Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Jorge Rodriguez. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jorge Rodriguez. Mostra tutti i post

28/01/2026

Cosa cambia con la riforma petrolifera del Venezuela

Dopo l’attacco statunitense e il rapimento del presidente Maduro molti si interrogano su come e quanto il processo socialista bolivariano sia stato “compromesso”. La recente modifica della “legge petrolifera” è diventata a sua volta occasione di interpretazioni “liquidazioniste”, sempre sviluppate ignorando il testo e le ragioni della riforma.

Questo articolo di TeleSur ricostruisce genesi e cambiamenti, così da consentire una lettura almeno informata dei fatti.

*****

Il Venezuela possiede le maggiori riserve certificate di petrolio al mondo – oltre 300 miliardi di barili – ma un decennio di sanzioni coercitive imposte dagli Stati Uniti ha impedito di sviluppare gli investimenti necessari per sfruttare questa ricchezza.

Il 22 gennaio, l’Assemblea Nazionale ha approvato in prima discussione il Progetto di Legge di Riforma Parziale della Legge Organica sugli Idrocarburi, un’iniziativa dell’Esecutivo per modernizzare il settore energetico. Il progetto deve essere sottoposto a una seconda discussione in giorni distinti, come stabilito dalla procedura legislativa costituzionale, per poi essere sanzionato dalla presidente incaricata, Delcy Rodríguez.

Orlando Camacho, presidente della Commissione Permanente di Energia e Petrolio, ha esposto i motivi della riforma indicando che la normativa vigente dal 2006 richiede un aggiornamento alla luce della transizione energetica accelerata e della competitività globale.

La riforma introduce un cambiamento strutturale: la formalizzazione dei Contratti di Partecipazione Produttiva (CPP). Con questo modello, le imprese operatrici assumono la gestione integrale dei progetti a proprio rischio e costo, dinamizzando l’attività senza coinvolgere lo Stato in debiti o impegni finanziari diretti.

Questo meccanismo ha permesso nel 2025 di raggiungere una produzione di 1,2 milioni di barili al giorno e di attrarre investimenti vicini ai 900 milioni di dollari, come specificato dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez.

Il deputato Jesús Faría ha sottolineato che questo cambiamento normativo risponde alle pratiche di successo già valutate secondo la Legge Antiblocco, orientate a consolidare l’indipendenza nazionale e la ripresa dell’industria.

Le principali modifiche

La Legge Organica sugli Idrocarburi introduce aggiustamenti che concedono maggiore autonomia agli azionisti di minoranza nelle imprese miste e abilitano contratti con privati per le attività primarie, senza compromettere la sovranità dello Stato sotto il controllo del Ministero dell’Energia e del Petrolio.

Il nuovo Articolo 36 consente a questi azionisti la commercializzazione diretta della propria quota di produzione, purché il prezzo di vendita superi quello ottenuto dalle imprese statali e si dichiarino i ricavi alla Banca Centrale del Venezuela, al Ministero e al sistema fiscale petrolifero. Possono inoltre aprire e gestire conti bancari in qualsiasi valuta e giurisdizione per incrementare il flusso di valuta estera, ed esercitare la gestione tecnica e operativa della società – direttamente o tramite un fornitore di servizi specializzato – sotto supervisione ministeriale. La norma mira a garantire efficienza operativa, applicazione delle migliori pratiche internazionali e costi di produzione competitivi, mantenendo l’equilibrio economico-finanziario fino al raggiungimento del ritorno dell’investimento.

L’Articolo 40 apre una nuova modalità: le imprese di esclusiva proprietà della Repubblica o sue consociate possono sottoscrivere contratti per lo sviluppo di attività primarie con imprese private domiciliate in Venezuela. L’impresa operatrice privata assume la gestione integrale a proprio esclusivo costo, conto e rischio, purché dimostri capacità finanziaria e tecnica tramite un Piano di Affari approvato dal Ministero. L’aspetto cruciale: le imprese statali non assumeranno impegni finanziari o debiti derivanti da questi contratti, proteggendo il patrimonio pubblico.

Il rinnovato Articolo 38 stabilisce vantaggi speciali per la Repubblica: aumento della royalty, contributi o altre controprestazioni come compensazione economica per l’accesso alle riserve, nonché impiego e cessione di tecnologie avanzate, borse di studio e opportunità di formazione tecnica per lo sviluppo del talento locale.

Termini, royalties e tasse flessibili

L’Articolo 35 (precedentemente 34) fissa una durata massima di 25 anni per le attività primarie delle imprese miste, prorogabile di ulteriori 15 anni. La richiesta deve essere presentata dopo la metà del periodo e prima degli ultimi cinque anni.

L’Articolo 52 (precedentemente 44) definisce la royalty al 30% sui volumi di idrocarburi estratti, ma l’Esecutivo Nazionale può ridurla fino al 20% per imprese private contrattualizzate o fino al 15% per imprese miste quando si dimostri che il progetto non è economicamente fattibile con l’aliquota piena. La royalty può essere ripristinata se le condizioni migliorano.

L’Articolo 56, numero 4 (precedentemente 48, numero 4) stabilisce un’Imposta di Estrazione di un terzo (1/3) del valore degli idrocarburi liquidi estratti, calcolata sulla stessa base della royalty e con possibilità di dedurre la royalty pagata. Questa tassa può essere anch’essa ridotta fino al 20% (contratti con privati) o al 15% (imprese miste) in base alle condizioni di mercato o per incentivare progetti strategici.

Commercializzazione sotto controllo statale

L’Articolo 64 (precedentemente 57) rafforza il controllo statale sulla commercializzazione di idrocarburi e derivati, esercitato principalmente dalle imprese statali. L’Esecutivo Nazionale può autorizzare eccezionalmente altre imprese a commercializzare direttamente se dimostrano prezzi di vendita superiori e garantiscono il controllo effettivo dello Stato. Questa autorizzazione non implica trasferimento di titolarità dei giacimenti, e il Ministero può sospenderla o revocarla per inadempienza, differenze di prezzi, pregiudizio all’approvvigionamento interno o violazioni gravi.

Queste disposizioni mirano ad attrarre investimenti e conoscenze specializzate, assicurando che la partecipazione privata contribuisca allo sviluppo nazionale, alla formazione del talento e all’ottimizzazione dei ricavi sotto i principi di sovranità economica e gestione strategica delle risorse.

Sicurezza giuridica e arbitrato internazionale

La riforma introduce l’Articolo 8, che abilita meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie, inclusi mediazione e arbitrati indipendenti, una novità che mira a dare maggiore certezza agli investitori.

Inoltre, l’Articolo 23 formalizza tre modalità di operazione: imprese di esclusiva proprietà della Repubblica, imprese miste con partecipazione maggioritaria statale, e imprese private domiciliate in Venezuela sotto contratto.

Il modello contrattuale si completa con cinque articoli che regolano la retribuzione mediante partecipazione percentuale su volumi fiscalizzati (Art. 41), l’affitto di beni statali con pagamento di un canone (Art. 42), la restituzione dei beni senza indennizzo al termine del contratto (Art. 43), il regime fiscale con imprese statali come agenti di riscossione (Art. 44) e la clausola di ripristino dell’equilibrio economico-finanziario (Art. 45).

Le disposizioni transitorie garantiscono la piena validità dei Contratti di Partecipazione Produttiva sottoscritti in base alla Legge Antiblocco e autorizzano il Ministero a valutare e adeguare le imprese miste esistenti al nuovo quadro legale.

Trasparenza e audit in tempo reale

Come spiegato dal presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, è in fase di creazione una piattaforma tecnologica per la gestione dei fondi che garantirà audit in tempo reale e uso efficiente di ogni valuta estera che entra nel paese.

Si tratta di portali web ufficiali che pubblicheranno in dettaglio tutti i ricavi economici dello Stato venezuelano derivanti dalla vendita di petrolio e minerali, nonché la destinazione precisa di tali risorse.

L’iniziativa, promossa dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez, mira a fare in modo che «la gente veda, sappia e possa interrogare» la gestione della rendita nazionale. «Affinché si sappia tutto ciò che è entrato e come è stato speso ogni centesimo», ha affermato Jorge Rodríguez durante una riunione della Commissione Consultiva parlamentare.

Inoltre, l’Agenda Legislativa include 29 leggi, tra cui il progetto di Legge Organica per l’Accelerazione e l’Ottimizzazione delle Procedure, anch’esso basato sul modello antiblocco, che mira a eliminare la burocrazia che frena lo sviluppo industriale.

«Siamo obbligati a collaborare nel mantenimento della pace della Repubblica e nella costruzione di un’economia forte», ha puntualizzato Jorge Rodríguez sui suoi social media.

Fonte

15/01/2026

Il Venezuela tra continuità e tentativi di distensione con Washington

Dopo che Donald Trump si è dichiarato “vicepresidente ad interim del Venezuela”, Delcy Rodriguez ha rispolverato toni bellicosi nei confronti di Washington.

Intervenendo a Catia La Mar, una delle località bombardate dall’aviazione statunitense nel corso dell’aggressione militare del 3 gennaio, la presidente provvisoria del paese ha affermato che «In Venezuela c’è un governo che comanda, una presidente incaricata e un presidente in ostaggio degli Stati Uniti».

Ma tanto in patria quanto all’estero sono sempre più numerosi i venezuelani che si chiedano chi decida veramente le sorti del paese.

Che la “nuova” leadership venezuelana agisca sulla base di un accordo formale con Washington o semplicemente per evitare di subire un altro attacco dagli Stati Uniti – prevedibilmente più devastante di quello del 3 gennaio – è impossibile dirlo.

Eppure le misure implementate negli ultimi giorni dalla presidente Delcy Rodriguez e dal fratello Jorge, a capo del parlamento, sembrano soddisfare le richieste/diktat di Donald Trump, finora senza sbavature.

Mentre dal 4 gennaio non passa praticamente giorno senza che decine di migliaia di persone scendano in piazza per chiedere la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores e per ribadire la ferma opposizione ad ogni ingerenza straniera, le autorità venezuelane stanno esplicitamente perseguendo una strategia di normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti e l’Unione Europea, che non a caso ha ricevuto il plauso delle varie cancellerie occidentali.

La parola d’ordine è “cooperazione”. E così nei giorni scorsi due petroliere cinesi dirette a Caracas – la Xingye e la Thousand Sunny – hanno dovuto invertire la rotta, mentre grazie ad una operazione, definita “concertata con Washington” dalla stessa Rodriguez, cinque navi cariche di greggio destinato all’esportazione che nelle scorse settimane avevano cercato di eludere il blocco navale imposto dalla marina da guerra degli Stati Uniti hanno fatto ritorno nei porti di partenza.

Ieri la compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa ha iniziato a riaprire i pozzi chiusi a causa dell’embargo statunitense, consentendo la ripresa delle esportazioni di greggio. Due superpetroliere sono partite dal Venezuela nelle ultime ore, ciascuna con a bordo 1,8 milioni di barili di petrolio diretti negli Stati Uniti.

A proposito di petrolio, ha destato un vespaio l’indiscrezione secondo cui Donald Trump sarebbe incline ad escludere la multinazionale ExxonMobil dagli accordi sullo sfruttamento del greggio venezuelano dopo che il suo amministratore delegato si era pubblicamente detto contrario ad investire nel paese. Nel corso di una riunione alla Casa Bianca, il numero uno dell’impresa, Darren Woods, aveva definito rischioso ogni investimento in Venezuela prima che la situazione venisse messa in sicurezza dal punto di vista legislativo e infrastrutturale.

La Casa Bianca però sembra riporre molte speranze nei tecnocrati promossi a varie responsabilità di governo da Delcy Rodriguez subito dopo il rapimento di Maduro. Uno di questi, in particolare, ha attirato l’attenzione degli investitori occidentali. Calixto Ortega Sánchez, appena designato “Presidente settoriale all’Economia”, si è formato tra gli Stati Uniti e Londra per poi essere nominato console prima a Houston e poi a New York; in seguito ha ricoperto l’incarico di Presidente della Banca Centrale di Caracas.

Intanto nei giorni scorsi il funzionario della multinazionale statunitense Chevron, Martin Philipsen, è stato nominato amministratore della PetroPiar, una delle imprese miste che operano sotto l’ombrello dell’azienda petrolifera statale PDVSA.

L’amministrazione statunitense punterebbe inoltre sul rapporto personale esistente tra il presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Jorge Rodriguez, e il diplomatico americano Richard Grenell, che secondo alcuni analisti starebbe cercando di guidare una transizione morbida nel nome degli interessi a stelle e strisce che consenta per ora alla leadership bolivariana di rimanere al potere. Subito dopo l’inizio del secondo mandato di Trump, il tycoon inviò a Caracas l’ex ambasciatore in Germania ed ex direttore di una delle varie agenzie di intelligence di Washington, la DNI.

Noto per le sue doti di negoziatore – fu inviato speciale presidenziale per le trattative tra Serbia e Kosovo dal 2019 al 2021 – il consigliere della Casa Bianca fu ricevuto con tutti gli onori da Maduro nel Palazzo di Miraflores. Tornando in patria, il dirigente repubblicano portò con sé sei cittadini americani appena scarcerati dalle autorità venezuelane e il rinnovo delle concessioni per operare in Venezuela alla multinazionale statunitense Chevron. Contro l’intesa si schierò da subito il Segretario di Stato americano Marco Rubio, che iniziò a insistere con Trump sulla necessità del ricorso all’opzione militare contro Caracas.

Secondo il Wall Street Journal il braccio di ferrò tra Trump e Rubio è durato fino a che ha prevalso il secondo e, il 3 gennaio, la Delta Force ha quindi rapito il presidente venezuelano.

La liberazione di un certo numero di «persone venezuelane e di altri paesi» (come le autorità di Caracas hanno definito vari esponenti politici e cittadini stranieri detenuti nelle carceri del paese) per iniziativa di Jorge Rodriguez e l’annuncio dell’avvio di nuovi contratti per la vendita di petrolio alle imprese statunitensi da parte della sorella Delcy sarebbero i primi risultati della rete intessuta da Grenell in questi mesi.

Per condizionare Caracas, poi, nei giorni scorsi Trump si è incaricato di avvisare il ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello che in caso di un secondo attacco sarebbe in cima alla lista dei bersagli da colpire insieme al Ministro della Difesa, Vladimir Padrino López.

La normalizzazione dei rapporti sembra procedere anche sul fronte diplomatico. Mentre da qualche giorno una delegazione di emissari statunitensi è impegnata in una visita in Venezuela allo scopo di organizzare la riapertura della missione diplomatica di Washington nel paese, lunedì i rappresentanti diplomatici dell’Unione Europea, del Regno Unito e della Svizzera hanno incontrato il ministro degli Esteri di Caracas. Il governo italiano ha già annunciato l’intenzione di alzare il livello di rappresentanza in Venezuela – assicurata finora da un incaricato d’affari – con la nomina di un ambasciatore.

Come segnale di buona volontà nei confronti di Washington va probabilmente letta anche la decisione da parte del governo venezuelano di permettere di nuovo l’accesso al social X, bloccato da Maduro dopo le contestate elezioni presidenziali del 2024.

Oggi, mentre la leader della frangia più estremista dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado sarà ricevuta alla Casa Bianca dal presidente Trump, che subito dopo il blitz militare contro il Venezuela l’ha platealmente scaricata chiarendo che avrebbe lasciato al potere il vertice del PSUV (il Partito Socialista Unito di Maduro), a Washington è previsto l’arrivo di un inviato del governo bolivariano, l’ex ministro degli Esteri e stretto collaboratore di Delcy Rodriguez, Félix Plasencia.

Nel frattempo la presidente provvisoria ha informato di aver avuto una “lunga, produttiva e cortese” conversazione telefonica con Donald Trump, che si è svolta “in un clima di rispetto reciproco”, e nel corso di una conferenza stampa ha spiegato che il Venezuela sta entrando “in una nuova fase politica”.

Fonte