Dopo la circolare di Ryanair del 12 dicembre che minaccia ritorsioni contro i lavoratori che sciopereranno, l’amministratore delegato Micheal O’Leary ha annunciato una mezza marcia indietro e il possibile confronto con i sindacati dei piloti, a condizione che non si scioperi.
USB, che da decenni denuncia inascoltata in tutte le sedi istituzionali e politiche i comportamenti e le pratiche inaccettabili di Ryannair nei confronti dei propri dipendenti, sta per depositare un ricorso alla magistratura italiana per comportamento antisindacale.
E’ infatti evidente che O’Leary non ritira la comunicazione “incriminata”, che la sua “apertura” non è netta ed immediata e non segue le regole imposte da leggi ed accordi vigenti nel nostro paese, ma ipotizza una qualche forma tutta aziendale di dialogo con le forze sindacali dei soli piloti.
Inoltre si tratta di una evidente limitazione alla sola categoria con più potere contrattuale, dimenticando che in una compagnia aerea esistono i piloti, gli assistenti di volo ed il personale di terra e che tutti hanno il diritto di farsi rappresentare sindacalmente.
Se nelle prossime ore la parziale apertura di Ryanair non sarà finalizzata esclusivamente ad impedire gli scioperi di questi giorni e si trasformerà in una concreta accettazione delle regole civili e legali esistenti in questo paese, allora verificheremo se esiste una reale volontà di confronto, altrimenti continueremo ad andare dritti e veloci verso il giudizio della magistratura del lavoro italiana.
Alle forze politiche ed alle istituzioni chiediamo nuovamente che non si faccia come negli anni passati nei quali si è favorito il fiorire e lo sviluppo delle low cost a danno dei vettori italiani Alitalia e Meridiana e di tutti i lavoratori impegnati nel trasporto aereo, chiudendo un occhio, e spesso tutti e due e ignorando le nostre denunce, sulle inaccettabili pratiche di questa compagnia aerea.
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16/12/2017
20/10/2014
Germania. Scioperano anche i piloti d'aereo
Il conflitto sociale è fisiologico, checché ne dicano gli scandalizzati a gettone che animano i media italiani. In tempi di crisi, comunque, gli scioperi "riescono meglio" in quei settori che sono diventati centrali per il funzionamento infrastrutturale del sistema (logistica, trasporti, comunicazioni, ecc.) e in quelle categorie "insostituibili" per le alte competenze (piloti d'aereo, macchinisti, ecc).
Ma anche e soprattutto in quei paesi in cui la crisi stessa non ha ancora scavato paure paralizzanti nella forza lavoro. Sta vivendo questa esperienza in questi giorni la Germania, ex "locomotiva" d'Europa, pervicacemente attaccata ad un modello mercantilista che mira a comprimere il mercato interno per favorire soprattutto la competitività delle esportazioni.
Ma le categorie "insostituibili" si fanno sentire con forza. Prima i macchinisti delle ferrovie federali e locali, che hanno bloccato per due giorni la circolazione ferroviaria in tutto il paese, chiedendo aumenti salariali pari al 5%. Ora i piloti della Lufthansa, che per 35 ore si stanno astenendo dal lavoro.
Il sindacato Vc (Vereinigung Cockpit), dalle 11 di stamattina fino alle 22 di domani, ha invitato i propri iscritti a incrociare le braccia, fermando qualcosa come 1.450 voli.
Al centro della vertenza, guarda un po', il tema delle pensioni. Fin qui i piloti hanno potuto andare in pensione a 55 anni (non è, comprensibilmente, un mestiere per vecchietti che ci vedono poco e hanno scompensi improvvisi), incassando un assegno pari al il 60% del salario.
E' naturalmente arrivata l'Unione Europea, che ha trovato "intollerabile" questo "privilegio", sfornando perciò una normativa che consente di restare al lavoro fino a 65 anni, su base volontaria. Immediatamente ha cercato di approfittarne la compagnia aerea, eliminando gli incentivi al prepensionamento (se la Ue dice che puoi volare fino a 65 anni, che ti pago a fare per andartene prima?).
Immediata anche la reazione, come si sta per vedere.
Fonte
Ma anche e soprattutto in quei paesi in cui la crisi stessa non ha ancora scavato paure paralizzanti nella forza lavoro. Sta vivendo questa esperienza in questi giorni la Germania, ex "locomotiva" d'Europa, pervicacemente attaccata ad un modello mercantilista che mira a comprimere il mercato interno per favorire soprattutto la competitività delle esportazioni.
Ma le categorie "insostituibili" si fanno sentire con forza. Prima i macchinisti delle ferrovie federali e locali, che hanno bloccato per due giorni la circolazione ferroviaria in tutto il paese, chiedendo aumenti salariali pari al 5%. Ora i piloti della Lufthansa, che per 35 ore si stanno astenendo dal lavoro.
Il sindacato Vc (Vereinigung Cockpit), dalle 11 di stamattina fino alle 22 di domani, ha invitato i propri iscritti a incrociare le braccia, fermando qualcosa come 1.450 voli.
Al centro della vertenza, guarda un po', il tema delle pensioni. Fin qui i piloti hanno potuto andare in pensione a 55 anni (non è, comprensibilmente, un mestiere per vecchietti che ci vedono poco e hanno scompensi improvvisi), incassando un assegno pari al il 60% del salario.
E' naturalmente arrivata l'Unione Europea, che ha trovato "intollerabile" questo "privilegio", sfornando perciò una normativa che consente di restare al lavoro fino a 65 anni, su base volontaria. Immediatamente ha cercato di approfittarne la compagnia aerea, eliminando gli incentivi al prepensionamento (se la Ue dice che puoi volare fino a 65 anni, che ti pago a fare per andartene prima?).
Immediata anche la reazione, come si sta per vedere.
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