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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

11/07/2014

Soros e i fondi speculativi si prendono un pezzo di immobiliare Coop e di Porta a Mare

In occasione dell'inaugurazione dei negozi e della Coop di Porta a Mare, riproponiamo due articoli usciti sul nostro sito e sul nostro cartaceo nei mesi scorsi. Il primo mostra la speculazione che c'è dentro il progetto Porta a Mare. Il secondo invece, più tecnico, fa la storia degli atti che hanno portato alla Porta a Mare, sottolineando che fin dall'inizio era chiaro che la "terza gamba"(riparazioni navali) fosse una diversivo inventato da Lamberti e come già dagli atti e della cartine si potesse prevedere che la Porta a Mare sarebbe diventata dal punto di vista immobiliare e commerciale quello che è ora. Consigliamo anche la lettura della nostra inchiesta sul ruolo delle aziende legate a Unicoop Tirreno nell'affare immobiliare e l'articolo la balla sulle nuove assunzioni

Redazione, 10 luglio 2014

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Repubblica svela come il ricco speculatore americano sia entrato nel mondo cooperativo. Livorno e la Porta a Mare fanno parte di questa operazione.

Soros sbarca a Livorno. L'istrionico speculatore americano che ha fatto tremare lira e sterlina 30 anni fa, ha acquisito il 3,15% di IGD, la società immobiliare legata alle Coop che è soggetto che gestisce l'affare Porta a Mare di Livorno (gestito per la precisione da Porta Medicea srl di cui IGD Management detiene l'80%). La notizia è anche che a cedergli la maggior parte delle quote è stata Unicoop Tirreno, cioè i proprietari, con sede a Riotorto, dell'Ipercoop di Porta a Terra.

Di seguito il link all'articolo di Repubblica e la nostra inchiesta su mattone e mondo coop:



In questi giorni in città è esplosa anche la polemica sull'utilizzo dei bacini per le riparazioni navali. Anche la Cgil, che fino ad oggi ha sempre remato dalla parte dell'operazione immobiliare Porta a Mare e dalla parte dei cantieri Azimut ha alzato la voce tramite il suo segretario Strazzullo: "Basta, fate partire il bando per i bacini"

Fino ad oggi tutto il blocco di potere della città, Cgil compresa, ha remato affinché i bacini andassero in rovina. C'era da valorizzare l'operazione immobiliare, di cui anche Azimut aveva una quota che ha già lautamente valorizzato con la vendita e quindi le riparazioni navali erano da escludere. Il sistema delle 3 gambe propagandato, sapendo di mentire, dall'ex sindaco Lamberti, è andato in fumo prima di partire. Ora però con il problema del lavoro sempre più devastante in città e con il ministero che inizia a chiedere conto di strutture costate miliardi del vecchio conio, i bacini (galleggiante e in muratura) sono tornati all'ordine del giorno. Prima o poi qualcuno dovrà dire chiaramente se laggiù, davanti ai bacini, vuole farci gli appartamenti oppure valorizzare i bacini che potrebbero portare lavoro.

Di seguito, sempre rimanendo in argomento, pubblichiamo un articolo uscito sul cartaceo di Senza Soste che fa il punto sulla Porta a Mare e su come sarà visto che i documenti ci sono. Basta dire la verità e non far finta di cascare dal pero quando improvvisamente sorge una Coop in piazza Mazzini.  
redazione 8 marzo 2014

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Porta a Mare, quando i supermercati escono dalle mappe

Dopo la coop di piazza Mazzini, per Borgo il peggio deve sempre arrivare: un ipermercato alle ex officine storiche

"In questa città i cambiamenti vengono visti come un pericolo o una disgrazia. Bisogna invece capire che non si può restare immobili: una città che sta ferma e non pensa al proprio futuro rischia inevitabilmente il declino". Parole e musica del Sindaco Cosimi quando nell'estate del 2005 iniziarono a trapelare cifre e dimensioni del Progetto Definitivo Porta a Mare. Si trattava dell'atto tecnico modificativo in senso espansivo del Progetto Preliminare (del giugno 2004) di attuazione delle previsioni urbanistiche contenute nel Piano Particolareggiato del 2003. Il progetto definitivo avrebbe preceduto la sottoscrizione di una convenzione urbanistica fra Comune e soggetto attuatore della trasformazione urbana (Stu Porta a Mare, di fatto Azimut Benetti) che poi conobbe, nell'indifferenza generale, una serie infinita di versioni e di applicazioni a stralcio. Il rilascio delle prime concessioni edilizie avvenne infatti dopo una serie di rivisitazioni tecniche tra il 2005 e il 2006. Fu la "politica" a gestire questo passaggio che non incrociò mai peraltro la verifica del Consiglio Comunale, tanto meno il vaglio delle Circoscrizioni.

Gli atti, che poi diventarono esecutivi grazie al benestare della Giunta, si perfezionarono ancor prima che Azimut Benetti "cedesse" la polpa dell'operazione (cioè la quota residenziale e commerciale del comparto Mazzini Officine Storiche) al Consorzio Igd (Immibiliare Grande Distribuzione di cui Unicoop Tirreno detiene la maggioranza con Coop Adriatica), legata alla Lega delle Cooperative e che di lavoro costruisce soprattutto ipermercati. Era forse già un campanello di allarme? Gli interrogativi che oggi, fuori tempo massimo, si pone il presidente uscente della Circoscrizione 3, il super renziano Battocchi, dopo aver preso atto della preponderanza dei volumi commerciali che si iniziano a intravedere su piazza Mazzini, erano già stati posti 10 anni fa da coloro che si opposero all'attuazione del Piano Particolareggiato del 2003. Un Piano figlio dell'emergenza che non previde l'assunzione di alcuna variante redistributiva al Prg del 1998 (che non contemplava la quota residenziale fra quelle principali e limitava a 3000 mq complessivi(!) le aree commerciali) e che fu successivamente rimodellato nelle quantità e nelle funzioni grazie ad una contrattazione intervenuta direttamente col privato costruttore.

La trasformazione urbana dell'ex Cantiere Orlando passava dunque (tra il 2004 e il 2006) attraverso la fase di una progettazione attuativa che avrebbe consentito ad Azimut di programmare il recupero dei costi dell'operazione di parziale salvataggio delle attività cantieristiche e successivamente, al soggetto subentrante nella quota residenziale e commerciale ceduta cioè Igd, di disporre di aree sufficientemente vaste da urbanizzare per potervi insediare un giorno i punti vendita della propria organizzazione  di riferimento (Unicoop Tirreno).

Ora che i volumi dei supermercati stanno uscendo dalle mappe per acquistare consistenza e visibilità, c'è ovviamente chi tenta, come il super renziano Battocchi, di smarcarsi da questo "cambiamento", invocando la tutela delle attività commerciali del centro commerciale di Borgo. Dimenticando forse (oppure ignorando) che gli accordi preliminari avrebbero dovuto obbligare il privato attuatore ad assumersi gli oneri di opere pubbliche aggiuntive ed anche di un progetto di riqualificazione del Borgo di cui si sono perse misteriosamente le tracce. Tracce progettuali che invece stanno assumendo evidenza plastica (e muraria) nelle destinazioni commerciali della Nuova Porta a Mare concepita dal Piano regolatore del Porto in corso di lenta approvazione. In questo quadro le superfici di vendita dei negozi, medi e macro supermercati (fino al probabile iper delle ex Officine Storiche) sono destinate a conoscere una ulteriore espansione a scapito della vecchia funzione turistico-ricettiva, caduta sotto i colpi della crisi che ha reso improvvisamente anacronistica l'originaria vocazione del comparto al servizio dell'approdo turistico recentemente concessionato alla Stu Porta a Mare. Ma già da quel silenzioso e strategico 2005 i progettisti pubblico-privati avevano distinto un terziario puro (gli uffici del Palazzo Orlando e ora anche sede della Olt) da un "terziario commerciale" (o ad "integrazione delle attività commerciali") che avrebbe previsto un Polo della Nautica destinato alla vendita a beneficio dei ricchi diportisti e turisti. Per ovvi motivi legati alla falsa partenza delle attività diportistiche  il "terziario commerciale" ( a sua volta stimabile in 13.600 mq edificabili) sarebbe stato interamente  riassorbito dal commerciale puro  nella progettazione successiva all'ingresso nel comparto di Igd Immobiliare, che di mestiere come noto costruisce e valorizza supermercati.

Questa previsione, pur nella  dichiarata "invarianza" degli indici, sarà consacrata dalle mappe del piano attuativo della Nuova Porta a Mare, quello che come detto scaturirà a maggio dall'approvazione del Prg portuale. Una "scatola" comunque più voluminosa (gli ultimi atti "parlano" di 20.000 mq complessivi) delle previsioni contenute nei progetti del 2005, quando il commerciale puro prevedeva questa spalmatura: 1034 mq edificabili nell'area ex Lips (dove oggi è scomparsa la previsione felliniana dell'albergo a cinque stelle), 600 mq nell'Area Arsenale, 1600 mq nell'area Mazzini (dove sono spuntati i vetri affumicati del market inviso al renziano Battocchi), ben 4000 mq-per 1500 mq di superfici di vendita-nell'area delle ex Officine Storiche, dove verosimilmente a breve verrà realizzato un iper con attività di vendita alimentare ed extra alimentare. Negozi, dunque, che determineranno un distretto commerciale di dimensioni stratosferiche valorizzato dall'offerta complementare di ben 2.200 posti auto attualmente in costruzione. Di fronte a valori di questo tipo (che insistono tristemente su ex aree produttive) anche Renzi si sarebbe stropicciato gli occhi.

Sergio Nieri

tratto da Senza Soste n.89 (dicembre-gennaio 2014)

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