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mercoledì 28 novembre 2018

Venezia: grandi navi, grandi disastri

Nel marzo del 2012 il governo Monti emanava il decreto Clini-Passera con il quale per proteggere la città di Venezia e la sua laguna si vietava la navigazione delle imbarcazioni di stazza superiore alle 40mila tonnellate per il bacino di San Marco e il canale della Giudecca. Ma trovata la legge trovato l’inganno: lo stesso decreto sospendeva il divieto sino a quando non si fosse trovata una soluzione alternativa, sottendendo già allora il primato delle necessità commerciali e turistiche sopra quelle della sostenibilità del territorio! In sei anni (e quattro governi) convenientemente, non solo non si sono trovate soluzioni, ma non si sono nemmeno prese in considerazione proposte di intervento strutturale che rispondessero alla imperante necessità di tenere le navi fuori dalla laguna (e non solo fuori da Venezia).

Imperante per una serie di motivi concatenati tra loro, basati su concetti fisici ed ecologici ma anche economici.

– Primo: il moto ondoso provocato dal passaggio di un imbarcazione aumenta esponenzialmente con le sue dimensioni. L’incremento del moto ondoso interferisce sia con i traffici nautici quotidiani già consistenti nella Venezia venduta ai turisti, sia con l'effetto che questo avrà sbattendo contro una barriera (che sia una fondamenta o una cordone naturale). L effetto che si ha da questo incremento è l’aumento dell’erosione delle barriere naturali, ma anche delle fondamenta di una città unica al mondo come Venezia, che si regge su un sistema di palafitte incatramate nei secoli.

– Secondo: il passaggio di una nave di altezza pari a un palazzo di 12/13 piani comporta, oltre alla necessità di scavare canali sempre più profondi minando pericolosamente l'equilibrio ecologico della laguna intera, l’incremento dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del rumore ai danni di chi vive in questo territorio.

– Terzo: la laguna di Venezia si regge su un equilibrio del tutto unico al mondo, ed è soggetta a un lento sprofondamento a causa di fenomeni di subsidenza, innalzamento del livello del mare, e altri processi naturali e non che in un secolo hanno comportato la perdita del 73% delle barene naturali, quegli isolotti che popolano la laguna e che fungono sia da barriere protettive contro l’erosione della costa, sia come vivaio di pesci e molluschi che da secoli sono stati e sono un importante fonte di reddito di pescatori e cacciatori. Con l'aumento del moto ondoso, tutto ciò viene messo in serio pericolo e presto o tardi oltre a perdere le funzioni ecologiche e di sicurezza idraulica della laguna, andrà persa anche la possibilità di sfruttare il territorio non solo in termini di accumulazione capitalistica ma anche di sussistenza (e di gastronomia).

Dopo sei anni di stasi, l’attuale governo sembra intenzionato a fare qualcosa. Ma cosa? Portare le navi, quei mostri lunghi 300 al servizio dei privati, a Marghera, come se eliminando il passaggio dalla bomboniera di Venezia, il problema dell'intera laguna (e quindi della città) si risolva. Come dire che spostando il problema, il problema sparisca davvero (lontano dagli occhi lontano dal cuore). Senza contare che questa ipotesi, implica il passaggio delle navi attraverso la bocca di Malamocco, percorrendo il “canale dei petroli” (che dovrebbe essere dismesso dal 1966) e l’escavazione di altri pezzi di fondale, quel fondale ancora zeppo di inquinanti scaricati dal polo di Marghera e dai fiumi che dopo aver attraversato la regione diluiscono in mare inquinanti, nutrienti ecc ecc. Dove andranno a finire poi i materiali dragati non è dato sapere, ma insomma si sa... in Veneto il mondo dell’edilizia è ricco e variegato (e proficuo!).

Cambiano i governi, ma l’alleanza tra i gestori delle grandi navi e dello sfruttamento turistico, l’Autorità Portuale, l’amministrazione locale e i poteri forti della regione, rimane salda nel tempo!

Associazioni, movimenti, cittadini, comitati NoGrandiNavi sono da anni in lotta perché le navi da crociera fuoriescano dalla Laguna di Venezia. Il 18 giugno 2017 è stato anche indetto un referendum popolare autogestito, a cui hanno votato18.105 persone (di cui 80% residenti veneziani), il 98% si è espresso contro le grandi navi in Laguna. Uno straordinario risultato di espressione della volontà popolare, che dovrebbe stare alla base della democrazia, che viene continuamente ignorata.

Così come vengono ignorati gli studi scientifici sulla morfologia della laguna, sull’inquinamento, sugli effetti dell’erosione, sull’impatto di questo tipo di turismo.

Così come viene ignorata la Legge Speciale per Venezia del 1984 (ancora vigente), che sancisce che solo con il «riequilibrio idrogeologico della laguna» e una «continua manutenzione governata dalle tre regole della sperimentalità, gradualità, reversibilità di ogni trasformazione» che questo bene comune potrà continuare ad esistere.

Nessuna soluzione alternativa che non preveda la fuoriuscita delle navi dalla Laguna potrà mai rispettare l’equilibrio della laguna veneziana e le regole di “sperimentalità, gradualità, reversibilità” che hanno dimostrato di essere indispensabili per preservare alle future generazioni l’esistenza di un bene comune come la città di Venezia e la sua laguna, ivi compresa l’importantissima funzione che il suo equilibrio garantisce in termini di sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio.

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