La stampa e la tv nazionale
alternano gossip a errate valutazioni. In città invece il Pd fa ripetere
ai suoi sostenitori la filastrocca dell'estrema sinistra alleata coi
fascisti.
Siccome in questi giorni ne abbiamo
sentite di tutti i colori, proveremo con i numeri e i fatti che questa
interpretazione è solo ciò che chi comanda questi pseudogiornalisti
vuole far passare.
La stampa nazionale va ormai
solo alla ricerca di letture che vanno dal gossip al sensazionalismo
fino al pietismo per raccontare elezioni, vicende dei poteri,
licenziamenti o manifestazioni. Dai quartier generali di Rai,
Mediaset, La7, Rcs o Gruppo l'Espresso di solito parte un impulso
dall'alto: telefonata al giornalista con richiesta di portare un
servizio che deve dire ciò che è stato deciso. Il giornalista è
diventato, quindi, un montatore che non deve cercare la verità ma deve
solo portare quell'intervista o quelle immagini per creare una notizia
preconfezionata da altri. Un po' come facevano Studio Aperto o il Tg4
quando mettevano gli inviati in fondo a cortei come quello della
Cgil-Cofferati da 3 milioni di manifestanti contro l'abolizione
dell'art.18, per poi mandare in onda quelle interviste di chi diceva di
essere andato a Roma per fare una girata e prendere il sole.
Nel caso livornese, l'intenzione
è quella di interpretare il voto come il risultato di un'accozzaglia di
opposti estremismi uniti inconsapevolmente contro il vecchio Pd
bersaniano livornese. Così in una botta sola si fa passar male i
5 stelle e la "sinistra radicale", e si dà il messaggio che con un
renziano sarebbe stato diverso.
Una delle poche interpretazioni decenti sul voto livornese l'ha riassunta in poche righe Andrea Scanzi su Il Fatto Quotidiano, che ha definito il voto di Livorno e Perugia la
ribellione della sinistra “vera” e “autentica”, che a Livorno e Perugia
hanno ben conosciuto e ancora ricordano, nei confronti del riformismo
gattopardesco di Renzi. Naturalmente lui non può conoscere anche i fattori locali di un malgoverno ventennale, ma ha delineato il fatto che il
voto locale ha punito un Pd che ormai non è più percepito come sinistra
e che oltretutto è considerato come un freno alla città. Renzi,
infatti, ha trionfato solo nel testa a testa europeo con Grillo, ma poi
il Pd ha faticato anche in altri ballottaggi.
Sorvoliamo invece su quel tipo
di interpretazioni tipo "Il Manifesto" in cui si continua a leggere la
realtà attraverso il concetto di sinistra divisa che perde,
secondo uno schema vecchio per cui esisterebbe sempre una sinistra che
unita, al Pd, vince. Sono posizioni rimaste nella penna di coloro che
stancamente continuano a scrivere per un giornale semimorto. È la stessa
interpretazione che propone Virzì, non per nulla alfiere del Pd e di
una sinistra intesa come satellite del Pd. Semmai se a Livorno
un errore a c'è stato, è stato fatto al primo turno, dove se la
coalizione di sinistra avesse trovato l'accordo con Cannito, al
ballottaggio ci sarebbe andato Raspanti. Ma la colpa "morì fanciulla".
A Livorno, dunque, è successo
altro. C'è stato un referendum sul Pd e lo hanno perso. I 5 Stelle e
Nogarin erano nel posto giusto al momento giusto e ne hanno beneficiato.
Semplice. Basta non andare a raccontare di accordi politici tra 5
Stelle e destre o commistioni fra "estremismi" che non esistono.
È successo anche che in questi anni ci fosse un'opposizione diffusa sul territorio
(più che in Consiglio comunale) in cui con un lavoro capillare sono
state portate a conoscenza dei cittadini, da parte di comitati
ambientalisti, sindacati di base e movimenti antagonisti o simili, una
serie di battaglie su rigassificatore, megainceneritore, la discarica di
Limoncino, le speculazioni di Nuovo Centro e Porta a Mare, Nuovo
Ospedale, precarietà, casa, sfratti, per i beni comuni come l'acqua
pubblica e molto altro. Una condivisione tale che ben 3 programmi
alternativi al Pd (quello della coalizione di sinistra per Raspanti,
quello delle liste civiche per Marco Cannito e anche in alcuni punti
quello del Movimento 5 Stelle) ne hanno preso alcuni spunti e molti sono
stati al centro della campagna elettorale.
Se si vuole parlare di numeri è chiaro che dei 19.500 voti in più che sono arrivati a Nogarin al secondo turno
(al primo turno ne aveva presi 16.210) la maggior parte provengono da
sinistra e dai suddetti programmi elettorali. Probabilmente 2/3 (quindi
9.000) dei 13.973 presi da Raspanti al primo turno (abbiamo calcolato di
togliere i 3.000 presi da Rifondazione e almeno altri 2.000 astenuti) e
almeno 4/5 (quindi 4.000) dei 5.100 presi da Cannito (che alle scorse
elezioni era la lista civica certifficata a 5 stelle). Quasi il 70% dei voti che hanno fatto vincere il Movimento 5 Stelle che partiva da un deludente 19% vengono da lì.
Il resto è voto della destra, che ricordiamo, a Livorno ha preso una
batosta epocale: 3 liste divise per un totale del 14% (11.500 voti) e 1
solo consigliere comunale su 32.
È naturale poi che in un ballottaggio si
concentrino su uno o l'altro candidato i voti trasversali ideologici,
di quartiere e di condizione sociale. Ma basta vedere la suddivisione
del voto seggio per seggio per notare che i 5 Stelle sono arrivati vicini, e a volte hanno vinto, anche in seggi della Livorno popolare nel nord della città.
Strano, infine, che nessun
giornalista abbia fatto notare le esternazioni dell'ex consigliere
comunale di Alleanza Nazionale-PdL, Tamburini, artefice di anni
di opposizione blanda o inesistente da destra. Lui che ha sempre
rappresentato la destra ammiccante e dialogante col Pd ha esternato più
volte la sua contrarietà a indirizzare il voto ai 5 Stelle. Lo avranno
preso anche loro qualche voto da destra?
Dopo che sarà composta la Giunta avremo
una visione più chiara. Nel rispetto dei ruoli fra chi governa e chi fa
opposizione vedremo se i 5 Stelle saranno in grado di sistemare alcune
urgenze di questa città, il reddito/lavoro (la disoccupazione è al 16%,
quella giovanile al 46%) e le opere inutili. Noi non faremo sconti ma nemmeno faremo strumentalizzazioni come invece si preparano a fare coloro che sono stati scalzati.
Preparatevi a 5 anni di boicottaggio da parte di sindacati confederali, funzionari amministrativi dell'ente e delle partecipate e da parte de Il Tirreno. Noi cercheremo di raccontare anche questo senza dover rendere conto a nessuno, né ai vincitori né ai vinti.
Un'ultima (importante) considerazione. Abbiamo
ricevuto qualche critica per la nostra posizione su questo
ballottaggio. La cosa che ci conforta è che spesso sono arrivate da chi a
Livorno ha fatto il turista politico, il devoto identitario o il
commentatore esterno. Chi invece in questi anni con il Pd ci si è
scontrato quotidianamente sulle battaglie concrete e reali, ha quasi
sempre sposato la nostra posizione. Probabilmente essere di sinistra,
comunista o altro, include anche la parte di fare cose concrete tutti i
giorni. Aiuta a capire.
Redazione - 10 giugno 2014
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