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martedì 29 dicembre 2015

L'aria che tira a Torino 2. Fra debito e speculazione edilizia

Continua il nostro ciclo di articoli su Torino e dintorni. Dopo esserci occupati della deindustrializzazione e delle velleità di sostituirla con turismo e servizi, oggi ci occupiamo di un altro motore della “crescita” torinese: la speculazione edilizia (possibilmente pagata a debito pubblico).
Proprio prima delle feste la Regione Piemonte ha annunciato in pompa magna il progetto del "Parco della salute": un mega investimento da 600 milioni di euro (ma "Repubblica" parla già di 800-900 milioni) che dovrebbe riunire in un unico polo, al Lingotto, "tutto il patrimonio dell’attuale azienda ospedaliera, in termini di professionalità e tecnologie, (...) idem per le attività relative alla Facoltà di Medicina e di Chirurgia dell’Università di Torino" (da “La Stampa”, 22/12/2015) . Più di 5000 studenti e 1040 posti letto per i pazienti, partenza lavori prevista nel 2017 e fine dei lavori fissata nel 2021.

Tutto molto bello, ma come si finanzia? Qualcosa metterà lo stato, e poi si metteranno in vendita gli ospedali Molinette, Sant'Anna e Regina Margherita, che sarebbero a questo punto inutili. E il resto? Così ad occhio e croce si pagherà a debito. Bazzecole per una regione che ha quasi 6 miliardi di euro di disavanzi, in parte proprio imputabili ai disastri compiuti dalle ultime giunte sulla spesa sanitaria.

I privati già si leccano i baffi: il loro coinvolgimento è giudicato "essenziale per integrare i fondi pubblici: si punta ad un affidamento per la costruzione e la gestione dei servizi non sanitari (manutenzione, calore, energia) del polo ospedaliero in quattro anni; previsto un canone di ammortamento di 26 milioni l’anno, per 22 anni, da riconoscere al privato che accetterà la sfida (la scelta del promotore avverrà a fine 2016)".

Ma la torta non è solo quella del Parco della Salute: c'è sopratutto l'area lungo il Po in cui sono dislocati gli ospedali da dismettere che fa gola ai costruttori torinesi. Case, ma non solo. L'assessore all'urbanistica Lo Russo è chiarissimo: "poi, perché escludere, che so?, una grande azienda interessata a creare lì un suo centro di ricerca? Oppure, vista la zona di prestigio, l’interesse di un grande player alberghiero? C’è tempo».

E intanto il Presidente del Collegio Costruttori di Torino ricorda che una fettona di torta la vogliono pure loro. Alla domanda del giornalista della “Stampa” "Chiedete di essere coinvolti nella cabina di regia che lavora alla realizzazione del Parco della Salute?" risponde “Penso che il nostro punto di vista potrebbe essere utile” (il corsivo è nostro).

Ma non è l'unica notizia di giornata. La Busiarda sceglie un titolo con echi salgariani: "Capre, boa e zebù. La strana fattoria dal 2017 in riva al Po". Succede che il Parco pubblico Michelotti, 30.000 mq in riva al Po, dopo essere stato abbandonato al degrado dall'amministrazione comunale per anni fino alla sua chiusura, viene ceduto in concessione trentennale alla società Zoom (che già possiede uno zoo in provincia) per realizzare, appunto, uno zoo. E così adesso chi vorrà entrare nel parco dovrà pagare un biglietto fra i 12 e i 17 euro, visto che – come ricorda l'appello lanciato da "Coordinamento No Zoo" – rimarrà accessibile gratuitamente solo l'area gioco per i bambini.

Inutile stupirsi. In un'intervista del Settembre 2008 (riportata in “Chi comanda Torino”, bel libro di Maurizio Pagliassotti essenziale per capire questi meccanismi) l'allora sindaco Chiamparino dichiara: “dopo l'ubriacatura olimpica, e i relativi finanziamenti pubblici, l'unica strada per attivare investimenti è l'urbanistica”.

Peccato che, come abbiamo argomentato nel nostro precedente articolo, il tentativo di sostituire l'occupazione perduta per via del processo di deindustrializzazione con speculazione edilizia e turismo non funzioni.

È notizia proprio di questi giorni che FCA abbia annunciato un'ulteriore anno di cassa integrazione per riorganizzazione alle presse di Mirafiori. Qualcuno dica all'assessore all'urbanistica che tocca inventarsi qualcos'altro ancora...

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