Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/11/2016

Taranto regina dei veleni. Novartis fiuta l’affare...



Non bastassero i fumi velenosi dell'Ilva, nella città pugliese si somma l'inquinamento da pesticidi e fertilizzanti, perché le campagne dei dintorni sono stressate da una ricerca della massima resa produttiva che possa alleviare gli effetti di prezzi dei prodotti agricoli in discesa. Almeno quelli pagati ai produttori...

Ma queste dinamiche si pagano col sangue. In senso per nulla metaforico.

La Rete ematologica pugliese ha reso noti i dati rilevati alla popolazione del territorio spiegando che qui c'è "Il 30% di malattie ematologiche in più: tanto pesa a Taranto il fattore ambientale. Questa tossicità globale fa impennare la prevalenza di tumori e malattie del sangue".

"L'esposizione protratta agli erbicidi e ad altri agenti tossici largamente impiegati in agricoltura nella nostra provincia – ha precisato il dott. Patrizio Mazza, direttore di Ematologia all'ospedale Moscati di Taranto – ha un impatto estremamente dannoso sulla salute di una popolazione già esposta agli agenti inquinanti dell'industria petrolchimica. Le mutazioni geniche indotte sono all'origine del sensibile aumento dei casi di linfomi e delle altre malattie ematologiche, inclusa la mielofibrosi. Già secondo i dati del registro 2006-2010 la prevalenza è più elevata del 30% rispetto alla media nazionale.

“Ma negli ultimi cinque anni la situazione potrebbe essersi addirittura aggravata". Nei giorni scorsi lo studio epidemiologico commissionato dalla Regione Puglia aveva evidenziato un aumento della mortalità, rispettivamente, del 4% e del 9%, per esposizioni a polveri sottili (Pm10) e anidride solforosa (So2), e un eccesso di ricoveri per patologie respiratorie tra i bambini residenti nei quartieri Tamburi (+24%) e Paolo VI (+26).

Sulla responsabilità dell'Ilva – i cui sistemi di filtraggio sono di fatto gli stessi degli anni '70 – non ci sono ormai più dubbi. Al confine dello stabilimento, per esempio, negli ultimi tempi è affiorato – dalla falda freatica sottostante – un lago di catrame e pece. E lo stesso rapporto precisa che "a maggiori livelli produttivi dell'Ilva corrispondono dati di mortalità e di morbilità".

Come si affronta però una situazione del genere? Lo Stato ha sostanzialmente alzato le mani, lasciando ai “privati” il compito di tirar fuori idee e progetti. E infatti il rapporto è stato presentato su iniziativa della multinazionale farmaceutica Novartis, che in quel bacino di malattie intrecciate vede soprattutto una miniera da sfruttare in tempi rapidi. La promessa della multinazionale viene fatta balenare da alcuni medici: "In questo momento, dopo tanti anni, sul fronte dei trattamenti delle malattie mieloproliferative si apre uno scenario del tutto nuovo perché la ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci intelligenti in grado di inibire in modo mirato il bersaglio mutazionale che causa tali malattie. Si punta, dunque, a una medicina di precisione".

E non lamentatevi dei prezzi di quei farmaci... Preferite forse morire presto?

Fonte

29/11/2014

Vaccino Novartis. È già strage

La televisione di regime manda in video medici che "rassicurano" la popolazione e invitano ad andarsi a vaccinare contro il rischio influenza. Ma intanto le morti "sospettate" di essere state provocato dalla somministrazione del vaccino Fluad, prodotto dalla multinazionale Novartis, sono salite a undici. I lotti di medicinale bloccati, inizialmente soltanto due, aumentano col passare delle ore.

I decessi riguardano soprattutto persone anziane. E preoccupa il fatto che l'Aifa - l'agenzia che dovrebbe controllare i farmaci messi in commercio dalle società produttrici - segnalava ieri mattina soltanto tra casi. Nonostante il "blocco" di alcuni stock di farmaco, dunque, le morti sono aumentate rapidamente.

I casi di morte riguardano tutto il territorio nazionale, in pratica, dunque non si può parlare di una singola partita pericolosa (altrimenti i casi sarebbero ristretti a un territorio particolare). Il problema è che soltanto i lotti bloccati dall'Aifa ammontano a 500.000 dosi distribuite nelle varie regioni, e non si sa quante vaccinazioni siano state effettivamente praticate. I media di regime invitano a non "cadere nel panico" e sottoporsi alle vaccinazioni; il che, con milioni di dosi "sospette" in giro, appare decisamente criminale. È evidente, insomma, che si sta cercando di minimizzare il danno economico per Novartis - potente multinazionale farmaceutica già più volte al centro di scandali dovuti a "pratiche commerciali disinvolte" - mentre si fa spallucce davanti ai morti.

Gli otto decessi segnalati da ieri mattina a ieri sera, infatti, riguardano anche altri "lotti" che non sono stati ancora bloccati. Dosi che quindi in queste ore vengono tranquillamente somministrate a persone di ogni età (i maggiori rischi riguardano ovviamente gli anziani e i bambini).

Le agenzie riferiscono che "Al momento una relazione diretta vaccino-decessi non è provata e bisognerà attendere circa un mese per l'esito completo e definitivo delle analisi, in corso all'Istituto superiore di sanità (Iss)". E' evidente che nessuno può pensare di aspettare un mese per sapere se quel farmaco è effettivamente responsabile delle morti già avvenute; il criterio di prevenzione minimo suggerirebbe dunque di sospendere immediatamente tutte le vaccinazioni con il Fluad, dando spazio ad altri prodotti, se proprio necessario. Perché non viene fatto?

E' il solito vecchio gioco: "non si può stabilire una relazione diretta tra questa sostanza e le morti"... Dicevano lo stesso le multinazionali del tabacco e anche l'Eternit, almeno fin quando non venne scientificamente verificata la "relazione diretta". Nel frattempo, però, erano morte decine di migliaia di persone e altri milioni stavano subendo inconsapevolmente l'esposizione a quelle stesse sostanze. Per le multinazionali - e per il profitto in genere - "nulla fa male fino a prova contraria". Soprattutto, fa benissimo alle loro tasche.

Ci vengono invece mostrati in video "medici di famiglia" che dicono "continuo a vaccinare perché il farmaco che uso è lo stesso degli anni scorsi e non ha dato mai problemi". Come se non fosse scientificamente provato che i virus influenzali sono mutanti, cambiano ogni anno (e infatti viene loro dato un nome diverso); quindi anche i vaccini non possono restare "sempre uguali". Certo, se l'Aifa non avesse sede di fianco a quella di Farmindustria (l'associazione delle imprese produttrici di farmaci, ovvero i soggetti che andrebbero controllati dall'Aifa), si potrebbe forse nutrire qualche sospetto in meno....

Le morti sospette sono avvenute a Siracusa (due casi),  Termoli, Lecce, Parma, Prato (due casi) e Como. Un uomo e una donna ultraottantenni sono deceduti a Roma. L'anziano deceduto a Parma, peraltro, non era stato vaccinato con un campione del farmaco inserito nei lotti bloccati dall'Aifa.

Per ricordare alcuni degli scandali che hanno coinvolto - ma non travolto, grazie al fiume di denaro che corre dalla multinazionale alle "autorità di controllo" - ecco alcuni riferimenti:

http://www.lastampa.it/2014/03/05/economia/farmaci-multa-per-lo-scandalo-avastin-lantitrust-sanziona-roche-e-novartis-8SepO7i0pqTyzU44thzRIN/pagina.html

http://www.informasalus.it/it/articoli/farmaci-novartis-scandalo.php

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/29/medicine-venditori-e-mazzette-gli-scandali-delle-lobby-farmaceutiche/967394/

http://it.ibtimes.com/articles/47284/20130425/novartis-farmaci-tangenti.htm

e si potrebbe andare avanti a lungo...

Fonte

02/04/2013

India, sì all’anti cancro low cost. Novartis perde il ricorso sul brevetto

Dopo sei anni di battaglia legale la Corte Suprema indiana ha respinto l'istanza dell’industria farmaceutica svizzera per il brevetto di un farmaco anti tumore. I giudici hanno stabilito che l’industria locale ha il diritto a produrre il medicinale Glivec come farmaco generico per salvaguardare il diritto alla salute della popolazione

Sei anni di battaglia legale tra  il colosso farmaceutico Novartis e l’India, ma già come avvenuto con Roche e Bayer i supremi giudici si sono messi una mano sulla coscienza dando torto a “Big Pharma”. La Corte Suprema indiana ha respinto il ricorso dell’industria farmaceutica svizzera relativo al brevetto di un farmaco anti tumore. I giudici, secondo la tv Cnn Ibn, hanno stabilito che l’industria locale ha il diritto a produrre il medicinale Glivec come farmaco generico low cost per salvaguardare il diritto alla salute della popolazione. La sentenza arriva dopo anni di carte bollate e recriminazioni ingaggiata dal colosso elvetico per ottenere il rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale. Come motivazione la Corte Suprema ha argomentato che il Glivec “non è un prodotto innovativo” perché utilizza una molecola già nota e quindi non rientra nei criteri stabiliti per le “invenzioni”. Le associazioni indiane di difesa dei diritti umani esultano perché si tratta di una conferma dell’India come “farmacia dei poveri” mondiale.

Poco meno di un mese fa, il 5 marzo, l’India aveva respinto un altro ricorso; quello della società farmaceutica Bayer sempre contro una versione low cost di un farmaco anti cancro. L’industri tedesca si era rivolta alla Commissione di appello per la proprietà intellettuale (Ipab) per chiedere l’annullamento della decisione di cedere all’indiana Natco Pharma un brevetto per produrre a basso costo il Nexavar, usato per curare il tumore al fegato e ai reni. La Bayer vendeva il medicinale a circa 5.600 dollari per 120 compresse, ovvero la scorta per un mese, mentre il prezzo della versione generica indiana è di 175 dollari per la stessa dose. Un anno fa, il governo indiano aveva concesso il brevetto alla Natco Pharma con la motivazione che ”doveva essere alla portata della maggior parte dei malati”. Il 3 novembre del 2012 l’India aveva revocato il brevetto di un costoso medicinale anti epatite prodotto dalla svizzera Roche rompendo di fatto il monopolio detenuto dalla società. Anche in questo caso la Corte di appello indiana per i brevetti (Ipab) ha ritenuto il farmaco Pegasys, usato per curare l’epatite C, non ”un’invenzione’‘, tale quindi da essere protetta da un brevetto secondo il regime sulla tutela della proprietà intellettuale noto. La cura, che dura sei mesi costa oltre 8.700 dollari, una cifra enorme per larga parte dei malati cronici di epatite che sono in maggioranza tossicodipendenti. Il Pegasys è stato il primo farmaco brevettato in India dove oltre il 90% dei medicinali sono generici, ovvero ”copiati” da prodotti che sono frutto di anni di ricerca delle aziende occidentali. Si tratta di un annosa disputa ma che di recente, con la crisi economica globale, è diventata di primaria importanza per i rapporti tra l’India e le aziende occidentali.

Quello del paese asiatico è uno dei mercati più appetitosi al mondo con un giro d’affari stimato di 12 miliardi di dollari, ma anche con una legislazione in materia di proprietà intellettuale che si presta a molte interpretazioni, come si lamentano le case farmaceutiche. Contrastate da organizzazioni umanitarie come ”Medici Senza Frontiere” che si riforniscono dall’India per le loro campagne mondiali sulla sanità e anti Aids.

Durissima la reazione della società: “La decisione della Corte suprema indiana scoraggia la ricerca di farmaci innovativi, essenziale per l’avanzamento della scienza medica al servizio dei pazienti. A Novartis non è mai stato riconosciuto un brevetto originale per Glivec in India. Siamo fermamente convinti che le innovazioni originali debbano essere riconosciute e tutelate da brevetti al fine di incoraggiare gli investimenti nell’innovazione medica, in particolare nel caso di bisogni clinici insoddisfatti” ha detto Ranjit Shahani, vice chairman e managing director di Novartis India Limited.

“Abbiamo portato avanti questo caso poiché crediamo che i brevetti tutelino l’innovazione e incoraggino i progressi medici, soprattutto per i bisogni clinici insoddisfatti”, ha aggiunto. “Questa sentenza rappresenta una battuta d’arresto per i pazienti e ostacolerà i progressi medici nelle patologie per le quali non sono ancora disponibili opzioni terapeutiche efficaci”. In una conferenza stampa a Mumbai trasmessa in diretta dalle tv indiane, Ranjani ha ricordato che il Glivec è “fornito gratuitamente al 95% dei pazienti indiani” nell’ambito delle iniziative dell’azienda svizzera per garantire l’accesso a farmaci salvavita alle fasce povere della popolazione. Il costoso farmaco elvetico è usato da 16 mila malati in India. “Novartis non ha quindi interessi commerciali su questo farmaco in India” ha aggiunto. Rispondendo a una domanda sulle ripercussioni del verdetto, il manager ha precisato che “Novartis continuerà a investire in India e a chiedere brevetti” per i suoi prodotti. Si è augurato inoltre che in futuro “possa migliorare il clima in cui si svolge la ricerca farmaceutica a beneficio delle aziende straniere e anche di quelle indiane”. Ha poi ricordato che dal 2005 “milioni di dollari di investimenti sono andati in Cina” a discapito dell’India dove manca un “ecosistema” favorevole alla tutela della proprietà intellettuale.

Fonte

E' un po' difficile farsi un'opinione univoca sul fatto in quanto da una parte ci sta Novartis (e il resto di Big Pharma che specula tranquillamente sulla salute della gente) che dice d'aver fornito il farmaco incriminato gratuitamente al 95% dei malati indiani, dall'altra c'è l'India e la sua industria farmaceutica che notoriamente vive e prolifica sui farmaci generici che necessitano di sentenze come questa sul mancato riconoscimento di brevetti altrui.
Mi sa che tra i due contendenti, come sempre ci rimette l'anello debole della catena: il malato.

Di una cosa sono certo, lo sviluppo e la ricerca medica - e non solo - dovrebbe essere completamente espropriante da qualsiasi interesse commerciale e privato, con buona pace delle stronzate sul progresso che senza i capitali privati non sarebbe possibile.