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martedì 20 novembre 2018

Napoli e Caserta: “assediati” ministri e Consiglio dei Ministri. Al sud l’aria sta cambiando?


La giornata del Consiglio dei Ministri a Caserta, per dimostrare l’impegno del governo sulla “ terra dei fuochi”, in realtà inizia alla buonora di lunedì.

Infatti da prima mattina sotto casa della famiglia Di Maio a Pomigliano D’Arco si palesano i licenziati Fiat per pretendere giustizia. Licenziati per avere inscenato il finto suicidio di Marchionne, riammessi in fabbrica dopo la sentenza d’appello e bruciati definitivamente dopo il giudizio in Cassazione. Il vicepremier non si scompone, affronta gli operai ma può solo ribadire che lui rispetta le sentenze del potere giudiziario. Ha parole più confortanti invece per i disoccupati di Bagnoli, anche loro a Pomigliano dalla prima mattina. Niente di risolutivo, sia chiaro, ma l’impegno a farsi carico del problema.

Il vicepremier e ministro del lavoro poi è atteso alle 11 presso il tribunale di Napoli per fare da relatore ad un convegno di giuristi.

Per l’evento l’Unione sindacale di base ha organizzato un corteo che dalla stazione centrale arriva fino al Centro Direzionale, dove ha sede il tribunale. Vi sono numerose vertenze aperte contro la pubblica amministrazione ed è giusto quindi che il ministro del lavoro se ne assuma la responsabilità diretta. Parliamo dei lavoratori socialmente utili e degli ex Lsu della scuola, dei lavoratori Apu e dei consorzi di bacino provinciale.

Tutta gente che di fatto svolge il proprio lavoro presso sedi istituzionali, che siano uffici ministeriali o di enti locali o scuole. Con compiti di pulizia, manutenzione, cura del territorio. Lavoratori le cui vertenze in alcuni casi sfiorano i 20 anni. Di precarietà, bassi salari e insicurezza. Una autentica vergogna nazionale a cui non si è mai voluto porre rimedio.

Così 2000 persone sfilano sotto le insegne dell’Usb in una giornata fredda, piovosa e ventosa. Ci sono gli attivisti di Potere al Popolo con le bandiere e con cartelli contro il lavoro nero, che a Napoli è diffusissimo.

Nonostante la pioggia e le basse temperature il corteo appare festoso, allegro e dinamico.
Tanti lavoratori hanno fiducia nel ministro del lavoro e non lo nascondono. Sperano che finalmente possa mettere mano in maniera decisiva alle loro vertenze, dimenticate dai governi precedenti.

E in effetti il giovane vicepremier Di Maio sembra non voler sbagliare una mossa. Nell’incontro con una delegazione dell’Usb si mostra conciliante su tutti i temi. Si impegna a formare tavoli su ogni vertenza, in maniera specifica ed esclusiva. Ai lavoratori della Ctp, l’azienda del traporto pubblico provinciale in dissesto economico, promette la mediazione con De Magistris per lo sblocco dell’avanzo libero di bilancio, un tesoretto di 400 milioni che può finalmente essere utilizzato grazie ad una sentenza della corte costituzionale che dà torto alla Corte dei Conti. Insomma buone parole con tutti. Lo sguardo corrucciato e severo a mostrare impegno concreto ed il tono dell’uomo che può risolvere le cose.

Per tanti lavoratori e delegati Usb, abituati al disinteresse più completo da parte dei governi passati, che convocavano ai tavoli di trattativa solo i “ tre piccoli porcellin, Cgil Cisl e Uil”, sembra per davvero “il cambiamento”.

Ovviamente per ora sono solo promesse e belle intenzioni e i 5stelle hanno già più volte dimostrato di non essere in grado di mantenere granché delle promesse fatte. Per adesso però è tutto in divenire ed è quindi ancora facile “fare bella figura”.

Di Maio insomma ne esce bene. Però deve stare molto attento. Troppe promesse ed impegni a vuoto generano facilmente rigetto ed ostilità, e l’alleanza con un partito anti-meridionale – quale è di fatto ancora la Lega – ne limita fortemente l’azione al sud. A tutt’oggi la compagine governativa è stata più che altro impegnata a fare la guerra ai poveri e ai migranti e a diffondere odio e insicurezza, con tanto di capri espiatori. Però, grazie ai disastri sociali provocati da Pd ed Fi, gode ancora di un ampio consenso. Ma nulla è per sempre.

Il pomeriggio a Caserta è completamente diverso. Qui va di scena l’intero consiglio dei ministri. Presso la prefettura.

Il tema è serio e c’è poco da scherzare: i roghi recenti nella cosiddetta terra dei fuochi.

Ad esasperare il dibattito ci ha pensato ovviamente Salvini nei giorni precedenti in missione a Napoli. Dove ha proposto la costruzione di un inceneritore per ogni provincia campana.

E allora sotto la prefettura di Caserta a parte i delegati Usb e i militanti di PaP vi sono anche i comitati contro il biocidio. Le mamme vulcaniche e i comitati ambientalisti dell’alto casertano, il centro sociale Insurgencia di Napoli, da sempre attivo su questi temi, ha portato dalla metropoli tanti ragazzi e attivisti.

Ma sotto il palazzo del governo a Caserta non vi sono solo contestatori ma anche sostenitori del governo. I più inquietanti tra questi sono ovviamente i salviniani campani. Che poi sono in realtà fascisti riciclati che hanno fiutato il vento nuovo. Hanno facce note, percorsi conosciuti. Si sbracciano e si esaltano al passaggio del loro capitano cercando di coprire gli insulti e le pernacchie dei contestatori ma poi si rifugiano dietro la polizia, dall’altro lato delle transenne del pubblico, quando il gruppo di oppositori aumenta. Veramente patetici. E patetico pure il questore di Caserta che si è prestato a questa scenetta ridicola.

La tensione rimane così palpabile e solo una pioggia scrosciante mette in pausa le ostilità tra le diverse fazioni.

Da ricordare del pomeriggio casertano anche l’ingresso nel palazzo di Di Maio tra gli applausi. Pochissime voci contro. Anche Conte può salutare la folla che lo saluta senza problemi.

Alla fine del vertice in conferenza stampa parlerà di “terra dei cuori” rendendo palese e manifesto l’intento propagandistico di questo consiglio dei ministri. Descrive la definizione di un protocollo d’intervento che naturalmente risolverà tutto grazie alla sinergia di ben 7 ministeri con la Regione Campania. Vabbè vedremo.

Non si dispongono ancora informazioni sufficientemente dettagliate per farsi un’idea reale delle modalità d’azione e in verità sembra che tutto questo teatrino serva a recuperare parte di quel consenso perduto a causa di Salvini. Qui al sud i 5S hanno consensi superiori al 50%. La Campania poi è la regione che in termini numerici assoluti ha assicurato più voti.

Al Nord non c’è verso per il partito di Casaleggio di aumentare i consensi. La storica presenza della Lega non permette penetrazioni accettabili e allora meglio presidiare le zone sicure. E la Campania è proprio una di queste.

Le cronache che raccontano di un Salvini che va via infuriato dal vertice e non partecipa alla conferenza stampa accredita ulteriormente la lettura di questo consiglio dei ministri come pura rappresentazione teatrale. I 5S vogliono ribadire il loro ruolo egemone nel meridione. Non possono permettersi di perdere altro consenso in queste latitudini.

Ma farlo in un governo con Salvini appare in realtà impresa ai limiti dell’impossibile. Solo chiudendo vertenze storiche può appunto riuscirci. Dando segnali di discontinuità con il passato. Ma ne sarà veramente in grado?

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