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mercoledì 28 novembre 2018

Accise sulla benzina. La Lega le mantiene, ma pesta nel torbido

L’ennesimo governo della truffa, come tutti quelli che l’hanno preceduto. Con qualche aggravante specifica, potremmo aggiungere.

Andiamo con ordine. Una delle promesse più sbandierate in campagna elettorale, soprattutto dalla Lega, è stata l’abolizione delle accise “anacronistiche” sui carburanti (ci sono ancora quelle introdotte per finanziare le guerre in Abissinia, Bosnia e Libano, la crisi del Canale di Suez, la ricostruzione dopo i terremoti in Belice, Friuli e Irpinia, l’alluvione di Firenze e il disastro del Vajont; oltre a quelle più “nuove” approvate per finanziare il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri nel 2004, l’acquisto dei bus ecologici nel 2005, il terremoto dell’Aquila del 2009, la cultura, l’alluvione in Liguria e Toscana, l’emergenza migranti, il terremoto in Emilia e il Salva Italia del governo Monti).

Nella foga comiziante, Salvini era addirittura arrivato a giurare che sarebbe stato il primo provvedimento del suo governo. A Roma lo chiamano ormai “er frottola”, ci deve essere un motivo...

Una misura estremamente popolare, se fosse realizzata. Ma con qualche inconveniente sul fronte delle entrate fiscali (meno tasse = meno entrate), specie in un momento di trattativa con i guardiani dell’ortodossia ordoliberista, ossia la Commissione Europea.

Insomma, se semplicemente se ne fossero “dimenticati” mentre stanno “facendo” tante altre cose, magari sarebbero stati persino capiti. Ma i leghisti di governo hanno voluto esagerare, alzando la pietra da far cadere sui propri piedi.

Tutto parte da una classica furbatina parlamentare. Due oscuri deputati di seconda fascia del Pd, tali Luigi Marattin e Alessia Rotta, presentano un emendamento alla legge di stabilità che proponeva di ridurre di appena 2 centesimi le accise sulla benzina, compensando le minori entrate con una pari riduzione delle uscite per le auto blu. Invece di approvarlo, “la relatrice leghista (la deputata Silvana Comaroli, ndr.) si dice contraria alla riduzione delle accise sulla benzina perché ‘ci sono 5 anni di tempo’ per mantenere le promesse”.

Tana!, dirà qualcuno. Ma in fondo, quanti sono i politici e i partiti che una volta giunti al governo scoprono che non si può fare quel che avevano promesso?

Fosse solo questo, in effetti, sarebbe grave, ma pur sempre nella normalità della pessima politichetta italica.

Il peggio viene dal tentativo leghista (dunque ascrivibile almeno moralmente a Salvini) di appropriarsi senza sforzo di una simbolo della protesta anti-accise, ossia i gilet gialli che stanno semiparalizzando la Francia da due settimane. Un coordinamento ambulanti, a prima vista, deciso a “sostenere il governo” nella sua “battaglia contro l’Europea”.

Un gruppetto di tifosi salviniani, insomma, che si preoccupa più delle tasse e della Bolkestein sul commercio, o delle tariffe autostradali, che non delle accise sui carburanti.

Niente a che vedere con quanto sta avvenendo in Francia, insomma. Ma solo la solita vecchia ideuzza italica di far nozze con i fichi secchi e con le idee altrui...

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