esteri e come responsabile per alcune delle nostre intelligence agencies fino a pochi mesi fa, è che in questo paese i nostri servizi segreti non solo hanno fatto un lavoro fantastico garantendo la sicurezza dei cittadini, ma anche mantenendo una stretta osservanza della legge e dei diritti umani in tutto il mondo. Noi possiamo garantire per le nostre agenzie e dobbiamo vedere cosa il report dice riguardo a ciò che la CIA ha fatto in passato”. Una dichiarazione che equivale ad un no-comment.
Nella mappa delle location dell’orrore l’aeroporto di Prestwick (Glasgow) è segnato come uno degli scali principali. Secondo il report del Consiglio d’Europa nel 2006, in alcuni aeroporti britannici (militari e civili?) hanno fatto scalo i voli della CIA con a bordo sospetti rapiti e trasportati in luoghi segreti e remoti per essere sottoposti a torture.
Nello stesso report UE anche Roma è segnata tra gli scali principali ed in altre mappe relative ad inchieste sulle renditions, l’Italia è segnata come uno dei paesi in cui i rapimenti venivano effettuati. Un esempio di ciò fu il caso dell’Imam Abu Omar, rapito a Milano dagli agenti della CIA coadiuvato dal Sismi (allora guidato da Pollari), trasportato segretamente in Egitto, torturato, rilasciato da un tribunale egiziano in quanto innocente con conseguente condanna (simbolica e non effettiva) dei 23 agenti americani nel 2009 da una corte di giustizia italiana.
In quel caso la giustizia ha salvato una delle vittime innocenti del programma anti-terrorismo della CIA; altri non sono sopravvissuti a torture che hanno portato in molti casi anche alla morte di persone considerate sospette senza alcuna prova e private del diritto alla giustizia. Il terrorismo degli "antiterroristi".
Fonte
22/07/2013
Colonia Italia
C’è poco da stupirsi dell’ennesimo schiaffo ricevuto dall’alleato statunitense depositario massimo della libertà nel mondo. La sua.
Un concetto personalissimo di questa magnifica categoria che nel codice statunitense diventa licenza e sopruso verso gli amici prima che sui nemici. L’avevano già fatto nelle situazioni più varie di pace e di guerra, vera e simulata. Per chi siede alla Casa Bianca il politico italiano è comunque un erede del De Gasperi che animato da tanta fede e senso realistico andava col cappello in mano a raccogliere oboli per la nazione da ricostruire e mettere a disposizione di nuovi padroni. Una Patria che ha barattato il piano Marshall coi piani di Gladio e poi nei decenni quello Solo, le strategie della tensione, la guerra a bassa intensità, l’operazione Blue Moon non ha mai potuto vantare alcun libero arbitrio. E’ vero che al mondo legami e lacciuoli sono molteplici e più in alto si va nelle ragioni di Stato più i primi aumentano e s’intorbidiscono. Ma l’Italia asservita – democristiana, del centrosinistra della prim’ora, consociativa, berlusconiana e ora emergenziale – ha mutuato dall’alleato-padrone l’inquietante tratto della menzogna. Per decenni ha nascosto le trame e mentito ai cittadini con quella classe politica imperitura e impudica che aveva il volto degli “statisti” Andreotti e Cossiga. E la tradizione prosegue.
Perciò la finta irritazione allo scippo d’un “Lady” particolare qual è lo 007 della Cia, condotto dal rifugio panamense non in Italia dove l’attendeva un mandato di cattura internazionale mosso dalla Procura milanese bensì negli States in cui l’hanno ricondotto i sodali dell’Intelligence di Langley, pare l’ennesima penosa recita d’un Esecutivo senza identità se non quella di servire voleri e capricci dell’Impero.
Nel 2003 quell’uomo diresse la notissima operazione di Extraordinary Rendition nella quale un carabiniere del Ros collaborava con agenti statunitensi che rapivano (a Milano) e torturavano (al Cairo) l’imam Abu Omar.
Ora l’epicedio tanto per darsi un tono, ma dall’ode si scade nella sceneggiata. Cancellieri (sic), Bonino, Letta non vogliono né possono protestare e alzare la voce verso la Casa Bianca. Glielo impedisce il passato filo yankee di decine di governi che furono e un’attualità sempre più scadente verso qualsiasi elargitore e impostore come mostra il pasticcio kazako. Un establishment che si blinda con “non sapevo” bugiardi o incapaci scredita la nazione. Un premier che lo spalleggia nel triste spettacolo (per salvare anche se stesso) è complice. Un Parlamento che puntella questo scempio è colluso. Un Capo di Stato che cerca di giustificare il misfatto col catastrofismo di quel che può accadere suggella l’anormalità politica in cui vive l’Italia. Che non cessa di rimanere colonia e dove non solo lo stato di diritto ma l’etica di uno Stato sono smarriti. Per questo siamo relegati al ruolo di punching-ball e gli schiaffi ci arrivano da ogni direzione.
Fonte
Un concetto personalissimo di questa magnifica categoria che nel codice statunitense diventa licenza e sopruso verso gli amici prima che sui nemici. L’avevano già fatto nelle situazioni più varie di pace e di guerra, vera e simulata. Per chi siede alla Casa Bianca il politico italiano è comunque un erede del De Gasperi che animato da tanta fede e senso realistico andava col cappello in mano a raccogliere oboli per la nazione da ricostruire e mettere a disposizione di nuovi padroni. Una Patria che ha barattato il piano Marshall coi piani di Gladio e poi nei decenni quello Solo, le strategie della tensione, la guerra a bassa intensità, l’operazione Blue Moon non ha mai potuto vantare alcun libero arbitrio. E’ vero che al mondo legami e lacciuoli sono molteplici e più in alto si va nelle ragioni di Stato più i primi aumentano e s’intorbidiscono. Ma l’Italia asservita – democristiana, del centrosinistra della prim’ora, consociativa, berlusconiana e ora emergenziale – ha mutuato dall’alleato-padrone l’inquietante tratto della menzogna. Per decenni ha nascosto le trame e mentito ai cittadini con quella classe politica imperitura e impudica che aveva il volto degli “statisti” Andreotti e Cossiga. E la tradizione prosegue.
Perciò la finta irritazione allo scippo d’un “Lady” particolare qual è lo 007 della Cia, condotto dal rifugio panamense non in Italia dove l’attendeva un mandato di cattura internazionale mosso dalla Procura milanese bensì negli States in cui l’hanno ricondotto i sodali dell’Intelligence di Langley, pare l’ennesima penosa recita d’un Esecutivo senza identità se non quella di servire voleri e capricci dell’Impero.
Nel 2003 quell’uomo diresse la notissima operazione di Extraordinary Rendition nella quale un carabiniere del Ros collaborava con agenti statunitensi che rapivano (a Milano) e torturavano (al Cairo) l’imam Abu Omar.
Ora l’epicedio tanto per darsi un tono, ma dall’ode si scade nella sceneggiata. Cancellieri (sic), Bonino, Letta non vogliono né possono protestare e alzare la voce verso la Casa Bianca. Glielo impedisce il passato filo yankee di decine di governi che furono e un’attualità sempre più scadente verso qualsiasi elargitore e impostore come mostra il pasticcio kazako. Un establishment che si blinda con “non sapevo” bugiardi o incapaci scredita la nazione. Un premier che lo spalleggia nel triste spettacolo (per salvare anche se stesso) è complice. Un Parlamento che puntella questo scempio è colluso. Un Capo di Stato che cerca di giustificare il misfatto col catastrofismo di quel che può accadere suggella l’anormalità politica in cui vive l’Italia. Che non cessa di rimanere colonia e dove non solo lo stato di diritto ma l’etica di uno Stato sono smarriti. Per questo siamo relegati al ruolo di punching-ball e gli schiaffi ci arrivano da ogni direzione.
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