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venerdì 23 novembre 2018

Reddito di cittadinanza. La Lega punta allo scippo: soldi solo alle imprese

Sta diventando ormai palese l’obiettivo della Lega di diventare il partito dei padroni “itagliani”. Uno snodo di questo progetto sta diventando la legge per introdurre il Reddito di Cittadinanza, cavallo di battaglia dell’alleato di governo, il M5S. Ma mano a mano che si avvicina la possibilità che il Rdc diventi legge dello Stato, gli agenti della Lega stanno operando affinché uno strumento di sostegno alle famiglie in povertà diventi l’ennesimo finanziamento a fondo perduto per le imprese.

La Lega infatti ha rilanciato la sua visione del Reddito di cittadinanza: “Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale” ha fatto sapere dagli Stati Uniti dove è in visita ufficiale, il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, consigliere economico del vice premier, Matteo Salvini. Secondo Siri, “la proposta è di erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato. Sostanzialmente, l’impresa agirà da “sostituto d’imposta”, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato”.

Ma gratta gratta viene fuori anche la solita visione leghista padana che mai ha abbandonato la Lega di lotta e di governo: “l’obiettivo è di rendere più appetibile la misura agli imprenditori e ai cittadini che, soprattutto nel Nord, temono venga incoraggiato l’assistenzialismo” afferma il sottosegretario leghista Siri.

Facciamo allora due conti.

Nella legge di Bilancio così ostracizzata dalla Commissione europea, vengono stanziate risorse per il reddito di cittadinanza di circa 7,1 miliardi annui. A questo si aggiunge un miliardo l’anno (per due anni) per potenziare i centri per l’impiego e 900 milioni per la pensione di cittadinanza.

Il Reddito di cittadinanza dovrebbe avviarsi ad aprile (mettetela come volete ma è praticamente un mese prima delle elezioni europee, ndr). Il Rdc va ad integrare altre forme di reddito dei nuclei familiari in difficoltà, fino ad arrivare ad una soglia di 780 euro mensili calcolata su un single. L’importo salirebbe in base alla consistenza del nucleo familiare (di questo incremento si sta definendo l’entità).

All’azienda che assume un beneficiario del reddito di cittadinanza, verrebbero pagate dallo Stato tre mensilità che, secondo il vicepremier Di Maio, salirebbero a 5/6 in caso di stabilizzazione di un beneficiario donna.

A spanne, il numero dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza sarebbe di quasi 4,5 milioni di persone individuati non in base alle dichiarazioni dei redditi ma all’Isee. L’Isee, come noto, è un indice che serve a misurare la situazione economica delle famiglie considerando non soltanto il reddito, ma anche l’eventuale patrimonio mobiliare e immobiliare e la composizione dei nuclei familiari.

Il reddito di cittadinanza sarà dunque vincolato all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, riferito alla famiglia. La soglia da non superare dovrebbe essere di 9.360 euro.

L’Inps rivela che tra le dichiarazioni Isee presentate nel 2017, sono circa 3,6 milioni quelle con un indicatore Isee inferiore ai 10mila euro. Mettendo in relazione questa situazione con i criteri per beneficiare del Reddito di Cittadinanza, circa il 20% di questa platea avrebbe una erogazione di RdC parziale perché abita in una casa di proprietà, più o meno 280 euro in meno su 780 euro. I 780 euro verrebbero erogati solo nel caso di una famiglia di 5 persone con un indicatore di situazione economica di 1.170 euro. L’importo dell’assegno, dovrebbe essere a integrazione per arrivare ai 780 euro mensili, riconosciuti per intero solo a chi non possiede nulla. Così il sussidio dovrebbe essere più basso di 780 euro per chi ha redditi da lavoro (magari bassi o bassissimi) o beneficia già di forme di sostegno pubblico.

Rimanendo sui numeri, parliamo poi dei Centri dell’Impiego, a cui il M5S vorrebbe assegnare un ruolo centrale mentre la Lega vorrebbe completamente bypassarli per gestire il provvedimento direttamente con le imprese. In Italia i dipendenti addetti al funzionamento dei Centri per l’Impiego sono solo 8mila. Tanto per fare un paragone, in Germania sono 110mila. Inoltre, i Centri per l’Impiego, rispetto ai vecchi ed efficaci Uffici di Collocamento che funzionavano su graduatoria e presso cui dovevano transitare tutte le offerte di lavoro, sono stati svuotati di ogni funzione reale sia dalle controriforme sul lavoro sia dalla legalizzazione del caporalato istituzionale attraverso le agenzie interinali. Inoltre possiedono solo una piccola parte delle informazioni sulla carriera formativa e lavorativa di un disoccupato che cerca un posto di lavoro.

In questa situazione la Lega ha gioco facile nel tentare lo scippo e apparecchiare un provvedimento in cui i dispensatori del Reddito di Cittadinanza diventano le imprese private ma, come al solito, con i soldi pubblici. Una vecchia e ignobile storia di finanziamenti pubblici alle imprese private così come è stato fatto con il Jobs Act, la decontribuzione, le agevolazioni fiscali e quant’altro. Alimentando quella logica rivelatasi sbagliata secondo cui solo il “privato” può riavviare l’economia e solo regalando i soldi a chi sta in alto si può sperare che prima o poi li facciano “sgocciolare” verso il basso. Infine una domanda: ma se la Lega scippa o ipoteca anche il Reddito di Cittadinanza, il M5S che farà?

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