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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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01/10/2021

Morisi, quello vero

Die Welt, attenta testata conservatrice tedesca, nel marzo di tre anni fa pubblicò un articolo dedicato a Luca Morisi definendolo “il potente sconosciuto dietro la Bestia” ovvero il dispositivo di propaganda costruito attorno alla Lega del dopo Bossi e, soprattutto, attorno alla figura di Matteo Salvini. Eravamo nel periodo dell’ascesa della Lega di Salvini che, dalle elezioni del marzo di quell’anno, prima invertì i rapporti di forza con il movimento 5 stelle a livello di sondaggi andando poi a ratificare questa inversione alle europee del 2019. Stiamo parlando delle elezioni che portarono la Lega a uno stellare 34, 49 per cento, percentuali da DC nel ventennio ’60-’80, mentre il movimento 5 stelle si attestò a meno della metà. Oltrettutto Welt scrive nel periodo in cui lo scandalo Cambridge Analytica, la manipolazione dell’elettorato tramite una profilazione aggressiva consentita da Facebook, è esploso nel mondo un po’ meno, come si vede, in Italia. Visto anche che i metodi della agenzia di comunicazione con sede in Inghilterra, chiusa nel maggio di quell’anno, vennero assorbiti da Morisi. E, va detto, non a caso considerato che in quell’anno si fanno frequenti le visite pubbliche del finanziere e attivista della alt-right Steve Bannon in Italia proprio con Salvini e il suo staff anche nell’ottica, poi saltata, di costituire una sede di Cambridge Analytica in Italia.

Die Welt era interessata a quanto accade in Italia, con la Lega e soprattutto con la Bestia, strumento che appare in grado di ribaltare i rapporti elettorali in Italia e, in ottica sovranista, nelle Europee del 2019. Sappiamo in Europa come è andata, il sovranismo si è sgonfiato a livello di elezioni UE e recentemente anche in Germania, stiamo vedendo cosa accade in Italia: la Lega è entrata in una seconda, la prima fu all’epoca del declino di Bossi, dinamica centrifuga. I motivi sono abbastanza chiari: la perdita di consensi nei sondaggi, simile a quanto avvenuto proprio con la Lega ai danni dei 5 stelle ma stavolta a danno del Carroccio, a favore di Fratelli d’Italia; la divisione nella Lega tra chi già da oggi vuole mostrarsi compatibile con l'”Europa”, per restare nella dinamica di spartizione dei fondi del Recovery, e chi invece preferisce la solita tattica di “lotta e di governo”; Il logoramento, naturale, del brand Salvini ormai in alto da troppo tempo; l’insofferenza dei piccoli industriali del Nord, referente storico della Lega, per il tipo d’interdizione che Salvini fa al governo.

In questo contesto, “decorato” dalle tipiche lotte intestine di un gruppo politico in crisi, è emerso lo scandalo Morisi, segno evidente che sia Salvini che lo stesso Morisi, che ha lavorato per il ministero degli interni, non godono più come nel passato delle coperture giornalistiche e non. Insomma, Lega in preda a una lotta tra bande, Salvini in difficoltà, Morisi fatto fuori: in questo scenario è inutile soffermarsi sulle miserie umane di Morisi – che non sarà certo l’ultimo dei gay e dei consumatori di cocaina che dedica il proprio zelo professionale contro le categorie di cui fa parte – ma è più interessante fare un bilancio di quanto costruito in politica. Stiamo parlando del più clamoroso risultato elettorale, superiore persino a quello del movimento 5 stelle alle politiche del 2018, della storia della repubblica: trasformare un partito logoro, sputtanato e precipitato al 4,8 per cento alle politiche del 2013 in una macchina aspiratutto capace di andare oltre il 34 per cento alle europee di sei anni dopo condizionando tutta la politica italiana del periodo.

In successo di Morisi e di Salvini sta nella capacità di tenere insieme quattro elementi: la politica su strada, tradizionale della Lega, quella da gazebo e da raduni di piazza; la capacità di stare sui media generalisti da protagonisti; la Bestia ovvero tecniche di microtargeting di massa con relativa capacità di leggere e stimolare al consenso verso la Lega vaste porzioni di elettorato; la scuola quadri intrecciata alle esigenze di raduno per il business come si fa nella formazione aziendali. Quattro elementi che, assieme, hanno fatto sinergia per arrivare a un clamoroso balzo elettorale e a una capacità di penetrazione nella società tutta da studiare. Già perché il punto, quello vero, su Morisi è questo: non la pietosa vicenda personale ma l’analisi del dispositivo messo in piedi da Morisi e Salvini per capire da cosa la società in futuro si deve difendere. Il resto serve a chi vuol divertirsi un po’ sui dettagli da scandalo, tipico strumento del rapporto tra spettacolo e lotta per il potere.

Fonte

28/09/2021

Bastonare la Bestia che annega

Il capitombolo di Luca Morisi, social-megafono di Matteo Salvini per otto anni, è un fatto politico di una certa importanza che non merita certamente di esser seppellito dietro la classica dichiarazione assolutoria “si tratta di una questione privata”.

E risulta più che sospetta la “gentilezza” usatagli da tutti i presunti “avversari” politici tipo Pd, Cinque Stelle et similia, che invitano a “non fare come lui e Salvini” hanno sempre fatto contro chiunque. Si vede lontano un miglio che tanta “signorilità” nasconde la preoccupazione per la credibilità del governo Draghi – di cui la Lega è un sostegno importante, per quanto numericamente non decisivo.

C’è poi la consueta convinzione che tanti dei pretesi “politici” attuali siano in realtà preoccupati degli scheletri nei propri armadi, visto che in quel demi-monde i vizi privati prevalgono assolutamente sulle inesistenti virtù pubbliche.

E come dicono spesso – ma privatamente – i cronisti parlamentari più assidui nei palazzi del potere, “se si facesse l’antidoping a Montecitorio non se ne salverebbero molti”. Ma non è che al Senato o altrove la situazione sia molto diversa…

Morisi è noto per esser stato, fino a qualche giorno fa, il manager della “Bestia”, soprannome azzeccato per lo staff social del segretario leghista. Quella macchina fangosa che ha portato Salvini a sfiorare il 40% nei sondaggi, dopo aver sollevato la Lega – in pochi anni – da un disperante 4% al 17% delle politiche del 2018.

Superfluo ricordare i suoi “successi” e le sue “tecniche” piuttosto disinvolte. Inutile enumerare le sue vittime, meglio se deboli e impotenti o addirittura morte (i migranti, Federico Aldrovandi e sua madre, Stefano Cucchi e la sorella, ecc).

Un protagonista e un facitore della “cultura politica” di questi anni di merda, insomma, il produttore più efficace del precipitare del “pensiero politico” nel turpiloquio dei potenti contro i deboli. E dello scadere della politica a ramo derivato dell’entertainment, della battutaccia, dell’insulto esplicito a senso unico (il potente querela sempre, la vittima in genere non può permetterselo).

Perché, dunque, bisognerebbe risparmiarlo?

Al contrario, evidenziarne limiti e contraddizioni aiuterebbe a “ripulire” il campo da liquami nauseabondi. “Bastonare il cane che annega“, raccomandava Mao Zedong…

C’è anche la particolarità dell’accusa formulata dalla Procura di Verona: “cessione di sostanze stupefacenti”, oltre al ritrovamento nella sua villa di Belfiore di una modesta dose di cocaina “compatibile con l’uso personale”.

Quel che è interessante è la combinazione delle due droghe ritrovate, rivelatrice di un classico schema di potere. Da un lato il flacone di GHB ritrovato nella macchina di tre ragazzi che hanno immediatamente confessato sia la natura del contenuto (comunque in attesa di verifica analitica), sia il “cedente” (non “spacciatore”, come avrebbe invece twittato la “Bestia” in altri casi).

Il GHB è detto anche “droga dello stupro”, perché è un miorilassante. Insomma una sostanza che riduce la reattività muscolare, come avviene con l’assunzione di forti quantità di alcool. Ovviamente è la sostanza che va fatta assumere alla vittima dello stupro premeditato, in modo che non possa resistere adeguatamente e quindi essere eventualmente indicata poi come “consenziente”.

La cocaina, invece – sembra inutile ricordarlo – è un iper-eccitante che viene ovviamente assunto dal soggetto aggressore, aumentandone la reattività.

Uno schema d’azione del “potente”, per l’appunto.

Se sia così, alla fine, lo stabiliranno i magistrati, cui nelle prossime settimane potrebbero arrivare denunce supplementari, se ci fossero delle vittime di stupro che fin qui hanno hanno evitato di esporsi per timore di non essere credute e quindi massacrate dai media vicini al “potente”.

Ma non si capisce per quale motivo bisognerebbe risparmiare a Morisi quel che viene scaricato normalmente su chiunque venga beccato in una situazione simile.

Si capisce perfettamente che lo faccia Salvini, che lo coccola pur “tirandogli le orecchie” come si fa con gli amici che fanno una microscopica “cazzata”. Il rischio, in caso contrario, è di “deprimere” ulteriormente l’”affaticato” Morisi, mettendolo sulla china pericolosa – dai vertici del potere al paria schizzato da tutti – che può portare a seguire la strada di Mario Chiesa (il “mariuolo” del Pio Albergo Trivulzio che fece esplodere Tangentopoli).

Resta la domanda: ok, il fascioleghista Salvini si tutela, ma gli “antifascisti da operetta” perché lo aiutano “comprendendolo”?

L’unica risposta è che non c’è molta differenza, se non di pura facciata.

Ultima nota. Che Salvini fosse in fase calante era evidente da tempo. Che questa “bottarella” sia una spinta ulteriore verso la “renzizzazione” (il passaggio dal 40 al 2%), anche.

Viviamo in tempi di morte politica, dove le decisioni vere vengono prese – come rivelato senza remore da Mario Monti nell’ultima intervista al Corriere della Sera – in luoghi molto distanti dal Parlamento e dal “controllo democratico” (a Bruxelles o Berlino, in un establishment “europeo” dove circolano personaggi selezionati e cooptati, dove non sono ammessi “estranei” solo perché eletti dai rispettivi popoli).

Emergere o sparire non dipende dai meriti di questo o quel “leader”, ma dall’utilità o meno che un certo personaggio ha rispetto alle decisioni che altri prendono.E fin quando risulta utile...

Lo ricordiamo a tutti quelli che ancora invitano a votare Pd “per fermare l’avanzata della destra”, “perché altrimenti ci teniamo Salvini per i prossimi 20 ani” (il ritornello precedente era “ci terremo Renzi per i prossimi 20 anni”).

Dobbiamo costruirci una rappresentanza politica alternativa, autodeterminata, di classe e popolare. Perché non c’è “il meno peggio”, ma solo due o più facce dello stesso potere. E di droghe miorilassanti ce ne sono molte...

Le peggiori passano dai media mainstream.

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