Due anni dopo Trump, il copione si ripete...
È scoppiato il caos a Brasilia. Centinaia di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro hanno assaltato la zona del Parlamento riuscendo a entrare nello spazio esterno che circonda il Palazzo.
I sostenitori dell’ex presidente hanno già fatto irruzione nella sede del Parlamento e nell’edificio del Planalto, sede dell’Esecutivo e, secondo quanto riporta il canale Cnn Brasile, anche nell’edificio del Tribunale supremo elettorale (Tse). Il presidente in carica, Luiz Inacio Lula da Silva, non si trovava in questo momento a Brasilia ma nello stato di San Paolo in visita ad alcune aree alluvionate.
Il ministro della Difesa, José Múcio Monteiro, il ministro della Giustizia, Flavio Dino, e il capo dell’Ufficio per la sicurezza istituzionale (GSI), generale Gonçalves Dias, stanno seguendo le manifestazioni.
La polizia è entrata in azione sparando gas lacrimogeni. La zona era presidiata dalle forze dell’ordine ma i bolsonaristi, molti dei quali con la bandiera carioca sulle spalle, sono riusciti a sfondare il cordone di sicurezza e diverse decine di loro sono riuscite a salire su una rampa dell’edificio per occupare il tetto.
Da settimane i sostenitori di Bolsonaro stanno manifestando, occupando strade o protestando all’esterno di caserme dell’esercito. Invocano l’intervento dei militari perché non accettano la vittoria di Lula.
Centinaia di loro si erano accampati davanti al quartier generale dell’esercito, a Brasilia, già il giorno dopo le elezioni del 30 ottobre.
I bolsonaristi si sono mossi dall’accampamento accanto al quartier generale dell’esercito, molti di loro avvolti in bandiere del Brasile; prima si sono diretti verso il ministero della giustizia e quindi verso la sede del Parlamento.
Secondo i media brasiliani gruppi di manifestanti sono riusciti a invadere la sede del Parlamento e stanno tentando di assaltare anche la l’edificio della Corte Suprema.
Evidente, insomma, un certo grado di complicità delle cosiddette “forze dell’ordine” con i sostenitori del fascista ex presidente, fuggito negli Stati Uniti prima della cerimonia di insediamento di Lula, e che sta cercando di ottenere la cittadinanza italiana per poter essere “ospitato” nel nostro paese.
Si vede che ha una certa sintonia con il governo attuale... Ma sarebbe veramente una “confessione involontaria” se un golpista (un altro) venisse accolto da queste parti...
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