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sabato 26 dicembre 2015

500 euro di terrore. L’integrazione nell’epoca dello stato di emergenza

«Habemus Bonus!», potranno finalmente gridare i neo-diciottenni. 500 euro una tantum contenuti in una carta acquisti consegnata dal governo ai futuri votanti. «Che figata!», verrebbe da rispondere: cinema, teatri, concerti, musei tutto in un cip. Le ragioni di cotanta munificenza le ha spiegate il loquace Matteo in uno dei suoi ultimi interventi pubblici: si tratta di «combattere il terrore con la cultura». Se ci avessero pensato in Francia qualche mese fa, i fanatici del Daesh al Bataclan ci sarebbero andati a ballare. Bisogna riconoscere che c’è del genio.
 
La strategia argomentativa è d’altra parte il grandioso supporto ideologico di un'altrettanto geniale strategia contabile. Se si tratta di sicurezza e di lotta contro il terrorismo, i soldi si trovano e gli Stati membri dell’Unione possono andare in deficit senza troppi sensi di colpa. Devi dare un aumento alle tue forze dell’ordine, che da sempre lamentano di essere sottopagate? Ottanta euro e siamo tutti più sicuri. Devi procacciarti nuovi voti in un largo bacino di nuovi elettori appena maggiorenni? Una cura di base anti-radicalizzazione a colpi di pièce teatrali, Lady Gaga e musei vaticani e siamo tutti più sicuri. 500 euro e passa la paura! Bisogna riconoscere che c’è del genio.

Nonostante tutta questa genialità, però, un dettaglio salta all’occhio. I potenziali terroristi sarebbero infatti i giovani italiani e i cittadini dell’Unione Europea. I figli dei migranti extraeuropei, infatti, non avranno alcun diritto alla carta dei balocchi. Lo stato d’emergenza, che in Italia ci assicurano non esserci, rivela così il suo legame profondo con le politiche dell’integrazione che assumono un senso del tutto nuovo, anche se non originale. Basta con la pretesa malsana di voler integrare i migranti. Diciamo la verità: quelli che devono essere davvero integrati in Italia sono i diciottenni. Chissà perché il governo è stato accusato di razzismo e la misura «cultura versus paura» è stata considerata da alcuni come una legge razziale. Dovremmo invece essere contenti: per la prima volta l’associazione migrante-terrorista è stata evitata! Eppure, insieme a centinaia di migliaia di potenziali terroristi, in giro ci sono un sacco di malpensanti pronti a sostenere che il governo è razzista e che, con questo bonus geniale, sta cercando di assicurarsi qualcosa di più di una manciata di nuovi voti (ammesso che 500 euro siano sufficienti a comprarli).

Questi cinici ingrati insinuano che, escludendo dal bonus i giovani figli dei migranti, il losco Matteo stia cercando il modo per insegnare tanto agli italiani quanto ai migranti che devono tenere la testa bassa. Ai primi insegna che in un mondo di precarietà (che è sempre e solo colpa dell’Europa) al massimo si può sperare in un regalo una tantum, ai secondi impartisce la dura lezione che esistono precarietà separate. Non sia mai che i giovani italiani e i migranti possano pensare che si comincia con 500 euro e si finisce per chiedere le pensioni. Questa è una prospettiva che certamente terrorizza il governo anche più del terrorismo. Dopo tutto se i migranti sono solo braccia, perché pagargli pure il loisir? Il vero pericolo è che i diciottenni italiani e i migranti comincino a sospettare che gli spetti qualcosa di più dell’essere sfruttati. L’insubordinazione, si sa, è altamente contagiosa e va contenuta a priori. D’altra parte solo le anime belle pensavano che integrazione significasse uguaglianza. Il terrorizzato Matteo ha scoperto il vero senso dell’integrazione all’epoca dello stato di emergenza: profitti senza insubordinazione, sicurezza garantita!

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