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giovedì 29 novembre 2018

Deutsche Bank, perquisita la sede per riciclaggio

Tutti presi dal (finto) scontro tra Unione Europea e governo grillin-leghista? Tutti convinti che le virtù del buongoverno e delle regole rispettate siano di casa soprattutto in Germania?

Beh, forse è ora di cominciare a rivedere certe convinzioni...

Stamattina circa 170 funzionari della polizia tedesca hanno dato inizio a una gigantesca perquisizione nella sede centrale e in altre cinque sedi di Deutsche Bank (DB), la più grande e importante istituzione finanziaria della Germania, dunque anche di tutta Europa.

I funzionari di polizia (che in questo caso sono quelli con competenze analoghe alla nostra Guardia di Finanza) stanno cercando le prova per transazioni illegali per oltre 400 miliardi di euro (equivalente a quasi il 25% del Pil italiano). Il sospetto esplicito è che sia stato commesso un reato che qui, nel paese di pulcinella, vediamo commettere solo nella zona grigia di contatto tra faccendieri, malavitosi, furbetti del quartierino e mafia in grisaglia: riciclaggio.

Ma stiamo nel cuore dei mercati finanziari a trazione tedesca, dunque nel gotha della finanza globale e multinazionale. Quindi anche le cifre da “riciclare” sono un tantinello più gigantesche di quelle che vengono “sistemate” dalle nostre parti (il totale, nell’arco di 10 anni, sembra che sfiori i 4.000 miliardi).

Gli inquirenti, tra l’altro, hanno precisato che questa indagine non ha nulla a che fare con il “caso Danske Bank”, istituto estone formalmente incriminato per un altro maxi-riciclaggio da 200 miliardi di euro provenienti principalmente dalla Russia e dall’Azerbaijan. In quel caso Deutsche Bank è accusata di aver “movimentato” quella cifra attraverso la sua filiale statunitense.

La perquisizione di oggi punta invece a trovare i riscontri di fughe di capitale verso paradisi off shore, secondo il modello portato allo scoperto dai Panama Papers. Fondi che sarebbero arrivati a DB da attività criminali o comunque illegali. Solo nel 2016, più di 900 clienti con un volume d’affari di 311 milioni di euro sarebbero stati assistiti da una società del gruppo con sede nelle Isole Vergini britanniche.

L’inchiesta dovrebbe imbarazzare sia il governo tedesco che la Bce. Il primo per motivi abbastanza chiari, sul piano politico: difficile presentarsi come i tutori delle “regole” e della buona amministrazione quando la tua banca principale assomma quasi 600 miliardi di capitali riciclati e una esposizione in “prodotti derivati” tossici per una cifra impossibile persino da scrivere: 54,7 trilioni di euro. Si potrebbe anche dire 54.700 miliardi.

Per dare un’idea approssimativa della dimensione del “buco”, 54,7 trilioni di euro equivalgono a 20 volte il Pil tedesco e quasi 6 volte il Pil dell’intera Unione Europea.

Al confronto, lo sforamento chiesto dal governicchio italico (una quindicina di miliardi) equivale a una colazione mattutina. E, ovviamente, bisogna ricordare che qui stiamo parlando di una sola banca, non dell’intero sistema finanziario tedesco, europeo o globale. Altrimenti dovremmo ritirare fuori i fantastiliardi di Zio Paperone...

Ma anche la Bce dovrebbe dare qualche spiegazione, visto che la competenza della “sorveglianza bancaria” è ormai una sua esclusiva. Sembra infatti evidente che sulle banche private – e soprattutto su quelle tedesche e francesi – abbia esercitato un “controllo” assai meno occhiuto di quello messo in mostra verso i conti pubblici dei singoli stati europei o di banche private di paesi “minori” (come quelle italiane, che non hanno in pancia quasi per niente i “prodotti derivati”, ma solo prestiti difficili da vedersi restituiti o titoli di stato nazionali).

Più attenti “i mercati”, che in pochi attimi hanno fatto crollare la quotazione azionaria del colosso tedesco di oltre il 90%. Una cosa è stare contro i poveri lavoratori, una cosa è rimetterci soldi propri...

Il palazzo della Bce, a Francoforte, non è molto distante da quello di Deutshe Bank. Forse una piccola deviazione sarebbe utile...

Fonte

Un merdone pazzesco, questi si candidano a sinistrare nuovamente l'economia mondiale probabilmente a livelli mai visti prima. 

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