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20/03/2021

Draghi ha già perso il fuoco

Tutto qui? Il primo provvedimento vero del governo Draghi è identico a uno dei tanti emessi dal “Conte 2” in materia di sostegno alle imprese e (in misura molto minore) ai lavoratori a rischio di licenziamento.

Per questi ultimi, in particolare, la cassa integrazione ordinaria (per imprese e comparti che la prevedono) viene estesa fino al 30 giugno; mentre quella straordinaria (piccole imprese e comparti che non ne usufruivano) viene prolungata ed arriverà, per ora, al 20 settembre.

Lo scopo è evidente: evitare che la fine della cassa si trasformi in una esplosione di licenziamenti che metterebbe in strada oltre un milione di lavoratori, con prevedibili problemi di controllo sociale. Spezzando in due tronconi questa massa, è la speranza, la gestione potrebbe essere meno traumatica, anche grazie all’estate (quando il calo fisiologico dei contagi, potenziato dalle vaccinazioni, dovrebbe permettere una ripresa delle attività turistiche, interessate dalla cig straordinaria).

La continuità con il predecessore è stata ad un certo punto persino ammessa, fino a togliere di mezzo il punto principale dell’assalto renziano e dell’establishment “europeista” contro l’avvocato pugliese: il Mes “al momento non è una priorità”.

32 miliardi è la stessa cifra, del resto, prevista dal Dpcm nella versione del governo uscente. Cambiano un po’ i criteri dei “ristori”, che ora si chiamano “sostegni”. Sparisce la griglia dei “codici Ateco”, che serviva a distinguere le attività colpite direttamente dai provvedimenti di lockdown dalle altre. Fa fede invece la perdita di fatturato rispetto al 2019, con rimborsi proporzionalmente minori man mano che si innalza il livello del fatturato stesso.

In più, rispetto al predecessore, Draghi ci ha aggiunto il solito condono alla democristiana. Su questo ha dovuto affrontare il primo “scontro” politico con la Lega (che voleva la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 10.000 euro emesse dal 2000 al 2015) e Pd-Leu-M5S, contrari (molto tiepidamente).

Il compromesso – altrettanto democristiano – è stato salomonico: cancellazione, ma solo dal 2000 al 2010, per le cartelle sotto i 5.000 euro e limitatamente ai titolari di reddito fino a 30.000 euro.

In pratica quasi nulla, perché quelle cartelle sono di fatto vecchie contravvenzioni e minutaglia varia, spesso inesigibili per varie ragioni. Ma è una bandierina che la Lega può sventolare come propria vittoria e segnale dell’importanza che lo stesso Draghi attribuisce al Carroccio nella squadra di governo.

La “collocazione euro-atlantica”, del resto, richiede che non ci sia nessuno che possa seriamente immaginarne un’altra, e avere la Lega in squadra è la dimostrazione pratica che quell’euroscetticismo lì è solo di facciata, “acchiapavoti”. Cosa peraltro logica, per un partito espressione delle piccola e media impresa del Nord, ormai quasi completamente “contoterzista” delle filiere industriali tedesche.

Anche SuperMario è ovviamente molto attento agli umori germanici. E se è solo un sospetto che i tre giorni di sospensione del vaccino AstraZeneca siano stati un accodamento all’analoga decisione di Angela Merkel, è invece assolutamente esplicita la sintonia – anche qui: dopo che la Germania ha aperto all’ipotesi – sulla possibilità di ricorrere al rifornimento autonomo col vaccino russo Sputnik V. Con o senza l’Unione Europea e i suoi squinternati “acquisti centralizzati”...

“Per quanto riguarda il vaccino russo, sono dell’opinione da tempo che dovremmo usare qualsiasi vaccino approvato dall’Ema“. Ma, ha aggiunto, “se gli ordini non si faranno a livello europeo, allora seguiremo la via tedesca”.

La vera differenza del nuovo governo sta infatti nella gestione del Recovery Fund, non certo nella lotta alla pandemia (compromessa, in tutto l’Occidente, dal tentativo di “convivere con il virus” lasciando aperte il massimo possibile di attività economiche).

Sulle altre questioni comincia a diventare palese che Draghi non è per nulla “super”, e per ragioni piuttosto semplici.

Una cosa è “salvare l’euro” semplicemente dicendo “Whatever it takes”. Seduto sulla poltrona di presidente della Bce, con la possibilità di “stampare moneta” a volontà pur di respingere qualsiasi speculazione dei mercati sulla moneta, si è decisamente “credibili”. Perché disponi degli armamenti adeguati allo scopo.

Gestire un Paese in crisi, senza disporre degli stessi “armamenti” – in buona parte trasferiti all’Unione Europea – è tutt'altra cosa. Puoi certamente utilizzare il Recovery Fund per allineare il modello produttivo alle disposizioni europee, ma su tutto il resto arranchi. Come tutti, in un regime semicoloniale.

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