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25/03/2021

Il “tesoretto” di Anagni. Pronte da mesi milioni di dosi di vaccino AstraZeneca

In Italia ci sono almeno 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca. E non solo. Ci sono probabilmente anche quelli della Johnson&Johnson, e la produzione di vaccini AstraZeneca ad Anagni era cominciata già da ottobre 2020, anche senza il via libera dell’Ema.

Questi vaccini si trovano ad Anagni, in provincia di Frosinone, dentro lo stabilimento della Catalent, una multinazionale statunitense. E sono pronte per essere spedite all’estero, mentre le forniture dello stesso vaccino all’Italia scarseggiano.

Ma sono state scoperte dalle autorità italiane dopo una segnalazione della Commissione europea. In realtà l’esistenza di questo tesoretto di vaccini prodotti in Italia, ma destinati altrove, era stata segnalata già il 17 marzo sul Financial Times.

Non solo. Cercando meglio, si scopre che nello stabilimento della Catalent di Anagni, la produzione dei vaccini AstraZeneca era iniziata addirittura già ad ottobre 2020.

La Catalent, multinazionale Usa con sede a Somerset, nel New Jersey, nel 2019 ha acquistato lo stabilimento della ex Bristol di Anagni. Risulta però avere in Italia anche uno stabilimento ad Aprilia (provincia di Latina).

Fonti tedesche rivelano che nello stabilimento di Anagni è addirittura da ottobre 2020 che si stanno producendo i vaccini per AstraZeneca, anche quando il via libera dell’Agenzia Europea del Farmaco era ancora al di là da venire. Secondo una dirigente della stessa Catalent, la produzione era già stata avviata “confidando nell’idoneità del vaccino, sviluppato sulla base di meccanismi già studiati in passato”.

La Catalent è il principale fornitore globale di tecnologie avanzate di consegna, sviluppo e produzione di soluzioni per farmaci, farmaci biologici, terapie cellulari e geniche e prodotti per la salute dei consumatori; ha annunciato una partnership ampliata non solo con AstraZeneca ma anche con con Janssen Pharmaceutica NV e Janssen Pharmaceuticals, Inc., ossia due delle divisioni farmaceutiche della Janssen, proprietaria della Johnson & Johnson.

Per quest’ultima, la Catalent Biologics aumenterà in modo significativo la sua capacità di produzione per la fornitura commerciale su larga scala del vaccino Covid-19 proprio presso lo stabilimento di produzione di Anagni, compresi i processi di infialamento, ispezione, etichettatura e confezionamento delle fiale di vaccino.

La Catalent ha una trentina di stabilimenti produttivi nel mondo: negli Stati Uniti, in Europa (in Belgio, Germania, Francia, Svizzera, Italia e Gran Bretagna), in Asia (Giappone, Cina e Singapore) e in America Latina (Argentina, Brasile, Uruguay). Ha una capacità produttiva di 70 miliardi di dosi l’anno su una gamma di quasi 7mila prodotti. Dispone di una estesissima rete di distribuzione globale che hanno portato ad entrate fiscali di ben 2,5 miliardi di dollari nel 2018.

È venuto fuori che almeno due dei lotti di AstraZeneca individuati nella Catalent di Anagni sono partiti con destinazione Belgio. La successiva destinazione al momento è ignota.

Ad ammetterlo è stato in Parlamento lo stesso Presidente del Consiglio Draghi annunciando che i lotti di vaccini rimasti dentro lo stabilimento della Catalent sono adesso sotto sorveglianza. Le forze dell’ordine stazionano da ieri pomeriggio intorno allo stabilimento.

Lo stesso premier ha rivelato che “Sabato sera ricevo una telefonata della presidente della Commissione Ue su alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati giacenti presso lo stabilimento di Anagni”, dove vengono infialati i vaccini di AstraZeneca.

“Mi si suggeriva un’ispezione. La sera stessa ho chiamato il ministro Speranza, da cui dipendono i Nas, e i Nas sono andati immediatamente e la mattina successiva, dopo aver lavorato tutta la notte, hanno identificato dei lotti in eccesso che a quel punto sono stati bloccati. Due oggi sono stati spediti in Belgio, dove c’è la casa madre. Ma sono lì, da lì dove andranno non so, ma intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti”.

La destinazione finale dei vaccini infialati e stoccati ad Anagni non è certo un fatto secondario perché – se diretti in Gran Bretagna – scatterebbe il blocco, dato che l’Unione Europea è ora orientata a bloccare l’export di vaccini prodotti nei paesi membri al di fuori dalla Ue. Diverso sarebbe se la destinazione fosse davvero il Belgio cioè un paese dell’Unione.

Immediata la replica di AstraZeneca, secondo cui “Attualmente non sono pianificati export al di fuori dei paesi che aderiscono al piano COVAX. Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa del controllo di qualità per essere poi spediti a COVAX come parte del nostro impegno per fornire milioni di dosi a paesi a basso reddito, il vaccino è stato prodotto fuori dalla Ue e poi portato allo stabilimento di Anagni per l’infialamento – scrive la multinazionale nella sua nota – Ci sono altre 16 milioni di dosi che sono pronte per essere spedite in Europa. Quasi 10 milioni di dosi saranno consegnate ai paesi Ue nell’ultima settimana di marzo. Non è corretto definire questo carico come scorta. La produzione del vaccino è un procedimento molto complesso che richiede tempo”.

Ma questo richiamo ai tempi lunghi, che AstraZeneca mette continuamente avanti, stride con il fatto che – ad esempio – la Catalent di Anagni ha una capacità produttiva di 70 miliardi di fiale o che la produzione dei vaccini sia iniziata già ad ottobre 2020, prima ancora che l’EMA desse il via libera.

Queste “sinergie” tra multinazionali del farmaco – come quelle tra AstraZeneca, Catalent, Johnson&Johnson – possono poi contare su reti di distribuzione comuni con numeri da paura. Una perfetta macchina da profitto che però si intoppa e si arena solo quando deve in qualche modo fare “sinergia” con gli interessi collettivi.

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