In occasione dell'inaugurazione dei
negozi e della Coop di Porta a Mare, riproponiamo due articoli usciti
sul nostro sito e sul nostro cartaceo nei mesi scorsi. Il primo mostra
la speculazione che c'è dentro il progetto Porta a Mare. Il secondo
invece, più tecnico, fa la storia degli atti che hanno portato alla
Porta a Mare, sottolineando che fin dall'inizio era chiaro che la "terza
gamba"(riparazioni navali) fosse una diversivo inventato da Lamberti e
come già dagli atti e della cartine si potesse prevedere che la Porta a
Mare sarebbe diventata dal punto di vista immobiliare e commerciale
quello che è ora. Consigliamo anche la lettura della nostra inchiesta sul ruolo delle aziende legate a Unicoop Tirreno nell'affare immobiliare e l'articolo la balla sulle nuove assunzioni.
Redazione, 10 luglio 2014
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Repubblica svela come il ricco
speculatore americano sia entrato nel mondo cooperativo. Livorno e la
Porta a Mare fanno parte di questa operazione.
Soros sbarca a Livorno. L'istrionico
speculatore americano che ha fatto tremare lira e sterlina 30 anni fa,
ha acquisito il 3,15% di IGD, la società immobiliare legata alle Coop
che è soggetto che gestisce l'affare Porta a Mare di Livorno (gestito
per la precisione da Porta Medicea srl di cui IGD Management detiene
l'80%). La notizia è anche che a cedergli la maggior parte delle quote è
stata Unicoop Tirreno, cioè i proprietari, con sede a Riotorto,
dell'Ipercoop di Porta a Terra.
Di seguito il link all'articolo di Repubblica e la nostra inchiesta su mattone e mondo coop:
Che ci fa il miliardario Soros a braccetto con le coop rosse (Gad Lerner - Repubblica)
In questi giorni in città è esplosa
anche la polemica sull'utilizzo dei bacini per le riparazioni navali.
Anche la Cgil, che fino ad oggi ha sempre remato dalla parte
dell'operazione immobiliare Porta a Mare e dalla parte dei cantieri
Azimut ha alzato la voce tramite il suo segretario Strazzullo: "Basta, fate partire il bando per i bacini".
Fino ad oggi tutto il blocco di potere
della città, Cgil compresa, ha remato affinché i bacini andassero in
rovina. C'era da valorizzare l'operazione immobiliare, di cui anche
Azimut aveva una quota che ha già lautamente valorizzato con la vendita e
quindi le riparazioni navali erano da escludere. Il sistema delle 3
gambe propagandato, sapendo di mentire, dall'ex sindaco Lamberti, è
andato in fumo prima di partire. Ora però con il problema del lavoro
sempre più devastante in città e con il ministero che inizia a chiedere
conto di strutture costate miliardi del vecchio conio, i bacini
(galleggiante e in muratura) sono tornati all'ordine del giorno. Prima o
poi qualcuno dovrà dire chiaramente se laggiù, davanti ai bacini, vuole
farci gli appartamenti oppure valorizzare i bacini che potrebbero
portare lavoro.
Di seguito, sempre rimanendo in
argomento, pubblichiamo un articolo uscito sul cartaceo di Senza Soste
che fa il punto sulla Porta a Mare e su come sarà visto che i documenti
ci sono. Basta dire la verità e non far finta di cascare dal pero quando
improvvisamente sorge una Coop in piazza Mazzini.
redazione 8 marzo 2014
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Porta a Mare, quando i supermercati escono dalle mappe
Dopo la coop di piazza Mazzini, per Borgo il peggio deve sempre arrivare: un ipermercato alle ex officine storiche
"In questa
città i cambiamenti vengono visti come un pericolo o una disgrazia.
Bisogna invece capire che non si può restare immobili: una città che sta
ferma e non pensa al proprio futuro rischia inevitabilmente il
declino". Parole e musica del Sindaco Cosimi quando nell'estate del 2005
iniziarono a trapelare cifre e dimensioni del Progetto Definitivo Porta
a Mare. Si trattava dell'atto tecnico modificativo in senso espansivo
del Progetto Preliminare (del giugno 2004) di attuazione delle
previsioni urbanistiche contenute nel Piano Particolareggiato del 2003.
Il progetto definitivo avrebbe preceduto la sottoscrizione di una
convenzione urbanistica fra Comune e soggetto attuatore della
trasformazione urbana (Stu Porta a Mare, di fatto Azimut Benetti) che
poi conobbe, nell'indifferenza generale, una serie infinita di versioni e
di applicazioni a stralcio. Il rilascio delle prime concessioni
edilizie avvenne infatti dopo una serie di rivisitazioni tecniche tra il
2005 e il 2006. Fu la "politica" a gestire questo passaggio che non
incrociò mai peraltro la verifica del Consiglio Comunale, tanto meno il
vaglio delle Circoscrizioni.
Gli atti, che
poi diventarono esecutivi grazie al benestare della Giunta, si
perfezionarono ancor prima che Azimut Benetti "cedesse" la polpa
dell'operazione (cioè la quota residenziale e commerciale del comparto
Mazzini Officine Storiche) al Consorzio Igd (Immibiliare Grande
Distribuzione di cui Unicoop Tirreno detiene la maggioranza con Coop
Adriatica), legata alla Lega delle Cooperative e che di lavoro
costruisce soprattutto ipermercati. Era forse già un campanello di
allarme? Gli interrogativi che oggi, fuori tempo massimo, si pone il
presidente uscente della Circoscrizione 3, il super renziano Battocchi,
dopo aver preso atto della preponderanza dei volumi commerciali che si
iniziano a intravedere su piazza Mazzini, erano già stati posti 10 anni
fa da coloro che si opposero all'attuazione del Piano Particolareggiato
del 2003. Un Piano figlio dell'emergenza che non previde l'assunzione di
alcuna variante redistributiva al Prg del 1998 (che non contemplava la
quota residenziale fra quelle principali e limitava a 3000 mq
complessivi(!) le aree commerciali) e che fu successivamente rimodellato
nelle quantità e nelle funzioni grazie ad una contrattazione
intervenuta direttamente col privato costruttore.
La
trasformazione urbana dell'ex Cantiere Orlando passava dunque (tra il
2004 e il 2006) attraverso la fase di una progettazione attuativa che
avrebbe consentito ad Azimut di programmare il recupero dei costi
dell'operazione di parziale salvataggio delle attività cantieristiche e
successivamente, al soggetto subentrante nella quota residenziale e
commerciale ceduta cioè Igd, di disporre di aree sufficientemente vaste
da urbanizzare per potervi insediare un giorno i punti vendita della
propria organizzazione di riferimento (Unicoop Tirreno).
Ora che i
volumi dei supermercati stanno uscendo dalle mappe per acquistare
consistenza e visibilità, c'è ovviamente chi tenta, come il super
renziano Battocchi, di smarcarsi da questo "cambiamento", invocando la
tutela delle attività commerciali del centro commerciale di Borgo.
Dimenticando forse (oppure ignorando) che gli accordi preliminari
avrebbero dovuto obbligare il privato attuatore ad assumersi gli oneri
di opere pubbliche aggiuntive ed anche di un progetto di
riqualificazione del Borgo di cui si sono perse misteriosamente le
tracce. Tracce progettuali che invece stanno assumendo evidenza plastica
(e muraria) nelle destinazioni commerciali della Nuova Porta a Mare
concepita dal Piano regolatore del Porto in corso di lenta approvazione.
In questo quadro le superfici di vendita dei negozi, medi e macro
supermercati (fino al probabile iper delle ex Officine Storiche) sono
destinate a conoscere una ulteriore espansione a scapito della vecchia
funzione turistico-ricettiva, caduta sotto i colpi della crisi che ha
reso improvvisamente anacronistica l'originaria vocazione del comparto
al servizio dell'approdo turistico recentemente concessionato alla Stu
Porta a Mare. Ma già da quel silenzioso e strategico 2005 i progettisti
pubblico-privati avevano distinto un terziario puro (gli uffici del
Palazzo Orlando e ora anche sede della Olt) da un "terziario
commerciale" (o ad "integrazione delle attività commerciali") che
avrebbe previsto un Polo della Nautica destinato alla vendita a
beneficio dei ricchi diportisti e turisti. Per ovvi motivi legati alla
falsa partenza delle attività diportistiche il "terziario commerciale" (
a sua volta stimabile in 13.600 mq edificabili) sarebbe stato
interamente riassorbito dal commerciale puro nella progettazione
successiva all'ingresso nel comparto di Igd Immobiliare, che di mestiere
come noto costruisce e valorizza supermercati.
Questa
previsione, pur nella dichiarata "invarianza" degli indici, sarà
consacrata dalle mappe del piano attuativo della Nuova Porta a Mare,
quello che come detto scaturirà a maggio dall'approvazione del Prg
portuale. Una "scatola" comunque più voluminosa (gli ultimi atti
"parlano" di 20.000 mq complessivi) delle previsioni contenute nei
progetti del 2005, quando il commerciale puro prevedeva questa
spalmatura: 1034 mq edificabili nell'area ex Lips (dove oggi è scomparsa
la previsione felliniana dell'albergo a cinque stelle), 600 mq
nell'Area Arsenale, 1600 mq nell'area Mazzini (dove sono spuntati i
vetri affumicati del market inviso al renziano Battocchi), ben 4000
mq-per 1500 mq di superfici di vendita-nell'area delle ex Officine
Storiche, dove verosimilmente a breve verrà realizzato un iper con
attività di vendita alimentare ed extra alimentare. Negozi, dunque, che
determineranno un distretto commerciale di dimensioni stratosferiche
valorizzato dall'offerta complementare di ben 2.200 posti auto
attualmente in costruzione. Di fronte a valori di questo tipo (che
insistono tristemente su ex aree produttive) anche Renzi si sarebbe
stropicciato gli occhi.
Sergio Nieri
tratto da Senza Soste n.89 (dicembre-gennaio 2014)
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