Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
08/12/2025
Tutte le azioni della Nato contro la Russia
Dall’indipendenza di Kiev in poi, gli Stati Uniti&Co. hanno fatto fallire ogni tentativo di accordo tra i due Stati ex-Urss, pur di strappare l’ex Repubblica sovietica all’influenza del Cremlino
La guerra in Ucraina è il culmine di un crollo trentennale dell’ordine di sicurezza europeo.
Lungi dall’essere inevitabile o predeterminata, è nata da uno smantellamento sistematico dei principi che hanno radicato l’accordo post Guerra Fredda: la neutralità degli Stati posizionati tra blocchi militari, l’impegno di USA e Germania a non espandere la NATO verso Est, nell’ex sfera Sovietica, e la dottrina dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) secondo cui la sicurezza deve esser indivisibile, ovvero che nessuno Stato può rafforzare la propria sicurezza a scapito di un altro.
Contrariamente alle narrazioni occidentali dominanti che descrivono la Russia come l’aggressore unilaterale, è assodato che le amministrazioni statunitensi successive al crollo dell'URSS, supportate nei momenti chiave dall’Unione Europea, hanno allontanato l’Ucraina dalla sua neutralità costituzionalmente sancita, trascinandola in uno scontro geopolitico. In diversi momenti, dal 1990, 1994, 2008, 2014, 2015, 2021 e 2022 fino a oggi, sono esistite esplicite vie diplomatiche (exit ramps) che avrebbero potuto garantire la sovranità dell’Ucraina, proteggere la sicurezza europea e impedire la guerra. Ogni volta, sono state respinte dall’Occidente.
Quando l’Ucraina ottenne l’indipendenza nel 1991, la neutralità fu un pilastro dell’accordo politico. La Dichiarazione di Sovranità Statale del 1990 affermava che il Paese intendeva esser uno “Stato permanentemente neutrale” che non si sarebbe unito a blocchi militari. Tale principio divenne legge: l’articolo 18 della Costituzione del 1996, impegna lo Stato alla neutralità e al non allineamento. L’opinione pubblica ucraina rafforzò tale posizione. Dagli anni '90 fino a inizi 2014, la maggioranza s’è sempre opposta all’adesione alla NATO.
Dal 1989 al 1991, i leader occidentali hanno ripetutamente assicurato ai funzionari sovietici che la NATO non si sarebbe espansa verso Est se Mosca avesse accettato la riunificazione tedesca, come ben documentato in archivi declassificati. Il 9 febbraio 1990, il Segretario di Stato americano Baker disse a Gorbaciov: “La giurisdizione della NATO non si sposterà di un pollice verso Est”. Il Ministro degli Esteri tedesco Genscher dichiarò nel gennaio 1990: “Non ci sarà un’espansione del territorio della Nato verso Est”.
L’Atto finale di Helsinki (1975) e la Carta di Parigi (1990) stabilivano che la sicurezza in Europa doveva esser collettiva, non a somma zero. La Carta per la sicurezza europea dell’OSCE del 1999 riaffermò: “Nessuno Stato accrescerà la propria sicurezza a scapito della sicurezza di altri Stati”. L’allargamento NATO, in particolare in Ucraina, violava tale principio.
Nel 1994, l’Ucraina restituì alla Russia il controllo dell’arsenale nucleare di epoca sovietica in base al Memorandum di Budapest, in un contesto di sicurezza definito da tre condizioni:
1) l’Ucraina sarebbe rimasta neutrale;
2) la NATO non si sarebbe espansa verso l’Ucraina;
3) la sicurezza europea si sarebbe basata sui principi dell’OSCE, non sulla politica di blocco.
La tragedia è che, col passare degli anni ’90, la strategia statunitense s’è conformata alla logica articolata da Brzezinski ne La grande scacchiera (1997): “Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico”. “Se Mosca riprende il controllo dell’Ucraina la Russia riacquista i mezzi per diventare un potente Stato imperiale”. Tale pensiero ha da allora plasmato la prospettiva strategica statunitense. L’obiettivo era quindi quello d’incorporare l’Ucraina nella NATO.
Nel 2004, USA e Unione Europea sostennero la Rivoluzione Arancione, fornendo assistenza finanziaria a gruppi della società civile attraverso il Fondo Nazionale per la Democrazia, USAID e varie fondazioni. Poi, nel 2008, al vertice NATO di Bucarest, e nonostante la forte opposizione di Germania e Francia, gli USA costrinsero la NATO a dichiarare: “Ucraina e Georgia diventeranno membri”. La Cancelliera tedesca Merkel ammise poi: “Dal punto di vista ucraino, questa sarebbe stata una dichiarazione di guerra per Putin”. Ma l’opinione pubblica rimase in larga maggioranza contraria all’adesione: il candidato presidenziale Viktor Yanukovich vinse le elezioni del 2009/10 su una piattaforma di neutralità e la sua amministrazione approvò una legge che codificava l’Ucraina come Stato non appartenente ad alcun blocco.
Tuttavia, le forze pro-NATO in Ucraina e Occidente videro l’opportunità quando nel 2013 Yanukovich rinviò la firma d’un accordo d’associazione con l’Unione Europea, che scatenò proteste di massa alimentate dagli USA. L’apparato statunitense per il Cambio di Regime entrò in azione.
Il 21 febbraio 2014 l’Unione Europea mediò un accordo con Yanukovich, basato su riforme costituzionali, governo d’unità nazionale ed elezioni anticipate. Invece, nel giro di poche ore, gruppi armati occuparono edifici governativi e Yanukovich fuggì, ma certo non si dimise. Il Parlamento lo rimosse senza procedure costituzionali e gli USA diedero il sostegno al Regime di fatto: l’Unione Europea rimase in silenzio e lasciò che il deep State (Stato Occulto) statunitense prendesse il comando.
Il nuovo governo adottò politiche nazionaliste e dichiarò un’operazione militare “antiterrorismo” contro le proteste nelle regioni orientali etnicamente russe. Ciò militarizzò una disputa politica e rese impossibile un compromesso. La nuova classe politica iniziò a parlare d’espellere la Russia dalla sua base navale in Crimea. Alla fine, la Russia s’impossessò della Crimea, adducendo preoccupazioni per la sicurezza nazionale relative alla Flotta del Mar Nero.
Per fermare i combattimenti a Est, la Russia contribuì a mediare l’accordo di Minsk II. Tale intesa, approvata all’unanimità dalla Risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza ONU, prevedeva un cessate il fuoco, l’autonomia (“status speciale”) per Donetsk e Lugansk, riforme costituzionali per proteggere la minoranza etnica russa e il ritiro delle armi pesanti. L’Ucraina si rifiutò di attuare l’accordo, soprattutto l’autonomia per il Donbass. La Merkel ammise poi che l’accordo aveva lo scopo di “dare tempo all’Ucraina” per rafforzare la propria forza militare.
Tra il 2015 e il 2021, l’Ucraina è divenuta di fatto un alleato NATO, grazie a esercitazioni congiunte, nuove strutture di comando conformi agli standard dell’Alleanza, missioni di addestramento con USA e Regno Unito, integrazione dell’intelligence e, soprattutto, miliardi di dollari in trasferimenti di armi. Nel 2021, l’Ucraina aveva il più grande esercito d’Europa al di fuori della Russia.
Nel dicembre 2021, la Russia ha presentato due bozze di trattato, una per gli USA e l’altra per l’Unione Europea, invitando l’Occidente a rinunciare all’adesione dell’Ucraina alla NATO, ritirare le armi NATO dai confini russi, tornare ai livelli di dispiegamento del 1997 e ripristinare i principi di sicurezza indivisibili dell’OSCE.
Gli USA si sono rifiutati di negoziare con la Russia sull’allargamento sostenendo che la “politica delle porte aperte” della NATO non fosse affar suo. Il fallimento del tentativo ha portato la Russia a lanciare l’Operazione Militare Speciale. Nel 2023, il Segretario Generale NATO Stoltenberg ha così riassunto la situazione: “Il contesto era che Putin, nell’autunno 2021, aveva dichiarato, e di fatto inviato, una bozza di trattato che voleva che la NATO firmasse, di promettere che non ci sarebbe stato un ulteriore allargamento. Era una precondizione per non invadere l’Ucraina. Ovviamente non l’abbiamo firmato. Così è andato in guerra per impedire alla NATO di avvicinarsi ai suoi confini. Ha ottenuto l’esatto opposto”.
In breve, la guerra in Ucraina non è stata il risultato di antichi odi o un improvviso atto d’aggressione, bensì il risultato prevedibile d’una serie di decisioni di USA e UE che hanno smantellato la neutralità ucraina, respinto la diplomazia con la Russia e subordinato la sicurezza dell’Ucraina a una fallimentare strategia geopolitica occidentale. Una soluzione duratura alla guerra richiede un ritorno ai principi che hanno guidato il periodo successivo alla Guerra Fredda: la neutralità dell’Ucraina, la sicurezza indivisibile dell’Europa e una vera diplomazia tra Unione Europea e Russia.
Fonte
31/08/2025
[Contributo al dibattito] - “L’Europa deve cambiare politica estera”
di Jeffrey David Sachs
La sottomissione dell’Europa agli Stati Uniti deriva quasi interamente dalla sua paura predominante della Russia, una paura che è stata amplificata dagli stati russofobi dell’Europa orientale e da una falsa narrativa sulla guerra in Ucraina. Basandosi sulla convinzione che la sua più grande minaccia alla sicurezza sia la Russia, l’UE subordina tutte le altre sue questioni di politica estera – economiche, commerciali, ambientali, tecnologiche e diplomatiche – agli Stati Uniti. Ironia della sorte, si aggrappa a Washington anche mentre gli Stati Uniti sono diventati più deboli, instabili, erratici, irrazionali e pericolosi nella loro stessa politica estera verso l’UE, fino al punto di minacciare apertamente la sovranità europea in Groenlandia.
Per tracciare una nuova politica estera, l’Europa dovrà superare la falsa premessa della sua estrema vulnerabilità alla Russia. La narrativa di Bruxelles-NATO-Regno Unito sostiene che la Russia è intrinsecamente espansionista e invaderebbe l’Europa se ne avesse l’opportunità. L’occupazione sovietica dell’Europa orientale dal 1945 al 1991 dimostrerebbe questa minaccia oggi. Questa falsa narrativa fraintende gravemente il comportamento russo sia nel passato che nel presente.
La prima parte di questo saggio mira a correggere la falsa premessa che la Russia rappresenti una minaccia grave per l’Europa. La seconda parte guarda avanti verso una nuova politica estera europea, una volta che l’Europa sarà andata oltre la sua irrazionale russofobia.
La falsa premessa dell’imperialismo russo verso Occidente
La politica estera europea si basa sulla presunta minaccia alla sicurezza che la Russia rappresenta per l’Europa. Eppure questa premessa è falsa. La Russia è stata ripetutamente invasa dalle maggiori potenze occidentali (in particolare Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti negli ultimi due secoli) e ha a lungo cercato la sicurezza attraverso una zona cuscinetto tra sé e le potenze occidentali. La zona cuscinetto, molto contesa, include le odierne Polonia, Ucraina, Finlandia e stati baltici. Questa regione tra le potenze occidentali e la Russia spiega i principali dilemmi di sicurezza che affrontano l’Europa occidentale e la Russia.
Le principali guerre occidentali lanciate contro la Russia dal 1800 includono:
– L’invasione francese della Russia nel 1812 (Guerre Napoleoniche);
– L’invasione britannica e francese della Russia nel 1853-1856 (Guerra di Crimea);
– La dichiarazione di guerra della Germania alla Russia il 1° agosto 1914 (Prima Guerra Mondiale);
– L’intervento occidentale nella Guerra Civile Russa, 1918-1922 (Guerra Civile Russa);
– L’invasione tedesca dell'URSS nel 1941 (Seconda Guerra Mondiale).
Ognuna di queste guerre ha rappresentato una minaccia esistenziale per la sopravvivenza della Russia. Dal punto di vista russo, il mancato smantellamento militare della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale, la creazione della NATO, l’incorporazione della Germania Ovest nella NATO nel 1955, l’espansione della NATO verso est dopo il 1991 e la continua espansione delle basi militari e dei sistemi missilistici statunitensi in tutta l’Europa orientale vicino ai confini della Russia hanno costituito le più gravi minacce alla sicurezza nazionale di Mosca dalla Seconda Guerra Mondiale.
Anche la Russia ha invaso verso occidente in diverse occasioni:
– L’attacco russo alla Prussia orientale nel 1914;
– Il Patto Molotov-Ribbentrop nel 1939, che divise la Polonia tra Germania e Unione Sovietica e annesse gli stati baltici nel 1940;
– L’invasione della Finlandia nel novembre 1939 (Guerra d’Inverno);
– L’occupazione sovietica dell’Europa orientale dal 1945 al 1989;
– L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.
Queste azioni russe sono considerate dall’Europa come prova oggettiva dell’espansionismo russo verso occidente, eppure una tale visione è ingenua, a-storica e propagandistica. In tutti e cinque i casi, la Russia agiva per proteggere la propria sicurezza nazionale – come la vedeva – non per intraprendere un espansionismo verso occidente fine a se stesso.
Questa verità di base è la chiave per risolvere il conflitto Europa-Russia oggi. La Russia non cerca l’espansione verso occidente; la Russia cerca la sua sicurezza nazionale fondamentale. Tuttavia, l’Occidente ha a lungo fallito nel riconoscere, per non parlare di rispettare, gli interessi fondamentali di sicurezza nazionale della Russia.
Consideriamo questi cinque casi di presunto espansionismo russo verso occidente.
Il primo caso, l’attacco russo nella Prussia orientale nel 1914, può essere immediatamente messo da parte. Il Reich tedesco aveva mosso per primo dichiarando guerra alla Russia il 1° agosto 1914. L’invasione russa della Prussia orientale fu una risposta diretta alla dichiarazione di guerra della Germania.
Il secondo caso, l’accordo della Russia sovietica con il Terzo Reich di Hitler per dividere la Polonia nel 1939 e l’annessione degli stati baltici nel 1940, è considerato in Occidente la prova più pura della perfidia russa. Ancora una volta, questa è una lettura semplicistica e errata della storia. Storici come E. H. Carr, Stephen Kotkin e Michael Jabara Carley hanno documentato attentamente che Stalin si avvicinò a Gran Bretagna e Francia nel 1939 per formare un’alleanza difensiva contro Hitler, che aveva dichiarato la sua intenzione di fare guerra alla Russia in Oriente (per il Lebensraum, il lavoro schiavo slavo e la sconfitta del bolscevismo).
Il tentativo di Stalin di forgiare un’alleanza con le potenze occidentali fu completamente respinto. La Polonia rifiutò di permettere il transito alle truppe sovietiche sul suolo polacco in caso di guerra con la Germania. L’odio dell’élite occidentale per il comunismo sovietico era almeno tanto grande quanto la loro paura di Hitler. Infatti, una frase comune tra le élite di destra britanniche alla fine degli anni ’30 era “Meglio Hitler del Comunismo”.
Dato il fallimento nel garantire un’alleanza difensiva, Stalin mirò quindi a creare una zona cuscinetto contro l’imminente invasione tedesca della Russia. La spartizione della Polonia e l’annessione degli stati baltici furono tattiche, per guadagnare tempo per l’imminente battaglia dell’Armageddon con gli eserciti di Hitler, che arrivò il 22 giugno 1941 con l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica nell’Operazione Barbarossa. La precedente divisione della Polonia e l’annessione degli stati baltici potrebbero ben aver ritardato l’invasione e salvato l’Unione Sovietica da una rapida sconfitta per mano di Hitler.
Il terzo caso, la Guerra d’Inverno della Russia con la Finlandia, è similmente considerato in Europa occidentale (e specialmente in Finlandia) come prova della natura espansionistica della Russia. Eppure ancora una volta, la motivazione di base della Russia era difensiva, non offensiva. La Russia temeva che l’invasione tedesca sarebbe arrivata in parte attraverso la Finlandia, e che Leningrado sarebbe stata rapidamente catturata da Hitler.
L’Unione Sovietica propose quindi alla Finlandia di scambiare territori con l’Unione Sovietica (in particolare cedendo l’Istmo di Carelia e alcune isole nel Golfo di Finlandia in cambio di territori russi) per permettere la difesa russa di Leningrado. La Finlandia rifiutò questa proposta, e l’Unione Sovietica invase la Finlandia il 30 novembre 1939. Successivamente, la Finlandia si unì agli eserciti di Hitler nella guerra contro l’Unione Sovietica durante la “Guerra di continuazione” tra il 1941 e il 1944.
Il quarto caso, l’occupazione sovietica dell’Europa orientale (e la continuata annessione degli stati baltici) durante la Guerra Fredda, è considerato in Europa un’altra amara prova della minaccia fondamentale della Russia alla sicurezza europea. L’occupazione sovietica fu infatti brutale, ma anch’essa aveva una motivazione difensiva che è completamente trascurata nella narrativa dell’Europa occidentale e americana.
L’Unione Sovietica sopportò il peso della sconfitta di Hitler, perdendo ben 27 milioni di cittadini nella guerra. La Russia aveva una richiesta predominante alla fine della guerra: che i suoi interessi di sicurezza fossero garantiti da un trattato che la proteggesse da future minacce dalla Germania e dall’Occidente in generale. L’Occidente, guidato ora dagli Stati Uniti, rifiutò questa richiesta di sicurezza di base.
La Guerra Fredda è il risultato del rifiuto occidentale di rispettare le vitali preoccupazioni di sicurezza della Russia. Naturalmente, la storia della Guerra Fredda raccontata dalla narrativa occidentale è esattamente l’opposto – che la Guerra Fredda risultò unicamente dai tentativi bellicosi della Russia di conquistare il mondo!
Ecco la storia reale, ben nota agli storici ma quasi completamente sconosciuta al pubblico negli Stati Uniti e in Europa. Alla fine della guerra, l’Unione Sovietica cercò un trattato di pace che stabilisse una Germania unificata, neutrale e smilitarizzata. Alla Conferenza di Potsdam nel luglio 1945, a cui parteciparono i leader dell’Unione Sovietica, del Regno Unito e degli Stati Uniti, le tre potenze alleate concordarono “il completo disarmo e smilitarizzazione della Germania e l’eliminazione o il controllo di tutta l’industria tedesca che poteva essere usata per la produzione militare”.
La Germania sarebbe stata unificata, pacificata e smilitarizzata. Tutto questo sarebbe stato garantito da un trattato per porre fine alla guerra. In realtà, gli Stati Uniti e il Regno Unito lavorarono diligentemente per minare questo principio fondamentale.
A partire già dal maggio 1945, Winston Churchill incaricò il suo Capo di Stato Maggiore militare di formulare un piano di guerra per lanciare un attacco a sorpresa contro l’Unione Sovietica a metà del 1945, nome in codice Operazione Impensabile. Sebbene una tale guerra fosse considerata impraticabile dai pianificatori militari britannici, l’idea che americani e britannici dovessero prepararsi per una guerra imminente con l’Unione Sovietica si radicò rapidamente.
I pianificatori di guerra ritenevano che il momento probabile per una tale guerra fosse l’inizio degli anni ’50. L’obiettivo di Churchill, a quanto pare, era prevenire che la Polonia e altri paesi dell’Europa orientale cadessero sotto una sfera di influenza sovietica. Anche negli Stati Uniti, i massimi pianificatori militari arrivarono a considerare l’Unione Sovietica come il prossimo nemico dell’America entro settimane dalla resa della Germania nel maggio 1945.
Stati Uniti e Regno Unito reclutarono rapidamente scienziati nazisti e alti operativi dell’intelligence (come Reinhard Gehlen, un leader nazista che sarebbe stato sostenuto da Washington per stabilire l’agenzia di intelligence della Germania del dopoguerra) per iniziare a pianificare la guerra imminente con l’Unione Sovietica.
La Guerra Fredda scoppiò principalmente perché americani e britannici rifiutarono la riunificazione e la smilitarizzazione della Germania come concordato a Potsdam. Invece, le potenze occidentali abbandonarono la riunificazione tedesca formando la Repubblica Federale di Germania (RFT, o Germania Ovest) dalle tre zone di occupazione detenute da Stati Uniti, Regno Unito e Francia. La RFT sarebbe stata reindustrializzata e rimilitarizzata sotto l’egida americana. Entro il 1955, la Germania Ovest fu ammessa nella NATO.
Mentre gli storici dibattono ardentemente su chi rispettò o meno gli accordi di Potsdam (ad esempio, con l’Occidente che indica il rifiuto sovietico di permettere un governo veramente rappresentativo in Polonia, come concordato a Potsdam), non c’è dubbio che la rimilitarizzazione della Repubblica Federale di Germania da parte dell’Occidente fu la causa principale della Guerra Fredda.
Nel 1952, Stalin propose una riunificazione della Germania basata sulla neutralità e smilitarizzazione. Questa proposta fu respinta dagli Stati Uniti. Nel 1955, l’Unione Sovietica e l’Austria concordarono che l’Unione Sovietica avrebbe ritirato le sue forze di occupazione dall’Austria in cambio della promessa di quest’ultima di permanente neutralità.
Il Trattato di Stato austriaco fu firmato il 15 maggio 1955 dall’Unione Sovietica, dagli Stati Uniti, dalla Francia e dal Regno Unito, insieme all’Austria, portando così alla fine dell’occupazione. L’obiettivo dell’Unione Sovietica non era solo risolvere le tensioni sull’Austria ma anche mostrare agli Stati Uniti un modello di successo del ritiro sovietico dall’Europa unito alla neutralità.
Ancora una volta, gli Stati Uniti respinsero l’appello sovietico per porre fine alla Guerra Fredda basandosi sulla neutralità e smilitarizzazione della Germania. Ancora nel 1957, il decano americano degli affari sovietici, George Kennan, si appellava pubblicamente e ardentemente nella sua terza Reith Lecture per la BBC affinché gli Stati Uniti concordassero con l’Unione Sovietica un ritiro reciproco delle truppe dall’Europa.
L’Unione Sovietica, sottolineava Kennan, non mirava né era interessata a un’invasione militare dell’Europa occidentale. I “guerrieri freddi” americani, guidati da John Foster Dulles, non ne vollero sapere. Nessun trattato di pace fu firmato con la Germania per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale fino alla riunificazione tedesca nel 1990.
Vale la pena sottolineare che l’Unione Sovietica rispettò la neutralità dell’Austria dopo il 1955, e degli altri paesi neutrali d’Europa (inclusi Svezia, Finlandia, Svizzera, Irlanda, Spagna e Portogallo). Il presidente finlandese Alexander Stubb ha recentemente dichiarato che l’Ucraina dovrebbe rifiutare la neutralità basandosi sulla negativa esperienza finlandese (con la neutralità finlandese terminata nel 2024, quando il paese ha aderito alla NATO).
Questo è un pensiero bizzarro. La Finlandia, sotto neutralità, rimase in pace, raggiunse una notevole prosperità economica e balzò in cima alle classifiche mondiali della felicità (secondo il World Happiness Report).
Il presidente John F. Kennedy mostrò la potenziale strada per porre fine alla Guerra Fredda basandosi sul rispetto reciproco degli interessi di sicurezza di tutte le parti. Kennedy bloccò il tentativo del cancelliere tedesco Konrad Adenauer di acquisire armi nucleari dalla Francia e quindi placò le preoccupazioni sovietiche su una Germania armata nuclearmente. Su quella base, JFK negoziò con successo il Trattato sulla messa al banda parziale degli esperimenti nucleari con la sua controparte sovietica Nikita Khrushchev.
Kennedy fu molto probabilmente assassinato diversi mesi dopo da un gruppo di agenti della CIA come risultato della sua iniziativa di pace. Documenti rilasciati nel 2025 confermano il sospetto a lungo nutrito che Lee Harvey Oswald fosse manovrato direttamente da James Angleton, un alto funzionario della CIA. La successiva apertura statunitense verso la pace con l’Unione Sovietica fu guidata da Richard Nixon. Anche lui fu travolto dagli eventi del Watergate, che hanno anche segni di un’operazione della CIA che non sono mai stati chiariti.
Mikhail Gorbachev alla fine pose fine alla Guerra Fredda sciogliendo unilateralmente il Patto di Varsavia e promuovendo attivamente la democratizzazione dell’Europa orientale. Io fui un partecipante in alcuni di quegli eventi e testimoniai alcune delle azioni di pacificazione di Gorbachev. Nell’estate del 1989, per esempio, Gorbachev disse alla leadership comunista della Polonia di formare un governo di coalizione con le forze di opposizione guidate dal movimento Solidarność.
La fine del Patto di Varsavia e la democratizzazione dell’Europa orientale, tutte guidate da Gorbachev, portarono rapidamente alle richieste del cancelliere tedesco Helmut Kohl per la riunificazione della Germania. Questo portò ai trattati di riunificazione del 1990 tra RFT e RDT, e al cosiddetto Trattato 2+4 tra le due Germanie e le quattro potenze alleate: Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica.
Gli Stati Uniti e la Germania promisero chiaramente a Gorbachev nel febbraio 1990 che la NATO “non si sarebbe spostata di un pollice verso est” nel contesto della riunificazione tedesca, un fatto che ora è ampiamente negato dalle potenze occidentali ma che è facilmente verificabile. Quella promessa chiave di non procedere con l’allargamento della NATO fu fatta in diverse occasioni, ma non fu inclusa nel testo dell’Accordo 2+4, poiché quell’accordo riguardava la riunificazione tedesca, non l’espansione verso est della NATO.
Il quinto caso, l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, è ancora una volta considerato in Occidente come prova dell’incorreggibile imperialismo russo verso occidente. La parola preferita da media, esperti e propagandisti occidentali è che l’invasione russa fu “non provocata”, e quindi è prova dell’implacabile ricerca di Putin non solo di ristabilire l’Impero Russo ma di spostarsi ulteriormente a occidente, il che significa che l’Europa dovrebbe prepararsi alla guerra con la Russia.
Questa è una colossale menzogna, ma è ripetuta così spesso dai media mainstream che è ampiamente creduta in Europa.
Il fatto è che l’invasione russa del febbraio 2022 fu così profondamente provocata dall’Occidente che si sospetta che fosse davvero un disegno americano per attirare i russi in guerra per sconfiggere o indebolire la Russia. Questa è un’affermazione credibile, come conferma una lunga serie di dichiarazioni di numerosi funzionari statunitensi. Dopo l’invasione, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin dichiarò che l’obiettivo di Washington era “vedere la Russia indebolita al punto da non poter fare le cose che ha fatto invadendo l’Ucraina. L’Ucraina può vincere se ha l’equipaggiamento giusto, il supporto giusto”.
La provocazione americana predominante alla Russia fu di espandere la NATO verso est, contrariamente alle promesse del 1990, con un importante obiettivo: circondare la Russia con stati NATO nella regione del Mar Nero, rendendo così la Russia incapace di proiettare il suo potere navale con base in Crimea nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente.
In essenza, l’obiettivo americano era lo stesso dell’obiettivo di Palmerston e Napoleone III nella Guerra di Crimea: bandire la flotta russa dal Mar Nero. I membri della NATO avrebbero incluso Ucraina, Romania, Bulgaria, Turchia e Georgia, formando così un cappio per strangolare il potere navale russo nel Mar Nero.
Brzezinski descrisse questa strategia nel suo libro del 1997 La grande scacchiera, dove affermò che la Russia si sarebbe sicuramente piegata alla volontà occidentale, poiché non aveva altra scelta. Brzezinski respinse specificamente l’idea che la Russia si sarebbe mai allineata con la Cina contro l’Europa.
L’intero periodo dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica nel 1991 è di hubris occidentale (come lo storico Jonathan Haslam intitolò il suo superbo resoconto), in cui Stati Uniti e Europa credettero di poter spingere la NATO e i sistemi d’arma americani (come i missili Aegis) verso est senza alcuna considerazione per le preoccupazioni di sicurezza nazionale della Russia. L’elenco delle provocazioni occidentali è troppo lungo per essere fornito in dettaglio qui, ma un riassunto include quanto segue.
Primo, contrariamente alle promesse fatte nel 1990, gli Stati Uniti iniziarono l’allargamento verso est della NATO con gli annunci del allora presidente Bill Clinton nel 1994. All’epoca, il Segretario alla Difesa di Clinton, William Perry, considerò di dimettersi per la temerarietà delle azioni statunitensi, contrarie alle precedenti promesse.
La prima ondata di allargamento della NATO avvenne nel 1999, includendo Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Nello stesso anno, le forze della NATO bombardarono per 78 giorni l’alleato della Russia, la Serbia, per spezzarla, e la NATO rapidamente piazzò una nuova grande base militare nella provincia secessionista del Kosovo.
Nel 2004, la seconda ondata di espansione verso est della NATO incluse sette paesi, compresi i diretti vicini della Russia nei Balcani, e due paesi sul Mar Nero – Bulgaria e Romania. Nel 2008, la maggior parte dell’UE riconobbe il Kosovo come stato indipendente, contrariamente alle proteste europee per cui “i confini sono sacri”.
Secondo, gli Stati Uniti abbandonarono il quadro di controllo degli armamenti nucleari uscendo unilateralmente dal Trattato ABM nel 2002. Nel 2019, Washington similmente abbandonò il Trattato INF. Nonostante le strenue obiezioni russe, gli Stati Uniti iniziarono a piazzare sistemi di missili anti-balistici in Polonia e Romania, e nel gennaio 2022, si riservarono il diritto di piazzare tali sistemi in Ucraina.
Terzo, gli Stati Uniti infiltrarono profondamente la politica interna ucraina, spendendo miliardi di dollari per modellare l’opinione pubblica, creare organi di informazione e dirigere la politica domestica ucraina. Le elezioni del 2004-2005 in Ucraina sono ampiamente considerate una “rivoluzione colorata” statunitense, in cui gli Stati Uniti usarono la loro influenza e finanziamenti occulti e palesi per dirigere l’elezione a favore dei candidati sostenuti dagli USA.
Nel 2013-2014, gli Stati Uniti giocarono un ruolo diretto nel finanziare le proteste di Maidan e nel sostenere il violento colpo di stato che rovesciò il presidente filo-neutralità Viktor Yanukovych, aprendo così la strada a un regime ucraino favorevole all’adesione alla NATO. Per inciso, fui invitato a visitare il Maidan poco dopo il violento colpo di stato del 22 febbraio 2014 che rovesciò Yanukovych. Il ruolo del finanziamento americano alle proteste mi fu spiegato da una ONG statunitense che era profondamente coinvolta negli eventi di Maidan.
Quarto, a partire dal 2008, nonostante le obiezioni di diversi leader europei, gli Stati Uniti spinsero la NATO a impegnarsi per l’allargamento a Ucraina e Georgia. L’ambasciatore statunitense a Mosca all’epoca, William J. Burns, telegrafò a Washington un memo ora tristemente noto intitolato “Nyet Means Nyet: Russia’s NATO Enlargement Redlines“, spiegando che l’intera classe politica russa era profondamente contraria all’allargamento della NATO all’Ucraina e che temeva che tale sforzo avrebbe portato a disordini civili in Ucraina.
Quinto, in seguito al colpo di stato di Maidan, le regioni etnicamente russe dell’Ucraina orientale (Donbass) si staccarono dal nuovo governo ucraino occidentale insediato dal colpo di stato. Russia e Germania rapidamente concordarono gli Accordi di Minsk, secondo i quali le due regioni secessioniste (Donetsk e Lugansk) sarebbero rimaste parte dell’Ucraina ma con autonomia locale, modellata sull’autonomia locale della regione etnicamente tedesca del Sud Tirolo in Italia.
Minsk II, che era sostenuto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, avrebbe potuto porre fine al conflitto, ma il governo di Kyiv, con il supporto di Washington, decise di non implementare l’autonomia. Il fallimento nell’implementare Minsk II avvelenò la diplomazia tra Russia e Occidente.
Sesto, gli Stati Uniti aumentarono costantemente la dimensione dell’esercito ucraino (attivi più riserve) a circa un milione di soldati entro il 2020. L’Ucraina e i suoi battaglioni paramilitari di destra (come il Battaglione Azov e il Settore Destro) guidarono ripetuti attacchi contro le due regioni secessioniste, con migliaia di morti civili nel Donbass a causa dei bombardamenti ucraini.
Settimo, alla fine del 2021, la Russia mise sul tavolo una bozza di Accordo di Sicurezza Russia-Stati Uniti, chiedendo principalmente la fine dell’allargamento della NATO. Gli Stati Uniti respinsero la richiesta russa di porre fine all’allargamento verso est della NATO, riaffermando la politica della “porta aperta” della NATO, secondo la quale paesi terzi, come la Russia, non avrebbero avuto voce in capitolo riguardo all’allargamento dell'alleanza atlantica.
Gli Stati Uniti e i paesi europei ribadirono ripetutamente l’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. Il Segretario di Stato americano disse al Ministro degli Esteri russo nel gennaio 2022 che gli Stati Uniti mantenevano il diritto di schierare missili a medio raggio in Ucraina, nonostante le obiezioni russe.
Ottavo, in seguito all’invasione russa del 24 febbraio 2022, l’Ucraina rapidamente accettò negoziati di pace basati su un ritorno alla neutralità. Questi negoziati si svolsero a Istanbul con la mediazione della Turchia. Alla fine di marzo 2022, Russia e Ucraina pubblicarono un memorandum congiunto che riportava progressi in un accordo di pace. Il 15 aprile, fu presentata una bozza di accordo che era vicina a una soluzione complessiva.
A quel punto, gli Stati Uniti intervennero e dissero agli ucraini che non avrebbero sostenuto l’accordo di pace ma invece sostenevano l’Ucraina a continuare a combattere.
Gli alti costi di una politica estera fallita
La Russia non ha avanzato alcuna rivendicazione territoriale contro i paesi dell’Europa occidentale, né ha minacciato l’Europa occidentale a parte il diritto di ritorsione contro attacchi missilistici assistiti dall’Occidente all’interno della Russia. Fino al colpo di stato di Maidan del 2014, la Russia non avanzò alcuna rivendicazione territoriale sull’Ucraina.
Dopo il colpo di stato del 2014, e fino alla fine del 2022, l’unica richiesta territoriale della Russia era la Crimea, per prevenire che la base navale russa a Sebastopoli cadesse in mani occidentali.
Solo dopo il fallimento del processo di pace di Istanbul – affondato dagli Stati Uniti – la Russia rivendicò l’annessione dei quattro oblast ucraine (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia). Gli obiettivi di guerra dichiarati dalla Russia oggi rimangono limitati, inclusa la neutralità dell’Ucraina, parziale smilitarizzazione, permanente non appartenenza alla NATO, e trasferimento di Crimea e delle quattro oblast alla Russia, costituenti circa il 19% del territorio ucraino del 1991.
Queste non sono “evidenze dell’imperialismo russo verso occidente”. Né sono risposte non provocate. Gli obiettivi di guerra della Russia seguono più di 30 anni di obiezioni russe all’espansione verso est della NATO, all’armamento dell’Ucraina, all’abbandono americano del quadro di controllo degli armamenti nucleari, e alla profonda ingerenza occidentale nella politica interna ucraina, incluso il supporto per un violento colpo di stato nel 2014 che mise NATO e Russia su una rotta di collisione diretta.
L’Europa ha scelto di interpretare gli eventi degli ultimi 30 anni come prova dell’implacabile e incorreggibile espansionismo russo verso occidente – proprio come l’Occidente insistette che l’Unione Sovietica da sola fosse responsabile della Guerra Fredda, quando in realtà l’Unione Sovietica indicò ripetutamente la strada per la pace attraverso la neutralità, l'unificazione e il disarmo della Germania.
Proprio come durante la Guerra Fredda, l’Occidente scelse di provocare la Russia piuttosto che riconoscere le preoccupazioni di sicurezza di Mosca come del tutto comprensibili. Ogni azione russa è stata interpretata al massimo come un segno di “perfidia”, senza mai riconoscere il punto di vista russo del dibattito. Questo è un vivido esempio del classico dilemma di sicurezza, in cui gli avversari parlano solo tra loro assumendo il peggio e agendo aggressivamente sulle base delle loro errate supposizioni.
La scelta dell’Europa di interpretare la Guerra Fredda e il post-Guerra Fredda da questa prospettiva fortemente di parte le è costata enormemente, e i costi continuano a crescere. Soprattutto, l’Europa è giunta a vedersi come completamente dipendente dagli Stati Uniti per la sua sicurezza. Se la Russia è davvero incorreggibilmente “espansionista”, allora gli Stati Uniti sono veramente il necessario “salvatore dell’Europa”.
Se, al contrario, il comportamento della Russia in realtà rifletteva le sue preoccupazioni di sicurezza, allora la Guerra Fredda avrebbe potuto molto probabilmente finire decenni prima sul modello della neutralità austriaca, e l’era post-Guerra Fredda avrebbe potuto essere un periodo di pace e crescente fiducia tra Russia ed Europa.
In realtà, Europa e Russia sono economie complementari, con la Russia ricca di materie prime (agricoltura, minerali, idrocarburi) e ingegneria, e l’Europa sede di industrie ad alta intensità energetica e alte tecnologie chiave. Gli Stati Uniti hanno a lungo osteggiato i crescenti legami commerciali tra Europa e Russia risultanti da questa naturale complementarietà, vedendo l’industria energetica russa come un concorrente del settore energetico statunitense, e più in generale vedendo gli stretti legami commerciali e di investimento tedesco-russi come una minaccia al predominio politico ed economico americano in Europa occidentale.
Per queste ragioni, gli Stati Uniti si opposero ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 ben prima che ci fosse un conflitto in Ucraina. Per questa ragione, Biden promise esplicitamente di porre fine a Nord Stream 2 – come poi avvenne – in caso di invasione russa dell’Ucraina. L’opposizione americana al Nord Stream, e agli stretti legami economici tedesco-russi, era su principi generali: l’UE e la Russia dovrebbero essere tenute a distanza, per paura che gli Stati Uniti perdano la loro influenza in Europa.
La guerra in Ucraina e la rottura dell’Europa con la Russia hanno fatto grandi danni all’economia europea. Le esportazioni europee verso la Russia sono crollate, da circa 90 miliardi di euro nel 2021 a soli 30 miliardi di euro nel 2024. I costi energetici sono saliti alle stelle, poiché l’Europa è passata dal gas naturale a basso costo dei gasdotti russi al gas naturale liquefatto statunitense, che è diverse volte più costoso.
La produzione dell’industria tedesca è diminuita di circa il 10% dal 2020, e sia il settore chimico che quello automobilistico sono in difficoltà. Il FMI prevede una crescita economica dell’UE di appena l’1% nel 2025 e circa l’1,5% per il resto del decennio.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiesto un divieto permanente di ristabilire i flussi di gas di Nord Stream, ma questo è quasi un patto di suicidio economico per la Germania. Si basa sulla visione di Merz che la Russia miri alla guerra con la Germania, ma il fatto è che la Germania sta provocando la guerra con la Russia impegnandosi in bellicismo e in un massiccio accumulo militare.
Secondo Merz, “è necessaria una visione realistica delle aspirazioni imperialiste della Russia”. Afferma che “Parte della nostra società ha una paura radicata della guerra. Io non la condivido, ma posso capirla”. Ancora più allarmante, Merz ha dichiarato che “i mezzi della diplomazia si sono esauriti”, anche se non ha nemmeno provato a parlare con il presidente russo Vladimir Putin da quando è al potere. Inoltre, sembra volontariamente cieco davanti al “quasi successo” della diplomazia nel 2022 nel processo di Istanbul – cioè, prima che gli Stati Uniti mettessero fine alla diplomazia.
L’approccio occidentale alla Cina rispecchia quello verso la Russia
L’Occidente attribuisce spesso alla Cina intenzioni nefaste che, in molti casi, sono proiezioni delle sue stesse intenzioni ostili nei confronti della Repubblica Popolare. La rapida ascesa della Cina alla preminenza economica tra il 1980 e il 2010 ha portato i leader e gli strateghi americani a considerare la sua ulteriore crescita come contraria agli interessi degli Stati Uniti.
Nel 2015, gli strateghi statunitensi Robert Blackwill e Ashley Tellis hanno spiegato chiaramente che la strategia globale degli Stati Uniti coincide con l’egemonia americana, e che la Cina costituisce una minaccia a tale egemonia a causa delle sue dimensioni e del suo successo.
Blackwill e Tellis hanno proposto una serie di misure da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati per ostacolare il successo economico futuro della Cina: escluderla dai nuovi blocchi commerciali nell’Asia-Pacifico, limitare l’esportazione di tecnologie occidentali avanzate verso la Cina, imporre dazi e restrizioni alle esportazioni cinesi, oltre ad altre misure anti-Cina.
È importante notare che queste misure sono state raccomandate non a causa di specifici illeciti da parte della Cina, ma semplicemente perché, secondo gli autori, la crescita economica cinese era contraria alla supremazia americana.
Una parte della politica estera verso Russia e Cina consiste anche in una guerra mediatica volta a screditare questi presunti nemici dell’Occidente. Nel caso della Cina, l’Occidente l’ha accusata di genocidio nella provincia dello Xinjiang contro la popolazione uigura. Questa accusa assurda ed esagerata è stata avanzata senza alcun serio tentativo di presentare prove, mentre l’Occidente chiude generalmente gli occhi di fronte al vero genocidio in corso di decine di migliaia di palestinesi a Gaza da parte del suo alleato, Israele.
Inoltre, la propaganda occidentale include numerose affermazioni infondate sull’economia cinese. L’iniziativa cinese “Belt and Road” (Nuova Via della Seta), di grande valore per i paesi in via di sviluppo perché offre finanziamenti per infrastrutture moderne, viene derisa come una “trappola del debito”. La straordinaria capacità della Cina di produrre tecnologie verdi, come i pannelli solari di cui il mondo ha urgente bisogno, viene bollata dall’Occidente come “sovraccapacità” da ridurre o eliminare.
Sul piano militare, il dilemma della sicurezza nei confronti della Cina viene interpretato nel modo più allarmistico, proprio come accade con la Russia. Gli Stati Uniti dichiarano da tempo la loro capacità di interrompere le rotte marittime vitali per la Cina, ma poi accusano Pechino di militarismo quando essa prende contromisure rafforzando la propria marina militare.
Invece di interpretare l’aumento della spesa militare cinese come un classico dilemma della sicurezza da risolvere con la diplomazia, la Marina degli Stati Uniti afferma che dovrebbe prepararsi alla guerra con la Cina entro il 2027. La NATO chiede sempre più spesso un coinvolgimento attivo in Asia orientale, con obiettivo la Cina. Gli alleati europei degli Stati Uniti, in genere, si conformano all’approccio aggressivo americano verso la Cina, sia in ambito commerciale che militare.
Una nuova politica estera per l’Europa
L’Europa si è cacciata in un angolo, rendendosi subalterna agli Stati Uniti, evitando la diplomazia diretta con la Russia, perdendo competitività economica a causa delle sanzioni e della guerra, impegnandosi in aumenti massicci e insostenibili della spesa militare, e interrompendo legami commerciali e di investimento a lungo termine con Russia e Cina.
Il risultato è aumento del debito, stagnazione economica e un crescente rischio di una grande guerra, che apparentemente non spaventa Merz ma dovrebbe terrorizzare il resto di noi.
Forse la guerra più probabile non è con la Russia ma con gli Stati Uniti, che sotto Trump hanno minacciato di sequestrare la Groenlandia se la Danimarca non l’avesse venduta o ceduta alla sovranità americana. È del tutto possibile che l’Europa si ritrovi senza veri amici: né con Russia, né con Cina, ma neppure con gli Stati Uniti, né con gli Stati arabi (risentiti per l’indifferenza europea verso il genocidio di Israele), né con l’Africa (ancora ferita dal colonialismo e post-colonialismo europeo), e nemmeno altrove.
Esiste, naturalmente, un’altra via, una via promettente, se i politici europei rivalutassero i veri interessi e rischi per la sicurezza europea, e riportassero la diplomazia al centro della politica estera europea. Propongo dieci passi concreti per realizzare una politica estera che rifletta i reali bisogni dell’Europa.
Dieci passi per una nuova politica estera europea
1) Avviare comunicazioni diplomatiche dirette con Mosca. Il fallimento palpabile dell’Europa nel dialogo diretto con la Russia è devastante. Forse l’Europa crede alla propria propaganda, visto che non affronta direttamente le questioni chiave con la controparte russa.
2) Prepararsi a una pace negoziata con la Russia riguardo l’Ucraina e la sicurezza collettiva europea. L’elemento chiave è un impegno fermo e irrevocabile a non espandere la NATO in Ucraina, Georgia o altrove verso est. Inoltre, l’Europa dovrebbe accettare alcuni cambiamenti territoriali pragmatici in favore della Russia.
3) Rifiutare la militarizzazione dei rapporti con la Cina, ad esempio opponendosi al coinvolgimento della NATO in Asia orientale. La Cina non è affatto una minaccia per la sicurezza dell’Europa, e l’Europa dovrebbe smettere di appoggiare ciecamente le pretese egemoniche americane in Asia, che sono già abbastanza pericolose e illusorie anche senza il supporto europeo. Al contrario, si dovrebbero rafforzare i legami commerciali, di investimento e di cooperazione climatica con la Cina.
4) Scegliere una modalità diplomatica istituzionale sensata. L’attuale modalità è inefficace. L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera è principalmente un portavoce della russofobia, mentre la diplomazia di alto livello – laddove esiste – è guidata in modo confuso da leader nazionali (l’Alto rappresentante, la Presidente della Commissione Europea, il Presidente del Consiglio Europeo) o una combinazione variabile di questi. In breve: nessuno parla con chiarezza per conto dell’Europa, perché non esiste una vera politica estera europea.
5) Separare la politica estera europea dalla NATO. In realtà, l’Europa non ha bisogno della NATO, poiché la Russia non intende invadere l’UE. L’Europa dovrebbe sì costruire una propria capacità militare, indipendente dagli Stati Uniti, ma con costi molto inferiori al 5% del PIL, un obiettivo numerico assurdo basato su una valutazione del tutto esagerata della minaccia russa. Inoltre, la difesa europea non deve coincidere con la politica estera europea.
6) Collaborare con Russia, India e Cina alla modernizzazione verde, digitale e dei trasporti dello spazio eurasiatico. Lo sviluppo sostenibile dell’Eurasia è una vittoria per tutti e quattro i principali attori eurasiatici, e può realizzarsi solo attraverso una cooperazione pacifica.
7) Unire la Global Gateway europea con la Belt and Road cinese. Attualmente, la Global Gateway è presentata come concorrente della BRI. In realtà, le due iniziative dovrebbero cooperare nel cofinanziamento delle infrastrutture verdi, digitali e di trasporto per l’Eurasia.
8) Aumentare il finanziamento del Green Deal europeo (EGD). Questo accelererebbe la transizione a un futuro a basse emissioni. I benefici sarebbero due: maggiore sicurezza climatica regionale e globale; e maggiore competitività europea nelle tecnologie verdi e digitali, creando un nuovo modello di crescita.
9) Collaborare con l’Unione Africana per un’espansione massiccia dell’istruzione e della formazione professionale. Con una popolazione che passerà da 1,4 a circa 2,5 miliardi entro metà secolo (contro i 450 milioni dell’UE), il futuro dell’Africa influenzerà profondamente l’Europa. La speranza per la prosperità africana è nella rapida diffusione di istruzione avanzata e competenze.
10) UE e BRICS dovrebbero dire chiaramente agli Stati Uniti che il futuro ordine mondiale non si baserà sull’egemonia, ma sullo stato di diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Questa è l’unica via per garantire la vera sicurezza dell’Europa e del mondo. La dipendenza dagli Stati Uniti e dalla NATO è una crudele illusione, soprattutto alla luce dell’instabilità degli stessi Stati Uniti. Al contrario, una riaffermazione della Carta delle Nazioni Unite può porre fine alle guerre (ad esempio, ponendo fine all’impunità di Israele e applicando le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia per la soluzione a due Stati) e prevenire futuri conflitti.
Fonte
18/03/2024
Guerra in Ucraina - I perchè di un conflitto inutile e come uscirne
La guerra in Ucraina compie due anni. Due anni di massacri, morti, distruzioni e dissesti economici che avrebbero potuto essere facilmente evitati. La verità è venuta a galla: questa è una guerra causata da un cinico sforzo trentennale degli Stati Uniti per mantenere la Russia debole, anche attraverso l’espansione della Nato in Ucraina. L’Europa, purtroppo, è uno dei due grandi sconfitti della politica statunitense, il più grande dei quali è naturalmente l’ucraina.
Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero spinto per l’allargamento della Nato negli anni '90, contrariamente alla promessa fatta a Gorbaciov nel 1990: la Nato non si sarebbe mossa “di un pollice verso est”. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero allargato la Nato a 10 Paesi tra il 1999 e il 2004: Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia nel 1999; Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia e Slovacchia nel 2004. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se la Nato non avesse bombardato Belgrado per 78 giorni di fila nel 1999, facendo a pezzi la Serbia. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero abbandonato unilateralmente il Trattato sui missili anti-balistici e non avessero iniziato a schierare i missili Aegis vicino alla Russia.
Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non si fossero impegnati a espandere la Nato all’Ucraina e alla Georgia nel 2008. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero sostenuto il violento colpo di Stato contro il presidente ucraino Viktor Yanukovich nel 2014. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa (e Francia, Germania e Ucraina) avessero rispettato l’accordo di Minsk II nel 2015-‘21 per dare autonomia al Donbass. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa avessero negoziato con Putin le proposte della Russia per un nuovo accordo di sicurezza tra Washington e Mosca nel dicembre 2021. E non ci sarebbe stata nessuna guerra oggi se gli Usa non avessero bloccato l’accordo tra Ucraina e Russia che stava per essere finalizzato ad Ankara, in Turchia, nel marzo 2022.
Mentre tengono questo atteggiamento anti-Russia, gli Stati Uniti incolpano costantemente la Russia. Ma il punto è che mirano da oltre 30 anni a mantenerla debole e geopoliticamente sottomessa. E il motivo è questo: gli Usa mirano a essere e a rimanere l’egemone globale del mondo, cioè la potenza mondiale con un “dominio a tutto campo” in tutte le parti del mondo, compresa l’Europa. Questa politica comporta il fatto che una Russia forte costituisce una minaccia per l’egemonia statunitense, anche se non è una minaccia reale per gli Stati Uniti e per l’Europa. Ora gli Usa stanno perseguendo lo stesso approccio nei confronti della Cina, adottando misure commerciali, tecnologiche, militari e finanziarie anti-cinesi per cercare di indebolire Pechino, incolpandola al contempo per il deterioramento delle relazioni bilaterali.
Il fatto è che il presidente Vladimir Putin non avrebbe permesso alla Nato di entrare in Ucraina, su un confine comune di 2.000 km, tanto più in quanto gli Usa sono dediti a operazioni segrete di “regime change” e a una politica di indebolimento della Russia. Questa ferma opposizione all’allargamento della Nato è evidente almeno dal 2007 (se non da prima), quando Putin chiese la fine dell’allargamento in un discorso molto pubblicizzato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. E da allora fu sempre molto chiaro. Putin lanciò l’operazione militare speciale il 24 febbraio 2022 con l’obiettivo circoscritto di costringere l’Ucraina a tornare al tavolo dei negoziati. E la mossa funzionò. Zelensky stava per accettare la neutralità. Ma gli Usa intervennero e dissero all’Ucraina di abbandonare il tavolo dei negoziati. Gli Stati Uniti sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino pur di indebolire la Russia.
Tuttavia la guerra non sta indebolendo la Russia, che oggi è più forte di due anni fa, militarmente, geopoliticamente ed economicamente. L’Europa è rimasta in silenzio, mentre gli Stati Uniti e gli alleati facevano saltare il gasdotto Nord Stream e lasciavano l’Europa alle dipendenze del gas naturale liquefatto statunitense a costi molto elevati. Tutto molto triste. Ora la Germania, il presunto “motore” dell’eurozona, è bloccata in una recessione con una crisi economica a lungo termine sempre più profonda.
La maggior parte dei leader europei che favoriscono l’approccio statunitense sono molto impopolari presso i propri elettori. Il problema, ovviamente, è che non stanno perseguendo i veri interessi dell’Europa. È ora che l’Europa difenda i suoi interessi, che sono la pace, lo stop all’allargamento della Nato all’Ucraina, un sistema di sicurezza basato non sulla Nato ma sull’osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e il ripristino delle relazioni economiche con la Russia. L’Ucraina potrebbe essere in pace – e in sicurezza – come Paese neutrale, con confini negoziati (per esempio, la Crimea rimarrebbe parte della Russia e sede della flotta navale russa del Mar Nero) e altre condizioni. Questa possibilità era sul tavolo già nel marzo 2022 e potrebbe essere realizzata anche ora al tavolo di un negoziato.
L’Europa deve scegliere se seguire l’egemonia degli Usa nella guerra perpetua contro la Russia e la Cina, o se invece dotarsi di un sistema di sicurezza proprio che risponda ai suoi reali bisogni e interessi. In questo sistema, la Russia giocherebbe un ruolo costruttivo e l’Ucraina sarebbe un Paese neutrale sostenuto dalla sicurezza collettiva in Europa.
Fonte
13/11/2023
Gli Stati Uniti e l’Ucraina, uno sguardo più profondo
Del resto, l’intero globo è sotto minaccia, perché la guerra attuale potrebbe degenerare in una conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia. Non c’è dubbio che stiamo andando incontro a una continua escalation.
La pace attraverso la negoziazione non solo è possibile, ma era stata quasi ottenuta, anche se, ahimè, i nostri media tradizionali, negli USA e in Europa, non riportano più i fatti essenziali.
La pace attraverso la negoziazione era stata quasi ottenuta nel marzo 2022, appena dopo l’invasione della Russia, perché nel marzo 2022 il governo ucraino e quello russo si sono scambiati dei documenti e hanno stipulato un accordo con la mediazione ufficiale del governo turco e quella informale dell’allora Primo Ministro d’Israele Naftali Bennett.
Questo accordo fu quasi raggiunto e firmato e, anche se non si trovano queste cose sulla stampa, gli Stati Uniti fermarono le negoziazioni.
È molto importante ed è molto difficile capirlo attraverso il muro di falsità e inganni che in Occidente circonda per intero la guerra. Gli Stati Uniti non hanno voluto che si negoziasse la fine della guerra, e se da marzo 2022 facciamo un passo indietro, a tre mesi prima, scopriamo che intavolare un negoziato prima della guerra era assolutamente possibile, anche se, nuovamente, ciò non è stato comunicato sui media.
Il 17 dicembre 2021 Vladimir Putin mise sul tavolo una bozza, “U.S. – Russia security agreement” (“trattati di sicurezza tra Stati Uniti e Russia”). Al centro dell’accordo stava la promessa che la NATO non si sarebbe espansa verso l’Ucraina e verso il confine di 2000 km con la Russia.
Questa non era solo una concessione che gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare per evitare la guerra, ma era anche nell’interesse dell’America, dell’Ucraina, della Russia, del mondo intero. L’idea che gli Stati Uniti dovrebbero spingere la loro Alleanza militare, le loro armi, le loro basi fino al confine russo è sbalorditiva nella sua sconsideratezza.
Putin mise una proposta sul tavolo. Chiamai la Casa Bianca appena dopo e li assillai perché negoziassero su queste basi. Spiegai alla Casa Bianca come si sarebbero sentiti gli Stati Uniti se la Russia avesse avuto delle basi in Messico o se la Cina avesse avuto delle basi in Messico. L’ultima volta che qualcuno ci ha provato gli Stati Uniti hanno invaso il Paese in questione: era Cuba, 60 anni fa.
Dalla Casa Bianca mi dissero “gli Stati Uniti non negozieranno con la Russia sull’allargamento della NATO”. Io dissi “senza una diplomazia adeguata ci sarà la guerra”.
La Casa Bianca non voleva evitare questa guerra con la diplomazia, ma pensava o di poter smascherare il bluff di Putin oppure di avere la guerra e portare a compimento quello che il nostro Segretario della Difesa (o, per meglio dire, Segretario della Guerra) Lloyd Austin ha dichiarato pubblicamente, e cioè che l’obiettivo di questo conflitto è indebolire la Russia. Se gli ucraini muoiono, se l’Ucraina viene distrutta nel mezzo, questo è quello che si chiama una guerra per procura.
Ho 68 anni posso dire di aver assistito alle guerre per procura degli USA in Vietnam, Laos, Cambogia, Nicaragua, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e adesso in Ucraina. Gli Stati Uniti non stanno pensando all’Ucraina, stanno pensando all’indebolimento del loro avversario o del loro avversario percepito, la Russia.
Per questo la diplomazia fu bloccata dagli Stati Uniti nel marzo 2022, fu rifiutata dagli Stati Uniti nel dicembre 2021 e tra il 2014 e il 2021. Perché quando il Trattato di Minsk I e il Trattato di Minsk II furono firmati gli Stati Uniti supportarono il governo dell’Ucraina nel non onorare l’accordo che questa aveva firmato.
L’obiettivo degli accordi di Minsk II era di salvaguardare il linguaggio e i diritti culturali del popolo del Donbass o dell’Ucraina Orientale, in grande maggioranza di etnia russa, con un sistema di autonomia che il governo dell’Ucraina aveva accordato, di cui Francia e Germania sarebbero state le garanti e che l’intero Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe appoggiato.
Il governo ucraino disse “no, noi non vogliamo implementare quello che abbiamo firmato” e allora gli Stati Uniti dissero “bene, vi invieremo le armi, non dovete implementarlo anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU lo ha firmato”.
In realtà, il rifiuto della diplomazia risale alla fine del 2014 e all’inizio del 2015, e forse a un momento ancora precedente, al febbraio del 2014, perché in quel momento, di nuovo mai esplorato nei nostri media tradizionali ma assolutamente ovvio per chiunque presti attenzione, gli Stati Uniti cospirarono per rovesciare il governo di Viktor Yanukovych, che stava perseguendo la strada della neutralità in Ucraina.
E se questo vi sembra scioccante, per favore, tornate indietro e ascoltate la conversazione tra l’allora Assistant Secretary of State (assistente del Segretario di Stato) Victoria Nuland e l’allora ambasciatore USA in Ucraina, Geoffrey Pyatt, che si svolse tre settimane prima del violento rovesciamento del regime di Yanukovych. In quella telefonata, Victoria Nuland descrisse quale sarebbe stato il governo post-Yanukovych.
Di nuovo, ho 68 anni e ho visto dozzine di operazioni di cambio regime manovrate dagli Stati Uniti in tutto il mondo, ne ho viste alcune con i miei occhi e questa, in particolare, l’ho vista da vicino.
Ovviamente, ci fu un’insurrezione violenta tre settimane dopo la chiamata intercettata e il governo che fu instaurato era esattamente quello che Victoria Nuland, come assistente del Segretario di Stato, aveva descritto nella telefonata con l’ambasciatore USA.
Ero a Kiev appena dopo, ho appreso in prima persona come i fondi USA dalle cosiddette ONG avessero pagato per buona parte la cosiddetta Rivoluzione di Maidan. Questo fu l’innesco della guerra, che è cominciata proprio nove anni fa.
Di nuovo, fu un rifiuto della diplomazia da parte statunitense, perché il presidente ucraino in carica voleva la neutralità, mentre il governo USA voleva l’espansione della NATO. Questo significa che il conflitto in realtà risale a un tempo ancora più lontano, possiamo andare fino al 2008, perché nel 2008 George Bush mise sul tavolo la proposta che la NATO si allargasse all’Ucraina e alla Georgia.
Se guardate sulla mappa il piano degli USA è assolutamente chiaro e segue una linea che era stata spiegata per filo e per segno una decina d’anni prima da Zbigniew Brzezinski, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Carter e uno dei massimi strateghi geopolitici statunitensi.
L’idea era di circondare la Russia nella regione del Mar Nero perché, con Ucraina e Georgia nella NATO, la Russia sarebbe stata circondata da Ucraina, Romania, Bulgaria, Turchia e Georgia nel Mar Nero. L’idea, chiaramente esposta, era di inghiottire la Russia, così che non rappresentasse più alcun problema per la politica USA.
Dove volevano carta bianca gli USA? Volevano poter rimpiazzare i governi a loro piacimento nel Medio Oriente. Per esempio, rovesciando Saddam Hussein nel 2003, Muammar Gaddafi nel 2011 – un esercizio della NATO, tra l’altro, non solo un esercizio degli USA – Bashar al-Assad nel 2011.
Questo è un altro punto mal compreso: Bashar al-Assad e la cosiddetta “guerra civile siriana” sono un’operazione di cambio regime degli USA che ha avuto pessimi esiti. L’idea era che la CIA lavorasse con i governi regionali per rovesciare Bashar al-Assad, ma fallì.
Diversi anni dopo la Russia corse in aiuto del suo alleato e poi i nostri media puntarono il dito contro l’intervento russo, ignorando il precedente intervento USA.
Non è stato riportato nulla di questo fatto essenziale dell’operazione Timber Sycamore, e cioè che il presidente Obama ordinò alla CIA di rovesciare Assad. Ho saputo tutto questo direttamente da persone che erano assolutamente coinvolte e che tentavano di fermare la guerra, ma gli Stati Uniti si opponevano alla diplomazia.
Possiamo continuare a spostare le lancette indietro per capire davvero di cosa si tratta. Gli Stati Uniti in ogni fase hanno rifiutato la diplomazia, e questo atteggiamento risale, a dire il vero, al 1990.
Nel 1990 ero, tra l’altro, consigliere nel team economico del presidente Mikhail Gorbachev. Gorbachev voleva la pace in Europa, voleva una casa europea comune. In quel momento gli Stati Uniti e la Germania promisero, promisero esplicitamente che la NATO non si sarebbe mossa di un dito verso Est. Quella era una bugia e una falsa promessa.
Gorbachev smobilitò l’alleanza militare guidata dai sovietici, la Germania venne riunificata ed entro il 1992 gli Stati Uniti stavano già pianificando la massiccia espansione della NATO in direzione dell’Ucraina. Guardando negli archivi, gli storici hanno scoperto che il piano di espandere la NATO fino all’Ucraina risale al 1992.
A proposito, Zbigniew Brzezinski scrisse nel 1997, negli affari esteri, un articolo molto chiaro che traccia esplicitamente la linea temporale dell’espansione della NATO, dicendo che tra 2005 e 2010 l’Ucraina si sarebbe unita alla NATO; ovviamente, l’invito lanciato dagli Stati Uniti arrivò nel 2008, proprio come nella linea temporale di Brzezinski. E notate che tutto questo è successo molto prima di Putin, molto prima di qualsiasi supposta minaccia proveniente dalla Russia.
Questa era l’espansione militare USA, pianificata per una trentina d’anni almeno, e nulla può fermarla, né la diplomazia né la negoziazione né il tentativo di evitare la guerra né alcuna verità riportata sui giornali. E mentre l’informazione di massa potrebbe definire questo “un evento di propaganda”, accoglierei volentieri un dibattito pubblico con il responsabile di questa informazione in qualsiasi momento per discutere tali questioni.
Perché questi sono fatti, questa è la storia.
Questo non è ciò che viene riportato dai nostri media tradizionali adesso. I nostri media tradizionali producono una falsa narrazione, secondo cui questa guerra è cominciata con “un’invasione ingiustificata il 24 febbraio 2022 da parte di Putin”, questa è la narrazione occidentale ufficiale.
Il New York Times ha ripetuto questa affermazione 26 volte nei suoi editoriali e nei suoi articoli op-ed, ma non permette mai a nessuno di raccontare sulle sue pagine la vera storia ai lettori, e questo è ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e in Europa.
Stiamo parlando da soli, stiamo causando la distruzione dell’Ucraina, perché non c’è modo nel mondo di avere una vittoria militare sulla Russia con l’allargamento della NATO come risultato, perché la Russia continuerà ad inasprire il conflitto secondo necessità.
Forse la Russia sconfiggerà semplicemente l’Ucraina sul campo di battaglia – questo è abbastanza probabile – ma se non ci riuscirà intensificherà le ostilità; la Russia ha 1600 armi nucleari dispiegate.
Il presidente Obama, sebbene abbia contribuito al rovesciamento di Yanukovych, nel 2014 è stato anche molto chiaro su questo, chiedendo di non entrare in guerra per questo problema, perché, come lui stesso ha posto la questione, la Russia avrebbe il potere di provocare un’escalation, ovvero può sempre alzare la posta in gioco fino ad includere una guerra nucleare.
Siamo su una strada spericolata basata su falsità. Questa guerra avrebbe potuto essere evitata in innumerevoli fasi negli ultimi 30 anni. Questa guerra non sarebbe mai dovuta scoppiare nove anni fa, perché gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto partecipare a violenti rovesciamenti di altri governi. Ma è una brutta abitudine degli USA.
L’Europa avrebbe dovuto far rispettare gli accordi di Minsk II – sostenuti dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, firmati dall’Ucraina – invece di ignorarli e deriderli. Ma gli Stati Uniti dissero “no, non sei costretto a seguirli, noi ti daremo le armi”.
Gli Stati Uniti avrebbero dovuto negoziare alla fine del 2021, avrebbero dovuto applaudire invece che bloccare le negoziazioni nel marzo 2022. Quindi, fino ad oggi, c’è stato un percorso di negoziazioni sul tavolo, che ha al centro la neutralità dell’Ucraina per tenere le due superpotenze nucleari lontane l’una dall’altra.
È buon senso, è ciò che gli Stati Uniti hanno chiesto per due secoli nell’emisfero occidentale. Se i neoconservatori americani non fossero così arroganti, incoscienti e ciechi questo sarebbe stato deciso tanto tempo fa. È ancora possibile.
Tuttavia, la NATO, che è un alleanza militare statunitense, insiste sul fatto che nessun terzo Paese, che sia la Russia o chiunque altro, ha il diritto di esprimere un’opinione su dove s’installa l’alleanza militare americana. Questa è pura incoscienza e porta alla guerra.
E adesso non ci sono dubbi sull’irresponsabilità degli USA, che sta cercando di piazzare gli uffici della NATO in Asia, penso senza neanche ricordarsi che non è l’Organizzazione del Trattato dell’Asia del Nord, ma l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord; non è un Corpo di spedizione per l’egemonia USA, ma è nata per difendere l’Europa occidentale dall’Unione Sovietica, che non esiste più.
Eppure ora gli Stati Uniti stanno cercando di espandere la NATO all’Asia per combattere la Cina.
Gli europei sono inorriditi, ma i media non spiegano di cosa si tratta e di sicuro non stanno dicendo la verità, e cioè che la guerra in Ucraina è un disastro che viene dall’inarrestabile arroganza degli Stati Uniti nel continuare a spingere, provocare e ancora provocare, nell’evitare qualsiasi possibilità di una via d’uscita diplomatica.
Quindi lasciate che aiutiamo le persone a capire che le negoziazioni condotte fino a questo momento sono praticabili e che il Presidente Biden deve fare un passo avanti e dire “la NATO fermerà la sua espansione se la Russia si ferma e smette di combattere” e queste saranno le basi per la pace.
Lasciatemi concludere ricordando che oggi è esattamente il sessantesimo anniversario del più grande discorso mai tenuto da un presidente americano sulla pace: il discorso sulla pace di John F. Kennedy, pronunciato il 10 giugno 1963 al culmine della Guerra Fredda.
Quello che disse il Presidente è perfettamente pertinente per noi oggi. Nel momento di massima tensione della Guerra Fredda, ebbe la lucidità, l’onestà, l’eloquenza, l’autorevolezza di dire che l’Unione Sovietica non voleva la guerra, che gli Stati Uniti non volevano la guerra, che “possiamo negoziare la pace” e si appellò agli americani, perché riconsiderassero il loro atteggiamento verso la Guerra Fredda e l’Unione Sovietica.
Disse “dovremmo acclamare il popolo russo per le sue enormi conquiste nella scienza, nell’industria e nella cultura”. Al culmine della Guerra Fredda osò dire questo. Sapeva che il comparto militare e industriale l’avrebbe osteggiato, che i generali si sarebbero risentiti per l’iniziativa di pace, ma la stragrande maggioranza del popolo americano la supportò.
Cinque settimane dopo il brillante discorso di Kennedy, che tutti possono ascoltare online, Kennedy e Khrushchev firmarono il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari e Kennedy fece una campagna negli Stati Uniti, tra i capi del comparto militare e industriale, per parlare direttamente con il popolo americano e dirgli che la pace era possibile, che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano un reciproco interesse per la pace, che un trattato di pace sarebbe stato nell’interesse di entrambe le parti e fatto rispettare da entrambi.
Kennedy trionfò quando il Senato votò 80 a 19 per la ratificazione del Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari. Questa è autorevolezza, questa è espressione del vero bene comune, questo è ciò che possiamo fare oggi.
Fonte
08/02/2023
“In Ucraina una guerra sconsiderata”
Jeffrey Sachs è il direttore del centro per lo sviluppo sostenibile della Columbia University; è anche un noto economista, autore di best-seller, educatore innovativo e leader mondiale nel campo dello sviluppo sostenibile.
Sachs è anche noto per il suo lavoro di consulenza ai governi di tutto il mondo in materia di riforme economiche e sulla collaborazione con le agenzie internazionali per la riduzione della povertà e il controllo delle malattie.
Perché l’Occidente non è riuscito a integrare la Russia nel proprio sistema politico ed economico?
Penso che gli Stati Uniti volessero che la Russia si integrasse in modo che fosse sottomessa al loro potere, la Russia invece voleva essere una nazione indipendente, una potenza geopolitica.
Questo è il fulcro dello scontro: gli Stati Uniti si credono la superpotenza unipolare, l’unica superpotenza del mondo. Chi non è d’accordo, soprattutto Cina e Russia, viene percepito dagli Stati Uniti come ‘antiamericano’ piuttosto che a favore del multipolarismo. Questa è la differenza fondamentale.
Naturalmente la mentalità statunitense ha superato gli eventi della fine degli anni ’80 o dei primi anni ’90. L’intera guerra fredda era vista come un confronto con la Russia e vorrei aggiungere che l’odio della Gran Bretagna per la Russia risale a secoli per molte ragioni e quindi la Gran Bretagna era già rabbiosamente russofobica nel XIX secolo; molto di ciò che vediamo nella retorica e nei media britannici oggi è una sorta di replay della guerra di Crimea che si è verificata a metà del XIX secolo.
Il vostro compito di attuare riforme economiche nell’ex Unione Sovietica e in Russia durante gli anni Novanta: quando avete chiesto assistenza economica per implementare quelle riforme, come fu la risposta di Washington?
Di attuare... nulla. Perché, come sapete, sono stato un consulente e senza alcun ruolo di potere. Mi vedevano come un possibile canale verso la finanza occidentale e dissi loro che avrei cercato di essere un canale per la finanza occidentale, perché credo che quando un Paese è in difficoltà finanziarie il sistema finanziario internazionale dovrebbe aiutare quel paese ad uscire dai guai, sia per una questione di moralità ed etica di base, sia per una proposta vantaggiosa per la cooperazione globale.
Il Guru in questo è stato John Maynard Keynes che nel 1919 scrisse il famoso “Le conseguenze economiche della pace” e la sua tesi era che il duro accordo di Versailles con la Germania avrebbe portato a un futuro disastro. Quello è uno dei libri profetici del 20° secolo.
Quando ero uno studente e un professionista della finanza ho preso spunto da John Maynard Keynes: non siate cattivi con la potenza sconfitta o con il Paese che non ha fortuna. Le cose girano e se un giorno va male per qualcuno, potrebbe andare male per te il giorno dopo. Meglio essere cooperativi.
All’inizio degli anni Novanta ho cercato di mobilitare il sostegno finanziario dell’Occidente per le riforme di Gorbaciov, un fallimento totale. Il team del presidente Eltsin mi ha chiesto come mai avessi fallito completamente. Fondamentalmente non per motivi economici, la mia visione dell’economia è buona, era buona in quel momento.
In Polonia in termini finanziari è stato adottato un piano di sostegno perché la Polonia era dalla nostra parte e ho raccomandato una riduzione del debito, ho raccomandato un finanziamento di emergenza per la stabilizzazione del Paese che ha funzionato.
Non era solo teoria, ma funzionava, così quando ho raccomandato la stessa cosa con la Russia ho pensato: “Ho già dimostrato che queste idee sono sensate“. Ma Washington le ha rifiutate non a causa del dibattito economico, come a volte si è verificato, ma a causa della geopolitica: “Sì, la Polonia è dalla nostra parte, naturalmente ci aiuterà ma loro sono dall’altra parte, quindi ovviamente non ci aiuteranno”.
È così semplice...
Passiamo a un dibattito fondamentale che è sfuggito ai media tedeschi. Sull’Ucraina abbiamo intervistato un’ampia gamma di esperti e sarebbe interessante conoscere anche il suo punto di vista.
Demilitarizzazione e denazificazione sono state le ragioni addotte dallo Stato russo per giustificare l'intervento in Ucraina, ma il nocciolo di tutto questo è lo scontro tra Stati Uniti e Russia, scontro che risale al 1992, quando presero il controllo della politica estera americana i neoconservatori: Rumsfeld, Cheney e Wolfowitz, nell’amministrazione di George W. Bush senior.
Ma ci sono molti neoconservatori in giro: Madeleine Albright era una neocon, Hillary Clinton era una neocon, Victoria Neuland – che è stata assistente del Segretario di Stato durante il Maidan nel 2014, è ora sottosegretario di Stato per gli Affari politici – è una neocon.
Quello che è successo è che la politica estera degli Stati Uniti a partire dal 1992 mirava al dominio degli Stati Uniti – a volte chiamata Full spectrum dominance – che in ogni regione del mondo avrebbero dovuto consentire al paese di spazzare via, spero in senso figurato, i propri avversari, quindi avere il predominio geopolitico attraverso il predominio militare, economico, tecnologico e di altro tipo. Nel 1992 questo era il punto di vista e si guardava a chi avrebbe potuto rivaleggiare con gli USA.
Naturalmente non è mai stato un punto di vista realistico. Il mondo non è mai stato dominato da un solo Paese in tutta la storia, anche se ci sono stati degli imperi potenti, ma c'è sempre stata una rivalità e una multipolarità in un certo senso. Questo è particolarmente vero nel 21° secolo. La Russia non si è piegata alla visione degli Stati Uniti e ancor meno la Cina. Direi che entrambi hanno detto no: “non vogliamo un mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti”.
Gli Stati Uniti hanno iniziato ad attuare questa politica negli anni ’90 con l’allargamento della NATO. Chiunque conosca la documentazione d’archivio sa che non si trattava solo di una una pura questione verbale, ma una politica decisa della Germania e degli Stati Uniti, quella di promettere a Gorbaciov “nessun allargamento della NATO a Est”. Quindi molto di ciò che viene detto in questo momento è solo una tipica montatura del governo americano.
La documentazione d’archivio è in realtà molto ampia e a metà degli anni ’90 Clinton iniziò a dire allo stesso Eltsin “so che svilupperemo un sistema di partnership, ma non avremo l’allargamento della NATO”.
Poi Madeleine Albright ha spinto l’agenda neocon ad espandere la NATO e questo ha creato una grande divisione all’interno dell’establishment degli Stati Uniti, perché negli Stati Uniti ci sono alcuni normali “non-neocon”, e io sono uno di loro, che honno detto no all’allargamento della NATO.
L’allargamento della NATO è una cattiva idea e Bill Perry, che è stato Segretario alla Difesa di Clinton, ha rischiato di dimettersi per questo motivo. Bill Clinton stesso ha rischiato di dimettersi per questo problema. George Kennan, il più grande studioso della Russia del XX secolo, ha detto che questa è la “guerra fredda del nuovo secolo” nei confronti della Russia, ed è iniziata nel 1997.
Poi seguirono molti eventi. L’Alleanza guidata dagli Stati Uniti ha bombardato Belgrado nel 1999, ha distrutto la Serbia deliberatamente come parte della sua geopolitica e, come suggerito dalle idee neocon, è entrata in guerra con tutti gli alleati della Russia in Medio Oriente, per la cacciata di Saddam Hussein, rovesciando Gheddafi e cercando di rovesciare Assad. Gli Stati Uniti hanno speso trilioni di dollari in guerre espansionistiche.
Gli Stati Uniti hanno preso parte al tentativo riuscito di rovesciare Yanukovych, questo è assolutamente chiaro, anche se non sappiamo tutto: io so molto dalla mia personale conoscenza di questi eventi, gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo nel rovesciare il presidente dell’Ucraina che era fondamentalmente filo-russo ma che cercava di mantenere una sorta di equilibrio stabile tra le due parti attraverso la neutralità dell’Ucraina.
Sì, vogliamo che l’Occidente mantenga relazioni molto fragili con la Russia. Fragili perché gli Stati Uniti spingono per l’allargamento della NATO e la Russia dice “no”. Questo è ciò che stava accadendo e Yanukovych è stato rovesciato in un’Ucraina filo-occidentale, ed è stato portato al potere un governo profondamente nazionalista.
In quel frangente Putin ha fatto quello che aveva preannunciato a George Bush Jr, al vertice di Bucarest nel 2008. Putin disse a George Bush: “Se espandi la NATO, ci riprendiamo la Crimea”. Ma gli Stati Uniti non gli hanno dato retta e così siamo passati allo scontro diretto nella guerra nel Donbass e poi, purtroppo, sono stati attuati gli accordi di Minsk.
Germania e Francia dovevano esserne i garanti. Non so se la signora Merkel ne stia parlando a posteriori come una scusa o se stia dicendo quello che pensava in quel momento, ma è terribile: quello che sappiamo è che gli ucraini hanno abbandonato gli accordi di Minsk dopo averli firmati.
I miei amici mi dicono “Jeff come puoi aspettarti che onoriamo questo accordo? È spazzatura”. Un accordo è un accordo, e si suppone che noi lo prendiamo sul serio; e la Germania era un garante solenne.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno versato [all’Ucraina, NdT] miliardi di dollari di armamenti, e alla fine del 2021 Putin disse a Biden: “Guarda, ecco le linee rosse e la linea rossa numero uno è di gran lunga l’allargamento della NATO”.
Gli Stati Uniti hanno risposto che non ne avremmo parlato e che “la nostra porta è aperta”; il che è un’idea ridicola. Non stiamo parlando di commercio, ma di alleanze militari. Nella storia non può non interessare con chi sono allineati i vostri vicini, dove sono le basi militari, quali sono le armi... È una retorica folle; mi dispiace dirlo, ma è provocatoria e pericolosa.
L’invasione è iniziata nel febbraio 2022, ma tutti dovrebbero capire che la guerra è iniziata nel febbraio del 2014. Questo non è “l’Occidente che reagisce”... Gli Stati Uniti hanno cominciato nel 1992 a rompere le garanzie che avevano dato a Gorbaciov perché ritenevano di poterlo fare.
Ecco, per me è abbastanza chiaro il ruolo che l’Occidente ha svolto, ma nei media e nei discorsi politici questo sarebbe subito etichettato come una giustificazione della guerra o una diffusione della propaganda russa.
Quello che dici aiuta la comprensione del ruolo che abbiamo giocato in questo conflitto, ma i media occidentali non riportano opinioni del genere perché dicono che così si giustificano le azioni della Russia che si fa propaganda per la Russia ecc. Che ne pensi?
Abbiamo bisogno di diplomatici che non ci sono. I diplomatici in Germania e negli Stati Uniti, il ministro degli Esteri tedesco e il segretario di Stato americano non sono impegnati nella diplomazia, ma nella guerra. La diplomazia consiste nel sedersi e parlare con la tua controparte per capire questi problemi.
Sono stato invitato a tenere un discorso ai ministri del G24 l’anno scorso, quando si sono riuniti a Bali; ho detto loro: “Voi siete i diplomatici? I diplomatici si incontrano tra loro”. Non credo che il ministro degli Esteri tedesco si sia incontrato con il ministro degli Esteri Lavrov, anche se erano nella stessa stanza. Abbiamo bisogno di diplomazia, non c’è modo di uscire da questo pasticcio e abbiamo bisogno di questo dialogo.
Ci sono punti di vista importanti che devono essere spiegati e non lo stiamo facendo affatto; e i media hanno dimenticato il loro ruolo che non è quello di citare ‘alti funzionari’ senza nome, questo non è il ruolo dei media. Il ruolo dei media è quello di scrutare, esprimere dubbi, porre domande difficili, sfidare l’autorità.
Perché non è sorprendente che i nostri governi raccontino storie, vogliano presentare “narrazioni”, vogliano nascondere i fatti, nascondere le dure verità.
Ma i media a cosa servono? Per gli introiti pubblicitari, per avere la possibilità di prendere una tazza di caffè con l’alto funzionario del governo o per scrutare ed esprimere dubbi?
Dov’è sui media tedeschi il Nordstream? Per esempio, qui è stata fatta esplodere un’importante infrastruttura, credo molto probabilmente dagli Stati Uniti o dal Regno Unito. Ma sul versante occidentale c’è un silenzio totale.
Sono stato immediatamente tagliato fuori quando l’ho detto in tv, ma poi tutte le prove circostanziali puntano in quella direzione. La Svezia incredibilmente dice: “Ok, abbiamo indagato, ma non condivideremo i risultati della nostra indagine con la Germania”.
I membri del Bundestag chiedono di conoscere i fatti e il governo tedesco risponde “non potete conoscere i fatti, è una questione di sicurezza”. Dovremmo prendere in considerazione questi argomenti, noi che ci definiamo democrazie, e questo è il livello del discorso, per cui i i media mainstream hanno perso la loro strada e non so dirvi quanto sono deluso ogni giorno dal New York Times, perché sono cresciuto con il New York Times e lo leggevo per i documenti del Pentagono che raccontavano le bugie sul Vietnam. Per aver raccontato le bugie dell’amministrazione Nixon, ora è solo un portavoce del governo, non c’è nulla di diverso.
Non posso nemmeno pubblicare un op-ed su siti di cui ero probabilmente il principale collaboratore, in molti casi, perché i media mainstream hanno perso completamente il senso del loro ruolo. È assolutamente preoccupante e strano.
Siamo sull’orlo di un disastro, il disastro è dovuto al fatto che la nostra politica globale sta fallendo miseramente, prima di tutto e soprattutto a causa degli Stati Uniti, che sono i principali provocatori di questa guerra e una grande minaccia per la pace.
Per essere schietti, abbiamo bisogno di una politica estera diversa negli Stati Uniti. Ovviamente, abbiamo bisogno di una politica estera diversa in Russia e in Ucraina e nelle altre grandi potenze. Deve essere una politica estera che ci faccia uscire da questa guerra sconsiderata tra la Russia e la NATO che si sta che aggravando di giorno in giorno perché il Doomsday Clock si è avvicinato di 10 secondi alla mezzanotte.
Ma proprio ora Stati Uniti e Germania hanno concordato di inviare carri armati moderni all’Ucraina, in un’escalation che ci porta più vicini alla guerra nucleare
La Russia e gli Stati Uniti non si stanno nemmeno parlando in questo momento, è una vergogna assoluta; l’idea di non avere nemmeno una discussione tra il Presidente Biden e il Presidente Putin per più di un anno non è degna neanche in un bambino di cinque anni...
Affermazioni sconsiderate l’una sull’altra senza nemmeno una telefonata. E attribuisco un’enorme responsabilità per questa orribile situazione al governo degli Stati Uniti, da molti anni.
Fonte